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Revolutionary Road

By Richard Yates, Adriana Dell'Orto (Translator)

(1761)

| Hardcover | 9788875212025

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Book Description

È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrContinue

È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l'inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano.

Critics

  • Revolutionary Road

    "Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos'altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa": questo il giudizio di Tennessee Williams su Revolutionary Road, uno dei classici "dimenticati" della narrativa americana del secondo Novecen ... (read full critics)

    librerie published on Fri, 3 Dec 2010

  • Revolutionary Road Richard Yates

    Primavera 1955, zona residenziale di Revolutionary Hill, Connecticut occidentale: i Wheeler vivono qui e hanno le sembianze della tipica coppia borghese americana degli Anni 50. In realtà, ignorano le regole del buon vicinato, detestano la vita borgh ... (read full critics)

    elle published on Fri, 3 Dec 2010

31 Reviews

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  • 20 people find this helpful

    La disperata poesia del dramma quotidiano

    “Poi scoprivi che portavi avanti la tua esistenza come La compagnia dell’alloro recitava La foresta pietrificata e come Steve Kovick suonava la batteria - in maniera zelante e sciatta e pretenziosa e tutta sbagliata; scoprivi che dicevi di sì quando pensavi no, e ‘Dobbiamo affrontare insieme ques ... (continue)

    “Poi scoprivi che portavi avanti la tua esistenza come La compagnia dell’alloro recitava La foresta pietrificata e come Steve Kovick suonava la batteria - in maniera zelante e sciatta e pretenziosa e tutta sbagliata; scoprivi che dicevi di sì quando pensavi no, e ‘Dobbiamo affrontare insieme questa faccenda’ quando pensavi esattamente il contrario […]”

    April si sente in trappola, non vuole imputridire, appassire gradualmente, con decoro e domestica rassegnazione, a Revolutionary Road, assecondando la stritolante routine presente (e futura) che la lega al marito Frank e ai due figli, ai noiosi, pavidi vicini, all’assillo della consuetudine famigliare, in questo perfetto, soffocante angolo d’America, Connecticut Occidentale, anno 1955. Il disagio crescente di questa moglie, di questa donna, impersonata dalla magnifica Kate Winslet nell’omonimo film di Sam Mendes, sembra trovare una insperata ancora di salvezza, e di riscatto, nelle potenzialità di un trasferimento oltreoceano, a Parigi, per ricominciare daccapo, per dare un senso alla propria vita, superando “il disperato vuoto di ogni cosa in questo Paese”, direbbe Frank. Ma ecco arrivare le svolte, imprevedibili?, di questa vita ridicola e ammorbante, pronte a riportarti bruscamente con i piedi per terra. Il personaggio di April mi è entrato dentro: il modo in cui si barcamena fra le insidie della quotidianità e i conti e i fantasmi del passato; decisa, illusa, rassegnata: indimenticabile April. E' possibile trovare un equilibrio fra gli infiniti microdrammi che diventano la necessaria tragedia del vivere? E’ possibile evitare l’inevitabile, la prevedibile débâcle esistenziale? Con questo avvilente, vero, terribile, superbo ritratto di famiglia americana, di ieri e di oggi, Yates mi ha perfettamente scombussolato; chi non ha voglia di non sprofondare fra le schegge dei proprio sogni infranti? Cambiare, o soccombere. Forse meglio soccombere, invece di rimanere a galla; chissà. Revolutionary Road è un romanzo commovente e dolorosissimo. Cinque stelle sofferte

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    Krodì80 said on Jan 1, 2012 about the Boxset edition | 10 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    Una recensione a un recensore

    Se fossi un "alto profilo anobiano" adesso mi metterei a scrivere una recensione di quelle che poi fanno pensare che leggere sia una gran rottura di coglioni per persone miopi e gobbe.

    Così non lo farò, ma vi invito a leggere il commento di Procyon Lotor, che è un alto profilo anobiano, ma le sue ... (continue)

    Se fossi un "alto profilo anobiano" adesso mi metterei a scrivere una recensione di quelle che poi fanno pensare che leggere sia una gran rottura di coglioni per persone miopi e gobbe.

    Così non lo farò, ma vi invito a leggere il commento di Procyon Lotor, che è un alto profilo anobiano, ma le sue recensioni sono a volte anche migliori dei romanzi di cui scrive. (non è questo il caso, però)

    Tenetelo d'occhio, ma non insultatelo sennò s'offende.

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    Daniele (Ero il più stucchevole assaggiatore di libri) said on Dec 16, 2011 about the Paperback edition | 8 feedbacks

  • Al diavolo la realtà! Dateci un bel po’ di stradine serpeggianti e di casette dipinte di bianco, rosa e celeste; fateci essere tutti buoni consumatori, fateci avere un bel senso di Appartenenza e allevare i figli in un bagno di sentimentalismo; "papà è un grand’uomo perché guadagna quanto basta per ... (continue)

    Al diavolo la realtà! Dateci un bel po’ di stradine serpeggianti e di casette dipinte di bianco, rosa e celeste; fateci essere tutti buoni consumatori, fateci avere un bel senso di Appartenenza e allevare i figli in un bagno di sentimentalismo; "papà è un grand’uomo perché guadagna quanto basta per campare, mamma è una gran donna perché è rimasta accanto a papà per tutti questi anni"; e se mai la buona vecchia realtà dovesse venire a galla e farci bu!, ci daremo un gran da fare per fingere che non sia accaduto affatto.

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    Luca Leone said on Feb 7, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    anything of revolutionary... for me, of course.

    Yates ha una scrittura agile e sa sviluppare una coralità di voci, alternandole agli intimi pensieri di ciascun protagonista, tanto da avermi costretto a far correre gli occhi sulle singole righe velocemente per assecondare la curiosità che cresceva, man mano che ricostruivo l’accaduto.
    Ma molte co ... (continue)

    Yates ha una scrittura agile e sa sviluppare una coralità di voci, alternandole agli intimi pensieri di ciascun protagonista, tanto da avermi costretto a far correre gli occhi sulle singole righe velocemente per assecondare la curiosità che cresceva, man mano che ricostruivo l’accaduto.
    Ma molte cose di questo romanzo mi hanno davvero infastidita, come la terribile figura delineata dell’uomo, soprattutto del protagonista:
    il vero uomo non deve chiedere mai, né tantomeno deve lavare i piatti; passa il suo tempo a costruirsi un personaggio, come un teatrante che studia pose, gesti, mimiche facciali e battute affinchè appaiano naturali o casuali… addirittura talvolta confezionati con un pizzico di raffinatezza, giusto per riscuotere e godere di un sicuro ed immediato successo, per soddisfare il proprio egoismo e narcisismo, assecondando i propri sentimenti annoiati e superficiali.
    Eppur tremenda è l’idea che questo bieco uomo ha della donna:
    la considera come un involucro vuoto, atta ad avere figli, presa solo dall’esteriorità, intenta a trascorrere il tempo a giocare con se stessa tra provare abiti, trucco e pettinature, come fosse una bambola.
    Invece, in un crudele gioco di specchi che le rimandano le immagini del suo volto e della sua anima, la donna protagonista è in grado di pensare, organizzarsi ed agire. Con queste sue doti, non riconosciute dal suddetto uomo, puo’ appunto riuscire a spiazzarlo, sconvolgendogli addirittura la vita.
    Perché lei non si accontenta di apparire o di consumare un rapporto sessuale che non porta a nulla; perché lei desidera la sua totale indipendenza, la realizzazione fuori dalla casa e dalla famiglia, tanto che vive i figli come vincolo alla propria affermazione.
    Tutti i rapporti descritti nel romanzo sono fallimentari, perché a tutti i personaggi mancano l’amore e l’attenzione per l’altro, l’empatia e la disponibilità all’ascolto. Sentimenti e comportamenti che il tempo, la quotidianità, la routine tendono a corrodere e perfino a cancellare se non combattuti da volontà ed applicazione di ciascun componente di ogni coppia.
    Ma il vero motivo per cui, in conclusione, ogni protagonista si perde è che l’amore e la capacità di ascolto sono mancati prima di tutto verso se stessi: non hanno saputo chiedersi, cercare cosa volessero dalla loro vita e pertanto hanno perseguito sogni che la società in cui vivevano ha pubblicizzato loro ed in un certo senso imposto.
    Inoltre, i protagonisti non hanno neppure la forza di affrontare le conseguenze delle proprie azioni, vissute con la leggerezza di una rappresentazione teatrale, e per questo si caricano del necessario spirito (che in questo romanzo è consumato a fiumi!) tenendone a portata di mano sempre un bicchiere… che sia di martini, sherry, brandy, cognac, whisky, gin&tonic… quando hanno necessità di confidarsi, discutere, o annegare il proprio disappunto; dall’annunciare l’arrivo di un bambino al dover incontrare un “pazzo”.
    Vivere non è facile. Talvolta puo’ essere talmente insopportabile da fartici diventare “pazzo”.
    Ma puo’ considerarsi pazzo colui che non si adatta ad un modello di vita imposto dal comune costume sociale che ti fa credere che la felicità stia nell’apparire e nell’avere?
    D’accordo... i protagonisti del romanzo sono americani degli anni sessanta, ma potremmo comunque essere anche noi, qui, ora.
    Ma non io.
    Anche se amo coccolarmi con un bel baloon di rosso corposo e barricato o con bicchierino di sambuca con le mosche. :P

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    Des Demona said on Feb 3, 2012 about the Boxset edition | 1 feedback

  • 1 person find this helpful

    Prendi delle persone senza un particolare talento, mescola un po' di scarsa autostima da una parte e un po' di egocentrismo e maschilismo dall'altra, più un po' di faccia tosta e la solita mancanza di consapevolezza.
    Aggiungi la fine della guerra, un certo benessere di colpo più raggiungibile e spo ... (continue)

    Prendi delle persone senza un particolare talento, mescola un po' di scarsa autostima da una parte e un po' di egocentrismo e maschilismo dall'altra, più un po' di faccia tosta e la solita mancanza di consapevolezza.
    Aggiungi la fine della guerra, un certo benessere di colpo più raggiungibile e spolvera tutto con un po' di quella noia esitenziale da domenica pomeriggio di pioggia elevata al cubo.
    Accompagna con pregresse esperienze familiari mal digerite e la diffioltà di accettare la banalità della vita.

    Il vuoto disperato è sempre lì, ci sarà sempre, però ci sono dei monenti in cui la nostra pigrizia (o il lato più "easy" dello spirito di sopravvivenza) lo occultano.
    Viceversa, ci sono altri momenti in cui metti in fila tutti gli avvenimenti della vita e può capitare che tu abbia l'impressione di non aver saputo fare altro che "farti scgliere" dalla vita - dalla vita delgi altri - mentre tu non hai scelto niente.
    Perchè non hai scelto?
    Forse perchè non hai mai sentito il peso della scelta, in certi momenti chiave della vita, e ti sei lasciato portare anzichè guardarti dentro(o magari hai dato un'occhiata e c'era il vuoto disperato).
    Sì, vabbè, ma vivere - soprattutto con consapevolezza - non è uno sport per signorine e i personaggi di Yates sono una delusione totale.
    Noi sapremmo - sappiamo - fare di meglio...o no?

    Se i personaggi sono abbastanza odiosi nella loro caratterizzazione, Yates ha uno stile apprezzabile, non ricercato, anzi, ma di potente nitore.
    Infatti siamo lì, con il piccolo Frank e il suo anziano padre a quella colazione di lavoro con Oat Fields.
    Siamo dodicenni smarrite con April, che sogna di avere 17 anni e intanto desidera solo l'amore dei genitori, ricevendo qualche sommaria visita, un golfino di cachemire e un cavallino attaccato ad una bottiglia di liquore.
    Siamo nei pomeriggi vuoti persi in lavori noiosi e nelle serate di doverosa allegria.

    Siamo lì, perchè il mondo che ci descrive lo conosciamo bene, anche se quelli che ci vivono dentro ci stanno un po' antipatici...

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    Palomar said on Feb 2, 2012 about the Boxset edition | Add your feedback

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