Ricordi dal sottosuolo

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(5626)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8807821206 | Isbn-13: 9788807821202 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Gianlorenzo Pacini ; Curatore: Gianlorenzo Pacini

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

Ti piace Ricordi dal sottosuolo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Uscito a puntate, nel 1865, sulla rivista "Epocha" (L'epoca) da lui fondata, "Ricordi dal sottosuolo", scritto sotto forma di monologo-confessione, è uno dei più terribili e impietosi viaggi all'interno della coscienza umana della letteratura occidentale. Il protagonista è un ipocondriaco che vive ai margini della società umana, scrutandola (e scrutandosi) con odio e sospetto. E' il romanzo della svolta artistica e filosofica dello scrittore russo.
Ordina per
  • 3

    La prima parte, intitolata “Il sottosuolo” è la parte teorica dell'opera e sottolinea la necessità, per qualsiasi uomo, di allontanarsi dalla logica razionale per perseguire i propri presunti vantaggi ...continua

    La prima parte, intitolata “Il sottosuolo” è la parte teorica dell'opera e sottolinea la necessità, per qualsiasi uomo, di allontanarsi dalla logica razionale per perseguire i propri presunti vantaggi, che non hanno tuttavia nessuna pretesa di rivelarsi effettivamente tali. Il vero racconto inizia nella seconda parte (denominata “A proposito della neve bagnata”) e riprende in tutto e per tutto il classico protagonista dei romanzi dostoevskijani caratterizzato da inettitudini, egoismi, insicurezze, invidie, ansie e tormenti interiori.
    Il romanzo, pur essendo attualissimo nel mostare i sentimenti più bassi dell'animo umano, resta tuttavia anacronistico e per certi versi grottesco quando descrive le infantili vendette che il personaggio principale perpetra nei confronti delle altre comparse.

    ha scritto il 

  • 5

    ho letto questo libro prima de "I Fratelli Karamazov". e sono rimasta folgorata. soprattutto leggendo la prima parte. Fedor riesce ad entrare nel sottosuolo di ognuno di noi. non c'è nessun autore che ...continua

    ho letto questo libro prima de "I Fratelli Karamazov". e sono rimasta folgorata. soprattutto leggendo la prima parte. Fedor riesce ad entrare nel sottosuolo di ognuno di noi. non c'è nessun autore che va a scandagliare con lo stesso coraggio, l'animo umano. Non è cinico ma è realista. Mai banale ma attuale, arriva all'obiettivo senza mezze misure. Arrivata al fine del libro mi sono sentita trapassata da una spada. credo che mi sarei innamorata di quest'uomo, se fossi vissuta nella sua epoca.

    ha scritto il 

  • 3

    Non riesco ad apprezzare come vorrei (e forse dovrei) Dostoevskij: il suo fraseggiare pesante e filosofico mi riempie del desiderio di rileggere Tolstoj. Non mi piace il modo angoscioso ed angosciante ...continua

    Non riesco ad apprezzare come vorrei (e forse dovrei) Dostoevskij: il suo fraseggiare pesante e filosofico mi riempie del desiderio di rileggere Tolstoj. Non mi piace il modo angoscioso ed angosciante con il quale racconta la sofferenza interiore.

    ha scritto il 

  • 5

    “E tuttavia sono fermamente convinto che non solo l'eccesso di coscienza, ma addirittura qualsiasi coscienza è una malattia.”

    Il sottosuolo richiama alla mente una metafora densa e pregnante di significato, che allude sia ai meandri della coscienza umana più insondabile, sia alla scelta dell'individuo di relegarsi ai margini ...continua

    Il sottosuolo richiama alla mente una metafora densa e pregnante di significato, che allude sia ai meandri della coscienza umana più insondabile, sia alla scelta dell'individuo di relegarsi ai margini di una società in cui è incapace di vivere.

    L'io narrante può dirsi forse il precursore di quei tanti inetti che prenderanno vita nelle pagine della letteratura novecentesca, a segnare la crisi delle certezze del secolo precedente, lo sfaldarsi di un io che, fino a qualche decennio prima, veniva concepito come entità stabile e pienamente conoscibile.

    Dostoevskij è il precursore di un tipo di romanzo che pone al centro lo scandaglio dell'animo umano in tutte le sue contraddizioni e i suoi autoinganni, sfatando quei miti di matrice illuminista che pensavano di poter giungere alla conoscenza dell'animo umano e del mondo attraverso il semplice strumento della razionalità.
    In questo romanzo breve tutto ciò viene smentito grazie alle confessioni di un individuo apatico e sofferente che, mediante la sua coscienza lucida e ipertrofica, arriva a disvelare, ai nostri occhi di lettori attoniti, ogni miseria umana (in primis la sua) nonché quella insita in una società messa a nudo impietosamente nei meccanismi ipocriti e bugiardi che ne sono alla base.

    Ed è proprio tanta chiaroveggenza a generare in lui sofferenza, a spingerlo inevitabilmente all'inazione, a un sentire che gli fa avvertire l'inutilità di qualsiasi atto di fronte a una condizione esistenziale tanto tragica quanto senza via d'uscita. La vita vera viene avvertita come una fatica e ad essa si preferisce il ripiegamento nel mondo astratto delle idee, dei libri, del pensiero.
    Il nostro protagonista si percepisce non poi tanto dissimile da “un misero insetto”, logorato da uno strano senso di colpa che sembra quasi precorrere una sensibilità dal sapore kafkiano.

    Sembrerebbe che l'uomo del sottosuolo sia stato ispirato da un soggetto che dominava tanto nella letteratura russa quanto nella società del tempo, cioè il cosiddetto "uomo superfluo", colui che" per ennui, fatalismo o magari per la troppa acuta percezione della tetraggine politico-sociale-esistenziale del suo tempo, si limitava a prendere atto dell'immensa ricchezza nascosta nel suo intimo" senza però trarre alcuna conseguenza pratica, soffrendo anzi acutamente nel del proprio fallimento.
    Secondo Dostoevskij forse è "soltanto dai "superflui" può ancora venire una critica reale dell'esistente".
    Eppure l'uomo del sottosuolo si crogiola nell'insoddisfazione perenne di chi anela all'Assoluto senza riuscire però a raggiungerlo, insoddisfatto per quello che può offrirgli la vita concreta, ma anche troppo cinico e disilluso per trovare salvezza alcuna nel regno dei cieli o in un'etica cristiana improntata all'Amore, che egli è in grado di concepire solo come forma di debolezza o perverso binomio dominio-schiavitù.

    E a prevalere nel romanzo è la parola-monologo, simile a un'incessante cascata di pensieri, continua ruminazione mentale che però non porta a soluzione alcuna, innalzando la stasi e l'immobilità a cifra esistenziale inconfondibile, quella del sottosuolo, lì dove vivono solo topi o insetti disgustosi, bestioline timorose della luce, reiette, dimenticate, angustiate, mancanti d'aria, soffocate in quel buio pesto in cui si sono volontariamente ghettizzate, esiliate dal cielo, afflitte da una coscienza insostenibile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un approccio corretto a queste ‘memorie’ potrebbe essere quello di chiarire quale significato attribuire al termine ‘sottosuolo’ che non può riferirsi ad un luogo fisico, un ritrovo per anime perse, m ...continua

    Un approccio corretto a queste ‘memorie’ potrebbe essere quello di chiarire quale significato attribuire al termine ‘sottosuolo’ che non può riferirsi ad un luogo fisico, un ritrovo per anime perse, ma indicherà ciò che esiste nella profondità dell’individuo che non sa o non osa (ri)conoscersi in primis né riesce a vedersi come parte integrante di un gruppo. Si potrebbe affermare, però, che esso abbracci entrambi gli aspetti che risultano tanto interdipendenti da offrire al singolo e/o al gruppo sia un limite che un’opportunità: vivere in un angolino da soli con la propria coscienza sede di manifestazioni nascoste ai più – quindi all’interno del suolo/cultura personale – oppure cercare una via di uscita comune a tutti che faciliti l’emersione da ‘sotto’ il suolo/società superando gli ostacoli imposti dai cambiamenti dell’epoca di riferimento, il XIX secolo.
    L’uomo qui rappresentato è intelligente quel tanto che gli consenta di vivere tra gli altri pur rifiutando ogni opportunità, infatti racchiude in sé tutti i contrasti di una società in evoluzione, si priva, volutamente, di affrontare la vita ‘sopra il suolo’ perché è certo che non possa offrirgli alcuna garanzia e si rintana ‘sotto il suolo’ perché è nella sua scelta di solitudine che trova il modo di realizzare la propria esistenza, affidandosi, però, a sogni che non verranno meno ai suoi principi, sempre che ne abbia acquisito il senso, visto che per lui è proprio la ’coscienza’ a tradirlo nelle sue aspettative inducendolo a sentirsi ‘colpevole’. Un bel contrasto, questo, ricco di sviluppo, perché egli percepisce che la prima ad opporsi alla sua decisione è la ‘natura’ stessa che con le sue ‘leggi’ perpetue è in grado di erigere ‘muri’ così insormontabili da non offrire alcuna possibilità di scelta, mentre richiede una cieca obbedienza ed un asservimento che svilisce l’animo umano: “Può forse un uomo cosciente avere il minimo rispetto di sé?”.
    Secondo quest’uomo, quindi, non ci sarà alcun ‘vantaggio supremo’ in grado di contrastare quanto è radicato nella natura, visto che è ’l’interesse’ personale ad indicare la strada, andando anche contro ‘ la ragione, l’onore, la tranquillità, il benessere’, parole che si riempiono di un vuoto incolmabile proprio nel momento in cui vedono svanire la forza generata dalla ’volontà’ il cui valore viene sminuito alla luce dell’universalità della natura umana, sia nella sua coscienza che nella sua incoscienza e, se la ’ragione’ si oppone alla ’volontà’, quale delle due avrà il sopravvento l’una nel rispetto dell’altra e, soprattutto, senza imbrigliare quella ‘libertà’ necessaria per usare al meglio sia la ragione che la volontà? E come porsi, allora, un fine da raggiungere avendo coscienza che ad esso si perverrà solo attraverso una ‘costruzione matematica’ che non dovrà lasciare al ‘caos’ nessuna possibilità di ‘distruzione’, visto che l’aspetto più importante non è il raggiungimento dell’obiettivo quanto il percorso compiuto per conquistarlo? Forse questa potrebbe essere una risposta incompleta ma ragionata: “O eroe, o fango, non c’era via di mezzo. Fu proprio questo a rovinarmi, perché nel fango mi consolavo dicendomi che in un altro momento avrei potuto essere un eroe, e l’eroe mi nascondeva il fango”.
    E a proposito del sentirsi ‘fango’, è nel casuale incontro con una prostituta che egli vuole riscattarsi dall’umiliazione subita da ex colleghi scaricando su di lei le sue frustrazioni, ma in questa sua spregevole azione di condanna non è da sottovalutare l’aspetto su cui egli fa leva: la ’schiavitù’, una forma di umiliazione ben più grave del sopruso da lui subito, in quanto nega l’essenza stessa della ‘persona’, nel caso specifico quello della giovane, una condizione dalla quale difficilmente si riesce ad emergere se non per ‘volontà’ altrui, perché la schiavitù, di per sé, non implica la volontà di chi è sottomesso, mentre la soffoca annientandola. Importante è, però, il suo tentativo di riconoscere che tra loro due esiste una certa ‘affinità di pensiero’, il che rivaluta non solo ‘la ragione’ ma anche ’l’amore’, entrambi artefici di una ’felicità’ che equivale ad una ‘crescita morale’, a patto che, all’unisono, ’anima e corpo’ ritrovino una loro ‘identità’, ponendosi sullo stesso piano e opponendosi a quanto da lui rilevato: “L’anima, l’anima, di cui tu non puoi disporre, l’asservisci insieme al corpo”.
    E veniamo ad un altro tema importante, quello della ’povertà’ che ben si lega alla ’mancanza’ di libertà e di felicità, altro ‘aspetto umiliante’ della vita che non nobilita di certo lo spirito in quanto lo priva di ‘nobiltà’, anche se per quest’uomo ‘eroe e/o fango’ essa può essere nobilitante: “Io non mi vergogno della mia povertà… Al contrario, vado fiero della mia povertà. Sono povero, ma nobile… Si può essere poveri e nobili”. Però nel protagonista si sente prevalere quel ‘sarcasmo’ e quel ‘cinismo’ che non sono sentimenti propri di un animo nobile, quello senza maschera, egli gode per la propria ‘meschinità’ vantandosene nel gettare non solo nel fango lei ma anche del fango su di lei, rivelando in tal modo di essere privo di amore: ”amare per me significava tiranneggiare e avere la supremazia morale”.
    Nell’interrompere il racconto delle sue (ir)reali memorie più intime e profonde si nota una ‘presa di coscienza’ unita alla rivelazione della falsità e dell’inganno che egli ha perpetrato a danno di chi legge con lo scopo, però, di mettere in guardia coloro che fanno tesoro della parola scritta per confutare, se possibile e a ragione, la seguente considerazione: “Siamo nati morti, e da tempo non nasciamo più da padri vivi, e la cosa ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogiteremo il modo di nascere da un’idea.”. Ma questa ’Idea’ acquisisce un suo senso soltanto nel momento in cui si rivela essere il compimento di un viaggio che, se da una parte pone alla sua base la ‘ragione’ dall’altra strizza l’occhio al ‘sentimento’, qualunque esso sia, purché produca frutti.

    “Ho vissuto, ma la vita non l’ho conosciuta, la mia vita si è consumata come uno straccio...”.

    ha scritto il 

  • 5

    «Sissignore, ma proprio qui per me sta il busillis! Signori, scusatemi se mi sono messo a filosofeggiare; qui ci sono quarant’anni di sottosuolo! »

    (1864)

    Destino avverso e creatività

    La prima parte di “Memorie dal sottosuolo” è pubblicata su una rivista nel 1864.
    Il 1864 fu un anno terribile per Dostoevskij: prima muore la moglie, poi il fratel ...continua

    (1864)

    Destino avverso e creatività

    La prima parte di “Memorie dal sottosuolo” è pubblicata su una rivista nel 1864.
    Il 1864 fu un anno terribile per Dostoevskij: prima muore la moglie, poi il fratello ed infine un caro amico. La pressione a cui continuamente sottoposto e che lo costringe nonostante tutto a scrivere è una caratteristica di tutta la sua produzione all’indomani de “Le notti bianche”.
    La Siberia, il plotone di esecuzione, l’epilessia, la miseria, i lutti e il vizio del gioco. Tutti tragici scenari in cui hanno visto la luce le pagine più intense della Letteratura universale.

    Un opera che definisce
    Le Memorie sono un viaggio tormentato nella propria interiorità. Un monologo che si suddivide in due parti. La prima- intitolata, per l’appunto “Il sottosuolo” - è, se vogliamo, l’esposizione dell’idea che sottostà mentre la seconda – “A proposito della neve fradicia” - racconta tre episodi che sono l’origine e la causa di tutto.
    Il sottosuolo, da qui in poi, sarà il luogo eletto dai personaggi di Dostoevskij. Qui nasce un personaggio che è paradigma: l’uomo che non riesce a vivere in superficie

    Il sottosuolo

    ” Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori.”
    Così si presenta la voce narrante del monologo/confessione. La malattia di cui si parla è legata alla propria coscienza (” Vi giuro, signori, che essere troppo coscienti è una malattia”) che è addirittura talmente smisurata da essere definita «ipertrofica». Ma coscienza di cosa?
    Si tratta della crescente consapevolezza dell’essere disprezzati, dell’aver toccato il fondo.
    Chi ha una coscienza ipertrofica si trova riflettere eccessivamente sulla propria interiorità e non solo quel che trova non è piacevole ma ne consegue anche uno stato d’inerzia (”un cosciente star con le mani in mano”) che risulta essere utile:

    ” In definitiva, signori: meglio non far nulla! Meglio una consapevole inerzia! E così, evviva il sottosuolo! Anche se ho detto che invidio l’uomo normale fino a un rancore bilioso, non vorrei esser nei suoi panni, date le condizioni in cui lo vedo (anche se non smetterò comunque di invidiarlo). No, no, il sottosuolo è in ogni caso più vantaggioso!”
    Il sottosuolo non è dunque spazio fisico ma mentale.
    E’ la riflessione; la presa di coscienza ma anche luogo astratto in cui si alimentano i rancori delle offese (” ’offesa è infatti una purificazione; è la più bruciante e dolorosa presa di coscienza!”) e in cui si immaginano vendette verso chi ci ha oltraggiato.
    La vendetta per un uomo d’azione è quella che cerca giustizia per l’uomo del sottosuolo è invece guidata semplicemente dalla cattiveria senza altri scopi risolutori perché non c’è scampo e non spazio per nessuna pacificazione. L’uomo non segue la razionalità ma semplice un’istintiva volontà:

    ” Vedete, signori: la ragione è una buona cosa, questo è indubbio, ma la ragione è solo ragione e soddisfa soltanto la facoltà raziocinante dell’uomo, mentre la volontà è manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, sia con la ragione che con tutti i pruriti. E benché in questa manifestazione la nostra vita si riduca spesso a una porcheriola, tuttavia è vita, e non soltanto l’estrazione di una radice quadrata.”

    A proposito della neve fradicia

    Dopo aver esposto il suo modo di vedere sentire il mondo, l’uomo del sottosuolo, racconta qualcosa che gli è accaduta e che è l’origine di tutto.
    Si tratta di tre episodi che sono motivo di risentimento e ribellione.
    Nel primo il protagonista entra in una taverna dove è in corso una rissa. Un ufficiale lo prende per le spalle e lo sposta con aria di completa indifferenza. L’offesa (leitmotiv)inizia ad assillarlo. E’ un ossessione che cova per mesi e che non trova soluzione se non quella di sedimentare dentro sé sempre più rancore.
    Il secondo episodio capita quando si reca a trovare un vecchio compagno di scuola, Simonov, che sta organizzando per il giorno dopo un pranzo d’addio per un altro ex compagno in procinto di partire. Il clima tra loro è teso fin da subito e l’uomo del sottosuolo mentre è continuamente disprezzato non fa nulla per farsi accettare ma, al contrario, si comporta istintivamente in un modo riprovevole ubriacandosi.
    Il terzo episodio sta nell’incontro con la prostituta Liza. Con lei, il protagonista. Abbandona il ruolo della vittima e diventa carnefice a sua volta.
    Il sottosuolo non è un luogo da cui si esce. Non ci sono messaggi di salvezza qui, lo starec Zosima non era ancora arrivato.
    ” Siamo nati morti, e da tempo non nasciamo più da padri vivi, e la cosa ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogiteremo il modo di nascere da un’idea. Ma basta; non voglio più scrivere “dal Sottosuolo”...”

    ”In un un romanzo ci vuole un eroe, e qui sono raccolte appostatutte le caratteristiche di un antieroe, e l’essenziale è che tutto ciò produrrà un’impressione spiacevole, perché siamo tutti disabituati alla vita, tutti zoppichiamo, chi più chi meno (…)”

    ha scritto il 

  • 5

    Se rimani senza parole

    Con Dostoevskij c’è poco da sfruculiare: non si riesce a metterla sulla parodia nonostante l’uomo topo, il protagonista, che si rintana, si rannicchia, si mordicchia, si percuote con i pugni che pu ...continua

    Con Dostoevskij c’è poco da sfruculiare: non si riesce a metterla sulla parodia nonostante l’uomo topo, il protagonista, che si rintana, si rannicchia, si mordicchia, si percuote con i pugni che puoi solo immaginare come pugnetti innocui, ti offrirebbe più di un’ispirazione.

    Né puoi rischiare un commento “serioso”, impegnato, analico né tantomeno un bel commento de panza ( bello, sublime, mi ha preso, l’ho compianto e ho pianto, ecc … ), che pure, l’ometto, te ne offre l’opportunità: ne usciresti ( bell’ossimoro, però) sepolto dalle risate.

    Perché il russo non è un autore da poltrona e da abat jour: ti sbatte in faccia la realtà dell’esistenza, ti dice senza tanti complimenti che tu, sì tu, sei quell’ometto che non sa decidersi tra il gran rifiuto della melma sociale e la questua per esservi accolto e inglobato, alla faccia della libera volontà che a ben guardarla è solo il piacere di volere soffrire con lamento a ruota.
    Non ti permettere di dimenticare chi sei, topastro, ti dice D. : e cercati, piuttosto, una via d’uscita che non sia il sorso di superalcolico, che la masturbazione mentale basta a se stessa, col suo effetto allucinante nel farti credere che parlare come un libro e parlare attraverso esso ti innalzi tre metri sopra il cielo.
    Sei infelice, sei come tutti, e sei pure vigliacco perché il calcio al gatto, nella fattispecie la povera prostituta, non ti soddisferà nemmeno.
    Non puoi, tu povero lettore – soprattutto se perditempo della domenica – metterti a tu per tu con Dostoevskij. Studiare, ragazzi, penetrare.

    Per fare questo vi consiglio di non sprecare le vostre forze mentali con i Lagioia di turno.

    Ho vergogna a mettere le stelline. Dici: allora non metterle. Ma il passante come lo apisce che siamo di fronte al sublime ( ecco che ci sono caduta nella rete del lettoruncolo)?

    ha scritto il 

  • 5

    Vita del sottosuolo

    Uno degli aspetti che mi colpisce della prosa di più di Dostoevskij, non l'unico, ma sicuramente quello che mi lascia più folgorata, è la modernità del suo pensiero. Durante la lettura di ogni suo lib ...continua

    Uno degli aspetti che mi colpisce della prosa di più di Dostoevskij, non l'unico, ma sicuramente quello che mi lascia più folgorata, è la modernità del suo pensiero. Durante la lettura di ogni suo libro, c'è sempre la fase in cui mi fermo e resto incantata di fronte alla sua filosofia, al suo modo di vedere il mondo, al suo modo di sentire. Potrebbe essere un nostro coetaneo, qui ed ora, ad interrogarsi rispetto all'umanità e all'essere uomini oggi. Questo libro non fa differenza, ne consiglio la lettura, perchè oltre ad essere più breve rispetto a tutti i suoi altri, quindi più affrontabile, è un concentrato di tutto quello che si ritroverà nelle sue opere postume. Tocca e disturba, a tratti, ma parla un lessico che non può colpire il cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante! Un monologo sincero, molto profondo, anche verso il basso, certo si parla di sottosuolo non per le risorse minerarie... un po' troppo malato di malinconia, un po' troppo malato di solitu ...continua

    Interessante! Un monologo sincero, molto profondo, anche verso il basso, certo si parla di sottosuolo non per le risorse minerarie... un po' troppo malato di malinconia, un po' troppo malato di solitudine... ma super. Nella seconda parte alcune esperienze da sottosuolo relazionali: che angoscia sopportare e ammettere quanto siamo capaci di essere bassi e schifosi come ratti... che fastidio, ma che coraggio sapersi guardare senza ipocrisia... da leggere

    ha scritto il 

Ordina per