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Ricordi, sogni, riflessioni

Di

Editore: Rizzoli (BUR Saggi)

4.4
(351)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 487 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817112798 | Isbn-13: 9788817112796 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Guido Russo ; Curatore: Aniela Jaffé

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biography , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Questo libro raccoglie la sostanza spirituale di un grande maestro della psicologia. Un'autobiografia che attraversa le zone più private e inaccessibili dell'animo umano. Jung cerca se stesso nella propria infanzia, nelle immagini sconvolgenti che caratterizzarono le sue prime esperienze oniriche, nel ricordo delle sue grandi passioni per la filosofia, la letteratura e le religioni, nella rievocazione dei suoi viaggi, fino ad arrivare al grande nodo esistenziale e teorico della sua vita: l'incontro e lo scontro con Sigmund Freud. Tanto positiva e attiva fu la partecipazione di Jung a quest'opera, della quale scrisse di propria mano diversi capitoli, quanto reticente fu il suo atteggiamento di fronte alla sua prossima pubblicazione. Credeva di essere frainteso, di aver condiviso esperienze troppo intime e segrete. Considerava questi ricordi non come un'opera scientifica ma come un "progetto" di Aniela Jaffé, che raccolse tutto il materiale e curò l'edizione. Sta a noi lettori farlo ricredere, leggendo queste pagine con attenzione e rispetto, per conoscere tutta la meravigliosa complessità dell'uomo che ha rivoluzionato lo studio della psiche.
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  • 5

    Leggendo di Jung resto basita da quanto fosse intelligente quell'uomo, non solo uno psichiatra. Così acuto e profondo da potersi permettere di affrontare e accogliere temi alquanto scomodi per l'uomo razionale come l'aldilà e le premonizioni, temi diffici ma giustificati con filosofia e profondo ...continua

    Leggendo di Jung resto basita da quanto fosse intelligente quell'uomo, non solo uno psichiatra. Così acuto e profondo da potersi permettere di affrontare e accogliere temi alquanto scomodi per l'uomo razionale come l'aldilà e le premonizioni, temi diffici ma giustificati con filosofia e profondo acume. La mia innata diffidenza mi fa talvolta ritenere che divulgasse certe cose per conquistare le folle che cercano risposte però argomenta il tutto con tale intelletto che non puoi non soffermarti su quello che dice, e poi finalmente accetti l'inspiegabile.E non è certo solo questo, è innanzitutto un grandissimo psichiatra che ha visto e studiato la mente dando validissime risposte. Continuerò di certo a leggerlo e conoscerlo

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere questo libro comporta il sentirsi infinitesimali rispetto a ciò che, per quanto limitato, può raggiungere l' uomo attraverso la sua anima. Una biografia che passa dalla divulgazione scientifica al misticismo sottolineando meravigliosamente il lato romantico della vita di Jung.
    Merav ...continua

    Leggere questo libro comporta il sentirsi infinitesimali rispetto a ciò che, per quanto limitato, può raggiungere l' uomo attraverso la sua anima. Una biografia che passa dalla divulgazione scientifica al misticismo sottolineando meravigliosamente il lato romantico della vita di Jung.
    Meraviglioso. Tornerò un giorno sui due capitoli finali, non letti con la dovuta attenzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Comunicate col vostro inconscio, qualunque cosa sia

    Si tratta di una biografia molto consistente e fuori dal normale. Tra sogni premonitori, visioni ad occhi aperti e trip di ogni tipo senza il benché minimo utilizzo di droghe, devo dire che la lettura è stata interessante, anche se mi sono permesso di saltare i sermoni alla fine del libro perché ...continua

    Si tratta di una biografia molto consistente e fuori dal normale. Tra sogni premonitori, visioni ad occhi aperti e trip di ogni tipo senza il benché minimo utilizzo di droghe, devo dire che la lettura è stata interessante, anche se mi sono permesso di saltare i sermoni alla fine del libro perché francamente sono illeggibili. Il consiglio che torna spesso in questo volume è: comunicate il più possibile col vostro inconscio. Fare attenzione ai sogni,
    liberare la mente alle visioni, è il modo ideale per ascoltare l'inconscio e, così facendo, si riesce anche a controllarlo meglio. Inconscio che, secondo questo folle (in senso buono) psichiatra è fonte di pensieri del tutto autonomi dalla coscienza, pensieri che abbiamo già preformati sin dalla nascita... e già a queste parole un razionalista inizia a storcere il naso. A tal proposito, il ritratto che viene fuori da questa autobiografia è
    quello di un intellettuale che si trova a metà fra ragione e spiritualità; un uomo di scienza, nonostante tutto, aperto però a credere e/o a farsi domande sull'inspiegabile. Non si tratta di un credulone, ma di un uomo che vede nell'inspiegabile qualcosa regolato da leggi che sfuggono alla mente umana, ritenuta soggettiva per definizione. A tal proposito sono molto divertenti le lettere speditegli da Freud in cui il noto neurologo esprime, con un certo imbarazzo, la sua contrarietà in merito alle idee paranormali espresse da Jung. Ho preso nota di molte sue frasi in quanto il buon vecchio Jung sarà stato pure un po' pazzo ma aveva cervello e lo usava al cento per cento delle sue possibilità, il libro è quindi una fonte inesauribile di buone citazioni. Avrei preferito saperne di più sul suo mestiere di psichiatra, mentre l'autobiografia è riempita più che altro dalle sue visioni, dai sogni e dai suoi rapporti con "Dio" e col paranormale. Da quel poco che ho letto, Jung era uno psichiatra piuttosto umano nei rapporti con i pazienti. Egli riteneva, e mi trova d'accordo anche se non capisco un acca di psicologia, che ogni paziente dovesse essere curato in maniera unica, personale, e non in maniera standardizzata come (da quanto egli dice) si faceva ai suoi tempi, cioè nei primi anni del'900. Riteneva inolte che il rapporto tra medico e paziente dovesse essere molto intimo, che il medico curante si dovesse mettere in gioco con tutto se stesso, anche emotivamente, per accedere ai più segreti recessi della mente del paziente, allo scopo di comprendere la vera causa scatenante della psicosi. In alcuni casi l'autore risulta un po' pieno di sé ma glielo posso concedere. Per esempio sembra l'unico ad essersi fatto delle seghe mentali durante l'infanzia e si è fatto addirittura una statistica dei suoi casi clinici, alla faccia del conflitto di interessi, in cui risulta che nella maggior parte di essi il paziente sia migliorato. Non sono neanche d'accordo quando sputa sulla matematica solo perché non sopporta di dover scrivere a+b=c al posto di numeri veri e propri. Parecchio interessante il capitolo in cui parla della vita dopo la morte. Infatti, sebbene egli stesso affermi di non poter dimostrare niente in proposito, ritiene che ci sia troppa gente nel mondo a domanadarsi cosa succede dopo il trapasso per poter ignorare la questione. Devo dire che la sua teoria personale sulla vita dopo la morte e sui rapporti tra fantasmi e esseri terreni è di una logica tale che quasi quasi ti viene voglia di prenderla in considerazione. Sebbene io sia una persona estremamente razionale, devo ammettere che questa autobiografia ha superato la prova. Fatevene una dose.

    ha scritto il 

  • 4

    "La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.
    ...
    Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché n ...continua

    "La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.
    ...
    Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri."

    ha scritto il 

  • 5

    La vita va dipanata e poi percorsa...

    Uno dei libri che mi hanno aperto un mondo: il mio. Un diario dettato, attraverso l'affacciarsi di ricordi oscillanti, di volta in volta nitidi o nebbiosi. Memorie che scivolano dall'erudizione all'emozione, dal piccolo luminoso dettaglio alle pieghe di un'esistenza tanto gelosamente personale qu ...continua

    Uno dei libri che mi hanno aperto un mondo: il mio. Un diario dettato, attraverso l'affacciarsi di ricordi oscillanti, di volta in volta nitidi o nebbiosi. Memorie che scivolano dall'erudizione all'emozione, dal piccolo luminoso dettaglio alle pieghe di un'esistenza tanto gelosamente personale quanto sofferta. Jung ci racconta, con l'esempio della sua vita, quanto sia difficile ma necessario "individuarsi". Uscire dalla massa collettiva, diventare individui. Farlo attraverso la fiducia che si ha per i costanti messaggi del proprio inconscio, che sa bene dove si dovrebbe andare a parare. Ogni vita nasce da un punto qualsiasi, egli ci dice. Da quel punto in poi ogni cosa è una continua scoperta, il destino diventa via via più chiaro, la palla d'argilla issata sul tornio prende la forma che deve. Chi ignora questa necessità, questo giusto germinare del seme, compie hybris; dissolve le proprie potenzialità e fallisce come essere umano, in questo compiendo uno spreco imperdonabile. Il Sè, il cerchio finalmente conchiuso e perfetto, diventa inattingibile come una remota nebulosa, e ogni vera nascita - la vera venuta al mondo - si fa d'un tratto impossibile.

    ha scritto il