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Rimedi casalinghi

Di

Editore: Minimum Fax

3.5
(51)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 227 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8875212090 | Isbn-13: 9788875212094 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Otto racconti che hanno come protagoniste figure femminili colte nell'età delicata e crudele che sta fra l'infanzia e l'adolescenza, e i loro rapporti con le madri e i padri, le amiche, il corpo, il sesso e la fede religiosa. La Pneuman non ha paura di creare situazioni estreme e tragicomiche (tartarughe usate come armi, cucine come sale operatorie, ortaggi come strumenti di iniziazione) e di armare le sue giovani eroine di mazze da golf o psicosi da immacolata concezione; ma la sua bravura sta soprattutto nel disegnare dietro le vicende surreali i sottili rapporti psicologici fra i personaggi: il mescolarsi di amore e odio, il collidere di aspirazioni, fallimenti e bisogni in cui ogni lettore non può fare a meno di immedesimarsi. Un immaginario potente e una finezza psicologica degna di maestre del racconto come Alice Munro e Flannery O'Connor per uno degli esordi più indimenticabili dell'anno.
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  • 4

    Rimedi "molto" casalinghi

    Il Kentucky deve essere proprio un posto del cavolo se le protagoniste, adolescenti o preadolescenti, divorziate o donne infelici, ricorrono a metodi così rozzi per risolvere i conflitti e per stemperare le ansie/angosce della loro vita quotidiana. Aleggia pressoché in tutti i racconti una pesant ...continua

    Il Kentucky deve essere proprio un posto del cavolo se le protagoniste, adolescenti o preadolescenti, divorziate o donne infelici, ricorrono a metodi così rozzi per risolvere i conflitti e per stemperare le ansie/angosce della loro vita quotidiana. Aleggia pressoché in tutti i racconti una pesante cappa di protestantesimo e perbenismo. Scritto molto bene tradisce un'inquietudine di fondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Di fronte alla fiction, dovrebbe importare davvero poco della verosimiglianza – l’adagio hitchcockiano è sempre valido, e non solo al cinema. Stridono troppo, però, richiamando l’attenzione proprio sul problema della verità/somiglianza, la voce e i pensieri della maggior parte dei protagonisti de ...continua

    Di fronte alla fiction, dovrebbe importare davvero poco della verosimiglianza – l’adagio hitchcockiano è sempre valido, e non solo al cinema. Stridono troppo, però, richiamando l’attenzione proprio sul problema della verità/somiglianza, la voce e i pensieri della maggior parte dei protagonisti dei pur belli e a volte bellissimi racconti di Angela Pneuman, classe 1970, americana del Kentucky: protagonisti bambini – piccoli, al massimo quasi adolescenti – che somigliano a vecchi saggi che guardano il mondo con una lentezza riflessiva e una complessità decisamente stonate rispetto all’anagrafe. La sensazione, tuttavia, è in parte alleggerita dall’ovatta che circonda le storie: difficile dire, a volte, in quale momento storico si collochino esattamente le vicende; a volte sembra un passato prossimo, altre volte un presente comune; altre ancora, un tempo sospeso, esclusivamente dipendente dal racconto. Come nel quasi fairy tale Ongissanti, il racconto più bello (anche se la bambina protagonista…). La scrittura della Pneuman lavora come un sasso gettato in uno stagno: parte da una situazione minimale e poi lavora a sbozzare via via un insieme più complesso, scendendo in profondità, nella testa e nel cuore dei suoi personaggi, e arricchendo progressivamente l’azione di piccole mosse e qualche comprimario sempre azzeccato. Ma i racconti procedono lenti, come una sequenza di fotogrammi proiettata a un passo inferiore rispetto agli abituali 24 f/s. La sensazione d’incanto in cui sembrano immersi i racconti di Rimedi casalinghi dipende anche da questo. Come diceva Carver, un buon racconto, letta l’ultima frase, dovrebbe produrre una nel lettore un piccolo colpo al cuore, un silenzio e una sospensione in bilico tra la stupefazione e il lutto. Con i racconti della Pneuman succede quasi sempre; ma succede anche, appena dentro la scrittura, di restare appiccicati al piccolo mondo sfuggente delle storie, in cui l’autrice mescola minimalismo e letteratura sudista, cronaca e favola. Con un’attenzione particolare, e prevedibile, all’universo femminile: i protagonisti degli otto racconti della raccolta sono quasi sempre bambine, ragazzine, donne, anche se in fondo si tratta di un’unica figura complessa. Su tutte, spicca la Esther di Suona la campana: l’abilità con cui la Pneuman lascia colare a poco a poco il passato nel presente è straordinaria; e lo è altrettanto la ragnatela di sentimenti in cui avvolge il rapporto tra Esther e la sorella. Perché tutte le sue donne, grandi e piccole, guardano e riflettono in particolare sulla loro condizione famigliare di figlie, sorelle, mogli, madri, amanti. Con una grazia, un disincanto e una severità spesso folgoranti. Solo le donne, del resto, conoscono il segreto di certi rimedi casalinghi.

    ha scritto il 

  • 2

    letteratura femminile ripetitiva

    ogni tanto ci ricasco.
    Prendo delle raccolte di racconti della minimum fax di autrici (americane per lo più) dicendomi - dai fino ad ora non hai ancora incontrato la narratrice che ti piace, non è possibile che tutta la letteratura femminile americana ti faccia schifo... - e così mi sono buttato ...continua

    ogni tanto ci ricasco. Prendo delle raccolte di racconti della minimum fax di autrici (americane per lo più) dicendomi - dai fino ad ora non hai ancora incontrato la narratrice che ti piace, non è possibile che tutta la letteratura femminile americana ti faccia schifo... - e così mi sono buttato fiducioso in questo nuovo tentativo. Risultato? Noia! Racconti minimalisti che minimalisti sono solo in apparenza. Tematiche ripetitive, storie che non mi smuovono un neurone. Non dico che l'autrice scriva male, ma è assolutamente "superflua", personaggi già visti e stravisti, dubbi esistenziali senza forma e sostanza... insomma che palle! Metteteci un po' di palle in questi libri care le mie autrici!

    ha scritto il 

  • 4

    Un senso di minaccia

    Questi racconti sono potenti. E violenti, anche. Una violenza sottintesa, implicita, non detta. La violenza dei pensieri, dei desideri proibiti, delle intenzioni non realizzate. I personaggi sono più pensieri che azioni, si muovono poco, in contesti quotidiani, fanno cose qualsiasi. A volte i per ...continua

    Questi racconti sono potenti. E violenti, anche. Una violenza sottintesa, implicita, non detta. La violenza dei pensieri, dei desideri proibiti, delle intenzioni non realizzate. I personaggi sono più pensieri che azioni, si muovono poco, in contesti quotidiani, fanno cose qualsiasi. A volte i personaggi sono solo nomi e pensieri e questo può essere un limite, e lo è se non ti riconosci nei loro pensieri. Ma su tutto aleggia sempre un senso di minaccia, e questo è cosa buona in un racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    Ancora una scoperta della Minimum Fax, quasi un marchio di fabbrica, un certificato di qualità. Non è certo la prima volta che questa casa editrice ci propone nomi nuovi della letteratura contemporanea americana, andando quasi sempre a segno. E per inciso, quasi sempre si tratta di autori che si ...continua

    Ancora una scoperta della Minimum Fax, quasi un marchio di fabbrica, un certificato di qualità. Non è certo la prima volta che questa casa editrice ci propone nomi nuovi della letteratura contemporanea americana, andando quasi sempre a segno. E per inciso, quasi sempre si tratta di autori che si cimentano con il racconto. Ora tocca ad Angela Pneuman, una scrittrice che ignoravo completamente. Otto racconti, otto storie di adolescenza al femminile, otto linee di ombra da attraversare in un'America che non è l'America per noi più consueta. Qui si parla di Kentucky e dintorni, di America di provincia, di America puritana.

    Otto racconti scritti benissimo. C'è mestiere, c'è qualità. Ma rispetto ad altri autori, qui c'è anche meno capacità di emozionare e di lasciare il segno. Sento odore di prodotto ben confezionato, quasi da scuola di scrittura creativa. E mi sbaglierò, però a volte diffido dalle cose scritte troppo bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrittura solida quella di Angela Pneuman. Una scrittura che ogni tanto sembra tingersi momentaneamente di surreale, ma che a ben vedere invece è solo uno sguardo per niente indulgente e conciliante, quindi molto reale. Si parla di adolescenti, ma non solo, e dei loro difficili rapporti con la re ...continua

    Scrittura solida quella di Angela Pneuman. Una scrittura che ogni tanto sembra tingersi momentaneamente di surreale, ma che a ben vedere invece è solo uno sguardo per niente indulgente e conciliante, quindi molto reale. Si parla di adolescenti, ma non solo, e dei loro difficili rapporti con la religione, la famiglia, città non propriamente al centro del mondo. <br />Tra i migliori racconti Rinedi casalinghi, Suona la campana, Il gioco lungo, mentre gli altri sembrano invece passare senza lasciare una grandissima traccia nel lettore, a mio avviso perché troppo volutamente incompleti o perché ricalcano i precedenti. Ciò nonostante un libro che merita il suo tempo.</p>

    http://www.subliminalpop.com/?p=2065

    ha scritto il