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Riccardo II

Testo originale a fronte

Di

Editore: Garzanti Libri

4.0
(82)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811585562 | Isbn-13: 9788811585565 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Cozza

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , History

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Descrizione del libro
Inghilterra, 1939. L'ultimo sovrano per diritto divino, Riccardo II, viene deposto e assassinato. Intorno alla figura dell'ultimo discendente di Riccardo Cuor di Leone e Guglielmo il Conquistatore si crea ben presto un alone di mistero: Shakespeare si propone di rappresentare quell'atmosfera, cercando per essa un'adeguata giustificazione psicologica e una solenne espressione poetica. La leggenda di re Riccardo viene narrata nel quinto dei "chronicle plays" shakespeariani, la cui composizione risale al 1595-1596. Testo originale a fronte. Introduzione di Nemi D'Agostino. Prefazione, traduzione e note di Andrea Cozza.
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  • 4

    Riguardando e leggendo Amleto e Riccardo II, non posso fare a meno di notare come in questi due drammi la tragedia consista non solo nella fine un uomo, ma anche nella fine di un'epoca, ed emergono a questo punto un paio di parallelismi: in entrambe le tragedie si percepisce a pelle il senso di u ...continua

    Riguardando e leggendo Amleto e Riccardo II, non posso fare a meno di notare come in questi due drammi la tragedia consista non solo nella fine un uomo, ma anche nella fine di un'epoca, ed emergono a questo punto un paio di parallelismi: in entrambe le tragedie si percepisce a pelle il senso di un mondo in crisi perché sta cambiando ("C'è del marcio in Danimarca" - il monologo di Gaunt in II,i, il famoso "this earth, this realm, this England"): se in Amleto è la tirannia dello zio a terminare (e questo detto molto superficialmente, dato che il dramma non consiste solo in questo, ma in una crisi che avvolge ogni valore: famiglia, amore, ecc...), con la speranza di un nuovo mondo migliore nonostante le vittime di quello precedente, in Riccardo II a finire è il mondo medievale, la visione del Re come autorità inviolabile perché rappresentante di Dio sulla Terra. Alla sua morte, inoltre, lascerà al mondo ben poca speranza: la guerra tra York e Lancaster è, infatti, ormai alle porte. Riccardo II è inoltre un personaggio molto più passivo di Amleto: anzi, sono opposti, o quasi. Riccardo infatti subisce gli eventi, accettando passivamente ciò che sta accadendo non solo a lui ma all'Inghilterra intera... è difficile provare empatia per questo personaggio, che si ritrova ad essere Re di nome, ma non nella sostanza: e proprio per questo abdicherà. Tuttavia, alcuni monologhi sono veramente intensi e indimenticabili: come immagino buona parte delle histories, è una tragedia che meriterebbe più attenzione.

    ha scritto il 

  • 0

    e la cameriera? dov'è finita?
    se n'è andata!


    e immagino senza dire una parola


    [è un film vecchio e a certuni non piacciono i film vecchi - però
    costoro dovrebbero capire che i film nuovi sono figli dei film vecchi e il tre viene dopo il due e il futurismo russo, per
    dire una cosa u ...continua

    e la cameriera? dov'è finita? se n'è andata!

    e immagino senza dire una parola

    [è un film vecchio e a certuni non piacciono i film vecchi - però costoro dovrebbero capire che i film nuovi sono figli dei film vecchi e il tre viene dopo il due e il futurismo russo, per dire una cosa un po' seria, non sarebbe niente senza la grande tradizione russa - e questo non lo dico per polemiche col futurismo nostrano no no. Comunque lo scambio citato sopra è favoloso ma la chiave, non la metto così i detrattori dei film vecchi si mordono le mani si mangiano il cappello e continuano magari a dire che Leonardo Di Caprio è un grande attore. E hanno ragione, eh. Ma da vendere. Nella "Madre" di Pudovkin Pudovkin f ala parte di uno sbirro, lo dico così di sfuggita.]

    ha scritto il 

  • 5

    Un impasto di carne e sangue

    Bellissima tragedia storica. Non e' solo un racconto epico, una ricostruzione storica o una trasposizione in chiave teatrale di un vicenda storica. E' una bellissima riflessione sulla natura umana che passa tramite la figura di questo Re per diritto divino, che prima viene spodestato e poi mandat ...continua

    Bellissima tragedia storica. Non e' solo un racconto epico, una ricostruzione storica o una trasposizione in chiave teatrale di un vicenda storica. E' una bellissima riflessione sulla natura umana che passa tramite la figura di questo Re per diritto divino, che prima viene spodestato e poi mandato a morte. Nel mentre alcuni memorabili monologhi in cui Riccardo di (dis)conosce nella sua figura regale per riconoscersi come essere umano, come un impasto - dice - di carne e sangue. La regalita' è una finzione, una forma di vanita': una maschera che una volta tolta lascia spazio solo alle debolezze umane.

    ha scritto il 

  • 3

    Non avrei mai pensato di poter mettere solo tre stelline ad un'opera di Shakespeare, ma il "Riccardo II" non mi ha convinta: non ho trovato lo stesso carisma e la stessa epicità di altri suoi drammi e la trama, abbastanza povera, si sviluppa con lentezza e fatica.
    Si nota che si tratta più che a ...continua

    Non avrei mai pensato di poter mettere solo tre stelline ad un'opera di Shakespeare, ma il "Riccardo II" non mi ha convinta: non ho trovato lo stesso carisma e la stessa epicità di altri suoi drammi e la trama, abbastanza povera, si sviluppa con lentezza e fatica. Si nota che si tratta più che altro di un testo di preparazione a un qualcosa di più grande che verrà dopo. Quindi non vedo l'ora di leggere l' "Enrico IV" e soprattutto di guardare, finalmente, l'adattamento della BBC.

    ha scritto il 

  • 5

    "For God's sake let us sit upon the ground / And tell sad stories of the death of kings"

    Ci voleva la BBC con il suo The Hollow Crown per far riaccendere la passione per Shakespeare che avevo accantonato da un po’. Dopo aver visto l’adattamento del Richard II ed esserne rimasta incantata, non ho potuto fare a meno di sfidare caldo e mezzi impazziti per precipitarmi in ...continua

    Ci voleva la BBC con il suo The Hollow Crown per far riaccendere la passione per Shakespeare che avevo accantonato da un po’. Dopo aver visto l’adattamento del Richard II ed esserne rimasta incantata, non ho potuto fare a meno di sfidare caldo e mezzi impazziti per precipitarmi in libreria alla ricerca del testo. E che testo. Probabilmente uno dei migliori di Shakespeare che abbia mai letto. Il Riccardo II di Shakespeare è un inetto, incapace di adempiere ai suoi doveri di re, lusingato a destra e a manca da adulatori ipocriti. Il contrasto con le altre grandi figure del dramma (Bolingbroke, John of Gaunt) ce lo fa capire sin da subito e segna l’inizio della sua fine in una segreta del Castello di Pontefract. È un personaggio complesso e al tempo stesso affascinante, molto teatrale nelle azioni e nei dialoghi, un artista mancato. Sono i suoi monologhi i mezzi che gli permettono di prendere coscienza dei cambiamenti che sorgono al di fuori del suo io confuso (un re consacrato che viene spodestato dagli eventi, un re che apre gli occhi sul mondo nel momento in cui perde tutto, un re Riccardo non più re, un Riccardo non più Riccardo). Altrettanto teatrale è la famosa “scena dello specchio”, in cui Riccardo cerca di rimandare la pubblica ammissione delle sue colpe sfoggiando il suo io artistico e passionale. Un accenno va fatto anche ai due personaggi citati prima, Bolingbroke e John of Gaunt, personaggi dotati di un grande senso del dovere e di un amore per la patria colpisce ancora (e soprattutto) oggi e che non farebbe male vedere più spesso. Particolare è anche il personaggio della Regina (una fusione tra Anna di Boemia e la giovanissima Isabella di Valois, mogli di Riccardo): sente la tragedia nell’aria, ma rimane fedele al marito dall’inizio alla fine. Due paroline anche sull’edizione (lo so, portate pazienza). Ne cercavo un’altra, ma ho trovato solo questa della Garzanti e mi sono accontentata. Molto buona la traduzione, così come le note, tante quanto bastano ed esaurienti. All’introduzione ho dato uno sguardo veloce (mi piace sviluppare idee e pensieri senza farmi influenzare), ma da quel poco che ho letto sembra una buona guida per chi si avvicina per la prima volta al testo.

    ha scritto il 

  • 4

    Riccardo, secondogenito di Edoardo Il Principe Nero, sale al trono quasi per caso. Ma nonostante fosse solo terzo in linea di successione non fatica ad immedesimarsi nel ruolo di re. E come re non è sicuramente stato tra i più amati.
    Shakespeare ci racconta la sua tragica fine dovuta ad una serie ...continua

    Riccardo, secondogenito di Edoardo Il Principe Nero, sale al trono quasi per caso. Ma nonostante fosse solo terzo in linea di successione non fatica ad immedesimarsi nel ruolo di re. E come re non è sicuramente stato tra i più amati. Shakespeare ci racconta la sua tragica fine dovuta ad una serie di errori fatti in buona fede che porteranno Re Riccardo ad abdicare in favore del cugino Henry Bolingbroke, salito al trono con il nome di Enrico IV.

    Tutto inizia con una contesa tra appunto Bolingbroke e Mowbray. Prima una questione di soldi, poi vola un'accusa di omicidio (ad danni di Glaucester, zio di Riccardo e Henry, fratello di John di Gaunt, padre del primo e duca di Lancaster).Riccardo esilia entrambi i contendenti, confisca l'eredità del cugino alla morte di Gaunt per finanziare una guerra, provoca l'ira dei nobili e il ritorno del cugino dalla Francia. Che se le gioca tutte e pretende pure il trono. Riccardo non si fa prendere dal panico. Mai. Shakespeare ce lo fa percepire come un re di altri tempi, pacato, regale nei modi e nelle parole. Non perde il controllo, recita monologhi meravigliosi quando capisce che ogni speranza è perduta ("No matter where. Of comfort no man speak: Let's talk of graves, of worms, and epitaphs" Atto terzo, scena II, leggetelo tutto), dice addio alla moglie in un dialogo indimenticabile (ok Shakespeare è Shakespeare, ma io Bolingbroke parlare così non ce lo avrei mai visto, questo vuol dire essere dei geni ecco!). Crede nel suo diritto divino a regnare fino alla fine. Perchè lui è Re e la sua mano è guidata da Dio e le sue decisioni non possono che essere giuste.

    E poi c'è Bolingbroke, l'uomo del popolo, passionale, desideroso di vendetta, umano. Che spodesta il cugino dal trono e verrà roso dai sensi di colpa per le due tragedie successive (Enrico IV parte prima e seconda). DImenticatevi i toni drammatici, battaglieri e comici dell'Enrico IV, dimenticate il tono più epico dell'Enrico V. Qua siamo di fronte ad una tragedia vera e propria.

    Geniale come Shakespeare riesca a collegare questo Riccardo II al suo seguito ideale, le due parte dell'Enrico IV e alla storia vera e propria. Cita il viaggio a Gerusalemme che è intenzione di Enrico fare, cita le guerre civili, cita le guerre fratricide che verranno da lì a poco (La guerra delle due rose), cita lo scapestrato Principe di Galles, Hal, assente a corte dopo la morte di Riccardo, perchè in giro a fare bagordi (Hal è colui che diverrà poi Enrico V uno dei re più amati dagli inglesi).

    Insomma leggetelo se ve lo siete perso perchè "distratti" dalle opere più famose. La mia videorecensione dal canale di Youtube: http://youtu.be/1TG1RCmt8ok

    ha scritto il 

  • 5

    Decisamente la mia opera di Shakespeare preferita. Riccardo è il simbolo di quella regalità medievale che sta scomparendo e che termina con lui. Personaggio ottimamente caratterizzato e davvero tragico. Monologhi indimenticabili, per un'opera, aimhè, quasi sconosciuta ed oscurata da altre opere ( ...continua

    Decisamente la mia opera di Shakespeare preferita. Riccardo è il simbolo di quella regalità medievale che sta scomparendo e che termina con lui. Personaggio ottimamente caratterizzato e davvero tragico. Monologhi indimenticabili, per un'opera, aimhè, quasi sconosciuta ed oscurata da altre opere (immense) del più grande scrittore di sempre.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un'opera mai vecchia

    Se c'è qualcosa che rende un'opera immortale è la sua capacità di apparire sempre moderna e attuale, in qualsiasi epoca la si legga. Questo è il caso di Riccardo II. Shakespeare non affronta solo la storia di un re ma compie un'analisi straordinariamente acuta sul potere. Nulla ci è dovuto, nessu ...continua

    Se c'è qualcosa che rende un'opera immortale è la sua capacità di apparire sempre moderna e attuale, in qualsiasi epoca la si legga. Questo è il caso di Riccardo II. Shakespeare non affronta solo la storia di un re ma compie un'analisi straordinariamente acuta sul potere. Nulla ci è dovuto, nessun diritto cade dal cielo, ogni cosa deve essere conquistata ed ogni errore ha un prezzo da pagare. La crisi d'identità di Riccardo una volta perduto il trono credo sia uno dei momenti più alti di tutta la drammaturgia di Shakespeare.

    ha scritto il