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Revolutionary Road

By Richard Yates

(1818)

| Hardcover | 9788875212025

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Book Description

È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cene Continue

È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l'inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano.

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  • 1 person finds this helpful

    Frank e April sono giovani, carini, sposati, con una vita apparentemente perfetta.
    Solo che, scava scava, ci si rende conto che è tutt'altro. Vivono in una costante finzione, fatta di recite e buoni costumi, in un dedalo di regole e obblighi dettati ...(continue)

    Frank e April sono giovani, carini, sposati, con una vita apparentemente perfetta.
    Solo che, scava scava, ci si rende conto che è tutt'altro. Vivono in una costante finzione, fatta di recite e buoni costumi, in un dedalo di regole e obblighi dettati dalla morale comune e dalla società.
    A poco a poco si rendono conto di essere tremendamente insoddisfatti, di non avere nulla da dirsi (nè tra loro nè con altri) se non pettegolezzi atti a rendere un pochino meno infelici le loro vite.
    C'era un mio amico che diceva che le persone si dividono in tre categorie: quelle che si accontentano, perchè in fondo non si rendono conto della loro insoddisfazione e mediocrità, quelli che continuano a cercare qualcosa di più, quelli che effettivamente sono felici delle loro vite e sono coscienti della loro felicità.
    Ne nacque una discussione filosofica (anche parecchio pesante) su quale delle tre categorie vivesse meglio. Arrivai alla conclusione che, forse, rimanere nella propria beata ignoranza e accettare quello che la vita ci dà (o quello che scegliamo di darci) fosse la scelta migliore (considerato che la terza categoria non è così facile da individuare e può confondersi con la prima).
    Però...
    Però, anche io come Frank e April mi sono trovata più volte a guardare all'erba del vicino come se quel vicino fosse migliore di me, per poi provare una sorta di morbosa soddisfazione nel vedere che in realtà, quell'erba, a guardarla bene era avvizzita e bruttarella. Insomma, rendermi conto (e rendersi conto) che la vita dorata di certe persone in realtà tanto dorata non è, inevitabilmente accresce la propria autostima. E' così che anche la vita più infelice acquista, per un momento, un sapore migliore.
    E allora, io, non sono tanto diversa da Frank e April. Forse, come diceva Pirandello, siamo uno, nessuno e centomila volti, e il volto vero, alla fin fine, non esiste.
    Ci si ritrova, ad un certo punto, a dover fare determinate scelte: trovarsi un lavoro rispettabile, prendere casa, sposarsi, fare figli. E dopo aver preso tutte queste decisioni e averle messe in atto, ritirarsi pian piano dalla vita sociale. O, almeno, questo è quello che la società vorrebbe che una persona "normale" facesse.
    Una volta fatto tutto per benino, si ritorna al discorso di cui sopra: o ci si accontenta o si cerca qualcosa in più.
    Il paradosso è che quando si pensa di essere migliori di altri, non ci si rende conto di essere esattamente uguali a loro.
    Inutile dire che, secondo me, questo libro è meraviglioso!

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    ♫..Lucy in the sky with diamonds..♫ said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una volta tanto ho azzeccato la tempistica di lettura.


    “Ci meravigliamo per la sua scrittorialità perfetta, la sua durevolezza quasi elementare di oggetto costruito puramente di parole che sconfigge ogni tentativo di classificazione. Realismo, naturalismo, satira sociale -i raggruppamenti critici standa ...(continue)


    “Ci meravigliamo per la sua scrittorialità perfetta, la sua durevolezza quasi elementare di oggetto costruito puramente di parole che sconfigge ogni tentativo di classificazione. Realismo, naturalismo, satira sociale -i raggruppamenti critici standardizzati -vanno a farsi benedire di fronte a questo splendido libro.” Queste poche righe tratte dalla prefazione di Richard Ford dell’edizione Minimumfax già sarebbero sufficienti a descrivere la grandezza di questo romanzo, ma voglio fare ugualmente qualche piccola considerazione personale.
    Inizio con il dire che sono contenta di aver letto "Revolutionary Road" dopo “Babbitt” (qui puoi leggere la recensione http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2013/12/babbi… e “Il grande Gatsby” ( qui puoi leggere la recensione http://lemieletturecommentate.blogspot.it/2014/01/il-gr… e sono pure felice che le mie sensazioni siano state confermate dalle parole stesse di Richard Yates, riportate nell’edizione di Minimumfax.
    “Il grande Gatsby, insieme a buona parte dei libri di Fiztgerald, ha rappresentato la mia iniziazione ufficiale al mestiere di scrittore. <…> Ecco alcuni scrittori senza i quali non sarei riuscito a mettere insieme in maniera decente nemmeno mezzo libro: Dickens, Dostoevskij, Cechov, Conrad, E.M. Forster, Katherine Mansfield, Sinclair Lewis, Ring Lardner, Dylan Thomas, J.D. Salinger, James Joyce. ” (cit. postfazione di Richard Yates )
    Riconoscere delle ispirazioni, dei richiami ad altri autori, dei collegamenti, e poi averne conferma effettiva è una soddisfazione, mi fa pensare che i libri letti sono serviti a creare in me una struttura letteraria funzionante nonostante la mia scarsa memoria. Mentre leggevo questo romanzo ho ravvisato delle somiglianze stilistiche con Il grande Gatsby di Fitzgerald, somiglianze confermatemi poi dalle parole stesse dell'autore con le quali afferma di aver preso ad esempio il romanzo del suo predecessore aspirando ad una perfezione di linguaggio che in un certo qual modo lo emulasse.
    Durante la lettura ho inoltre avuto la sensazione che i protagonisti di "Revolutionary Road" potessero quasi essere gli eredi della società descritta in “Babbitt” di Sinclair Lewis, avrebbero potuto essere proprio i figli di Babbitt stesso! Per tutta la durata della lettura ho sentito i due libri collegati tra loro, come in una prosecuzione generazionale, e poi, sempre dalle stesse parole di Yates ho appreso che Sinclar Lewis è tra gli autori a cui lui si è ispirato. Sono stata fortunata ad aver letto casualmente prima questi due grandi romanzi e ad avere avuto la possibilità di ravvisare delle somiglianze e delle parentele, e per questo sento di consigliare a chi vuole leggere "Revolutionary Road" di dedicarsi prima alla lettura di “Babbitt” e de “Il grande Gatsby”, ne trarrà sicuramente un piacere maggiorato.
    Ho amato da subito questo romanzo, e non perché mi piacessero particolarmente i suoi protagonisti, bensì proprio per la sua ironica e tragica al tempo stesso messa in scena di un’umanità un po’ misera, per la perfezione di stile, per la sua capacità di calare il lettore nel tempo e luogo in cui i fatti avvengono. In fin dei conti si tratta di una storia molto triste, non per ciò che accade ma per la pochezza dei personaggi che invece, come spesso succede, si sentono persone speciali, o forse vorrebbero soltanto esserlo, ma non fanno altro che parte di una massa benestante di gente annoiata e insoddisfatta; Nonostante questa pochezza umana non si riesce nemmeno ad odiarli questi soggetti, fanno quasi tenerezza nel loro essere limitati, nel loro tentativo goffo di salvarsi da una vita che li ha vestiti con dei panni che non sono loro, nel loro adeguarsi in qualche modo a ciò che alla fine si deve fare o nell’isolarsi nel silenzio per non udire più le banalità che offendono il briciolo d’intelligenza rimasta. Alla fine l’unico personaggio savio del romanzo, l’unico che ha il coraggio di dire ciò che pensa è “il pazzo", e pagherà il suo parlar chiaro con la perdita della possibilità di uscire ogni tanto dall’istituto in cui i genitori lo hanno rinchiuso.
    Nessuno esce bene da questa storia, le donne che bene o male sono quelle che prendono più in mano la situazione, in un senso o nell’altro sono deludenti, gli uomini si adeguano, si adagiano ed il massimo della ribellione che hanno è prendere coscienza della pochezza delle loro mogli e di loro stessi.

    Citazioni:

    “abbiamo accettato quest'enorme illusione, perché di questo si tratta: un'enorme, oscena illusione: l'idea che, una volta messa sufamiglia, la gente debba rinunciare alla vita reale e "sistemarsi". È la grande menzogna sentimentalistica piccolo borghese, la menzogna che ti ho obbligato ad accettare per tutto questo tempo”

    “la voce di Milly tradiva un piacere di raccontare un tantino eccessivo. Ci si diverte, si disse Shep, osservandola da sopra l'orlo del bicchiere di whisky mentre lei arrivava al punto in cui riferiva quant'era stato spaventoso il giorno dopo. Perdio, ci sguazza dentro”

    “Piangere aveva senso solo se smettevi prima di diventare melenso. E anche il cordoglio aveva senso solo se lo interrompevi quando era ancora sincero, quando ancora significava qualcosa. Perché era così facile che la cosa degenerasse: bastava lasciarsi andare e si cominciava ad abbellire i propri singhiozzi”

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    Monica Spicciani (scambio cartacei-sottolineo a matita) said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Il complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia.

    Frank e April Wheeler sono giovani, sposati, hanno due bambini, una casa in un quartiere residenziale che risponde al nome, ambizioso, di Re ...(continue)

    Il complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia.

    Frank e April Wheeler sono giovani, sposati, hanno due bambini, una casa in un quartiere residenziale che risponde al nome, ambizioso, di Revolutionary Hill. E conducono una vita all’insegna della normalità: lavora (lui), sta a casa (lei). Qualche serata a casa di amici, oppure sono gli amici a raggiungerli nella loro dimora. Per parlare di quello che succede all’America, là fuori, in quegli anni Cinquanta che Hollywood e telefilm hanno celebrato come idilliaci. Ma non erano affatto così, agli occhi di chi voleva vedere.

    Forse April ha una percezione diversa della situazione, Frank è solo lingua e bei discorsi. Perché anche in quel quartiere normale è impossibile ignorare la lenta opera di assimilazione che viene portata avanti. Infatti è April che ha l’idea di piantare tutto, andare a Parigi e ricominciare. L’Europa come via di fuga, Terra Promessa?

    Può darsi, ma ben presto il progetto s’incaglia, svanisce, tutto sembra finire, finché il dramma soffocato da compromessi, pigrizia e paure, esplode nel modo peggiore.
    “Revolutionary Road” di Richard Yates è un’elegante indagine su un massacro che si è consumato nel silenzio.
    Elegante perché la lingua di Yates (ma è impossibile lasciare nell’ombra la traduttrice, Adriana Dell’Orto) cattura il lettore e a condurlo in una discesa nel cuore dell’America con una precisione chirurgica.

    Prende per mano il lettore e lo trasporta, per esempio, nell’ambiente della Knox, l’azienda dove lavora Frank, e dove aveva trascorso la vita suo padre. E rende alla perfezione la noia, i riti quotidiani privi di senso (dove anche l’adulterio consumato con una segretaria è solo una questione da affrontare con correttezza per non turbare l’amore per il conformismo); la struttura mastodontica e inutile dell’azienda, che consuma tempo ed esistenze in attesa di… Qualche bevuta, il ritorno a casa, il pranzo, la moglie, i figli.
    Indagine perché Yates prende quello che lui vedeva (che noi avremmo visto anni dopo al cinema o in televisione), e lo osserva con un’attenzione quasi maniacale fino a farne emergere il volto autentico. Hollywood dopo la Seconda Guerra Mondiale è chiamata a magnificare lo stile di vita americano, l’unico vincente. Televisione (“Niente male come orrore la televisione” dirà infatti Flannery O’Connor), e pubblicità saranno anch’esse della partita.

    E il volto che questo autore propone (e la maggior parte dei lettori americani rifiuteranno) è appunto una realtà piatta, fasulla, dove l’individuo perde i suoi connotati per diventare semplice rotella di un meccanismo che macina benessere, ma produce infelicità. Un massacro, appunto.
    Non per quello che accade a uno dei protagonisti della storia; non è quello il massacro perché in un certo senso, quella fine è un epilogo ovvio, quasi da manuale, terribile eppure quasi atteso.

    Il massacro sta nell’assuefazione alla mediocrità che i vicini di casa di Revolutionary Hill (sono gli ultimi della fila però), adottano. Quasi che la tragedia sia il rimasuglio di un brutto sogno, e basti mettersi all’opera alacremente per cacciarla nel regno delle ombre. Esattamente come fa la signora Givings, brava soldatessa di quel sogno americano desideroso di forze fresche, che si ingegnano ad aumentare il benessere. E l’unico ad avere sufficiente lucidità per comprendere quello che accade attorno a sé, non a caso è un pazzo, rinchiuso in un ospedale psichiatrico; il figlio dei coniugi Givings.

    Ed è con il silenzio che si chiude questo piccolo ma potente romanzo. Non è però quello di chi desidera comprendere, o ha compreso, e allora spinge via tutto quello che turba o distrae. Bensì di chi non ha più forza né voglia, e si sprofonda in un mondo privo di suoni perché la parola è solo chiacchiera senza scopo.

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    Marco Freccero said on May 29, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Angoscioso, a tratti. Ma di un'angoscia diversa, non quella claustrofobica di Williams, non quella disperata di Fante, e neanche quella impietosa di Franzen, ma un qualcosa di più dolce, disillusa e rassegnata, che ha un suo valore nell'accettazione, ...(continue)

    Angoscioso, a tratti. Ma di un'angoscia diversa, non quella claustrofobica di Williams, non quella disperata di Fante, e neanche quella impietosa di Franzen, ma un qualcosa di più dolce, disillusa e rassegnata, che ha un suo valore nell'accettazione, nel dire "ho fatto quello che potevo, l'ho fatto male, ma ci ho provato".

    " I quattro si agitarono sulle sedie, riempirono goffe pause con elaborati complimenti sulle qualità rinfrescanti delle bevande, evitarono l'uno lo sguardo dell'altro, fecero del loro meglio per scansare l'allarmante, innegabile realtà: non avevano nulla da dirsi. Un'esperienza del tutto nuova."

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    Sandroman said on May 17, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Sì, il luogo offriva delle possibilità. Il disordine crescente delle loro esistenze poteva ancora essere sistemato e adattato a queste stanze, tra questi alberi; e che importava se ci voleva del tempo? Chi poteva aver paura in una casa come questa, c ...(continue)

    Sì, il luogo offriva delle possibilità. Il disordine crescente delle loro esistenze poteva ancora essere sistemato e adattato a queste stanze, tra questi alberi; e che importava se ci voleva del tempo? Chi poteva aver paura in una casa come questa, così ampia e luminosa, pulita e tranquilla?

    Sapere quel che si ha a disposizione, virgola, sapere ciò di cui si ha bisogno, virgola, sapere ciò di cui si può fare a meno, lineetta. Ecco...»

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    Horchatah said on May 13, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Lettura terminata....e già mi manca.
    Perché quella voglia di cinico voyeurismo che ci assale di fronte le disgrazie altrui è assolutanente appagata.
    la media borghesia americana è perfettamente tratteggiata (e a volte ridicolizzata),e il dramma si an ...(continue)

    Lettura terminata....e già mi manca.
    Perché quella voglia di cinico voyeurismo che ci assale di fronte le disgrazie altrui è assolutanente appagata.
    la media borghesia americana è perfettamente tratteggiata (e a volte ridicolizzata),e il dramma si annusa, si intuisce, si allontana, svanisce e si ripropone in tutta la sua crudezza.
    Pochi personaggi, pochi scenari per entrare in un mondo di ipocrisie, bugie, falsita, convenzioni....di sentimenti nascosti, repressi, ignorati e inventati.
    Una scrittura viva che ti fa entrare nelle vite ma.... stando alla finestra o, per dirla con un linguaggio 2.0, in streaming
    Da leggere!!!

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    Elfo said on May 13, 2014 | Add your feedback

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