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Revolutionary Road

Di

Editore: Minimum Fax

4.3
(3247)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 459 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Olandese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Svedese , Portoghese , Catalano , Russo

Isbn-10: 8875212023 | Isbn-13: 9788875212025 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Adriana Dell'Orto

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l'inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano.
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  • 5

    Anome insoddisfatte

    La descrizione, chirurgica, di due esistenze ciniche e mistificatrici. Di un rapporto di coppia non appagante né condiviso nel profondo. Un continuo rifugiarsi dietro non detti, perbenismi ed insoddis ...continua

    La descrizione, chirurgica, di due esistenze ciniche e mistificatrici. Di un rapporto di coppia non appagante né condiviso nel profondo. Un continuo rifugiarsi dietro non detti, perbenismi ed insoddisfazioni. Estremamente crudo, ma talmente credibile a tal punto che chiuso il libro si rimane a riflettere sulle tante sfumature dell'Io.
    Yates si conferma un narratore infallibile di vite incomplete, alla continua ricerca di altro che non sia il proprio essere. Di fredde e lucide esistenze che si fanno del male.

    ha scritto il 

  • 5

    Anime insoddisfatte

    La descrizione, chirurgica, di due esistenze ciniche e mistificatrici. Di un rapporto di coppia non appagante né condiviso nel profondo. Un continuo rifugiarsi dietro non detti, perbenismi ed insoddis ...continua

    La descrizione, chirurgica, di due esistenze ciniche e mistificatrici. Di un rapporto di coppia non appagante né condiviso nel profondo. Un continuo rifugiarsi dietro non detti, perbenismi ed insoddisfazioni. Estremamente crudo, ma talmente credibile a tal punto che chiuso il libro si rimane a riflettere sulle tante sfumature dell'Io.
    Yates si conferma un narratore infallibile di vite incomplete, alla continua ricerca di altro che non sia il proprio essere. Di fredde e lucide esistenze che si fanno del male.

    ha scritto il 

  • 4

    Quartiere residenziale di una cittadina americana. 1955.
    Frank e April. Una coppia come tante, ricca, bella, fortunata. A vederli da fuori qualcuno direbbe: ”ma quanto la vita è stata generosa con lor ...continua

    Quartiere residenziale di una cittadina americana. 1955.
    Frank e April. Una coppia come tante, ricca, bella, fortunata. A vederli da fuori qualcuno direbbe: ”ma quanto la vita è stata generosa con loro?” E invece, dietro quella finta apparenza fatta di agi e di ricchezze, c’è un insoddisfazione, una tensione e un incomprensione tra i due tale che li porterà a un tragico epilogo…
    Premetto che non ho particolarmente apprezzato il film di Sam Mendes con protagonista la coppia Di Caprio-Winslet, un film a mio modesto parere scialbo, senza sapore, senza nervo, il libro invece, come spesso accade, si è rivelato di tutt’altra pasta, un ritratto amaro di una società borghese, ipocrita e perennemente insoddisfatta, una società di cui i protagonisti ne sono il classico prodotto ma che cercano in ogni modo di allontanarsene, tentando disperatamente di differenziarsi da ciò che in realtà sono.
    I due protagonisti non sono né positivi né simpatici, i loro atteggiamenti altezzosi e arroganti sono parecchio irritanti, ma anche tristemente reali.
    Un libro molto pessimista e angosciante, scritto più di cinquant’anni fa ma ancora oggi tremendamente attuale, un romanzo che mostra un ritratto davvero squallido e sconfortante dell’essere umano.
    Un voto in più per il finale, tragico e dal sapore velatamente shakespeariano.
    Lo consiglio vivamente, ma leggetelo prima di un’eventuale visione del film di Sam Mendes.

    ha scritto il 

  • 4

    Richard Yates "cantore di vite insosddisfatte" e osservatore della borghesia a mericana, in questo caso una giovane coppia di provincia, con i loro sogni, le ipocrisie, le paure. Scritto molto bene da ...continua

    Richard Yates "cantore di vite insosddisfatte" e osservatore della borghesia a mericana, in questo caso una giovane coppia di provincia, con i loro sogni, le ipocrisie, le paure. Scritto molto bene da un Autore su cui Vonnegut disse che non era riuscito a trovare neppure un punto e virgola che fosse stato adoperato in maniera imperfetta, ma forse un po' datato a leggerlo adesso. Non ho visto il film, quindi non mi pronuncio su questo aspetto.

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/02/14/revolutionary-road-richard-yates/

    “Ebbe la sensazione di sprofondare disperatamente tra i cuscini e i giornali e i corpi dei suoi bambini, come un uomo i ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/02/14/revolutionary-road-richard-yates/

    “Ebbe la sensazione di sprofondare disperatamente tra i cuscini e i giornali e i corpi dei suoi bambini, come un uomo in balìa delle sabbie mobili. Poi, una volta finiti i fumetti, si alzò in piedi con una certa difficoltà, ansimando piano, e se ne stette per parecchi minuti ritto al centro del tappeto, stringendo i pugni nelle tasche per non fare quella che d’un tratto gli pareva l’unica cosa al mondo di cui avesse davvero voglia: agguantare una sedie e scaraventarla fuori dalla finestra panoramica.
    Che razza di vita era mai quella? Quale, in nome di Dio, era il succo o il significato o lo scopo di una vita del genere?
    All’imbrunire, appesantito dalla birra, Frank si ritrovò ad aspettare con ansia il momento in cui i Campbell sarebbero venuti a trovarli. Di regola la cosa lo deprimeva (“Perché non ci vediamo mai con qualcun altro? Ti rendi conto che in pratica sono gli unici amici che abbiamo?”), ma stasera presentava altre attrattive. Perlomeno April, in loro compagnia, avrebbe dovuto ridere e chiacchierare; perlomeno sarebbe stata costretta a sorridergli di tanto in tanto e chiamarlo “caro”. E poi, era innegabile che i Campbell pareva avessero il potere di far venire a galla il meglio di loro due.
    - Ciao! - esclamarono a vicenda.
    - Ciao!...Ciao!...
    Quest’unica parolina allegra, sbocciata nel crepuscolo che andava addensandosi e rimandata all’uscio della cucina dei Wheeler, costruiva per tradizione l’annuncio di un ricevimento serale. Poi vennero le strette di mano, i baci dati con labbra solennemente increspate, i sospiri di amabile stanchezza - “A-a-a-h” e “U-u-u-h” - a suggerire che chilometri e chilometri di sabbia ardente erano stati percorsi per trovare quest’oasi o addirittura che il respiro stesso della vita era stato trattenuto, dolorosamente, in attesa del promesso sollievo. In soggiorno, dopo aver posato appena le labbra con una smorfia allegra sull’orlo gelido dei rispettivi bicchieri, si raccolsero in un attimo di mutua ammirazione; poi si lasciarono andare in varie pose di controllato collasso.”
    (Richard Yates, “Revolutionary Road”, ed. Minimum Fax)

    Ho conosciuto Richard Yates in maniera che definirei casuale, se non avessi la “certezza” su quanto possa essere dubbia la definizione della parola caso. Evitando con cura abissi filosofici nei quali non saprei districarmi, dico solo che trovai “Revolutionary Road” allo stand della Minimum Fax, nell’ambito della Fiera delle Piccola-Media editoria dello scorso dicembre, a Roma, mentre cercavo tutt’altro. Ad incuriosirmi, ricordo, furono due testi di Yates, autore del quale fino allora non avevo letto alcunché: quello oggetto di quest’articolo e “Undici solitudini”, una serie di racconti che ora dovrò procurarmi. Sulla copertina di “Revolutionary Road”, c’era anche una fascetta, nella quale si segnalava la versione cinematografica, con protagonisti Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, della quale non sapevo nulla, alla pari del romanzo da cui è tratta, e che mi limito a segnalarvi senza avere tutta questa voglia di vederla, appagato come sono dalla lettura.
    In uno scritto riportato in appendice al libro, si ricorda come, in occasione della sua morte, Yates fu definito, su un quotidiano riportante la notizia, come un “cantore di vite insoddisfatte” e, per quanto poco possa valere la mia opinione attuale, fondata sulla lettura di una sua sola opera, devo dire che, almeno in parte, si tratta di una definizione appropriata, che però, come tutte le definizioni, non ci fa cogliere in pieno le diverse sfumature che ho colto nel romanzo. Senza dubbio April e Frank, la giovane coppia di protagonisti, sono due personaggi insoddisfatti, ingabbiati come sono dal sobborgo nel Connecticut dove vivono, con due figli piccoli e tante aspirazioni frustate da una realtà che non corrisponde alle aspettative, circondati e partecipi della mediocrità, della noia, della falsità con la quale sono vissuti i rapporti con il vicinato. Sotto questo profilo, Yates è davvero il cantore di questi personaggi che non sanno chi sono, che attraversano l’esistenza privi di un qualsiasi scopo e che vivono, da benestanti che non hanno bisogno di lottare per la sopravvivenza, solo grazie ai rituali che si sono costruiti.
    La vicenda è ambientata nel 1955 e Frank è un reduce di guerra, alle soglie dei trent’anni, che si è ritrovato a lavorare per una grossa società che si occupa di commercializzare calcolatori elettronici all’avanguardia. L’insensatezza dei messaggi che si trova a scrivere per pubblicizzare prodotti o stilare guide gli si palesa spesso e Yates è abile nel descriverci sia lo smarrimento di Frank che i surreali personaggi che lo attorniano nell’azienda. April, dal canto suo, ha dovuto prendere atto che le sue velleità artistiche sono pressoché naufragate, dal momento che, pur reduce da una scuola di recitazione, riesce al massimo ad esprimersi nella Compagnia dell’Alloro, dove recitano lei e i suoi vicini di casa, per esempio Milly e Shep, altra coppia che ritroveremo, con le loro meschinità reciproche, nel corso della storia, ad incrociarsi pericolosamente con Frank e April.
    È la donna, a un certo punto, a riproporre un progetto: andare in Europa, dove lei potrà trovare un’occupazione di prestigio e Frank dedicarsi alla creazione letteraria, inibita dalle incombenze lavorative. A spingerli verso Parigi è soprattutto la sensazione che il fatto che si sentano diversi dal grigiore che li circonda non significa che essi sia realmente diversi, nonché la sensazione che le cose sarebbero potute andare molto diversamente per le loro esistenze, ma che la colpa è anche, se non soprattutto, di loro due, che hanno accettato di disegnarsi addosso abiti che adesso vanno loro stretti. La decisione, in apparenza, sembrerebbe poter dare una svolta alle loro esistenze, facendo loro superare anche le liti coniugali; le cose, tuttavia, non andranno nella direzione auspicata.
    Ho scritto che la definizione di “cantore delle vite insoddisfatte” è esatta ma non esaustiva, perché da essa non si evince abbastanza quanto, pur nel dramma di esistenze sterili, Yates riesca a divertire il lettore, con la sua amara ironia e, spesso, il suo sarcasmo feroce. Emblematico il ritratto della signora Givings, un’agente immobiliare fanatica del lavoro, con un marito che passa le giornate steso sul divano a leggere il giornale e un figlio che, rinchiuso in un centro di cura per malati mentali, appare sulla scena, senza filtri, per mostrare, ai protagonisti e al lettore, la falsità dei rapporti pseudo-cordiali tra sua madre, Frank e April.
    Il romanzo, scritto nel 1961 e restato a lungo nell’oblio, si legge tutto d’un fiato e, nonostante descriva la pochezza, il “tedio compassionevole”, i tatticismi coniugali, la spietatezza derivante da un egoismo invincibile, riesce ad essere godibile perché Yates sa far sorridere il lettore (o almeno me), accompagnandolo verso l’uscita dal libro con una sensazione mista di divertimento e angoscia, il che, per un romanzo, non è male.

    “Nonostante le sue lamentela, tuttavia, a volte egli era colpevolmente conscio di ricavare un oscuro compiacimento proprio dallo squallore dell’ufficio. Allorché diceva, come faceva da anni a quella parte, che in qualche strano modo quando se ne fosse andato avrebbe sentito la nostalgia della vecchia Knox, ovviamente intendeva che sarebbe stata la gente a mancargli (“Voglio dire, che diavolo, è gente abbastanza in gamba; qualcuno, almeno”), e tuttavia, onestamente, non avrebbe potuto negare di provare un certo domestico affetto per il luogo in sé, il Quindicesimo Piano. Nel corso degli anni, aveva scoperto lievi differenze sensoriali tra questo e gli altri piani dell’ufficio; non che fosse più o meno piacevole, semplicemente era reso diverso dal fatto di essere il “suo” piano. Era il suo luminoso, asciutto, quotidiano banco di prova, la sua personale misura del tedio. Gli aveva insegnato nuove maniere di suddividere le ore della giornata - quasi ora di scendere a bere il caffè; quasi ora di andare a pranzo; quasi ora di andare a casa - ed era giunto ad affrontare con fiducia le desolate distese di tempo che si aprivano tra questi piaceri, come un ammalato finisce per fare affidamento sulla certezza del dolore ricorrente. Era ormai parte della sua esistenza.”

    ha scritto il 

  • 5

    La famiglia, "non c'è altro di cui scrivere".

    Come diceva spesso Yates a proposito della famiglia, “non c’è altro di cui scrivere”.
    Lo confermano ampiamente le sue opere, testimoni di personaggi soli e indecisi, insoddisfatti e tormentati, tutti ...continua

    Come diceva spesso Yates a proposito della famiglia, “non c’è altro di cui scrivere”.
    Lo confermano ampiamente le sue opere, testimoni di personaggi soli e indecisi, insoddisfatti e tormentati, tutti con alle spalle un’infanzia discutibile, cresciuti in ambienti familiari avvilenti e affettivamente instabili.
    Yates l’ha dimostrato sin dall’inizio, nel 1961, con la pubblicazione di “Revolutionary Road”, suo romanzo d’esordio nonché finalista al National Book Award l’anno successivo.
    Siamo nell’America degli anni Cinquanta, quella del boom economico e del benessere; Frank Wheeler e April Johnson hanno trent’anni, due figli, una bella casa nella zona periferica del Connecticut, a Revolutionary Hill, e tante aspirazioni sfumate con la prima gravidanza e il matrimonio – attrice mancata e figlia di una coppia degna di un romanzo fitzgeraldiano lei, impiegato annoiato e oppresso dal ricordo paterno lui.
    È per riprendersi una vita diversa, per riscattarsi, che April propone di trasferirsi in Europa, a Parigi: vuole che Frank si realizzi e segua la sua strada, desiderio che nasconde in realtà l’egoismo e l’insofferenza della donna, prigioniera di un ménage e di una maternità mai voluti fino in fondo, di ambizioni represse e disilluse.
    Non c’è amore, tra i Wheeler: l’insoddisfazione e lo scontento vengono tenuti a bada con cura, alleviati da infedeltà di poco conto, nascosti in evasioni illusorie.
    La speranza di un avvenire migliore viene meno quando April scopre di essere nuovamente incinta, situazione a cui marito e moglie reagiscono in modi opposti e che segna l’inizio di una tragedia già in atto e a lungo rimandata.
    È una resa dei conti inevitabile e a cui nessuno può sottrarsi: la disperazione di un’esistenza infelice emerge con violenza, mostrando quanto sconfinato possa essere il vuoto di una vita, quanto ineluttabile sia la sconfitta.
    Con “Revolutionary Road” Yates ci regala un affresco di una generazione confusa e invecchiata, consumata dai rimpianti e dai fantasmi di un passato persecutore; una generazione senza infanzia e maturata per dovere, braccata dal vuoto e dalla disperazione, quella di cui è cosciente solo John Givings, il figlio pazzo dei vicini di casa, che la vede arrivare, accentandola. Soccombendovi.

    “Ce ne stavamo seduti a chiacchierare del vuoto per tutta la notte. Ma nessuno ha mai detto disperato, era lì che ci mancava il coraggio. Perché forse ci vuole una certa dose di coraggio per rendersi conto del vuoto, ma ne occorre un bel po’ di più per scorgere la disperazione”.

    ha scritto il 

  • 4

    Non tutto quello che sembra costruito alla perfezione, è davvero perfezione

    Prima di leggere il libro, ho visto il film con Kate Winslet e Leonardo di Caprio e mi è piaciuto tantissimo. Vero che Yates innumerevoli volte diverge dalla storia principale per immergersi nella psi ...continua

    Prima di leggere il libro, ho visto il film con Kate Winslet e Leonardo di Caprio e mi è piaciuto tantissimo. Vero che Yates innumerevoli volte diverge dalla storia principale per immergersi nella psicologia dei protagonisti, esasperando il concetto del loro "vuoto disperato" e di tutto ciò che li circonda. Ma senza queste digressioni, non sarebbe lo stesso una grande opera come invece è. Ritengo che nel libro Frank e April siano più patetici rispetto a come invece li hanno interpretati la Winslet e Di caprio, che invece a mio avviso donano loro una maggiore dignità, senza che questo sia di intralcio allo spettatore nella comprensione di quanto sentano insoddisfacenti le esistenze che si sono costruiti.

    ha scritto il 

  • 3

    L'atmosfera anni '50 mi appassiona sempre molto ma il ritmo è un po' lento, i personaggi ondeggiano continuamente tra amore e odio, il finale è un po' sorprendente ma arriva con un'accelerazione innat ...continua

    L'atmosfera anni '50 mi appassiona sempre molto ma il ritmo è un po' lento, i personaggi ondeggiano continuamente tra amore e odio, il finale è un po' sorprendente ma arriva con un'accelerazione innaturale...nel complesso 3 stelline, contenta di averlo finito!

    ha scritto il 

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