Ritratto di signora

Di

Editore: Sansoni

4.1
(1892)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 574 | Formato: Rilegato in pelle | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Francese , Polacco , Catalano , Olandese

Isbn-10: A000145094 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pina Sergi

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 5

    Romanzo di sconvolgente bellezza, di quelli che "mi sarebbe dispiaciuto morire senza averlo letto". Da leggere prima/dopo l'altro capolavoro jamesiano,"Le ali della colomba", che ne è una sorta di ris ...continua

    Romanzo di sconvolgente bellezza, di quelli che "mi sarebbe dispiaciuto morire senza averlo letto". Da leggere prima/dopo l'altro capolavoro jamesiano,"Le ali della colomba", che ne è una sorta di riscrittura.
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    "Ritratto di signora" di Henry James «è la più grande e ricca cattedrale che il moderno lettore di romanzi possa conoscere». (Graham Greene)

    "James la ama con una dedizione e venerazione pari soltanto a quella che Tolstoj nutre per Anna Karenina". (Pietro Citati)

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/05/ritratto-di-signora-henry-james/

    “Isabel era fieramente decisa a non essere vuota. Aspettando con la dovuta pazienza, si trova sempre un lavoro adatto a ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/05/ritratto-di-signora-henry-james/

    “Isabel era fieramente decisa a non essere vuota. Aspettando con la dovuta pazienza, si trova sempre un lavoro adatto a portata di mano. Naturalmente, fra tutte le sue teorie questa giovane donna possedeva una intera collezione di punti di vista a proposito del matrimonio. Per prima appariva nella serie la convinzione che fosse una volgarità pensarvi troppo. Pregava di tutto cuore di essere esonerata dal cadere in bramosie di questo tipo; sosteneva che una donna, fuorché in casi di eccezionale fragilità, dovrebbe essere capace di vivere da sé, e che era perfettamente possibile essere felice senza la compagnia di una persona dell’altro sesso dalla mentalità più o meno grossolana. La preghiera della ragazza era stata sufficientemente esaudita; quel che di puro e fiero era in lei - qualcosa di freddo ed arido, avrebbe potuto definirlo un ammiratore respinto che avesse il gusto dell’analisi - l’aveva finora tenuta lontana da ogni grande futilità di congettura in tema di possibili mariti. Pochi degli uomini che conosceva le sembravano degni di una spesa rovinosa, e le veniva da sorridere se pensava che uno di loro potesse presentarsi come un incentivo alla speranza e alla paziente attesa. In fondo all’anima - ma proprio in fondo - le giaceva la persuasione che se una certa luce fosse spuntata lei avrebbe potuto dare tutta sé stessa; ma questa idea, in complesso, era troppo tremenda per essere seducente. I pensieri di Isabel vi aleggiavano intorno, ma di rado vi si fermavano a lungo; dopo un po’ finiva con lo spaventarsi.”
    (Henry James, “Ritratto di signora”, ed. Newton Compton editori*)

    Scritto nel 1880-1881, “Ritratto di signora” è un quadro che Henry James dedica a una “ragazza americana moderna” di fine Ottocento, Isabel Archer, che seguiamo in un’inesorabile parabola che la trasformerà da giovane intelligente, sensibile, povera, amante della propria libertà, a ricca e malmaritata donna ingabbiata da un marito che non è quel che sembrava essere e da raggiri di un’amica che non era tale. Come in altre opere di James, anche in questo romanzo è forte il tema del rapporto tra Usa ed Europa. La protagonista stessa, infatti, irrompe dopo qualche pagina, arrivando dagli Usa per essere ospitata dagli zii e dal cugino Ralph, sempre malaticcio, filosofo, che tanta importanza avrà nella futura esistenza di Isabel.
    Isabel ci è descritta da James nelle sue fattezze fisiche solo in poche parole all’inizio del romanzo: alta, carina, vestita di nero. Il tratto principale che la caratterizza, invece, è la sua indipendenza di spirito e di ragionamento, che fa di lei, nella prima parte del romanzo, un’arguta e talvolta sarcastica osservatrice della realtà che la circonda, in questo trovando la sponda del cugino Ralph e dell’amica giornalista Henrietta. Ciò da cui rifugge maggiormente sono i corteggiatori, che siano gentiluomini inglesi come l’innamorato cotto Lord Warburton o americani audaci e oscuramente belli come Caspar Goodwood. A tutti costoro Isabel oppone un rifiuto, più o meno dolente e convinto, ma comunque un rifiuto.
    A scombinare le carte in tavola, però, è un’altra donna, Madame Merle, più grande di Isabel e che esercita su di lei un fascino intellettuale così potente da indurla, infine, a cedere alla corte di Gilbert Osmond, americano che però vive in Italia da decenni con una figlia. A questo punto, la parabola di Isabel muta e si fa discendente. Della spigliata ragazza che proclamava la sua indipendenza di pensiero cominciano a perdersi le tracce, ricoperte dal grigiore di un uomo, Gilbert, che alla lunga si rivela essere ossessionato dalla formalità, dal decoro e dalla presunta santità del matrimonio, ma che di per sé è un uomo mediocre, in nulla paragonabile a quelli che Isabel aveva rifiutato prima di cedere a lui.
    Come ho già potuto apprezzare in altre opere, James è molto abile nel tenere avvinti per oltre cinquecento pagine pur senza inserire “colpi di scena” a catena. Di per sé, la trama è abbastanza tenue, ma ciò che rende i romanzi di James avvincenti è l’abilità nel penetrare nella mente di ciascun personaggi, che sia con lunghe digressioni o con dialoghi serrati, spesso intrisi d’ironia e talvolta di tragicità. Ad aggiungere fascino l’ambientazione anche italiana del romanzo, con Firenze e Roma protagoniste nella loro magnificenza artistica.

    “Ebbene - disse Henrietta - pensi di poter condurre una vita romantica, di poter vivere piacendo a te stessa e piacendo agli altri. Ti accorgerai di sbagliare. Qualunque sia la vita che conduci, devi metterci l’anima, per farne come che sia una cosa riuscita; e dal momento che fai questo, essa non è più un romanzo, te l’assicuro io: diviene cruda realtà! E non puoi sempre piacere a te stessa; devi qualche volta piacere anche agli altri. Cosa che, lo ammetto, sei prontissima a fare; ma c’è un’altra cosa che è ancora più importante: spesso devi non piacere agli altri. Devi essere sempre pronta a questo, mai tirarti indietro. Questo non ti va per niente... sei troppo amante dell’ammirazione, ti piace che si pensi bene di te. Pensi che ci si possa sottrarre a doveri sgradevoli assumendo posizioni romantiche; ecco la tua grande illusione, mia cara. Ma non si può. Devi tenerti pronta, in molte occasioni della vita, a non piacere a nessuno... nemmeno a te stessa.
    Isabel scosse tristemente la testa; appariva turbata e atterrita.”

    * la foto è di un’edizione Einaudi perché quella della Newton Compton non mi piace granché (la copertina).

    ha scritto il 

  • 4

    "Non desidero essere una pecora del gregge e basta. Voglio essere arbitra del mio destino."

    mi è piaciuto davvero tanto, pur essendo pieno di situazioni e personaggi rimangono essi sempre ben presenti, ogni volta che apri il libro si riaffacciano tutte le immagini evocate da James con grande ...continua

    mi è piaciuto davvero tanto, pur essendo pieno di situazioni e personaggi rimangono essi sempre ben presenti, ogni volta che apri il libro si riaffacciano tutte le immagini evocate da James con grande accuratezza, senza fretta, ogni parola è scelta con cura e contribuisce a creare un quadro, pensieri ed emozioni vengono riportati dettagliatamente senza mai venire a noia, molti colpi di scena, memorabile il chiarimento con Mme Merle...sullo sfondo la Roma dei monumenti e dell'arte, descritta con grande passione, però io avrei preferito Gardencourt Emoticon smile

    ha scritto il 

  • 5

    Ma quel che più lo offendeva, ella non tardò a percepirlo, era ch'ella avesse un suo modo di pensare e un cervello tutto suo. Ella avrebbe dovuto avere una mente asservita lui, attaccata alla sua come ...continua

    Ma quel che più lo offendeva, ella non tardò a percepirlo, era ch'ella avesse un suo modo di pensare e un cervello tutto suo. Ella avrebbe dovuto avere una mente asservita lui, attaccata alla sua come un piccolo stralcio di giardino a un gran parco di daini. Egli avrebbe rastrellato gentilmente il suolo e annaffiati i fiori, avrebbe sarchiato le aiuole e raccolto occasionalmente qualche mazzetto. Sarebbe stata una graziosa aggiunta di proprietà per un proprietario già ricco. Egli non desiderava ch'ella fosse stupida, al contrario: proprio perché era intelligente gli era piaciuta; ma si aspettava che la sua intelligenza operasse interamente a favore di lui, e ben lungi dal desiderare che la sua mente fosse vuota, si era lusingato che potesse ricevere un'impronta dalla sua.

    Non potevo iniziare questa recensione se non citando uno dei passi del romanzo che mi ha colpito di più, e mi sono dovuta trattenere, perché Henry James sarebbe da citare tutto.
    L'ho fatto di nuovo, ho fatto passare secoli per una recensione e continuerò a farlo, perché non ho tempo e da un po' nemmeno un computer, ma questo romanzo stava lì, in attesa che scrivessi qualcosa e ho dovuto per forza ritagliarmi uno spazietto.
    "Paesaggio d'anime, tratteggiato da un maestro del realismo psicologico." È così che nel retro copertina viene descritto James, e io non potrei essere più d'accordo, perché dire che i suoi personaggi sono semplicemente ben caratterizzati sarebbe troppo poco. L'eroina del romanzo è Isabel Archer, giovane americana orfana di padre e di madre, che entra a far parte della famiglia inglese della zia, sorella della madre, che decide di occuparsi di lei. Isabel dimostra di essere una ragazza aperta al cambiamento, ben disposta ad imparare e a seguire i consigli della zia, ma ciò non toglie che sia dotata di una coscienza propria e che sogni l'indipendenza. Indipendenza che verrà grazie al cugino Ralph, che la renderà padrona di un'eredità importante.
    Isabel Archer è una sorta di eroina anti-eroina, dotata dei soliti bei sentimenti che si trovano nelle eroine classiche ma anche con qualcosa in più. È palese la sua voglia di fare da sé, di viaggiare e scoprire il mondo, ma proprio la sua indipendenza la porterà vicino alla rovina. Sono tanti i personaggi che entrano in contatto con lei e ciascuno di loro cerca di indicarle la strada, sempre sottoforma di un buon matrimonio. Ma lei va per la sua strada e quando questa si rivela essere piena di infelicità e delusioni, non cerca aiuto ma prova a nascondere la sua palese infelicità agli amici di un tempo, senza rinnegare nulla e accettando i propri errori.
    L'accostamento con Emma Bovary non mi aveva fatto ben sperare ma una scintilla di speranza nel suo futuro si intravede ancora.
    Henry James accosta la vita di Isabel a quella di due antagonisti, se così si possono chiamare, che non vengono presentati come tali al lettore, o meglio il lettore capisce che c'è qualcosa sotto e ha libera interpretazione dei fatti e dei caratteri, capendo così le influenze che possono portare a personalità più deboli, come la piccola Pansy, punto in cui Henry James non lascia un briciolo di speranza.
    Curioso poi, che proprio Isabel, che tanto sognava l'indipendenza, si ritrovi poi non padrona della sua vita. Ma se l'ambiguità di quei due personaggi era chiara al lettore, non era ancora chiara ad Isabel, ingannata senza pietà.
    A fare da sfondo alle vicende non solo il paesaggio inglese ma anche l'Italia, con Roma e Firenze che rendono questo quadro ancora più bello.
    Del suo romanzo Henry James dice:

    La prima critica ovviamente sarà che non è compiuto - che non ho accompagnato la protagonista fino alla conclusione della vicenda, che l'ho lasciata en l'air -. Ciò è vero e falso al tempo stesso. Non si dice mai tutto di una cosa: si finisce per scegliere soltanto ciò che sta bene assieme, ciò che ho fatto ha questa compatezza: sta bene assieme. In sé è compiuto: quanto al resto, ci si potrà sempre tornare sopra, in un secondo tempo.

    Henry James lascia perciò un finale aperto alla sua protagonista, un ritratto imperfetto e un futuro incerto, a differenza di tutti gli altri personaggi, ma che proprio nelle ultime azioni di Isabel mi ha fatto ben sperare, ritrovando in lei quell'indipendenza che le era stata strappata.

    ha scritto il 

  • 3

    Honestly, I expected more. I think the novel is extremely long and boring... the author could have told the whole story using less pages. Moreover, it seems the typical story about a woman who wants t ...continua

    Honestly, I expected more. I think the novel is extremely long and boring... the author could have told the whole story using less pages. Moreover, it seems the typical story about a woman who wants to break the limits of society.

    ha scritto il 

  • 3

    Era una ragazza intelligente e generosa, una bella e libera natura: ma cosa avrebbe fatto di sè?

    Isabel Archer è una donna che, secondo me, indossa la maschera dell'indipendenza per così tanto tempo da non sopportarla più, così finisce per accontentarsi di qualcuno che poi non si rivela esattamen ...continua

    Isabel Archer è una donna che, secondo me, indossa la maschera dell'indipendenza per così tanto tempo da non sopportarla più, così finisce per accontentarsi di qualcuno che poi non si rivela esattamente il suo tipo ideale.
    "Ritratto di signora" è un libro lungo, veramente lungo, ed ho iniziato ad apprezzarlo solo molto dopo la metà. Henry James è un autore molto visivo, le sue descrizioni di Londra e di Roma mi hanno trascinata esattamente in quei posti, nelle strade nebbiose della prima e tra le rovine antiche della seconda.
    Purtroppo, però, a differenza di altri classici, questo libro non mi ha folgorata.
    Insomma, una buona lettura ma non consigliata a tutti, proprio per la mole e la pesantezza spesso presente. 3.5 stelline.

    ha scritto il 

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