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Retablo

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar narrativa)

4.2
(249)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8804473436 | Isbn-13: 9788804473435 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
«Retablo» dice uno dei più sintetici e usuali dizionari della lingua castigliana - è «conjunto de figuras que representan la serie de una historia ò suceso»: e la scegliamo, questa definizione, che può sembrare angusta come quella che invece sottrae la parola all'ambito della pittura, cui appartiene, per vagamente sconfinarla nel campo della letteratura e, qui ed ora, in questo racconto cui dà titolo. Perché «retablo» è questo racconto non soltanto per il suo alludere alla pittura e, con quasi medianico gioco à rebours, a un pittore; ma per il suo svolgersi in figure di incantata e incantevole fissità, pur circonfuse di un movimento, di un cangiare e trepidare di linee, di colori, di eventi luministici che si direbbe aspirino, al di là delle parole, ma restando certa ogni parola, a una più ineffabile condizione. Sicché si può dire, per quel che vi si svolge e per come è scritto, che questo racconto è come un miracolo: il che, per altro si conviene alla parola «retablo», di solito i «retablos» in pittura rappresentando sequenze di fatti miracolosi. Con questo racconto Vincenzo Consolo - cui già La ferita dell'aprile, Il sorriso dell'ignoto marinaio, e altre cose sparsamente pubblicate assegnavano una situazione di notevolissima e appartata presenza nella letteratura italiana d'oggi - raggiunge una sua perfezione e compie, nella tradizione della narrativa siciliana, una specie di «rovesciamento della praxis» realistica che a questa tradizione è peculiare.
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  • 4

    "...cos'è mai questa terribile, maravigliosa e oscura vita, questo duro enigma che l'uomo sempre ha declinato in mito, in racconto favoloso, leggendario, per cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora?"
    (pp. 134, 135)

    ha scritto il 

  • 5

    Due love stories segnate dalla rinuncia e dalla lontananza: la travolgente passione di frate Isidoro, che lascia il saio per la bella Rosalia, e l'amore del cavaliere milanese Fabrizio Clerici per l'aristocratica donna Teresa Blasco. Se è vero che per gli amanti la felicità consiste soltanto nel ...continua

    Due love stories segnate dalla rinuncia e dalla lontananza: la travolgente passione di frate Isidoro, che lascia il saio per la bella Rosalia, e l'amore del cavaliere milanese Fabrizio Clerici per l'aristocratica donna Teresa Blasco. Se è vero che per gli amanti la felicità consiste soltanto nel possesso della persona amata, allora l'unico rimedio, quando il destino decida altrimenti, sembra essere quello che Melville-Ismaele suggerisce al lettore tentato dal suidicio: mettersi per mare, viaggiare “ingannando la morte”.
    Ma il viaggiare di Consolo è di una specie tutta particolare. Significa frugare fra i frantumi del tempo, fra le vestigia di ossa e di pietre, fra le “antichitate” e chiedersi se il presente abbia fatto tesoro della lezione impartita dalle grandi civiltà del passato; anzi, se ne sia degno fino in fondo.
    Eppure le città e i siti - visitati da don Fabrizio con lo stesso ardore che l'innamorato mette nel visitare le stanze in cui l'amata ha vissuto -, nonostante racchiudano infinite ricchezze, appaiono preda di solitudine, trascuratezza e dimenticanza.
    Così l'efebo di Mozia per i vignaioli moziesi non è altro che un “pupo”!

    ha scritto il 

  • 4

    Spettacolo pirotecnico di parole dal significato ormai dimenticato ma ancora oggi odorose e rimbombanti, ad una ad una cucite da una sintassi sprezzante per chi ha la smania di correre in fatto in fatto.
    Tornano alla mente i nostri poeti barocchi, certi naturalisti bizzarri dello stesso sec ...continua

    Spettacolo pirotecnico di parole dal significato ormai dimenticato ma ancora oggi odorose e rimbombanti, ad una ad una cucite da una sintassi sprezzante per chi ha la smania di correre in fatto in fatto.
    Tornano alla mente i nostri poeti barocchi, certi naturalisti bizzarri dello stesso secolo. Con un bel salto, la Morante, ovviamente Gadda. Infine, per generosità, Erri De Luca e a voler proprio scialare in bontà il Sorrentino scrittore improvvisato. Prima che con la Memoria da tabelline numeriche, Consolo però stordisce mettendo in moto quella dei sensi. Chi l'ha sentita almeno una volta, in queste pagine ritroverà la fragranza da vertigini di un noto profumo francese dal nome Opium.
    Se poi non si ha voglia né di cercare quel profumo che forse neppure esiste più né di leggersi un libro innegabilmente fuori posto nel panorama a cui ci ha abituati la scrittura recente, si dia almeno una annusatina a queste poche righe...

    "Irreali come il retablo delle maraviglie che lo scoltor d'effimeri Crisèmalo e il poeta vernacolo Chinigò facean vedere sopra un palco. Un trittico a rilievo basso di carta pesta o stucco coperto d'una polvere dorata (terribilmente barbagliava al sole come l'occhio adirato del padre Giove o quello pietrificante di Gorgona), privo di significato o di figure vere, ma con increspature, rialzi e avvallamenti, spuntoni e buchi, e tutto nell'apparenza d'una arcaica scrittura, di civiltà estinta per tremuoto, diluvio o eruzione di vulcano, e sotto le ruine, in fondo all'acque o nella lava ardente si perse la chiave sua di lettura".

    ha scritto il 

  • 3

    Velieri leggeri

    Consolo come Gadda, un artista della parola, un acrobata del vocabolario. Qui c'è un magnifico italiano antico, frammisto a siciliano, e una torma di nomi rotondi, esotici, fascinosi. Una trama esile, più vicina alla poesia che al racconto, che come una lunga passeggiata costa una buona fa ...continua

    Consolo come Gadda, un artista della parola, un acrobata del vocabolario. Qui c'è un magnifico italiano antico, frammisto a siciliano, e una torma di nomi rotondi, esotici, fascinosi. Una trama esile, più vicina alla poesia che al racconto, che come una lunga passeggiata costa una buona fatica.
    Il rischio che corriamo è descritto in un episodio del libro: quello di trasportare una meravigliosa statua su una nave non della portata giusta, e vedersi costretti a inabissarla nel mare. Ahimè, siamo velieri troppo leggeri.

    ha scritto il 

  • 5

    "Rosalia. Rosa e Lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appa ...continua

    "Rosalia. Rosa e Lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d’opalina, e l’aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.
    Lia che m’ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell’inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l’ossa, limaccia che m’invischiò nelle sue spire, lingua che m’attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell’alma mia, liquame nero, pece dov’affogai, ahi!, per mia dannazione. Corona di delizia e di tormento, serpe che adenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine, rosario d’estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare, vacua notte senza lume, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?"
    Un mio commento sarebbe riduttivo. Leggerlo bisogna.

    ha scritto il 

  • 4

    Il gioco ingannevole della seduzione

    Retablo è un romanzo che trabocca seduzione; interessante, lirico. da gustare con tutti i sensi.
    Ci seduce la scrittura, l' uso sapiente di allitterazioni, musica per le orecchie, che tocca spesso le corde della poesia.
    Ci seduce la r ...continua

    Il gioco ingannevole della seduzione

    Retablo è un romanzo che trabocca seduzione; interessante, lirico. da gustare con tutti i sensi.
    Ci seduce la scrittura, l' uso sapiente di allitterazioni, musica per le orecchie, che tocca spesso le corde della poesia.
    Ci seduce la ridondanza della lingua che sembra lievitare via via che le parole si accumulano una dietro l' altra creando un ritmo incalzante che ci inchioda alla pagina.
    Ci seduce la tecnica narrativa con il particolare gioco di intreccio di storie, modi diversi di concepire l' amore, che ruotano attorno ad una figura femminile, Rosalia, nella quale ogni amante identifica la sua amata.
    Rosalia, nome che scomposto in Rosa e lia (pp 17,18) assomma in sé ogni percezione positiva e negativa di bellezza e di desiderio erotico deluso o mancato. Nome che è metafora dell' essenza stessa della seduzione amorosa alla quale nessuno, attore o vittima, riesce a sfuggire: "Rosalia d' ognuno che si danna e soffre, e perde per amore"
    Sono certo, infine, che il lettore sarà sedotto dalla mia Sicilia, abbagliato dai colori, catturato dalle descrizioni che mettono a dura prova il palato, inebriato dai profumi di zagara e gelsomini,rapito, come don Fabrizio Clerici, dalle "antichitate", dalle pietre, che trasudano dei miti antichi, che parlano dalla lontananza dei millenni, che si animano di voci, risa e urla, di canti e di preghiere.

    ha scritto il 

  • 4

    La Sicilia è una favola.

    Retablo è un racconto ipercalorico come un dolce siciliano. Noi forestieri ne mettiamo in bocca un pezzetto e già ci sentiamo sazi. Possiamo cincischiarlo e abbandonarlo nel piatto, oppure aggiustarci il palato e andare avanti, un pezzetto alla volta, facendo posto a una vertigine morbida, a una ...continua

    Retablo è un racconto ipercalorico come un dolce siciliano. Noi forestieri ne mettiamo in bocca un pezzetto e già ci sentiamo sazi. Possiamo cincischiarlo e abbandonarlo nel piatto, oppure aggiustarci il palato e andare avanti, un pezzetto alla volta, facendo posto a una vertigine morbida, a una dolcezza sostanziosa e insinuante, densa, regressiva, profumata, beata.
    Io mi sono arresa subito alla lingua musicale e modulata del racconto, mista di italiano arcaico e siciliano, tessuta di parole epurate e dismesse dalla lingua ufficiale (alla prossima lettura userò dei dizionari, stavolta ho usato intuizione, reminiscenze, fantasia). Mi sono centellinata il suo spericolato periodare barocco, i bruschi passaggi di toni, ora lirico, ora paludato, ora picaresco e popolare. Ho ritrovato, trasfigurati dall’amore appassionato dell’autore, tanti luoghi della Sicilia che ho amato anch’io.
    Come tutta questa ricercatezza non risulti stucchevole e manierata fa parte del miracolo di cui parlava Sciascia a proposito di Retablo. Perché questo linguaggio colto, armonioso e ironico non è una vernice estetica ma una necessità artistica e morale. E’ il bisogno di rifiutarsi alla lingua del presente, una lingua d’uso impoverita e imbarbarita che non sa dire le cose importanti e i sentimenti veri. E’ la scelta di ricreare una lingua di piacere, colorata, saporita, affettuosa, capace di raccontare esseri umani trascinati via dalla Storia come fuscelli dal vento, confusi e inermi in un Settecento avventuroso, pericoloso e incerto.
    In fondo Retablo è un racconto di viaggio. Il principale io narrante, il cavaliere Clerici, è un pittore milanese che viaggia per allontanarsi da un amore non corrisposto. Va in Sicilia in cerca di antiquitate ma “… perché veniamo fino a quest’isola remota, marginale?” -chiede accorato- “Diciamo per vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra e civiltate, ma la causa vera è lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi." Il suo viaggiare è una fuga inutile e a volte disperata, ma dolce come solo i dolci in Sicilia.
    Per me è stato puro piacere di lettura. Pur amando gli scrittori siciliani, Consolo non lo conoscevo. Mi ha presa e credo che non mi lascerà più.

    ha scritto il 

  • 0

    La memoria di Vincenzo Consolo

    Qua potete trovare il ricordo di Vincenzo Consolo Scritto da Giulia Stucchi nel primo anniversario della sua morte.

    http://labalenabianca.com/2013/01/21/la-memoria-di-vincenzo-consolo/

    Buona lettura sulla Balena Bianca!

    ha scritto il 

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