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Riding the Bullet

Passaggio per il nulla

By Stephen King

(196)

| Paperback | 9788882741648

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Book Description

41 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Prendi la tua spilla e vattene"

    Racconto breve, semplice e godibile, del Re. Non uno dei suoi migliori (una stella in più è data "per affetto"), ma si legge volentieri. Un po' assurdo che ne abbiano tratto un film.

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    Vale73 said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    A scanso di equivoci, inizio dicendo che Riding the Bullet mi è piaciuto parecchio: non è il meglio che Stephen King abbia scritto, questo è chiaro, ma è, secondo me, l’ennesima prova della sua statura di scrittore. Detto questo, provo un’analisi un ...(continue)

    A scanso di equivoci, inizio dicendo che Riding the Bullet mi è piaciuto parecchio: non è il meglio che Stephen King abbia scritto, questo è chiaro, ma è, secondo me, l’ennesima prova della sua statura di scrittore. Detto questo, provo un’analisi un po’ più approfondita, restando naturalmente aperto ad un confronto con altri lettori.
    La trama è una serie di luoghi comuni: la mamma malata, i rischi dell’autostop, la scelta impossibile, la contemporanea realtà ed irrealtà della situazione che si vive e, non possiamo certo dimenticarlo, il fantasma, in una delle sue classiche realizzazioni americane, ovvero il fantasma in macchina.
    Il protagonista appare, all’inizio, come uno stereotipo ambulante: ventunenne, studente di college, povero ma volenteroso. Poi, però, ecco che le carte si mescolano giusto quel tanto da renderlo, a fine racconto, un po’ più interessante: scopriamo quasi subito che è figlio di una madre single, e che il suo rapporto con lei non è quello da madre-amica che ci potremmo aspettare, ma una relazione intensa, venata contemporaneamente di gratitudine e di un non troppo esplicito ma innegabilmente presente senso di colpa, che gli fa vedere la madre come un’eroica martire. E qui arriva la sorpresa. Quando si troverà a scegliere tra la propria morte e quella della sua adorata mamma, che tanto si è sacrificata per lui, che lo picchiava ma ha fatto ore di fila per farlo salire sulla giostra che dà il titolo al racconto, che subiva le umiliazioni degli assistenti sociali e chiedeva mance ai clienti per mandarlo all’università, senza trascurare di spronarlo ad impegnarsi più degli altri per ottenere una comunque necessaria borsa di studio, la sua decisione è pressocché immediata: “Prendi lei”.
    Ci sarà rimorso, disprezzo di sé, rabbia, persino autolesionismo, ma la scelta è fatta. Prendi lei. L’unico argomento, della cui debolezza Alan è perfettamente consapevole, è che in natura è normale sopravvivere ai propri genitori.
    Fin qui il tema del racconto, un tema non originale, certo, ma sempre intrigante. Ma stiamo leggendo Stephen King, quindi, come ci aspettavamo, non è tutto qui, anzi, la bellezza della storia non sta in questa trama, tutto sommato scontata (l’inversione del luogo comune, in questo autore, non avrà certo stupito nessuno, ben pochi si saranno aspettati il sacrificio di Alan), la bellezza sta nei dettagli.
    Sta nel viaggio con il vecchietto che si tira il cinto in una macchina che puzza di urina, sta nel sentire il peso del caldo e poi la paura del giovane Alan quando ci racconta la mancata corsa su Bullet, sta nella frase ricorrente, “quel che è detto è detto e quel che è fatto è fatto”, sta nell’esprimere un desiderio davanti ad una luna “infetta e gravida”, un desiderio che, tra l’altro, si avvererà, anche se, quando accadrà, magari saremo tropo distratti da quello che è successo (o non è successo) dopo per notarlo, e, dopo la lettura, magari ci chiederemo se si sia avverato anche quello del vecchio, ma è un racconto di Stephen King, e quando mai lui si è curato di chiudere tutte le sottotrame che apre?
    Ancora due parole sulla struttura di questo racconto: abbiamo una suddivisione in cinque parti. Prima di tutto, una sorta di prologo in cui si presenta la situazione: telefonata, introduzione del protagonista, inizio del viaggio. Seguono poi due episodi di viaggio, il vivo vecchio e il giovane morto, accomunati dai cattivi odori, dalla paura crescente del protagonista e, naturalmente, dall’ambientazione on the road. A ben guardare, il primo episodio potrebbe anche non esserci, non produce altro effetto che spostare Alan da casa al cimitero, e non ha niente di soprannaturale. Eppure, chi di noi, dopo averlo letto, ci rinuncerebbe? Questo perché, come al solito, King fa in modo che un fatto di per sé insignificante ci interessi, e ci tiene all’erta nell’attesa di un qualche evento terribile che, in realtà, non arriva.
    Il terzo episodio è il cuore della storia, ed anche qui il deja vu è di casa: la notte, il ciglio della strada, persino il piccolo cimitero di campagna, e poi il viaggio in macchina col giovane guidatore la cui identità ci viene svelata a poco a poco, dandoci il piacere di vedere man mano confermate le ipotesi che avevamo fatto fin dall’inizio: eccolo, finalmente, il fantasma che King ci aveva promesso a pagina uno! Di quello che accade abbiamo già detto, manca solo di notare un’autocitazione dall’indimenticabile “Le Notti di Salem”, quell’insistenza sulle ricuciture del cadavere e sui metodi di conservazione, che ci spingono quel tanto che basta oltre i confini della classica storia di fantasmi: niente trasparenze, niente immaterialità, ma puzzo di putrefazione, carne fredda, occhi vuoti, punti di sutura…
    Il quarto episodio è la visita di Alan in ospedale, nel quale le nostre attese, come quelle del protagonista, vengono disattese, e la signora Parker proprio non ne vuol sapere di morire.
    Il finale ci racconta gli anni che ci separano dall’effettiva morte della madre di Alan. Ecco un’altra interessante variazione sul tema della scelta impossibile: le sue conseguenze non sono immediate, e il giovane deve continuare la sua vita, che gli riserva diversi successi, nella perenne attesa dell’inevitabile. Qui abbiamo un’inconsueta, per l’autore, mostra di buoni sentimenti, ed Alan fa tutto quello che può per l’adorata mamma e, a posteriori, dirà che quelli sono stati anni molto belli, e noi resteremo, dopo la lettura, con il dubbio che non sia stato tutto uno scherzo, che non ci fosse nessuna scelta da fare, e che la signora Parker abbia vissuto la sua vita come previsto, e che il senso di colpa di Alan sia, tutto sommato, immotivato.
    Alla fine, avremo letto un racconto fatto di luoghi comuni sapientemente, forse anche furbamente, combinati e riaggiustati in una minestra, magari riscaldata, ma decisamente buona.

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    Eriador said on Oct 9, 2013 | Add your feedback

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    Mai accettare passaggi dagli sconosciuti

    Quando si dice un racconto horror breve ma efficace!
    Forse sarò impressionabile io, ma King, con quest'opera, mi ha inquietato sul serio. Mi sembra un peccato, anzi, che tale novella sia nota più per le perplessità e polemiche legate alla sua pubblic ...(continue)

    Quando si dice un racconto horror breve ma efficace!
    Forse sarò impressionabile io, ma King, con quest'opera, mi ha inquietato sul serio. Mi sembra un peccato, anzi, che tale novella sia nota più per le perplessità e polemiche legate alla sua pubblicazione che non per la magistrale impostazione di un 'corto viaggio spettrale'.
    Ci sono tutti gli ingredienti per una perfetta ghost-story: l'America notturna, fatta di solitudine e silenzio; un pilota che viaggia in rotta per il capolinea inferno e gigioneggia con la vittima (e il lettore) sino a portarla sull'orlo della disperazione e della follia.
    C'è, soprattutto, l'insinuazione di un tarlo che diventa, infine, una scelta atroce.
    Per chi crede che il Re non sappia più fare paura, una valida controprova (e un viaggio che vale la pena di fare. A vostro rischio e pericolo, s'intende).

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    Callie S. said on Sep 15, 2013 | Add your feedback

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    Mi chiedo se se lo sia inventato o se gli è successo veramente, perché questa storia l'ho già sentita sembra una leggenda metropolitana.

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    Maurisia said on Aug 27, 2013 | Add your feedback

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    veramente un gran bel racconto. Di King avevo letto alcuni classici (come It che mi era piaciuto molto), ma nessun racconto. Mi riprometto di leggerne ancora.

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    Tapparo said on Jan 6, 2012 | Add your feedback

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