Ricordi dal sottosuolo

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(5596)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8807821206 | Isbn-13: 9788807821202 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Gianlorenzo Pacini ; Curatore: Gianlorenzo Pacini

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Uscito a puntate, nel 1865, sulla rivista "Epocha" (L'epoca) da lui fondata, "Ricordi dal sottosuolo", scritto sotto forma di monologo-confessione, è uno dei più terribili e impietosi viaggi all'interno della coscienza umana della letteratura occidentale. Il protagonista è un ipocondriaco che vive ai margini della società umana, scrutandola (e scrutandosi) con odio e sospetto. E' il romanzo della svolta artistica e filosofica dello scrittore russo.
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  • 5

    Vita del sottosuolo

    Uno degli aspetti che mi colpisce della prosa di più di Dostoevskij, non l'unico, ma sicuramente quello che mi lascia più folgorata, è la modernità del suo pensiero. Durante la lettura di ogni suo lib ...continua

    Uno degli aspetti che mi colpisce della prosa di più di Dostoevskij, non l'unico, ma sicuramente quello che mi lascia più folgorata, è la modernità del suo pensiero. Durante la lettura di ogni suo libro, c'è sempre la fase in cui mi fermo e resto incantata di fronte alla sua filosofia, al suo modo di vedere il mondo, al suo modo di sentire. Potrebbe essere un nostro coetaneo, qui ed ora, ad interrogarsi rispetto all'umanità e all'essere uomini oggi. Questo libro non fa differenza, ne consiglio la lettura, perchè oltre ad essere più breve rispetto a tutti i suoi altri, quindi più affrontabile, è un concentrato di tutto quello che si ritroverà nelle sue opere postume. Tocca e disturba, a tratti, ma parla un lessico che non può colpire il cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante! Un monologo sincero, molto profondo, anche verso il basso, certo si parla di sottosuolo non per le risorse minerarie... un po' troppo malato di malinconia, un po' troppo malato di solitu ...continua

    Interessante! Un monologo sincero, molto profondo, anche verso il basso, certo si parla di sottosuolo non per le risorse minerarie... un po' troppo malato di malinconia, un po' troppo malato di solitudine... ma super. Nella seconda parte alcune esperienze da sottosuolo relazionali: che angoscia sopportare e ammettere quanto siamo capaci di essere bassi e schifosi come ratti... che fastidio, ma che coraggio sapersi guardare senza ipocrisia... da leggere

    ha scritto il 

  • 5

    Prima di Freud, Joyce, Svevo: la prima parte è opera di un genio incredibilmente moderno, la seconda parte però non è da meno per capacità di descrizione dei personaggi e per la capacità di coinvolger ...continua

    Prima di Freud, Joyce, Svevo: la prima parte è opera di un genio incredibilmente moderno, la seconda parte però non è da meno per capacità di descrizione dei personaggi e per la capacità di coinvolgere il lettore nelle storie narrate.

    ha scritto il 

  • 5

    "A proposito di Dostoievskij

    E meno male che dichiarava che non aveva tempo per scrivere ed aveva la testa altrove in quel tragico 1864, che oltre alla prima moglie Maria Dimitrevna gli porterà via in pochi mesi anche l’amato fr ...continua

    E meno male che dichiarava che non aveva tempo per scrivere ed aveva la testa altrove in quel tragico 1864, che oltre alla prima moglie Maria Dimitrevna gli porterà via in pochi mesi anche l’amato fratello Michail ed il fido collaboratore Apollon Grigor’ev. Ed invece ecco la confessione di “un uomo malato… un uomo cattivo, un uomo sgradevole” i cui contorcimenti e le domande di un uomo inetto e modesto funzionario della Russia zarista anticipa la crisi di quello del secolo successivo, di tutti i secoli , degno di ogni romanzo esistenzialista. Un uomo in eterna tensione con le domande irrisolte e a cavallo fra due mondi, quello oggettivo e reale di ciò che lo circonda e quello interiore di un “anti-eroe” che annaspa e cerca una qualche redenzione, un illuminazione per fuggire dalle proprie nevrosi, con le solite eterne domande sulle grandi verità e questioni umane: volontà contro ragione, azione contro inerzia, luce e oscurità, conscio-inconscio (il sottosuolo). Tutta la prima parte del romanzo è un continuo monologo interiore che spudoratamente si offre al suo pubblico di ipotetici lettori , interrogandoli direttamente sulla stessa liceità del suo ra(sra)gionare (mai ascoltato s-ragionamento più lucido). Con le debite proporzioni e diverse declinazioni sembra il Roth di Lamento di Portnoy o il miglior Thomas Bernhard.
    La seconda parte (A proposito della neve fradicia) si presenta sotto forma di reminiscenza di tre episodi distinti, ed esplicitazione del monologo interiore della prima. Ciò che si palesa nell’agire nel mondo del protagonista del “sottosuolo” sono la voglia di rivalsa e la gratuità del vendicare una supposta offesa subita da parte di un Ufficiale per una semplice spinta in strada, anche solo per noia. Offesa condannata a non essere vendicata eppure così bramata e solo elaborata nelle fantasticherei e speculazioni del protagonista. Viene in mente “Lo straniero” di Camus, o lo stesso “Delitto e castigo”, ma senza l’azione portata a compimento, così come nel secondo episodio quando incontrando un vecchio amico di scuola ed i suoi compagni si trova vilipeso e messo ai margini causando questo i soliti contorcimenti ed elucubrazioni di uomo inetto destinato all’inazione e all’umiliazione, essendo ricacciato nel sottosuolo “schifoso e fetido”. Infine l’incontro al bordello con la prostituta Liza, una possibile via di redenzione ma che anche qui si scontra con la meschinità, la vigliaccheria, la prevaricazione di un essere laido ed incapace di amare.
    Un uomo del nostro tempo, di tutti i tempi condannato all’inettitudine, irrisoluto, candido e tremendo, paranoico e sublime, una paranoia derivante dalla iper-ricettività dei suoi sensi acuiti da una mente girovaga ed indomita che freme, bi–polarmente (diremmo oggi) freme, un uomo condannato allo smacco. Sembra invitarci a guardarci allo specchio, perchè i personaggi di Dostoevskij sono tutti così carnali, vivi, assoluti. Un uomo inetto, incapace di amare, nevrotico, uno come noi, doppio come noi, come minimo.: “ che cosa chiediamo, non sappiamo nemmeno noi che cosa e staremmo peggio se le nostre stravaganti richieste venissero accolte”, quanto è vero!!! Testo fondamentale del gigante russo perché “il sottosuolo” è quello che appartiene un po’ tutti ai suoi personaggi e solo “l’altro”, Il Cristo, dirà nei “grandi” romanzi, (ma questo non è da meno) sarà la vera possibilità di redenzione.

    ha scritto il 

  • 0

    O come dice Nabokov “memorie da una tana di topi”.
    È la lucida ma anche folle autodescrizione della bassezza morale e materiale nella quale si può ridurre un uomo.
    Il protagonista vaneggia per tutta l ...continua

    O come dice Nabokov “memorie da una tana di topi”.
    È la lucida ma anche folle autodescrizione della bassezza morale e materiale nella quale si può ridurre un uomo.
    Il protagonista vaneggia per tutta la prima parte del libro le sue frustrazioni, le sue colpe senza possibilità di redenzione. Un tipico personaggio del sottobosco russo, un misero funzionario dello stato, poverissimo e solo come un cane.
    Umiliato da tutti, deriso, emarginato, invece di ribellarsi si crogiola nella sua disperante condizione, anzi, si impegna affinché la sua condizione sia da una parte motivo di recriminazione ma dall’altra condizione per non cambiare nulla.
    La convinzione di essere intelligente gli fa, ovviamente, considerare che solo le canaglia diventano qualcuno.
    Le disavventure sono cariche di comicità, il protagonista ne fa di tutti i colori, per farsi mancare di rispetto persino dal domestico di casa fino alla tragedia finale dove uno spiraglio di luce che richiamerebbe nobili sentimenti e la possibilità di uscire dal sottosuolo della vita e della società viene respinto, anche se con tanti dubbi, quale giustificazione al proseguimento della miserabile esistenza che è la vita stessa.
    In fondo è una critica al montante positivismo dell’epoca indicando nell’impossibilità di sfuggire al desiderio di sofferenza e di autoumiliazione dell’uomo.

    ha scritto il 

  • 2

    L'"anamnesi di una mania di persecuzione" che fu stroncata da Nabokov (forse a ragione)

    Francamente mi ha lasciato piuttosto interdetto. Fino al punto di essere tentato di sposare del tutto la stroncatura di Nabokov, che fu grande detrattore di Dostoevskij.
    Che pensare di un libro simile ...continua

    Francamente mi ha lasciato piuttosto interdetto. Fino al punto di essere tentato di sposare del tutto la stroncatura di Nabokov, che fu grande detrattore di Dostoevskij.
    Che pensare di un libro simile? No so... Il monologo sembra senza capo né coda, la seconda parte una sfilza di azioni squallide e senza senso, di patologiche autoumiliazioni (come patologici sono i discorsi che il protagonista vi imbastisce sopra).
    Mi ha disturbato, ma forse era proprio questo l'intento. Devo rifletterci. Una cosa è certa: mi ha lasciato più entusiasta "Il sogno di un uomo ridicolo", pur meno ricordato: forse perché consolatorio e perché "Memorie", al contrario, è un nero gorgo verbale pieno di disperazione?
    Provvisoriamente gli do due stelle su cinque.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo romanzo il cui protagonista, nella prima metà dell'opera, si trova ad avere a che fare con quella che Dostoevskij chiama "coscienza ipertrofica", intesa quasi come una malattia. Le sue rifl ...continua

    Bellissimo romanzo il cui protagonista, nella prima metà dell'opera, si trova ad avere a che fare con quella che Dostoevskij chiama "coscienza ipertrofica", intesa quasi come una malattia. Le sue riflessioni sulle contraddizioni dell'animo umano, sul dualismo razionalità - istinto, sulla volontà contrapposta alla necessità lo portano a non agire, tanto da ammettere di non essere stato capace nemmeno di diventare un insetto.
    Nella seconda parte del romanzo il protagonista invece si trova a vivere, quasi per sbaglio, una situazione "sociale" all'interno della quale il suo approccio è il risultato delle contraddizioni evidenziate durante le sue riflessioni solitarie.
    Notevole!

    ha scritto il 

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