Ricordi dal sottosuolo

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 356)

4.2
(5463)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8845911624 | Isbn-13: 9788845911620 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Tommaso Landolfi ; Curatore: Idolina Landolfi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Con questo libro, apparso nel 1864, affiora e si disegna uno spazio innominato della letteratura e dell'anima: il sottosuolo, luogo di tutto ciò che la coscienza tenta vanamente di accantonare. Ed è come l'improvviso emergere di un continente: nessuno, dopo averlo esplorato, riuscirà più a dimenticare la voce stridula, penetrante, spudorata che parla in queste pagine e pone domande che fanno ammutolire: siamo davvero certi che l'uomo voglia il proprio bene? E siamo certi che sarebbe una buona cosa se lo volesse?
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  • 5

    Memorie, ricordi di un'anima inquieta. Infelice, frustrata, confusa. Sembra lo sfogo di un quarant'enne. Come non capirlo.
    Un Dostoevskij del tutto sconosciuto mi si è palesato davanti. Il romanzo è ...continua

    Memorie, ricordi di un'anima inquieta. Infelice, frustrata, confusa. Sembra lo sfogo di un quarant'enne. Come non capirlo.
    Un Dostoevskij del tutto sconosciuto mi si è palesato davanti. Il romanzo è scritto in prima persona e almeno per una buona metà non ha trama. Un rigurgito di idee apparentemente sconnesse che trasmettono un vero senso di malessere. Lui, (chi?), non è stupido come tutti gli altri. E' un essere mentalmente superiore, cosa che lo rende consapevole della piccolezza della condizione umana. E allora forse è meglio non sapere. Perché se uno sa, compie le azioni peggiori. Io mi distinguo da voi, dunque mi autoflagello. La notte mi concedo le peggiori perversioni e il giorno vi sopporto in ufficio.
    Non so, le continue contraddizioni a cui mi ha sottoposto mi hanno quasi fatto abbandonare la lettura. Ma poi, parlando con un amico l'ho citato. Ho citato Dostoevskij sostenendo che anche se la ragione ci imporrebbe di compiere ogni azione a nostro vantaggio, spesso è proprio lo svantaggio, l'agire per capriccio, a farci sentire vivi. Poter sbagliare, non seguire la strada più logica, prestabilita... la deviazione, questa sì che ci rende unici.
    Quindi ho ripreso in mano il libro, che fortunatamente mi ha regalato una piccola storia. Quella di un ragazzo di venticinque anni che per capriccio si impone di uscire con dei vecchi amici, gente che non ha mai sopportato e dai quali è sempre stato ignorato. Ci esce forse per riscattarsi, per dimostrare loro la sua superiorità mentale e invece viene umiliato. Spende i pochi soldi di cui dispone per sentire tutto il peso - dal quale a tratti pare trarre piacere - del suo fallimento. Poi si ritrova con una prostituta che cerca di redimere col sapiente uso delle parole. E questa pare abboccare. Crede alle sue parole, ma quando si presenta da lui, viene insultata e umiliata. Per poi sparire nel nulla.
    Davvero questo sembra un romanzo senza capo né coda, ma uno sfogo di Dostoevskij quarantenne non si discute. Quindi non vi dirò se mi è piaciuto o meno.

    ha scritto il 

  • 4

    "Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo."

    Così si presenta il protagonista di questo ennesimo, magistrale, scritto del mio carissimo Dostoevskij. E non tradisce le premesse, quest'uomo, non mente affatto.
    "Memorie del sottosuolo" è antesignan ...continua

    Così si presenta il protagonista di questo ennesimo, magistrale, scritto del mio carissimo Dostoevskij. E non tradisce le premesse, quest'uomo, non mente affatto.
    "Memorie del sottosuolo" è antesignano di capolavori quali " Delitto e castigo" e " I fratelli Karamazov" e questo suo essere "precursore" è facilmente rintracciabile e visibile nel nostro protagonista, antieroe per eccelleza.
    Innanzitutto, il nostro riassume in sè tutta una serie di caratteristiche negative, tremende, si auto-accusa di empietà psicologiche inarrivabili, si autodefinisce un topo, un insetto, fa di se stesso il termine di paragone per una fauna (immonda) che, guarda caso, comprende tutti quegli esseri che abitano il sottosuolo.
    E in questo sottosuolo il protagonista ( e quindi Dostoevskij ) ci guida per tutta la durata della narrazione, quasi trascinandoci per un braccio e costringendoci a sprofondare assieme a lui nelle tenebre: non usciremo mai " a riveder le stelle", insomma.
    Ma che cos'è "il sottosuolo"? Sicuramente è un luogo che, mentre procediamo con la lettura, ognuno di noi si accorgerà di possedere nella parte più intima di sè. Parlarne e definirlo è complicato poichè è quella parte che ognuno di noi tende a nascondere...è l'Oscurità, la cattiveria che il genere umano si porta dietro come una tara, è il lamento, è pusillanimità, è quella voglia di veder soffrire gli altri quando a noi le cose non vanno bene.
    Ecco. Il sottosuolo è tutto questo ed è anche di più: un luogo intimo che terrorizza, che fagocita gli affetti, le amicizie e la possibilità di amare davvero.
    Il libro si divide in due parti: “Il sottosuolo” e “a proposito della neve bagnata”. La prima è una lucida analisi del personaggio e di questo sottosuolo, uno svisceramento totale della psicologia e della natura umana che mostra una modernità sconvolgente poichè precursore di molte opere novecentesche ( La coscienza di Zeno, Ulisse, Il fu Mattia Pascal, ecc), scritto nel solito stile eccelso che caratterizza l'autore. La seconda parte è quella che ho preferito, è la "messa in pratica" di tutto ciò che racconta la prima parte.
    Mi stupisco sempre di come Dostoevskij riesca, anche in pochissime pagine, a dimostrare una lucidità incredibile e a trattare in maniera chiara e completa anche gli argomenti più complessi nonchè a rendere vivi, con pochi tratti, personaggi complicati e ricchi di sfaccettature.
    Lo consiglio a chi ama la letteratura russa, a chi vuole cominciare a leggere Dostoevskij e a chi già lo ama perchè non ne rimarrà affatto deluso
    Emoticon smile

    P.s. Ogni nuova lettura è una conferma
    Emoticon heart
    Dosto ti adoro! XD

    ha scritto il 

  • 5

    No, va be', non ho mai voluto scrivere nulla su questo libro perché alla fine non saprei proprio cosa dire su una roba del genere. Leggo l'anno della prima pubblicazione e impallidisco: 1864. Da non c ...continua

    No, va be', non ho mai voluto scrivere nulla su questo libro perché alla fine non saprei proprio cosa dire su una roba del genere. Leggo l'anno della prima pubblicazione e impallidisco: 1864. Da non credere quanto quest'uomo fosse proiettato in avanti quanto a tematiche, tecnica narrativa, scrittura, lavoro sui personaggi. L'uomo del sottosuolo è ancora tra noi: anzi, siamo proprio noi, uomini del sottosuolo; noi che ancora ci stupiamo, giustamente, dinanzi alla bellezza di questo libro, così piccolo rispetto agli enormi romanzi russi, ma così grande nei contenuti e nella bellezza.
    Aiuta molto a far trasparire tutto ciò la traduzione del mitico Paolo Nori, bravo scrittore e slavista d'un certo livello, che qui trova una dimensione a lui congeniale, visto lo scritto-parlato di Dosto e visti alcuni giochi o meglio giri di parole, come ad esempio quello dell'incipit: se cercate su youtube, trovate una simpatica intervista a Nori in cui spiega nel dettaglio questa cosa, confrontando l'originale russo con la traduzione italiana.
    Ne ho anche una versione tradotta da Landolfi; la presi nella sala d'attesa del pronto soccorso, sentendomi un po' un ladruncolo, ma in fondo ho pensato che, boh, chi cazzo mai l'avrebbe letto lì dov'era? uno a cui stava per scoppiare l'appendice? un povero infartato? o uno come me che era lì perché.... non ve lo dico. Ad ogni modo, Dosto ne sarebbe fiero: questo gesto fa molto sottosuolo; perché in fondo anch'io, ecco, sono un tipo malato, e a forza d'incazzarmi mi prenderà pure male al fegato.

    ha scritto il 

  • 4

    Dostoevskij l'introspettivo

    Un insolito Dostoevskij fino ad oltre metà libro.Un viaggio all'interno della mente umana ottocentesca che anticipa gli studi dei vari Freud e compagnia bella.
    A tratti geniale,a tratti un pò noioso.
    ...continua

    Un insolito Dostoevskij fino ad oltre metà libro.Un viaggio all'interno della mente umana ottocentesca che anticipa gli studi dei vari Freud e compagnia bella.
    A tratti geniale,a tratti un pò noioso.
    Nell'ultima parte del libro riconosciamo il vecchio maestro,che delizia il lettore con un meraviglioso racconto

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro passi dentro l'abisso....

    Mentre la prima parte è un ostico labirinto lessicale e mentale che finisce per stordire il lettore in riflessioni che girano su se stesse, le 90 pagine della seconda parte sono quanto di più ispirato ...continua

    Mentre la prima parte è un ostico labirinto lessicale e mentale che finisce per stordire il lettore in riflessioni che girano su se stesse, le 90 pagine della seconda parte sono quanto di più ispirato e coinvolgente Dostoevskij sa produrre - il resoconto umanissimo e diretto di un uomo che si dibatte nella propria miseria e, piuttosto che tentare di uscirne, finisce per trascinare tutti quanti nel proprio sottosuolo. Tragica e quasi insostenibile la figura del protagonista che sa parlare al profondo di tutti noi e usa gli stessi argomenti con cui tutti noi dobbiamo lottare ogni giorno - la fatica di risalire lentamente dal fondo è avara di soddisfazioni, mentre il crogiolarsi nella abiezione più bassa è alquanto più comodo....

    ha scritto il 

  • 3

    Mentre leggevo Walser (e non lo capivo) stavo leggendo anche Dostoevsky, senza capire neppure lui e oltretutto senza riuscire ad apprezzarne anche solo la prosa. Ho trovato il narratore prolisso, ango ...continua

    Mentre leggevo Walser (e non lo capivo) stavo leggendo anche Dostoevsky, senza capire neppure lui e oltretutto senza riuscire ad apprezzarne anche solo la prosa. Ho trovato il narratore prolisso, angosciante e incredibilmente noioso. Me ne vergogno profondamente ma non so che farci: vale se dico che ho amato appassionatamente I fratelli Karamazov? Probabilmente no, non avrò capito neppure quel romanzo. Io ci ho provato, forse arriverà un momento migliore anche per queste memorie...

    ha scritto il 

  • 5

    "Se ogni cosa sulla Terra fosse razionale, non accadrebbe nulla."

    Dostoevskij attraverso un antieroe "persona malata e cattiva" ci toglie ogni illusione sul potere della ragione. L'uomo è vittima di forze che agiscono nel profondo della sua coscienza e il suo aspett ...continua

    Dostoevskij attraverso un antieroe "persona malata e cattiva" ci toglie ogni illusione sul potere della ragione. L'uomo è vittima di forze che agiscono nel profondo della sua coscienza e il suo aspetto consapevole e razionale è solo un lato, forse il meno importante, della sua psiche.
    Un duro attacco alle certezze della cultura occidentale, all'antropologia tradizionale, a tutto ciò' che si riteneva vero fino ad allora. A meta' tra narrativa e saggio filosofico il libro rappresenta un piccolo viaggio nei luoghi oscuri del nostro animo, tra i meandri di un sottosuolo in cui albergano impulsi, piaceri, vergogne, dolori.
    Dostoevskij gioca d'anticipo e con le sue riflessioni sulla vita e sull'uomo arriva per primo. Prima di Freud, prima della psicanalisi, prima dell'altro grande distruttore dell'io chiamato Friedrich Nietzsche.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Opera che smuove l'animo

    Premetto che ho 19 anni, quindi do una recensione un pò alla buona, dal basso della mia immaturità. Tuttavia ritengo che il mio contributo recensivo sia utile per poter apprezzare l'opera da un ulteri ...continua

    Premetto che ho 19 anni, quindi do una recensione un pò alla buona, dal basso della mia immaturità. Tuttavia ritengo che il mio contributo recensivo sia utile per poter apprezzare l'opera da un ulteriore punto di vista.
    Scrivo questa recensione ancora sotto l'euforia che mi ha lasciato la lettura del libro, agevolata notevolmente dalla postfazione di Vladimir Nabokov, che consiglio a tutti in quanto capace di dissolvere qualsiasi dubbio vi sia rimasto a lettura conclusa. Confesso che il primo capitolo del libro, "Il Sottosuolo", mi sia risultato di difficile digestione a causa della sua poca chiarezza (il sig. Nabokov tuttavia puntualizza che in questo capitolo ciò che conta non è il messaggio, ma la forma del messaggio); dal secondo capitolo è iniziata "l'illuminazione": un analisi così realistica dell'abiezione umana che mi ha portato a provare disagio fino al fastidio fisico. Non mi addentro nell'analisi dettagliata dell'opera poichè esistono migliaia di lettori molto più caparbi di me nel fare ciò. Detto questo, reputo sia necessario per ogni lettore serio leggere quest'opera, vera autostrada che porta alla maturazione interiore.

    ha scritto il 

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