Ritari joka ei ollut olemassa

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Publisher: Kustannusosakeyhtiö Tammi

4.1
(9252)

Language: Suomi | Number of Pages: 127 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Portuguese , Chi traditional , German , Italian , French , Spanish , Catalan , Polish

Publish date: 

Translator: Pentti Saarikoski

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 5

    "e a un certo punto l'innamoramento di lei è pure innamoramento di sé, di sé innamorato di lei, è innamoramento di quel che potrebbero essere loro due insieme, e non sono."

    Un'altra fantastica storia di Calvino. Nella mia personale classifica è seconda solo a "il barone rampante". Duelli, amori, viaggi, peripezie, incontri, colpi di scena e la dolce profondità con cui Ca ...continue

    Un'altra fantastica storia di Calvino. Nella mia personale classifica è seconda solo a "il barone rampante". Duelli, amori, viaggi, peripezie, incontri, colpi di scena e la dolce profondità con cui Calvino guarda all'esistenza umana...

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  • 3

    Mi era stato dato da leggere durante le vacanze estive dalla mia professoressa di italiano, lo iniziai subito ma dopo le prime due pagine lo abbandonai convinta che sarebbe stata una lettura noiosissi ...continue

    Mi era stato dato da leggere durante le vacanze estive dalla mia professoressa di italiano, lo iniziai subito ma dopo le prime due pagine lo abbandonai convinta che sarebbe stata una lettura noiosissima e incomprensibile. Arrivata alla fine dell'estate, per forza di cose, l'ho dovuto leggere e superate le prime pagine in cui appunto bisogna farci un po' l'abitudine allo stile di Calvino, mi è piaciuto un sacco e l'ho letto in qualche ora.
    Un libro veramente sorprendente.

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  • 4

    Chi non c'è... non c'è!

    Questo libro è una favola moderna: sì, c'è Carlomagno, ci sono i suoi paladini, ci sono gli scudieri, ma c'è anche un cavaliere che... non esiste, giovani alla ricerca di una identità (che è il tema p ...continue

    Questo libro è una favola moderna: sì, c'è Carlomagno, ci sono i suoi paladini, ci sono gli scudieri, ma c'è anche un cavaliere che... non esiste, giovani alla ricerca di una identità (che è il tema principale), eroi viziosi e vedove impenitenti.
    Più che a un adulto lo farei leggere a un adolescente, per fargli/le capire che a volte è normale sentirsi "nessuno", che sappiamo chi siamo solo dopo varie peripezie. Calvino ce lo insegna con una storia da cantastorie, che si beve.
    Bellissima.

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  • 5

    Non ci sono dubbi sul fatto che cavaliere inesistente sia il testo di Calvino che ho più apprezzato da giovanissima e anche ora, uno di quei libri che riprendi in mano sempre molto volentieri. ...continue

    Non ci sono dubbi sul fatto che cavaliere inesistente sia il testo di Calvino che ho più apprezzato da giovanissima e anche ora, uno di quei libri che riprendi in mano sempre molto volentieri.

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  • 3

    Io ho sempre avuto un rapporto molto difficile con "Il cavaliere inesistente" ma non tanto per l'intreccio, la genialità dei temi medievali e il carisma di ogni personaggio, bensì per il disarmante vu ...continue

    Io ho sempre avuto un rapporto molto difficile con "Il cavaliere inesistente" ma non tanto per l'intreccio, la genialità dei temi medievali e il carisma di ogni personaggio, bensì per il disarmante vuoto che ti lascia. Si termina di leggere con grandi interrogativi, il più grande tra tutto è l'identità di Agilulfo. Nonostante si sappia nome e ordine, su di lui resta davvero poco dopo la sua morte. Solo il suo nome lo realizza perché lo stesso impegno e la sua tenacia non fanno di lui il cavaliere modello che in parte ancora aspira ad essere per tutto il reggimento e che poi, lasciando come sua testimonianza sulla terra l'armatura bianca ad Rambaldo, neanche riesce a trasmettere come eredità questi insegnamenti ad Rambaldo, dato che questi la rende una macchina da guerra e non di onore e cavalleria; tant'è che la insozza tutta di sangue e fango già alla prima battaglia. Agilulfo non lascia niente dopo la sua scomparsa, neanche più l'amore di Bradamante che, forse ispirata anche dall'armatura bianca, si lascia del tutto a Rambaldo.
    I temi medievali sono molteplici e quasi tutti girano intorno ad Agilulfo e la sua fede come la sfida di castità al castello di Priscilla, il suo viaggio (dalla Spagna alla Scozia, poi in mare per Marocco e ritorno in Scozia), la lotta contro una balena e la fuga dai palazzi del sultano con Sofronia. Anche su quest'ultima e Torrismondo s'intreccia un tema molto in voga nel medioevo (Tristano e Isotta) ed è l'incesto. Invece su Rambaldo e Bradamante ci si ricorda d'epica italica come l'Orlando o "Gerusalmente liberata".

    E' sicuramente una lettura piacevole e divertente ma rispetto alla trilogia non c'è molto di nuovo. Qui, come nel "Barone rampante" si mette in crisi la dimostrazione dell'esistenza dell'uomo e della sua testimonianza dopo la morte. Il Barone come il Cavaliere, hanno preferito scomparire e rimanere solo nel ricordo di una persona; il Barone nella memoria del fratello e il Cavaliere nel ricordo di Bradamante (la narratrice interna di questa storia).

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  • 5

    "Anche ad esistere si impara"

    “Aveva sempre bisogno di sentirsi di fronte le cose come un muro massiccio al quale contrapporre la tensione della sua volontà, e solo così riusciva a mantenere una sicura coscienza di sé. Se invece i ...continue

    “Aveva sempre bisogno di sentirsi di fronte le cose come un muro massiccio al quale contrapporre la tensione della sua volontà, e solo così riusciva a mantenere una sicura coscienza di sé. Se invece il mondo intorno sfumava nell’incerto, nell’ambiguo, anch’egli si sentiva annegare in questa morbida penombra, non riusciva più a far affiorare dal vuoto un pensiero distinto, uno scatto di decisione, un puntiglio. Stava male: erano quelli i momenti in cui si sentiva venir meno; alle volte solo a costo d’uno sforzo estremo riusciva a non dissolversi. Allora si metteva a contare: foglie, pietre, lance, pigne, qualsiasi cosa avesse davanti. O a metterle in fila, a ordinarle in quadrati o in piramidi. L’applicarsi a queste esatte occupazioni gli permetteva di vincere il malessere, d’assorbire la scontentezza, l’inquietudine e il marasma, e di riprendere la lucidità e compostezza abituali.”

    Agilulfo è un cavaliere leale, senza paura e consapevole di ogni sua azione, agisce guidato da un’infallibile razionalità , ma è incapace di interagire con il mondo poiché non esiste in quanto corpo. Solo la sua bianca impeccabile armatura dà consistenza corporea al suo essere. Il suo scudiero, Gurdulù, rappresenta il suo opposto. C’è, ma non sa di esistere, si immedesima in tutto quello che lo circonda.
    Calvino, raccontando, tramite suor Teodora, le avventure di Agilulfo del suo scudiero Gurdulù, di Rambaldo e Torrismondo cavalieri dell’esercito di Carlomagno, ci parla dell’uomo moderno, della sua solitudine e della totale impossibilità di autenticità. Temi come quello delle maschere, dell’inconsistenza, delle nevrosi corrono per le pagine di questo romanzo insieme a saraceni e paladini, a conventi e a giochi di parole.
    ll Cavaliere inesistente è un libro che va letto più volte per ricavarne, ogni volta un nuovo motivo di riflessione. Impossibile farne un commento esaustivo.

    "Agilulfo trascina un morto e pensa: “O morto, tu hai quello che io mai ebbi né avrò: questa carcassa. Ossia, non l’hai: tu sei questa carcassa, cioè quello che talvolta, nei momenti di malinconia, mi sorprendo a invidiare agli uomini esistenti. Bella roba! Posso ben dirmi privilegiato, io che posso farne senza e fare tutto. Tutto – si capisce – quel che mi sembra più importante; e molte cose riesco a farle meglio di chi esiste, senza i loro soliti difetti di grossolanità, approssimazione, incoerenza, puzzo. E’ vero che chi esiste ci mette sempre anche un qualcosa, una impronta particolare, che a me non riuscirà mai di dare. Ma se il loro segreto è qui, in questo sacco di trippe, grazie, ne faccio a meno. Questa valle di corpi nudi che si disgregano non mi fa più ribrezzo del carnaio del genere umano vivente”.
    Gurdulù trascina un morto e pensa: “Tu butti fuori certi peti più puzzolenti dei miei, cadavere. Non so perché tutti ti compiangano. Cosa ti manca? Prima ti muovevi, ora il tuo movimento passa ai vermi che tu nutri. Crescevi unghie e capelli: ora colerai liquame che farà crescere più alte nel sole le erbe del prato. Diventerai erba, poi latte delle mucche che mangeranno l’erba, sangue di bambino che ha bevuto il latte, e così via. Vedi che sei più bravo di vivere tu di me, o cadavere?”
    Rambaldo trascina un morto e pensa: “O morto, io corro corro per arrivare qui come te a farmi tirar per i calcagni. Cos’è questa furia che mi spinge, questa smania di battaglie e d’amori, vista dal punto donde guardano i tuoi occhi sbarrati, la tua testa riversa che sbatacchia sulle pietre? Ci penso, o morto, mi ci fai pensare; ma cosa cambia? Nulla. Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni prima della tomba, per noi vivi e anche per voi morti. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere. Di compiere azioni egregie per l’esercito franco. Di abbracciare, abbracciato, la fiera Bradamante. Spero che tu abbia speso i tuoi giorni non peggio, o morto. Comunque per te i dadi hanno già dato i loro numeri. Per me ancora vorticano nel bussolotto. E io amo, o morto, la mia ansia, non la tua pace”. "

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  • 0

    Estratto da un mio tema estivo delle superiori:

    L’autore stesso si rende conto che la realtà è tutta fuori e gli sembra impossibile (riuscire ad) aprire un nuovo universo nella pagina bianca, “fare il ...continue

    Estratto da un mio tema estivo delle superiori:

    L’autore stesso si rende conto che la realtà è tutta fuori e gli sembra impossibile (riuscire ad) aprire un nuovo universo nella pagina bianca, “fare il salto”, quando le cose tangibili e reali si muovo vorticosamente fuori dalla carta, fuori dalla finestra, fuori di sé; la pagina non può più offrire protezione dal mondo esterno. [...] Mano a mano che la storia prosegue però anche le pagine vengono intrise di realtà, la scrittura erige un ponte tra il parto dell’immaginazione e il mondo reale, mentre il confine tra i due universi pare sfaldarsi. Prima la vita era tutta fuori, ora essa buca il candore della pagina, squarcia il bianco; la scrittura è buona solo quando la narrazione è contaminata dell’azione, quando è la vita a prevalere. L’autore non deve far altro che lasciarsi condurre nella danza dal movimento, lasciare che sia esso a trasportare la sua mano e ad ispirare i suoi scritti. L’artificio della pagina è infine stato spezzato

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