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Retromania

Musica, cultura pop e la nostra nostalgia per il passato

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(92)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 480 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876381708 | Isbn-13: 9788876381706 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Michele Piumini

Disponibile anche come: eBook

Genere: Musica , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Un tempo il pop ribolliva di energia vitale: la psichedelia degli anni sessanta, il post-punk dei settanta, l’hip hop degli ottanta, il rave dei novanta. I duemila sembrano invece irrimediabilmente malati di passato: i Police e i Sex Pistols tornano sul palco, i Sonic Youth e gli Einstürzende Neubauten rimettono in scena le loro storiche performance live, i negozi di dischi sono invasi da cofanetti celebrativi di vecchie glorie del passato. Le «nuove» band che riempiono le playlist dei nostri iPod saccheggiano e riciclano la musica dei decenni precedenti: il garage punk dei White Stripes, il vintage soul di Amy Winehouse, in synthpop anni ottanta di La Roux e Lady Gaga. Non solo la musica, ma ogni aspetto della nostra società sembra soffrire della stessa patologia. Basta pensare ai remake di film e telefilm di culto, alla moda del vintage, al revival della cultura hipster e mod. Perché non sappiamo più essere originali? Cosa succederà quando esauriremo il passato a cui attingere? Riusciranno gli artisti di domani a emanciparsi dalla nostalgia e a produrre qualcosa di nuovo? Dopo il monumentale Post Punk, Simon Reynolds torna a stupirci con un’analisi meticolosa e provocatoria della cultura pop degli Anni Zero. Simon Reynolds è il più autorevole critico musicale contemporaneo. Ha collaborato, tra gli altri, con New York Times, The Guardian, Rolling Stone, Observer, The Wire, Uncut. Isbn ha pubblicato Post-punk 1978-1984, Hip-hop-rock 1985-2008 e Totally Wired.
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  • 0

    Salto nel buio

    Retromania di Simon Reynolds. Lettura di questi giorni: potente, appassionata, coltissima. Colma sacche d’ignoranza – soprattutto musicale, ma non solo – e tante altre ne apre.
    Il libro è una formidabile ricognizione, un superamento equatoriale di cinquant’anni di cultura planetaria; Reynolds spi ...continua

    Retromania di Simon Reynolds. Lettura di questi giorni: potente, appassionata, coltissima. Colma sacche d’ignoranza – soprattutto musicale, ma non solo – e tante altre ne apre. Il libro è una formidabile ricognizione, un superamento equatoriale di cinquant’anni di cultura planetaria; Reynolds spiega nella sua classica tripartizione in tre capitoli (o atti narrativi, ricorda qualcosa?) l’intero spettro di ciò che siamo stati e ciò che siamo, mentre il fascicolo su quello che saremo richiede una deroga, un altro orizzonte, una via di fuga da questa rinascimentale capacità di addomesticare il Tutto. Tesi del libro è: ciclicamente la cultura ristagna e ripete se stessa, anzi, un brandello di se stessa. E’ accaduto negli anni Settanta, che recuperavano i Cinquanta ed è accaduto nei Duemila, che s’affidano ai Sessanta. Poche sono state le epoche di reale proiezione futuristica, come gli anni Novanta (a suo giudizio). Si possono condividere o meno le sue idee, ma sono sincere e urgenti le domande che si pone: perché oggi è tutto così retrò? Perché la forza della giovinezza si concentra sulla nostalgia di un passato ritenuto più valido del futuro? C’è un passaggio, intorno al finale del libro, che dice:

    Mentre il passato non è più perduto, grazie all’accesso totale della digicultura, il futuro [...] non ha più la carica di un tempo. [...] il Futuro con la F maiuscola è un argomento al quale sono totalmente disinteressati [i giovani] e a cui non pensano quasi mai. La voglia di evadere dal qui e ora e dall’insipida quotidianità di periferia non è meno forte, m viene soddisfatta dalla fantasia (lo spaventoso successo di romanzi e film a tema magico, vampiresco, stregonesco e soprannaturale) e la tecnologia digitale. Simon Reynolds, “Retromania”, trad. it. Michele Piumini, Milano, Isbn Edizioni, 2011, p. 428.

    Forse, però, il Futuro non è stato abbandonato dalle nuove generazioni, bensì sono i traumi storico-socio-economici ad aver eliso la possibilità di un Futuro ai giovani, quando il tasso di disoccupazione raggiunge vette insospettabili. Ma queste sono opinioni personali, mentre d’emergenza s’appresta un dubbio. Se è vero, e ragionevole, che in ogni momento di crisi si ritorni a un solido e affidabile passato, non è lecito domandarsi a cosa torneremo ora, ora che affrontiamo la Crisi con la C maiuscola? Siamo in vista di un ritorno al passato definitivo? Di fronte a questa incertezza compito dell’arte e della cultura dovrebbe essere un salto nel buio. Abbandonare la riva semplicemente chiudendo gli occhi e tuffandosi a bomba. Nel “buio dell’acqua” (grande romanzo, a proposito).

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo ricco e complesso che attraversa decenni di produzioni musicali e culturali in generale cercando di trovare nella storia i motivi per cui oggi siamo di fronte a ciò che l'autore chiama retromania.
    necessaria rilettura, anche di singoli capitoli che, vista la loro differenziazione, posson ...continua

    Un testo ricco e complesso che attraversa decenni di produzioni musicali e culturali in generale cercando di trovare nella storia i motivi per cui oggi siamo di fronte a ciò che l'autore chiama retromania. necessaria rilettura, anche di singoli capitoli che, vista la loro differenziazione, possono essere riletti singolarmente.

    ha scritto il 

  • 0

    Considerate la passione sconfinata che ho per la musica e l'insaziabile fame di letture - che siano fumetti o riviste, novità o grandi classici della letteratura - è incredibile la fatica che faccio a leggere i saggi musicali. Ci ho provato con questo che è piaciuto a tutti ma a neanche 1/3 già m ...continua

    Considerate la passione sconfinata che ho per la musica e l'insaziabile fame di letture - che siano fumetti o riviste, novità o grandi classici della letteratura - è incredibile la fatica che faccio a leggere i saggi musicali. Ci ho provato con questo che è piaciuto a tutti ma a neanche 1/3 già mi sembrava di aver letto mille pagine combattendo il dio delle palpebre pesanti, quindi l'ho messo da parte. Eppure un giorno mi piacerebbe finirlo e magari arrivare a dire: "cazzo Simon hai ragione, non ci avevo pensato! ", che fino ad ora ha solo detto e ridetto in modo articolato cose che basta ragionarci un attimo e non vivere su Marte.

    ha scritto il 

  • 4

    La nostalgia del passato e la postmodernità estrema nella musica e nella cultura pop attuali

    Reynolds guarda allo stato della produzione musicale nel primo decennio del XXI secolo come ad una situazione di "iper-stasi" in cui nulla viene più creato ex novo ma tutto nasce da un processo di recupero di elementi del passato. Innumerevoli sono gli esempi di questa tendenza della musica pop c ...continua

    Reynolds guarda allo stato della produzione musicale nel primo decennio del XXI secolo come ad una situazione di "iper-stasi" in cui nulla viene più creato ex novo ma tutto nasce da un processo di recupero di elementi del passato. Innumerevoli sono gli esempi di questa tendenza della musica pop contemporanea a riutilizzare il passato: non solo band con look e sound dal sapore rétro, ma anche sampling, reunion delle band storiche, riedizioni dei vecchi album e ricostruzioni dettagliate di eventi passati. E tutto ciò non è forse legato al passaggio dall'analogico al digitale della musica che, ridotta ad una sequenza di codici, può essere infinitamente manipolabile e disponibile a tutti, ovunque, senza sforzi e per sempre? L'utilizzo dell'Ipod in modalità shuffle, l'immenso archivio di cultura pop passata rappresentato da Youtube, la "coda lunga" del mercato su internet non hanno forse direttamente contribuito ad estremizzare il postmodernismo anni 80-90 caratterizzando la cultura attuale come ossessionata dal passato, tanto da non riuscire più ad affrancarsi da esso per creare qualcosa di realmente inedito? E questa tendenza della musica ad uscire dalla produzione vera e propria di elementi nuovi con strumenti analogici per limitarsi alla post-produzione della musica passata attraverso la tecnologia digitale non appare quanto mai affine all'approdo dell'economia occidentale alla post-industrializzazione e al dominio della finanza virtuale sull'economia reale? Reynolds tocca innumerevoli argomenti e fa venire voglia di rileggersi Baudrillard, Walter Benjamin e Chris Anderson.

    ha scritto il 

  • 4

    Meraviglioso il modo in cui dalla musica e dal concetto del suo continuo riciclarsi Raynolds arriva a ipotizzare e dimostrare la "retromania" di tutti gli aspetti culturali del XXI secolo. Però, lo ammetto, dopo 500 pagine sull' argomento inizia a tediare non poco...

    ha scritto il 

  • 4

    Prendi il libro in mano, leggi la quarta di copertina e ti accorgi che parla di un altro!
    Per fortuna ci si emancipa subito da Post Punk: Retromania è denso pieno lento accattivante ricercato a tratti ridondante, coi sui pregi ed i suoi difetti lascia il segno.
    Reynolds dice la sua, lungo ogni pa ...continua

    Prendi il libro in mano, leggi la quarta di copertina e ti accorgi che parla di un altro! Per fortuna ci si emancipa subito da Post Punk: Retromania è denso pieno lento accattivante ricercato a tratti ridondante, coi sui pregi ed i suoi difetti lascia il segno. Reynolds dice la sua, lungo ogni pagina filtra tutti i punti di vista le storie le mode la musica l'arte, e che piaccia o no lo fa con coraggio e preparazione. A me è piaciuto abbastanza; manca un pò la musica, in certi momenti se ne parla (troppo) poco, ma forse è giusto così: rileggere l'oggi il domani ed il passato senza mai distogliere definitivamente lo sguardo su ciò che è stato o già accaduto per forza di cose trova momenti di assenza. E mentre durante la lettura i dischi della Ghost Box diventano la tua colonna sonora, placido ti accomodi in attesa del futuro non rétro che ancora tarda ad arrivare.

    ha scritto il 

  • 3

    La sociologia l'ho abbondantemente studiata ai tempi dell'università e speravo di averla ormai buttata alle mie spalle. Mi sono invece ritrovata a leggere ancora di sociologia anziché di musica, come mi aspettavo e speravo. Un buon saggio però du palle!

    ha scritto il