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Ricordare, raccontare

Conversazione su Salamov

By Piero Sinatti,Gustaw Herling

(17)

| Paperback | 9788883250569

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Book Description

Nessuno mette in dubbio l'orrore del nazismo e dei suoi lager. Per "l'intelligencija" di sinistra, e non solo per quella, ai gulag "si annette un'importanza minore, stabilendo comunque una differenza di fondo: una cosa erano i lager nazisti, un'altra Continue

Nessuno mette in dubbio l'orrore del nazismo e dei suoi lager. Per "l'intelligencija" di sinistra, e non solo per quella, ai gulag "si annette un'importanza minore, stabilendo comunque una differenza di fondo: una cosa erano i lager nazisti, un'altra quelli sovietici". "La differenza tra i due regimi riguarda i metodi di uccisione.E' chiaro che nei campi sovietici non si mandavano le vittime alla camera a gas, ma lo sterminio avveniva tramite il lavoro massacrante, il freddo, la fame, le percosse. Il risultato era lo stesso". A partire da Salamov, il grande scrittore rinchiuso a lungo nel gulag di Kolyma, si intreccia una conversazione che attraversa la storia recente, le sue interpretazioni, concentrandosi sulla letteratura: da Primo Levi a Silone, da Dostoevskyij a Solzenicyn.

Gustaw Herling e' autore di "Un mondo a parte". Ha collaborato alla rivista "tempo Presente". Tradotto in molte lingue, in italiano e' pubblicato da Feltrinelli.
Piero Sinatti, Ha tradotto per primo Salamov nel 1976. Ha pubblicato: "Il dissenso in URSS" (1978) e collabora con il Sole 24 ore.

4 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Non sono mai stato libero in vita mia, ma indipendente lo sono stato sempre." - Varlam Salamov (cit. a p. 34)

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    NULLA_DIES_SINE_LINEA said on Apr 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Per conoscere ed apprezzare Salamov

    questo breve dialogo a tre voci è di fondamentale importanza: Sinatti, suo primo traduttore italiano, Herling, polacco, che come Salamov ha vissuto l'orrore dei gulag, e Anna Raffetto della casa editrice che avrebbe dovuto pubblicare lo scritto come ...(continue)

    questo breve dialogo a tre voci è di fondamentale importanza: Sinatti, suo primo traduttore italiano, Herling, polacco, che come Salamov ha vissuto l'orrore dei gulag, e Anna Raffetto della casa editrice che avrebbe dovuto pubblicare lo scritto come prefazione a "I racconti della Kolyma", parlano della vita e delle opere di Salamov ed anche di tutto ciò che circonda il ricordo ed i racconti sui gulag. Dopo questa lettura Salamov, se ce ne fosse bisogno, si apprezza ancora di più...e ci si rende conto dell'importanza della sua testimonianza....anche se, come Salamov steso dice, "quello che ho visto io un uomo non lo deve sapere nè vedere".

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    Stefania Barsacchi said on Jul 19, 2010 | Add your feedback

  • 13 people find this helpful

    'Trasformare l'orrore in Arte'

    Questa frase non è mia, bensì dello slavista Sinatti,che per primo tradusse nel 1976 trenta racconti della Kolyma, introducendo così Salamov in Italia.
    Lo smilzetto che vi troverete tra le mani è in realtà un libro densissimo che vi darà cibo a suffi ...(continue)

    Questa frase non è mia, bensì dello slavista Sinatti,che per primo tradusse nel 1976 trenta racconti della Kolyma, introducendo così Salamov in Italia.
    Lo smilzetto che vi troverete tra le mani è in realtà un libro densissimo che vi darà cibo a sufficienza per diversi inverni dell'anima. Speriamo voi non ne abbiate mai, ma in caso, meglio avere delle buone provviste.
    La storia di questa conversazione è nota: la casa editrice Einaudi fu la prima a pubblicare in Italia, per intero, 'I racconti della Kolyma'. L'intenzione era quella di farli precedere da una prefazione che fosse costituita, appunto, dal colloquio in questione, tenutosi a Napoli nel 1998.
    In realtà i racconti vennero poi pubblicati, ma privi della prefazione originariamente prevista perchè considerata troppo sbilanciata sul versante storico-politico.
    Ora, come si puo' pensare ai gulag senza questo tipo di inquadramento? In pratica è come immaginare un sole senza cielo, un particolare senza il contesto generatore. E, infatti, Sinatti e Herling il colloquio lo pubblicano lo stesso, come è giusto che sia, ché a Salamov si deve quel rispetto che per tanto tempo la cancrena della ideologia ha negato.
    Vi prego di leggerlo, questo libretto. Qui capirete col cervello quello che il vostro stomaco e il vostro cuore hanno già compreso leggendo 'I racconti della kolyma'.
    Capire col cervello è fondamentale. Riflettere sullo stile realista di Salamov, che affondava nella materia dell'incubo lucido, permette, infatti, di afferrare in mano la fibra ruvida di certi sogni. Sogni che non si disfano come vapore, ma che sopravvivono coriacei perchè costruiti con la stessa luce dura e crudele del giorno. Del resto, nel gulag, la notte non è evasione, è crollo in un sonno imbevuto di buio.
    Toccare, capire, ché Salamov è metafisico perchè il gulag trascende se stesso per entrare in ogni uomo; per diventare metafora assoluta della condizione umana.
    Comprendere che Salamov è poesia, e che per questa buca l'epidermide e penetra dentro. Non lo fa col semplice, laconico, ferro del suo linguaggio. Si fa strada attraverso l'uomo.
    E focalizzare,poi, il fatto che la letteratura russa è grande quando ci racconta favole perchè è attraverso la narrazione favolistica che passano quei simboli e quelle immagini che si stampano come percorsi sull'anima insegnandole il mondo.
    E, sul fondo di tutto, però, la consapevolezza amara di Salamov che non basta raccontare, serve vivere. E che scrivere serve soprattutto per alimentare il fuoco del ricordo, perchè nulla si insegna veramente. E nessuno puo' fare davvero esperienza della esperienza altrui.

    Salamov è stato tutto questo e moltissimo di piu'. E tutto questo è stato Arte.
    Come si puo' tirare fuori l'arte dall'orrore io non lo so. E' prerogativa solo dei grandi comprenderlo e riuscire.
    Pensate solo che Salamov è tra i primi a far rinascere la parola 'dusha' in Russia. Che significa 'dusha'? Significa 'anima'.

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    Giusi Meister said on Apr 24, 2010 | 5 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    E' un libro da leggere...

    ma forse non e' per tutti. Racchiude una appassionata riflessione sul mondo Salamov e sulla realtà che purtroppo contro ogni speranza ancora non e' come sperava Herlig. Il tema della discussione viene generato in occasione dell'intenzione della Einau ...(continue)

    ma forse non e' per tutti. Racchiude una appassionata riflessione sul mondo Salamov e sulla realtà che purtroppo contro ogni speranza ancora non e' come sperava Herlig. Il tema della discussione viene generato in occasione dell'intenzione della Einaudi di pubblicare "I racconti della Kolyma" e questa introduzione (rifiutata con futili scuse) che secondo me andrebbe letta dopo il libro e non prima, spiega con lucida semplicità il mondo culturale e letterario che si affaccia all'occidente per raccontare di lager comunisti. Il concetto di base è che in Italia Salamov non ha presa perche' non c'e' identica voglia di verita' per capire che i lager comunisti sono in tutto e per tutti identici a quelli nazisti. L'unica differenza e' l'azione di sterminio, nel primo applicata con una lenta conduzione ad una morte fatta di freddo, fame stenti e lavoro massacrante e la seconda fatta di camere a gas.
    Per chi ha amato Salamov, amera' anche Herling (anche lui scrittore di lager) e Sinatti (il primo traduttore italiano di Salamov) nella strenua difesa e analisi di uno scrittore da loro definito uno dei piu' grandi scrittori russi del '900.
    Davvero consigliato..

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    colette72 said on Mar 21, 2010 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (17)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 68 Pages
  • ISBN-10: 8883250567
  • ISBN-13: 9788883250569
  • Publisher: L'Ancora del Mediterraneo
  • Publish date: 1999-05-01
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