Rinascimento privato

Di

Editore: A. Mondadori

3.9
(1272)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 570 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804320400 | Isbn-13: 9788804320401 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Romanzo. Questa, che sarebbe stata la sua ultima opera compiuta, questa "autobiografia" di Isabella d'Este, marchesa di Mantoa, Maria Bellonci colle definirla romanzo. E tale libro è davvero, sebbene la profondità, la ricchezza della documentazione e della ricostruzione storica siano quelle consuete ai libri della grande scrittrice. Lo è innanzi tutto per quella autentica creazione letteraria che è il linguazzio, linguaggio a un tempo antico e modernissimo, inventato ben più che ricostruito non diversamente da come si inventa una trama. Lo è per scelta dell'autrice di fare di Isabella l'Io narrante, sovrapponendo così, in un mirabile intreccio di documentata realtà e di intuitiva invenzione, al personaggio storico il personaggio romanzesco, o piuttosto la vivente Isabella, resa in tutte le pieghe del suo carattere, le ombre e le luci della sua natura. Lo è infine per la creazione di un personaggio pienamente inventato, l'inglese Robert de la Pole, la cui presenza non soltanto consente di allargare il ricchissimo, mirabile sfondo storico dalle corti di Mantova e della Roma pontificia alle altre corti italiane, all'Europa stessa, ma distende in una sorta di atemporale narratività, romanzesca appunto, l'incalzante ritmo, risolutamente al presente, della rievocazione di Isabella.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Capolavoro

    Maria Bellonci (1902-1986) non la conoscevo. E' stata una personalità importante dei circoli culturali italiani, fondatrice del premio Strega da lei vinto nel 1986 proprio con questo titolo, "Rinascim ...continua

    Maria Bellonci (1902-1986) non la conoscevo. E' stata una personalità importante dei circoli culturali italiani, fondatrice del premio Strega da lei vinto nel 1986 proprio con questo titolo, "Rinascimento privato". Era specializzata in romanzi storici molto accurati, tanto da diventare divulgativi per il grande pubblico, che ha apprezzato le sue opere su Lucrezia Borgia, Marco Polo e altre importanti personalità italiane dell'epoca che fu. Da due sue opere su Marco Polo e sulla famiglia Gonzaga sono state tratte sceneggiati televisivi. Questo testo parla anche dei Gonzaga ma da una prospettiva diversa: vuole essere infatti una "autobiografia" (in quanto l'autrice la fa parlare in prima persona, come una sorta di diario segreto) di Isabella d'Este (1474-1539), nata da Ercole d'Este ed Eleonora d'Aragona, figlia del re di Napoli, e poi andata sposa a Francesco Gonzaga e quindi marchesa di Mantova. Già di per sé la protagonista è una personalità molto interessante: donna colta, intelligente, che prese le redini del governo direttamente quando il marito fu prigioniero a Venezia e poi alla sua morte in reggenza del figlio Federico, riuscendo a districarsi tra potentati quali il papato, l'imperatore, il re francese, Venezia, e salvaguardando sempre l'interesse familiare e del futuro ducato (suo figlio Federico fu nominato duca da Carlo V). Oltre a questo, era una grande amante delle arti (pittura, scultura, oreficeria, letteratura) e una donna che dettò la moda del periodo con abiti e acconciature che fecero storia esse stesse. La Bellonci si immedesima in questa figura immensa di donna, madre, politica ante litteram, non immune ai pregiudizi e alle debolezze dell'epoca; in particolare alla predilezione per il primogenito maschio e a una certa freddezza nei confronti delle figlie femmine, soprattutto la maggiore; all'usare i matrimoni e le "vocazioni" religiose come metodo di scambio di alleanze: in questo era una donna dura e ferma. Ma ne illustra soprattutto i patimenti, le incertezze, i dolori che le sue scelte accompagnarono, il suo aspetto "privato" appunto, come sottolinea il titolo. Vediamo scorrere in questo "falso" letterario l'intera storia d'Italia, dell'epoca, lo scontro tra papato e impero, l'Italia terra di conquista prima francese poi spagnola, gli Sforza di Milano (la sorella di Isabella, Beatrice, era la moglie di Ludovico Sforza), gli Este di Ferrara su cui regnerà suo fratello Alfonso, i suoi rapporti con il marito Francesco II, che avrà verso di lei affetto ma anche gelosia per le sue capacità politiche, e che avrà come amante la famosissima Lucrezia Borgia, che sarebbe andata in sposa allo stesso Alfonso d'Este divenendo quindi ufficialmente sua cognata. La lotta contro Venezia, il famoso e terribile sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi del 1527, l'avvento al potere del figlio Federico che diviene duca ma che cercherà di sottrarsi come in parte aveva fatto il padre al controllo di questa madre saggia ma ingombrante e che dimostrerà al governo meno capacità. Il tutto con un'unica falsità: le lettere inviate da Robert de La Pole, personaggio veramente esistito, inglese, amico di Erasmo da Rotterdam. Non pare che i due si siano realmente conosciuti, ma la Bellonci con questa sorta di falsa corrispondenza a senso unico (Isabella non risponderà mai alle lettere) in cui pare esserci una neppur tanto tacita attrazione, almeno platonica, dà una struttura precisa al suo romanzo e permette di dare uno sguardo anche a ciò che succedeva in Europa, in particolare alla riforma luterana.
    Che dirvi di altro? La prosa è ricca e in certi casi un po' pomposa; non ho letto altre opere della Bellonci per ora, ma sinceramente se pensiamo a quello che poteva essere un diario di una donna colta dell'epoca, questo stile non contrasta proprio per niente con il quadro. Isabella d'Este è nota proprio per la fitta corrispondenza che ha tenuto con mote persone, a fini politici, artistici ma anche personali (in particolare le lettere che si scambiava con la cognata ed amica Elisabetta Gonzaga). Quindi chi è abituato a uno stile più piano in certi punti può storcere il naso. Ma per me è un capolavoro. Mi sono fatta una sorta di viaggio, immedesimandomi anche io nelle fattezze e nei pensieri di questa gran signora, amata dal suo popolo, nella difficoltà di governo, della signoria illuminata, delle sete e dei broccati, ma anche delle ingiustizie contro le donne, che trapuntano un po' tutto il testo, dai matrimoni combinati da giovanissime, al convento per le più piccole, all'esclusione da ogni possibile peso politico (magistrale in questo senso l'epiteto di "puttana" datole dal papa nemico Giulio II, e la lotta che dovette sostenere, combinando razionalità e affetto, sdegno e sottomissione, sia con il marito sia con il figlio quando era necessario pensare allo Stato ed essi avevano fastidio che lei fosse migliore di loro. Magistrali due capitoli: quello in cui lamenta il proprio dolore per il tradimento del marito, di un'umanità tangibile, e la lettera finale del messo inglese, in cui la descrive come donna forte, bella, e la invita a d andare fiera di se stessa e del proprio intelletto, e a non smettere mai di ridere, cantare, ballare ed essere felice, talmente bella da farmi versare qualche lacrima. Leggetelo.

    ha scritto il 

  • 1

    Noioso

    L'argomento era anche interessante, ma la scrittura di quest'autrice davvero pesante. Non sono d'accordo con chi pensa di scrivere un romanzo storico, o di qualunque altro genere, e deve per forza usa ...continua

    L'argomento era anche interessante, ma la scrittura di quest'autrice davvero pesante. Non sono d'accordo con chi pensa di scrivere un romanzo storico, o di qualunque altro genere, e deve per forza usare termini arcaici e di difficile comprensione. Ci sta se l'uso di una determinata terminologia è pertinente alla storia in sé, ma in questo romanzo è fastidiosa e fa apparire l'autrice solo molto saccente.

    ha scritto il 

  • 3

    All'inizio ho trovato difficile cominciarlo e abituarmi a questa prosa un po' barocca, ricca di preziosismi. Eppure questa scrittura così particolare ti conquista; inoltre la capacità introspettiva de ...continua

    All'inizio ho trovato difficile cominciarlo e abituarmi a questa prosa un po' barocca, ricca di preziosismi. Eppure questa scrittura così particolare ti conquista; inoltre la capacità introspettiva della Bellonci ha restituito un ritratto vero e ammaliante di Isabella d'Este. Finisci il romanzo e ti viene da dire: avrei voluto conoscerla.

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono mai stata un'amante della storia, che studiavo per avere un bel voto ma dimenticandomi poi tutto dopo l'interrogazione. All'inizio di questo libro ho dovuto farmi uno schemino con le varie ca ...continua

    Non sono mai stata un'amante della storia, che studiavo per avere un bel voto ma dimenticandomi poi tutto dopo l'interrogazione. All'inizio di questo libro ho dovuto farmi uno schemino con le varie casate e discendenze e mi sembrava possibile leggerlo cercando di imparare qualcosa. Purtroppo ho dovuto presto abbandonare questo mio progetto, perché in queste 500 pagine accadono tantissimi eventi e i personaggi che si succedono sono tantissimi. Forse è per questo che dopo un po' questo libro ha perso, per me, di ritmo: stare dietro a tutto quello che accadeva mi era impossibile! Complice sicuramente anche lo stile della Bellonci, ricercato e volutamente arcaico, che da un lato ho ammirato e mi ha incantata, dall'altro dopo un po' ha appesantito la lettura.
    E' un libro forse più adatto a chi ha già una base di questa parte della storia italiana, oppure servirebbe un'edizione con le note, ma mi ha comunque stimolata ad approfondire certi fatti e a prendere in considerazione i romanzi storici che prima di questo avevo evitato come la peste.

    E' stato molto bello leggere di una donna così forte, intelligente e influente come Isabella D'Este: molto spesso la Storia tende a dimenticare le donne o a relegarle a ''moglie di...''.
    Penso, come molti altri qui aNobii, che la Bellonci sia stata molto, forse troppo, audace nello scrivere questo libro in prima persona perché spesso mi sono ritrovata a chiedermi se davvero Isabella D'Este avrebbe pensato certe cose, soprattutto sulla sua condizione di donna e sul matrimonio.
    Lancio però una pietra a favore della ''prima persona'': Rinascimento Privato si presenta come romanzo, non come biografia e quindi il lettore già sa di partenza che non leggerà i pensieri di Isabella D'Este ma dell'Isabella D'Este della Bellonci. Se da un lato è coraggiosa e discutibile la scelta di unire pensieri novecenteschi ad eventi e situazioni del Cinquecento, dall'altro stimola tanti punti di riflessione su quanto sia cambiata la vita da allora e su quanto si sia ottenuto dal punto di vista dei diritti e della libertà.

    Parlando di grandi donne, non si può non rivolgere un pensiero alla stessa Maria Bellonci che scrive sì un romanzo ma accuratissimo in ogni sua sfumatura, portando il lettore proprio nel '500, con una scrittura, anche se a tratti pesante, efficace. Menziono per esempio la descrizione degli eventi dell'attacco a Roma da parte dei lanzichenecchi che mi ha tenuta con il fiato sospeso, tremante di paura e, lo ammetto, anche scendere qualche lacrima.
    Si sente che c'è una grande passione, un grande studio e un grande lavoro dietro a un libro del genere.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel commentare un po’ di tempo fa Tu, vipera gentile osservai che, pur nel complessivo apprezzamento molto ampio per l’arte narrativa di Maria Bellonci, i due racconti dedicati ai Visconti (tra cui qu ...continua

    Nel commentare un po’ di tempo fa Tu, vipera gentile osservai che, pur nel complessivo apprezzamento molto ampio per l’arte narrativa di Maria Bellonci, i due racconti dedicati ai Visconti (tra cui quello eponimo) e ai Gonzaga del secolo XV mi erano piaciuti assai più del primo, sulla decadenza della dinastia mantovana nel secolo XVII. Dopo aver letto Rinascimento privato, credo di aver capito meglio la ragione di tale differenza: questo, al pari di Segreto di Stato, è un romanzo storico, laddove gli altri erano pura storia, ma raccontata in modo romanzato, un po’ come faceva Stefan Zweig in molti suoi ottimi e fortunati libri. A prescindere dal fatto che, secondo me, la Bellonci eccelleva molto più nel raccontare la storia vera che come autrice di narrativa, il problema ulteriore che si manifesta nel suo romanzo autobiografico su Isabella d’Este marchesa di Mantova è l’uso della prima persona. Già scrivere un romanzo storico è molto difficile: la spiritosa invenzione, lo scivolone, l’anacronismo stanno sempre dietro all’angolo pronti a balzar fuori; e, a ben vedere, perché s’inciampi malamente non occorre nemmeno comporre racconti su Hammurabi, San Bonaventura o Solimano il Magnifico: una scrittrice odierna, pochissimi anni or sono, mise in iscena YouTube in un anno anteriore alla sua invenzione, un’altra fece parlare di cavalieri di Vittorio Veneto una vecchietta nel 1918, e mi figuro non andar guari che scrittori nati negli ultimi lustri metteranno calcolatori portatili e telefonini fra le mani di gente degli anni Settanta. La Bellonci non piglia cantonate simili, perché conosce troppo a fondo il periodo storico in cui colloca le sue vicende: la sua lunghissima e affettuosa consuetudine coi testi del tempo e coi saggi di storia l’aiuta nella conoscenza di particolari anche minimi sia sugli accadimenti militari e diplomatici, sia sulla cultura, sia sulla vita quotidiana; Maria Bellonci non è il primo Dan Brown di passaggio. L’anacronismo in cui cade la scrittrice italiana è più sottile e nel contempo, direi, anche più grave, provenendo da una persona di letture tanto vaste e profonde, ma diventa quasi inevitabile nel momento in cui sceglie di far parlare in prima persona la sua protagonista: la narrazione in terza persona infatti pone pur sempre un certo distacco fra materia e narratore; qui perciò, anche se si prestano al personaggio idee o valori del proprio tempo e non del suo, il lettore riesce, tutto sommato, ad accettare la discrepanza. Ma il raccontare in prima persona non perdona, ed io, seppur a malincuore, mi sono trovato spesso a domandarmi se davvero la Marchesana in carne ed ossa avrebbe parlato o pensato davvero così del marito, dei figli, della sua famiglia, del mondo intorno a lei; avvertivo sovente un indefinibile alito di Novecento che non mi aiutava ad immergermi con piena fiducia e trasporto nella pagina. E pensare che viceversa la descrizione di ambienti, eventi, abiti, abitudini, e perfino i gesti dei personaggi storici e inventati appaiono naturali e fededegni. E allora un po’ mi arrabbio con la Bellonci, e dico tra me che, se avesse parlato della sua eroina come aveva fatto coi Visconti di Tu, vipera gentile, avrebbe scritto un capolavoro: qui c’è un bel libro, ma il capolavoro non c’è. Poi mi si obietterà che in prima persona parla anche l’Adriano della Yourcenar; ma quella, secondo me, è la classica eccezione che conferma la regola.
    P.S.: ma perché non mettere in copertina uno dei ritratti della protagonista, invece della pur magnifica Eleonora di Toledo del Bronzino, che per epoca e caratteristiche con Isabella d’Este c’entra poco o punto?

    ha scritto il 

  • 2

    Qualcosa non suonava e più sono andato avanti qualcosa non ha suonato.
    Poi, sono passato a Dumas, e sto rileggendo "I tre moschiettieri". E ho capito.
    Quello che non funziona è il narratore in prima p ...continua

    Qualcosa non suonava e più sono andato avanti qualcosa non ha suonato.
    Poi, sono passato a Dumas, e sto rileggendo "I tre moschiettieri". E ho capito.
    Quello che non funziona è il narratore in prima persona e interno a quadro storico, solo un raffinatissimo ed espertissimo storico e scrittore, forse, potrebbe scrivere in prima persona quello che, ipotizziamo, scriveva una donna del mille e cinquecento.
    Maria Bellonci non può farlo, non le manca il talento ma non può che mettere nella penna di una donna del cinquecento, la sua mentalità. Dumas non si azzarda mai a ricostruire i pensieri di un personaggio di due secoli prima, è anzi, un prodigioso narratore esterno. E così fa pure Manzoni, e lo fa pure Walter Scott... Se coloro i quali hanno inventato il romanzo storico, non si azzardavano a parlare in prima persona, perché una Maria Bellonci può pensare di riuscirci?
    Non ci riesce. Perché Isabella non è una donna del mille e cinquecento, è una donna del novecento, pensa in modo troppo analitico, a momenti ha timori sull'educazione psicologica dei figli, accenna a rapporti con il papato che prescindono completamente dalla spiritualità... E poi, cavoli, non un incontro accennato che non sia con una delle personalità note anche a noi.
    **
    Alla fine, il libro pregevole e immenso, comunque, suona come una moneta di tre euro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    sempre piacevole leggere la Bellonci

    In questa sua fatica la Bellonci dà uno spaccato delle vita rinascimentale mettendo in evidenza la personalità di Isabella d'Este. Una donna che ha definito un'epoca, come Matilde di Canossa ha dato l ...continua

    In questa sua fatica la Bellonci dà uno spaccato delle vita rinascimentale mettendo in evidenza la personalità di Isabella d'Este. Una donna che ha definito un'epoca, come Matilde di Canossa ha dato la sua impronta trecento anni prima.
    Una lettura piacevole, per nulla pesante, nonostante le oltre 500 pagine. Puntuale e precisa nelle ricostruzioni storiche del momento ha trasformato il racconto storico in un romanzo appassionante. Nell'altro libro letto, Lucrezia Borgia, la Bellonci aveva fatto un ritratto a tutto tondo di quest'altra donna, controversa, che si è incrociata con Isabella d'Este, di cui era la cognata.

    ha scritto il 

  • 3

    "Un libro denso e sontuoso, fatto di azione e meditazione, di passioni gridate e di silenzi, di storia e di destini": così recita la quarta di copertina di questo classico moderno, vincitore del premi ...continua

    "Un libro denso e sontuoso, fatto di azione e meditazione, di passioni gridate e di silenzi, di storia e di destini": così recita la quarta di copertina di questo classico moderno, vincitore del premio Strega del 1985. E devo dire che tale definizione calza a pennello a questa biografia romanzata dedicata alla figura della "marchesana" di Mantova, Isabella d'Este.
    La Bellonci, infatti, tratteggia un fedele ritratto di questo personaggio chiave del Rinascimento italiano, cardine di molte delle vicende politiche che definirono l'Europa di quel tempo: i dettagli narrati, in effetti, sono per lo più veritieri, raccolti dall'autrice in anni di ricerche, sebbene siano intervallati dalle lettere fittizie inviate ad Isabella da un ammiratore, sempre lontano, ma fedele e sollecito - che, tra l'altro, servono a fornire un punto di vista esterno su degli accadimenti altrimenti narrati in prima persona dalla stessa marchesa.
    Quello a cui l'autrice dà vita è appunto un romanzo intenso, ma anche riflessivo, un sommario di tutte le incredibili imprese portate a termine da una donna straordinaria, acuta, sensibile, raffinata, mecenate delle arti, che ricoprì un ruolo unico ed inedito per una donna. Un romanzo che non ha deluso le aspettative.

    ha scritto il 

  • 4

    Opulento

    Romanzo storico scritto con dovizia , un scrittura ricercata che ricalca la corrispondenza epistolare di corte dei primi del '500 .
    La ricostruzione storica é eccelsa , dettagliata nelle sue vicissitu ...continua

    Romanzo storico scritto con dovizia , un scrittura ricercata che ricalca la corrispondenza epistolare di corte dei primi del '500 .
    La ricostruzione storica é eccelsa , dettagliata nelle sue vicissitudini politiche , religiose e sociali. L 'Io narrante, Isabella d 'Este è una figura prorompente , capace di catalizzare l'attenzione dei potenti dell'epoca e per questo risulta esemplare ed emblematica.
    Sicuramente non un libro scorrevole , ma decisamente interessante !

    ha scritto il 

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