Melville usò l’aggettivo «patagonico» per indicare qualcosa di totalmente esotico, mostruoso e pericolosamente attraente. Un’attrazione che agì anche sul giovane Bruce Chatwin. Fin dall’età di tre anni la Patagonia gli apparve come la ... Continua
Ha scritto il 10/09/16
Il libretto è un'operazione editoriale che nulla lascia e nulla toglie. Una sequela di brani e di citazioni. Meglio Chatwin che Teroux.
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Ha scritto il 02/06/16
Interessante e struggente più per il ricordo che evoca (una conferenza con Bruce) che per i contenuti.
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Ha scritto il 04/10/15
Un libretto sottile, ma carico di fascino. Due maestri della letteratura di viaggio. Un dialogo sul mistero di una terra mitica, che ha acceso le fantasie di generazioni di uomini.
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Ha scritto il 10/11/12
Patagonia:bella e dannata.Autentico ossimoro geografico.
Ottima lettura per chi ama i luoghi impossibili.In compagnia di Chatwin e Theroux.
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Ha scritto il 04/06/12
Scherzo, dialogo tra due "viaggiatori letterari", appassionati di libri, di racconti, di storie... e tutte gravitano sulla Patagonia...
Un piccolo tuffo in un mondo lontano, un Chatwin senza presunzione.
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Ha scritto il Feb 03, 2017, 11:21
"(...) A Boston nevicava, quando partii: la Patagonia prometteva un clima diverso, un cambiamento di umore e la possibilità di girovagare in tutta libertà. E' lo stato d'animo migliore per iniziare un viaggio. Ero pieno di slancio; solo più ... Continua...
Pag. 15
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