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Riportando tutto a casa

Di

Editore: Einaudi

3.7
(519)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 292 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806197126 | Isbn-13: 9788806197124 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Giuseppe ha i capelli rossi, i brufoli e un'inesauribile riserva di denaro nel portafoglio. Vincenzo invece è bello e tenebroso, come ogni antagonista che si rispetti. Il terzo amico è quello che racconta: l'occhio inquieto che registra con caustica, millimetrica precisione la vertigine dei loro quindici anni, la lunga inerzia del liceo, il precipizio dentro l'età adulta. Siamo a Bari, e sono gli anni Ottanta. Assassinata l'era delle ideologie, le strade sono piene di ottimismo, le televisioni commerciali stanno ridisegnando la mappa dei desideri, "qualcosa di molto simile alla follia meteorologica percorre l'economia del nostro piccolo paese". Il tempo è rapido, vorticoso, illuminato dal bagliore non del tutto estinto dei tanti risparmi inceneriti. Ma sotto quelle ceneri ci sono altri soldi che bruciano dalla voglia di passare di mano in mano. Eppure, via via che i tre ragazzi affrontano la vita, risulta evidente che le cose non sono cosi semplici. A dispetto delle loro case sempre più lussuose, a dispetto dell'ascesa dei padri (un imprenditore ossessionato dalla scalata sociale, un principe del foro, un ex meccanico dai molti talenti che ha preso denaro in prestito dalle persone sbagliate), a dispetto delle madri - o delle matrigne - che consumano i tacchi davanti alle vetrine, il radar dei loro occhi adolescenti registra vibrazioni inaspettate.
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  • 3

    L'argomento è interessante, e le potenzialità stilistiche dell'autore elevate. Tuttavia l'ho trovato farraginoso, inutilmente ridondante in alcune parti (quasi tutta la parte centrale del libro), il gioco di flash-back e flash-forward non aggiunge nulla. Tre stelle generose.

    ha scritto il 

  • 4

    Esco soddisfatto ma non troppo da questo mio primo accostamento a Lagioia: credo senz'altro di averne intravisto le capacità e le ancor più notevoli potenzialità - da qui, in definitiva, le quattro stelle - , ma devo pure denunciare un’irritazione, in corso di lettura, per certi virtuosismi della ...continua

    Esco soddisfatto ma non troppo da questo mio primo accostamento a Lagioia: credo senz'altro di averne intravisto le capacità e le ancor più notevoli potenzialità - da qui, in definitiva, le quattro stelle - , ma devo pure denunciare un’irritazione, in corso di lettura, per certi virtuosismi della sua prosa, discutibili in sé e comunque tali da renderla poco scorrevole...
    Non mi soffermo e passo oltre: il nuovo romanzo di Lagioia, “La ferocia”, appena uscito, si prospetta come occasione per un mio secondo approccio allo scrittore pugliese - occasione che coglierò presto... anche perché tra le recensioni spicca già quella della vicina anobiana Laura Gotti, molto stimolante: “Era da un bel pezzo che non leggevo un romanzo italiano così”.

    ha scritto il 

  • 4

    continuo a non capire se mi piaccia, questa prosa; il cui tratto caratterizzante sembra essere, se mi si passa l'ossimoro, una sorta di *virtuosismo sgraziato*, e intendo con ciò il modo in cui Lagioia riesce a inzeppare almeno un periodo ogni due con immagini e tropi al limite del concettoso, a ...continua

    continuo a non capire se mi piaccia, questa prosa; il cui tratto caratterizzante sembra essere, se mi si passa l'ossimoro, una sorta di *virtuosismo sgraziato*, e intendo con ciò il modo in cui Lagioia riesce a inzeppare almeno un periodo ogni due con immagini e tropi al limite del concettoso, a volte azzeccate, a volte grottesche, spessissimo con l'aria di chi vuole strafare, eppure - alla fine - cognitivamente e narrativamente abbastanza efficaci; ma che certo non concorrono a costruire quel che si direbbe uno stile scorrevole, una pronuncia ben calibrata. perché nemmeno, poi, questo accumulo di costrutti spiazzanti e di agudezas si fa così insistito e disinibito da sfociare serenamente in una prosa propriamente barocca e/o espressionista; perché c'è sempre, come a trattenerlo, un minimalismo molto minimum fax (anche se questo è uscito per Einaudi), e allora queste spezie linguistico-cerebrali sono sempre un po' troppe per insaporire garbatamente il piatto, e un po' troppo poche per accomodarlo a pieno titolo in territorio neogaddiano, o manganelliano, o che so io.

    ha scritto il 

  • 5

    "[...] la ricostruzione materiale di una vecchia storia è sempre insufficiente arrogante incompleta, e non è niente... niente rispetto al gesto di stendere - su ciò che non si sa, su quello che si crede di sapere - il velo di un'indulgenza che ha superato persino l'attrito necessario a perdonare" ...continua

    "[...] la ricostruzione materiale di una vecchia storia è sempre insufficiente arrogante incompleta, e non è niente... niente rispetto al gesto di stendere - su ciò che non si sa, su quello che si crede di sapere - il velo di un'indulgenza che ha superato persino l'attrito necessario a perdonare".

    "Non si perde quello che non si è mai avuto, non si ha quello che non si è mai perso".

    La Bari degli anni '80, il boom economico e il marmo travertino dei bagni delle ville, l'eroina, i pranzi del Sud, le macchine bruciate e i primi giorni di scuola. Acquistato per curiosità dopo l'incontro con Nicola Lagioia nella Libreria Italiana a Parigi. Uno dei migliori libri che abbia letto quest'anno.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho conosciuto Nicola Lagioia nel 2010, teneva un corso di editing per minimum fax. L'ho subito trovato molto bravo e una bella persona. Li ricordo come giorni particolarmente difficili a livello personale per me e quell'esperienza, quei giorni, quelle ore di lezione erano stati un momento di resp ...continua

    Ho conosciuto Nicola Lagioia nel 2010, teneva un corso di editing per minimum fax. L'ho subito trovato molto bravo e una bella persona. Li ricordo come giorni particolarmente difficili a livello personale per me e quell'esperienza, quei giorni, quelle ore di lezione erano stati un momento di respiro e al tempo stesso di apnea assoluta. Fino ad allora però non lo conoscevo nemmeno di nome come autore e volevo assolutamente leggerlo, ma sapevo che doveva passare del tempo, dovevo filtrare e allontanare la persona per cercare di dare un giudizio obiettivo di quanto leggevo. Il tempo è passato e mi sono trovata di fronte Riportando tutto a casa...che è un viaggio nel tempo. Si torna nel lontano 1985, del quale ho un mio vago ricordo, adolescenti che crescono a Bari. Ora, di solito questo è proprio il genere di storia che mi prende e mi avvolge, ma qui, qualcosa è mancato. I linguaggio freddo, le non emozioni? Per paradosso ho trovato più "vere" le descrizioni di grandi eventi di quegli anni (l'Heysel, lo scoppio dello Shuttle, Chernobyl), che compaiono solo di striscio, piuttosto che i personaggi, il protagonista e i suoi pensieri. Perfino le descrizioni del Drive In le ho trovate più sincere...e non so dire quanto mi dispiaccia.
    Una cosa che mi colpì del corso che Lagioia tenne, fu che disse da principio che la cosa peggiore che possa succedere ad un lettore è di conoscere un autore, perché perde quella dimensione "mitica" e diventa un comune mortale come tutti noi.
    E come dargli torto? Ormai se ne potrebbe quasi fare una fede.
    Le tre stelle sono per lui e non per il libro e chiudo con l'enigma finale: Non si perde quello che non si è mai avuto, non si ha quello che non si è mai perso. E mi sembrò impossibile - semplicemente - riuscire a ragionare su qualche cosa di diverso.
    Confuso.

    ha scritto il 

  • 0

    Riportando tutto a casa (di Eleonora Cesaretti)

    Con uno sguardo di rassegnazione, viene presentata la condizione di decadenza in cui giace chi è rimasto ancorato alla terra natia...

    LEGGI SU www.ilpickwick.it:
    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/550-riportando-tutto-a-casa

    ha scritto il 

  • 3

    tuo padre è un impreditore, rozzo, ma un onesto e instancabile lavoratore. a casa si sta sempre meglio e ora sono iniziati i lavori della villa. anche i tuoi amici hanno dei padri con affari più rampanti e più dubbiosi. alcuni sono professionisti e li sanno fare, altri non lo sono e non li sanno ...continua

    tuo padre è un impreditore, rozzo, ma un onesto e instancabile lavoratore. a casa si sta sempre meglio e ora sono iniziati i lavori della villa. anche i tuoi amici hanno dei padri con affari più rampanti e più dubbiosi. alcuni sono professionisti e li sanno fare, altri non lo sono e non li sanno fare.
    tu sei adolescente, e ti sembra che qualcosa non vada. come tutti gli adolescenti non sai ancora qual è il tuo posto. che fai allora? eroina, fino al redde rationem. e poi la fuga.
    dopo vent'anni pian piano, torni, ricerchi, telefoni e qualcosa capisci. e scrivi.

    ha scritto il 

  • 2

    Il titolo (un po' trito), la copertina di Gipi (un po' trita) e il didascalico inizio gridano a gran voce: romanzo di formazione. E' tutto cosi' esplicito che sembra lo svolgimento (del migliore del classe) di un tema di Italiano del liceo.
    Per fortuna poi le cose si ingarbugliano un pö. Gr ...continua

    Il titolo (un po' trito), la copertina di Gipi (un po' trita) e il didascalico inizio gridano a gran voce: romanzo di formazione. E' tutto cosi' esplicito che sembra lo svolgimento (del migliore del classe) di un tema di Italiano del liceo.
    Per fortuna poi le cose si ingarbugliano un pö. Grazie soprattutto alla figura dei genitori del protagista; i due personaggi migliori, piu' veri del libro. E' soprattutto attraverso loro che Lagioia riesce nel (prefissato) intento di ricostruire l'atmosfera di un decennio (gli anni '80).
    Il resto fa da cornice con momenti buoni (la descrizione del quartiere Japigia) ed altri meno (il momento semi-onirico dell'orgia in yacht).
    Un'ultima cosa. Perche', chi sa indubbiamente scrivere bene come Lagioia, sembra costretto ad indugiare qua e la', interrompendo la narrazione, in aforismi finali, boriosi e petulanti del tipo: "mo' vö spiego io come va il mondo, a'belli"? E' una cosa quasi irrispettosa.

    ha scritto il 

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