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Riflessi in un occhio d'oro

Di

Editore: Einaudi

3.8
(187)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8806192264 | Isbn-13: 9788806192266 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Una guarnigione militare in tempo di pace, situata in un punto imprecisato dell'assolata e deserta Georgia dove l'anima imputridisce di malinconia. Finché un omicidio sconvolge l'intera esistenza della base e porta alla luce un'intricata rete di morbose attrazioni, tradimenti, inconfessabili desideri che invischia fatalmente tutti i personaggi. Salutato da un grande successo di pubblico, accusato di scandalo e perversione, questo romanzo è un viaggio nelle profondità del desiderio e dell'odio umani, che approda a una visione dell'esistenza tanto terribile quanto reale. Da questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1941, è stato tratto il leggendario film di John Huston, con Elizabeth Taylor e un indimenticabile Marlon Brando nella parte del tormentato capitano gay Weldon Penderton.
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  • 3

    Né carne né pesce

    Ho cercato questo libro in lungo e in largo perché prima di vedere il film tenevo a leggerlo, affascinato dalla trama. In effetti questo libro è interessante perché presenta un'atmosfera tesa e dei personaggi profondamente disturbati. Al di là di questo però non posso dire che mi abbia fatto impa ...continua

    Ho cercato questo libro in lungo e in largo perché prima di vedere il film tenevo a leggerlo, affascinato dalla trama. In effetti questo libro è interessante perché presenta un'atmosfera tesa e dei personaggi profondamente disturbati. Al di là di questo però non posso dire che mi abbia fatto impazzire. Mi è sembrato troppo breve per sviluppare al meglio temi e personaggi ma troppo lungo per essere un racconto ad effetto.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia un po' morbosa e una grande capacità di calarla in una ambientazione già di per sé passionale e quasi voluttuosa. Ma trovo uno scollamento tra vicenda e linguaggio, secondo me un po' datato e pedante. Non so se è colpa della traduzione o del ritmo lento, ma per quanto sia un romanzo mo ...continua

    Una storia un po' morbosa e una grande capacità di calarla in una ambientazione già di per sé passionale e quasi voluttuosa. Ma trovo uno scollamento tra vicenda e linguaggio, secondo me un po' datato e pedante. Non so se è colpa della traduzione o del ritmo lento, ma per quanto sia un romanzo molto breve non vedevo l'ora di finirlo.

    ha scritto il 

  • 3

    *** e mezza

    Ai suoi tempi fece scandalo. Ai nostri non può, perché non c'è più nulla che abbia il potere di scandalizzarci.
    Rimane però una scrittura potente, un dramma psicologico di quelli che piacevano agli americani dell'epoca. I personaggi sono tutt'altro che datati, anzi, sono costruiti con tecnologia ...continua

    Ai suoi tempi fece scandalo. Ai nostri non può, perché non c'è più nulla che abbia il potere di scandalizzarci. Rimane però una scrittura potente, un dramma psicologico di quelli che piacevano agli americani dell'epoca. I personaggi sono tutt'altro che datati, anzi, sono costruiti con tecnologia tridimensionale, tanto che sono quasi palpabili, rispetto ad uno sfondo che invece rimane sfocato, come gli scenari di certi film degli anni 30. Ed è giusto che sia così, perché la storia non si svolge là fuori, ma dentro il capitano Penderton, il soldato Williams, il domestico Anacleto, Leonora, Alison e il maggiore Langdon. 6 personaggi creati da un grande autore (autrice). Lei, l'autrice, è Carson McCullers. 135 pagine le bastano per disegnare, innescare e far esplodere il dramma. Una sera è sufficiente per entrare dentro il libro. La sera dopo se ne può già uscire, ma spiace perché la storia è ipnotica e il voyerismo dei personaggi contagia il lettore. Si vorrebbe forse vedere di più, spiare, sentire, captare, intuire, per poi spettegolare, magari qui.

    Intanto, in tempi di inccertezza politica... Le statistiche dicono che nel 2012 ho letto 14.953 pagine, mentre nel 2011 erano state 14.990. Un dato sorprendentemente invariato. I libri finiti, invece sono stati 46 contro i 43 del 2011, con un incremento del 7%. Un dato quasi doppio rispetto alle precedenti consultazioni del 2010, quando però non si leggeva il lunedì. L'affluenza di nuovi titoli è stata bassa a inizio anno, ma si è ripresa verso la fine. A poche ore dal capodanno, lo scenario che si delinea non giova alla libreria di casa. In caso di apparentamento con gli audiolibri, la maggioranza si sposterebbe verso il salotto, ma di pochissimo, tanto che il primo Pamphlet che cambiasse scaffale mi spingerebbe verso il centro. Un'alleanza con i testi scolastici dei figli potrebbe rinforzare la coalizione, ma se vado in quella direzione, perderei l'appoggio esterno della mia collezione di Zagor. E anche dei reggilibri. Bel casino.

    ha scritto il 

  • 2

    Ad Alta Voce Radio 3 RAI

    http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-014a45f1-2127-44f1-b173-4fbb58e98512.html
    Una storia claustrofobica, con pochi personaggi abbastanza inquietanti e torbidi. Francamente mi ha piuttosto annoiato. Sono curiosa di vedere il film per fare il confronto.
    Elisabetta Piccolomi ...continua

    http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-014a45f1-2127-44f1-b173-4fbb58e98512.html Una storia claustrofobica, con pochi personaggi abbastanza inquietanti e torbidi. Francamente mi ha piuttosto annoiato. Sono curiosa di vedere il film per fare il confronto. Elisabetta Piccolomini legge in modo altrettanto monotono e noioso.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi è piaciuto. Sembrano tanti topini in gabbia e per tutto l’ascolto viene da pensare come sarebbero stati tutti più felici se l’uomo non si fosse evoluto e vivesse ancora allo stadio di scimmia.
    La gabbia è il ruolo sociale introiettato in profondità (io l’ho letto così), senza esiti di nevrosi ...continua

    Mi è piaciuto. Sembrano tanti topini in gabbia e per tutto l’ascolto viene da pensare come sarebbero stati tutti più felici se l’uomo non si fosse evoluto e vivesse ancora allo stadio di scimmia. La gabbia è il ruolo sociale introiettato in profondità (io l’ho letto così), senza esiti di nevrosi in chi è naturalmente portato all’adattabilità (il maggiore Langdon in una vita da lupo non sarebbe mai stato un capo branco e qui gira tranquillo nella ruota) o può permettersi un compromesso di equilibrio (il filippino Anacleto), con laceranti conflitti e conseguenze drammatiche quando è in contrasto con la propria natura (virilità militare/omosessualità per il capitano Penderton, maternità/morte del figlio neonato per Alison Langdon, repressione familiare/attrazione verso le donne per il soldato William). Leonora Penderton accende le fantasie dei topini maschi, ma secondo me sarebbe stata una femmina alfa anche in un branco di lupi. [Radio 3. Ad alta voce. 3 ore e mezzo. Lettura di Elisabetta Piccolomini. Traduzione di Irene Brin.]

    ha scritto il 

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