Ritratto di un ragazzo da buttare alle ortiche

Di

Editore: Perrone

3.3
(13)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 104 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860041732 | Isbn-13: 9788860041739 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Mounir si sente un elettrone vagante, un extraterrestre, un selvaggio. Vorrebbe sfuggire alle continue lamentele dei suoi vicini e accontentare i suoi genitori, stacanovisti con un banco di ortofrutta al mercato, che ambiscono per lui a un futuro "al massimo". Vorrebbe, a volte, farsi piccolo come un lillipuziano, altre, invece, essere legato al dorso di un fuoco d'artificio. Vorrebbe diventare una star, abbagliare la notte durante il sonno. Nel frattempo, però, non può che accontentarsi di spazzare capelli pieni di forfora nel salone di un barbiere e vivere il suo "mal di silenzio". Perché Mounir ha bisogno di parole per non scomparire, contare fino a dieci prima di parlare non fa per lui, la sua lingua non sopporta i numeri. Ogni settimana sale sul treno che collega la banlieu parigina in cui vive al centro della città. Destinazione: lo studio di uno psicanalista. Il tragitto diventa il pretesto per ricordare gli episodi che hanno segnato la sua vita. Una circoncisione senza anestesia, il suo personaggio di seduttore virtuale, la sorellina "seme di rosa" e l'ambigua tenerezza di Gigi, la babysitter, di cui scoprirà solo in seguito (e a proprie spese) il vero mestiere. Rachid Djaïdani torna con un romanzo ancora più diretto e irriverente. Con una lingua aspra, ritmata, capace di aprirsi all'ironia e perfino alla tenerezza, racconta quanto sia difficile crescere - sempre e dovunque, ma in certi casi di più. E quanto lo sia, dopo tutto e comunque, dire alle persone che amiamo "vi voglio bene IN MAIUSCOLO".
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  • 3

    Il termine "Carino" mi lascia sempre incerta, in fondo è una "non-definizione".....ma quando ho finito la lettura ho pensato proprio questo. La scrittura è sicuramente giovane, ironica al punto giusto ...continua

    Il termine "Carino" mi lascia sempre incerta, in fondo è una "non-definizione".....ma quando ho finito la lettura ho pensato proprio questo. La scrittura è sicuramente giovane, ironica al punto giusto, capace di farti leggere con quel sorriso sulle labbra che puo' farti bene in certi momenti; adesso però ho bisogno di un bel libro!!!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro hip hop

    Se dovessi dare una collocazione stilistica a questo libro e al suo autore sarebbe: "letteratura hip hop", ammesso che esista. Nella lingua scritta di Rachid Djaïdani c'è musica di quartiere, c'è un p ...continua

    Se dovessi dare una collocazione stilistica a questo libro e al suo autore sarebbe: "letteratura hip hop", ammesso che esista. Nella lingua scritta di Rachid Djaïdani c'è musica di quartiere, c'è un parlato meticcio fatto di frasi brevissime e dense, ricco di singolari neologismi e di infantili onomatopee, c'è un processo creativo che immagino non essere granché distante da quello di un rapper, rime baciate a parte. Per questo la storia del libro diventa occasione per denunciare un malessere personale oltre che descrizione di un'esistenza e di una società con parecchie tare.

    Continua qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/dja%C3%AFdani-rachid-ritratto-di-un-ragazzo-da-buttare-alle-ortiche.html

    ha scritto il 

  • 3

    Mounir ha ventun anni, è musulmano, è figlio di due fruttivendoli, vive nella banlieu parigina, lavora come garzone da un barbiere e ogni settimana va a far visita al suo psicanalista (e questo mi suo ...continua

    Mounir ha ventun anni, è musulmano, è figlio di due fruttivendoli, vive nella banlieu parigina, lavora come garzone da un barbiere e ogni settimana va a far visita al suo psicanalista (e questo mi suona un pò bizzarro).

    Nel libro ci sono i suoi pensieri, i ricordi, le riflessioni e i racconti delle sue esperienze, che affiorano durante i suoi viaggi sulla R.E.R.

    Alcuni sono belli, anche profondi.
    Altri lasciano spazio alla perplessità e sono disordinati, credo volutamente disordinati, come può esserlo la mente di un ragazzo giovane appena uscito salvo dall’adolescenza.

    Si intuiscono la solitudine e la fatica di essere giovani (perché qualche volta è una fatica), e sotto questo aspetto Mounir suscita tenerezza.

    Punto.

    “Come altri hanno il mar di mare, io ho il mal di silenzio. Bisogna che mi senta parlare per non scomparire. [….] Ho raccolto in me troppe pene per un seme che non ho mai piantato. Resto uno sconosciuto all’interno del mio essere, la mia natura è scostante. Mi logoro a fuoco lento. [….]
    Penso che il tempo non mi rifilerà mai una ruga, perché ho la sensazione di essere uno di passaggio, che sfiora con la punta del dito, un destino sei piedi sottoterra.”

    ha scritto il