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Riccardo III

Di

Editore: Garzanti (I Grandi Libri, 362)

4.4
(772)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Sloveno

Isbn-10: 8811363624 | Isbn-13: 9788811363620 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vittorio Gabrieli ; Prefazione: Nemi D'Agostino

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Testo originale a fronte
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  • 5

    Ma proprio cattivo!

    E con questo ho finito la tetralogia dei drammi storici sulla Guerra delle Due Rose che mi ha impegnato due mesi e mezzo.
    La differenza tra l'ultima parte dell'Enrico VI, della quale Shakespeare non è l'unico autore, e questo è palese per la compattezza della trama e la profondità del perso ...continua

    E con questo ho finito la tetralogia dei drammi storici sulla Guerra delle Due Rose che mi ha impegnato due mesi e mezzo.
    La differenza tra l'ultima parte dell'Enrico VI, della quale Shakespeare non è l'unico autore, e questo è palese per la compattezza della trama e la profondità del personaggio.
    Adesso sono pronta a vederne qualche versione.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il mio regno per un cavallo!"

    Capolavoro letto in pochissimo tempo, antesignano di "House of Cards"! Di grande aiuto nel barcamenarmi tra i personaggi è stata la visione (qualche mese fa) del film "Riccardo III - un uomo, un re", diretto e interpretato da Al Pacino, con la partecipazione del mio attore preferito (Kevin Space ...continua

    Capolavoro letto in pochissimo tempo, antesignano di "House of Cards"! Di grande aiuto nel barcamenarmi tra i personaggi è stata la visione (qualche mese fa) del film "Riccardo III - un uomo, un re", diretto e interpretato da Al Pacino, con la partecipazione del mio attore preferito (Kevin Spacey) nel ruolo di Buckingham.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "Now is the winter of our discontent, Made glorious summer by this sun of York."

    Il ritratto shakespeariano di Re Riccardo III è sicuramente abbastanza ingeneroso ed unilaterale, in quanto nella tragedia viene dipinto come un personaggio totalmente negativo, ma dopotutto questa è una scelta dell'autore stesso che enfatizzando l'infamia di Riccardo ne rende un archetipo allo s ...continua

    Il ritratto shakespeariano di Re Riccardo III è sicuramente abbastanza ingeneroso ed unilaterale, in quanto nella tragedia viene dipinto come un personaggio totalmente negativo, ma dopotutto questa è una scelta dell'autore stesso che enfatizzando l'infamia di Riccardo ne rende un archetipo allo scopo di aumentare l'effetto drammatico. Ma al di la della verità storica questo personaggio è di una potenza sconvolgente. Non so come non si possa amare questo dramma che tocca livelli altissimi non solo attraverso Riccardo stesso ma anche con personaggi "secondari". Per esempio il toccante monologo che recita Tyrrel dopo aver assassinato i giovani principi nella torre, o il dialogo tra il Duca di Clarence e i due sicari mandati da Riccardo per ucciderlo. Inoltre anche in questa tragedia "storica" Shakespeare non rinuncia all'elemento soprannaturale inserendo le maledizioni di Margherita, ed i fantasmi delle vittime di Riccardo rispettivamente all' inizio ed alla fine della tragedy.
    La controversa figura di Riccardo infine è costretta a cedere sotto il peso dei misfatti compiuti per afferrare quella tanto agognata corona.
    "A horse! a horse! my kingdom for a horse!"

    ha scritto il 

  • 4

    Un cattivo, veramente cattivo Riccardo, senza nessuna riserva, senza nessuna remora e disposto ad eliminare chiunque sia sul suo cammino. E talmente odioso che al famoso verso: "Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!" ci godi a vederlo appiedato!
    Di recente ho visto un ...continua

    Un cattivo, veramente cattivo Riccardo, senza nessuna riserva, senza nessuna remora e disposto ad eliminare chiunque sia sul suo cammino. E talmente odioso che al famoso verso: "Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!" ci godi a vederlo appiedato!
    Di recente ho visto una bellissima trasposizione, a teatro, con il gigantesco (in tutti i sensi) Alessandro Gassman consigliatissima.

    http://www.teatrocomunaleferrara.it/navigations/view/1/1/2168/R-III-Riccardo-III.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho capito che io e questo libro saremmo andati molto d'accordo nel momento in cui ho realizzato che il cattivo era al centro dell'attenzione: non ci sono degli eroi che lo combattono o che gli rubano la scena (tranne Enrico, e lui è il classico personaggio finale da tragedia di Shakespeare, quell ...continua

    Ho capito che io e questo libro saremmo andati molto d'accordo nel momento in cui ho realizzato che il cattivo era al centro dell'attenzione: non ci sono degli eroi che lo combattono o che gli rubano la scena (tranne Enrico, e lui è il classico personaggio finale da tragedia di Shakespeare, quello che dopo la strage eredita un regno più una morale di vita).
    Riccardo è il protagonista assoluto, come se facessero Il Re Leone completamente dal punto di vista di Scar. E a me, che ho imparato ad amare i cattivi, questo piace da morire. In particolare perchè non solo Riccardo è il protagonista indiscusso (oltre che unico essere umano dotato di raziocinio dell'opera) ma perchè è indiscutibilmente cattivo. Non ha scuse. Non ha remore. Non si giustifica mai.
    È stronzo, lo sa e gli piace. Il suo aspetto fisico non è una giustificazione: se anche ha deciso di far combaciare le sue azioni contorte con l'apparenza del suo corpo, l'impressione generale è che non sarebbe cambiato niente neanche se fosse stato il più figo dei fighi. Anzi, forse si sarebbe divertito ancora di più.
    E l'altra cosa che mi piace di Riccardo è che si diverte un sacco ad complottare, a manipolare, a portare la morte senza macchiarsi le mani in prima persona (non che sia contrario a faro, eh, se è proprio necessario)... forse la cosa che gli dispiace di più è che gli avversari non siano alla sua altezza: nonostante compia le peggiori nefandezze, è sempre in grado di giocarsela con le parole. Tutti gli credono, al punto che lui stesso è sorpreso: ci sono momenti in cui sembra credere non tanto sé stesso molto intelligente, ma gli altri completamente imbecilli. Soprattutto nel caso di Anna: le ha ammazzato il marito, le dice in faccia che l'ha ammazzato, poi con due paroline dolci la conquista.
    Mi dispiace, William, ma per quello che mi riguarda non è un personaggio verso cui provare pena: è un'idiota.

    Forse è una scena che cambia quando viene interpretata... a leggerla, mi è sembrata veramente surreale: senza un supporto uditivo e visivo di come Riccardo possa passare dal "Sì, ti ho resa vedova" al "Ma l'ho fatto perchè ti amo" senza sembrare ridicolo, il mio cervello si è rifiutato di accettare la scena come credibile.

    Riccardo, ad ogni modo, ha un'evoluzione interessante: mosso dall'ambizione sfrenata, la sua crudeltà è in crescendo per tutto il libro. E considerate che il libro comincia con lui che promette al fratello di aiutarlo ad uscire di galera e tre secondi netti dopo arruola due sicari per farlo fuori. L'apice della sua furia è, ovviamente, la morte dei due principi nella torre, due bambini odiosi a livelli inimmaginabili perchè poche cose sono insopportabili come i ragazzini scritti per essere perfettissimi e sveglissimi e adorabilissimi. Personalmente quando me li trovo tra i piedi nei media spero sempre che muoiano, e qui succede. Poi ti senti una merda perchè erano due bambini veri che sono stati ammazzati per davvero.
    Da lì, comunque, è ovvio che Riccardo inizierà la sua caduta: la razionalità che lascia il posto all'istinto, gli alleati che fuggono (rendendosi conto di cosa hanno fatto esattamente mettendolo sul trono). Non cambia la sua violenza, cambia il modo in cui viene applicata: non più calcolata, fredda, ambiziosa. È istintiva, rabbiosa, vendicativa. Eppure... eppure vedere che Riccardo non cede all'ultima umiliazione del cattivo, ossia la codardia pura, scalda il cuore: perchè alla fine Riccardo non prova mai a salvarsi, prova sempre a vincere. In nessun momento rinnega la condotta per cui ha ucciso parenti, bambini, innocenti e portato dolore a chiunque potesse essergli caro. E questo in un cattivo io lo rispetto.

    Ho trovato particolarmente interessanti le figure femminili del libro: a parte la figuraccia immane di Anna, ho trovato molto interessante che le uniche a rendersi conto della natura di Riccardo fossero le donne. Gli uomini, i razionali uomini, gli intelligenti uomini, che ascoltano le parole e ne sono vittime. E le donne, irrazionali, relegate in un angolo, capaci di vedere la trappola sotto il miele, di non fidarsi anche se le prove non ci sono.
    Elisabetta, che per colpa sua ha perso tutto, che si piega a lui non per stupidità (come Riccardo ottusamente crede) ma per salvare la vita di sua figlia. La madre di Riccardo, incapace di provare per il figlio un qualsivoglia amore perchè consapevole del dolore da lui causato.
    E Margherita, la vecchia regina, quella uscita sconfitta dalla lotta tra York e Lancaster, che gioisce della distruzione dei suoi nemici, nel vederli perdere tutto, come tutto ha perso lei.

    Neanche la morte di due bambini riesce a farle vedere l'inutilità di tutto questo sangue: la morte di Re Edoardo per la morte di suo marito, la morte del figlio maggiore di Elisabetta per la morte del suo. E il secondogenito... be', lui è gli interessi.
    Logico, no?

    Insomma, io l'ho adorato. Non sono mai parziale con i cattivi protagonisti.

    Quando fatti bene.

    ha scritto il 

  • 5

    Come tutti drammi di Shakespeare, anche Riccardo III è bellissimo. La figura del tiranno machiavellico che fa di tutto per ottenere il potere è delineata magnificamente. Un protagonista dalle molteplici facce, diventa però veramente tale alla fine, quando il terrore di quello che sta per accadere ...continua

    Come tutti drammi di Shakespeare, anche Riccardo III è bellissimo. La figura del tiranno machiavellico che fa di tutto per ottenere il potere è delineata magnificamente. Un protagonista dalle molteplici facce, diventa però veramente tale alla fine, quando il terrore di quello che sta per accadere e la realizzazione delle sue turpi azioni lo colpiscono in pieno.
    Magnifica la scena in cui i fantasmi delle persone uccise da Riccardo compaiono in sogno al tirannico re e a Richmond, maledicendo l'uno ed esaltando l'altro.
    A teatro deve essere spettacolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho affrontato Riccardo III (non amo particolarmente le tragedie shakesperiane) grazie all'interesse per la Guerra delle due rose, suscitatomi dai libri di Philippa Gregory (e qui i puristi avranno un mancamento): indubbiamente sono romanzi che mischiano storia a fantasia, ma sono un buon modo pe ...continua

    Ho affrontato Riccardo III (non amo particolarmente le tragedie shakesperiane) grazie all'interesse per la Guerra delle due rose, suscitatomi dai libri di Philippa Gregory (e qui i puristi avranno un mancamento): indubbiamente sono romanzi che mischiano storia a fantasia, ma sono un buon modo per avvicinarsi a certe vicende storiche decisamente ostiche, come questa.
    Shakespeare fa del re un ritratto tremendo, brutto, gobbo, cattivo, avido, ambizioso, manipolatore e assassino. In realtà lo fece perchè la committente era Elisabetta I, discendente dell'ultimo antagonista di Riccardo, Enrico VII Tudor.
    Riuscire a seguire l'intricato albero genealogico degli York e dei Lancaster è un'impresa, soprattutto visti i frenetici tradimenti e cambi di bandiera che nemmeno i politici italiani e le pretese al trono di chiunque potesse vantare una minima discendenza (per fortuna, quindi, che ho letto i romanzi della Gregory, prima, così avevo famigliarità con nomi e discendenze). Enrico VII, che ha generato la dinastia Tudor, aveva decisamente deboli appigli al trono, ed era solo l'ultimo di una lunga serie.
    Tornando al dramma di Shakespeare, è da leggersi con un occhio all'albero genealogico, un occhio alla verità storica limando gli eccessi e, una volta fatto questo, goderselo.
    Ci sono parti molto belle, che sono passate alla storia, come: "Ormai l’inverno del nostro travaglio s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York", o "Domani nella battaglia pensa a me", "Dispera e muori" e il celeberrimo (quanto irrealistico) "Il mio regno per un cavallo".
    La parte finale, quella in cui arrivano i fantasmi a ingiuriare lui e a dare il loro appoggio all'avversario è solo quella degna di leggere il libro.

    ha scritto il 

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