River of Smoke (A Format Export)

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Publisher: Hodder and Stoughton

3.8
(221)

Language: English | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 184854717X | Isbn-13: 9781848547179 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
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  • 4

    Quattro stelline perchè non è possibile non rendere merito alla grandissima accuratezza della ricostruzione storica, al lavoro di ricerca che molto evidentemente sta alla base di essa, alla vividezza ...continue

    Quattro stelline perchè non è possibile non rendere merito alla grandissima accuratezza della ricostruzione storica, al lavoro di ricerca che molto evidentemente sta alla base di essa, alla vividezza delle descrizioni. Ma darei tre stelline perchè in questo secondo volume di quello che a tutt'oggi si presenta come una trilogia manca a mio parere quell'equilibrio tra parte squisitamente romanzesca e vicende della Grande Storia che in "Mare di papaveri" costituivano un mix eccellente. Qui, i personaggi di fantasia sembrano semplici comparse, pretesti utilizzati per sviluppare il discorso storico cui Ghosh sembra (almeno in questo volume) tenere maggiormente.
    Sembra che qui l'autore non sappia o non voglia decidere quale strada seguire fino in fondo: "romanzo" storico o "saggio" storico? I due livelli, a mio parere, non si amalgamano bene tra loro e le cuciture si vedono tutte. Considerato che esiste un terzo volume, non so se tutto questo faccia parte di un preciso progetto di scrittura o se, più semplicemente, Ghosh si sia lasciato prendere troppo la mano da quello che sembra essere --- almeno in questo volume -- il suo interesse principale, e cioè quello della Grande Storia.

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  • 4

    Romanzo storico

    in salsa indiana. L'altra parte del mondo, gli altri mari, l'altra storia. Una bella lezione al nostro eurocentrismo.
    Rispetto al primo volume della trilogia, il libro perde molto di ritmo, ed e' davv ...continue

    in salsa indiana. L'altra parte del mondo, gli altri mari, l'altra storia. Una bella lezione al nostro eurocentrismo.
    Rispetto al primo volume della trilogia, il libro perde molto di ritmo, ed e' davvero un peccato, perche' l'aspetto del romanzo di avventura, che tanto mi aveva entusiasmato in #IbisTrilogy n1, scompare del tutto/
    In compenso, la Canton di fine XIX Secolo viene fuori vivida e bellissima da questo ritratto, e globalmente credo che questo sia comunque un buon libro.
    Le storie dei vari protagonisti del primo volume sono in stand by, a favore di Neel e del nuovo protagonista, Bahram. La scelta forse e' discutibile, ma la rutilanza di Canton ed un uso piu' che sapiente della lingua danno la voglia di andare in fondo.

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  • 4

    River of Smoke

    The second volume of the Ibis trilogy settles some of the characters in China, where they face the wrath of an incorruptible new Commissioner who has a mission to end the opium trade.
    Like its predece ...continue

    The second volume of the Ibis trilogy settles some of the characters in China, where they face the wrath of an incorruptible new Commissioner who has a mission to end the opium trade.
    Like its predecessor, an intense reading experience with an entrance into another place and time, totally engrossing.

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  • 0

    Il primo volume era davvero coinvolgente, ben strutturato e ben scritto.
    Questo secondo è molto diverso: comunque piacevole, ma vi sono molti (troppi) approfondimenti sui personaggi anche secondari, c ...continue

    Il primo volume era davvero coinvolgente, ben strutturato e ben scritto.
    Questo secondo è molto diverso: comunque piacevole, ma vi sono molti (troppi) approfondimenti sui personaggi anche secondari, che fanno perdere il senso della prospettiva; i passi con digressioni e flashback sono più lunghi di quelli in cui si svolge la trama vera e propria, rendendo la lettura poco scorrevole; e vi sono troppe spiegazioni su fenomeni pur correlati alla storia ma che diventano occasione per brevi trattatelli su botanica, storia delle relazioni tra Europa e Cina, storia del commercio del tè ecc, e che sembrano quasi inseriti un po' a forza nella narrazione.
    Comunque ripeto, godibile e a tratti affascinante e divertente.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Secondo libro di una trilogia, il fiume dell'oppio si caratterizza per la sua lentezza e dalla ricostruzione dei luoghi. Le descrizioni sono dettagliate, quasi maniacali, mentre i personaggi si muovon ...continue

    Secondo libro di una trilogia, il fiume dell'oppio si caratterizza per la sua lentezza e dalla ricostruzione dei luoghi. Le descrizioni sono dettagliate, quasi maniacali, mentre i personaggi si muovono sullo sfondo asiatico, cinese in particolare (Canton). La storia è quella della goletta Ibis che a seguito di un naufragio libera degli uomini incriminati per vari motivi e diretti ai campi di lavoro delle Mauritius. Molti riescono a salvarsi e iniziano quindi le loro avventure in incognito in giro per l' Asia. L’atmosfera descritta da Ghosh è sospesa, surreale. Il romanzo, dalle consuete dimensioni corpose, rende con grande efficacia l'attesa che precede l’esplosione di un conflitto. Il messaggio della globalizzazione di oggi che ha le sue radici nel passato, della presunta democrazia occidentale, della supremazia del diritto (quello di fare più soldi possibile) e del capitalismo è chiarissimo, importantissimo, attualissimo, ma fin troppo ribadito e abbondametente ripetuto nelle discussioni dei personaggi sul loro unico dio, il libero mercato. Tramite i dialoghi, l'A. affonda anche le sue critiche nella politica approssimativa dei governi mettendoli in berlina. E' anche un libro ironico che non raggiunge però i livelli del precedente, Mare di papaveri, che mi è sembrato più lineare e denso d'azione.

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  • 4

    Questa volta mi sono fermata in Cina. Ho guardato incuriosita le belle ragazze sing-song sulle barche-fiore e le povere ma allegre barcaiole che lavorano con piedi scalzi, pronte a contrattare per qua ...continue

    Questa volta mi sono fermata in Cina. Ho guardato incuriosita le belle ragazze sing-song sulle barche-fiore e le povere ma allegre barcaiole che lavorano con piedi scalzi, pronte a contrattare per qualsiasi commissione.
    Ho assaporato piatti nuovi, incantata dal profumo delle spezie e da nomi stravaganti: non si può rifiutare la zuppa detta “Buddha che salta il muro”. Ci vogliono due giorni per cucinarla e trenta diversi ingredienti. Magari sarebbe stato più saggio chiedere prima quali fossero gli ingredienti: croccanti germogli di bambù e succose capesante, coriacei tendini di maiale e guance di pesce (pesci con le guance non ne avevo mai visti…) Qualche volta mi sono spinta fino a Macao, ho visto piante insolite e fiori colorati.
    Ho scoperto un’altra Hong Kong: un posto scarsamente popolato e costantemente battuto dal vento, natura selvaggia e belle orchidee. Luogo eccellente per dedicarsi alla botanica. Mi si è ingarbugliata la lingua nel tentativo di pronunciare parole strane: una contaminazione tra hindi, urdu, cinese; parole di cui capisci il significato solo dal contesto ma il cui suono dopo qualche pagina ti sembra così chiaro da aver la sensazione di pronunciarle da sempre.
    Ora sono di nuovo a Canton. Il commissario Lin Zexu non ne vuole sapere di darla vinta agli inglesi e continua a vietare il commercio d’oppio. I mercanti inglesi dietro il vessillo del libero mercato pensano di poter eludere le norme cinesi. Gli inglesi esportano la libertà e pertanto non sono soggetti ad alcuna legge.
    La guerra è iniziata ed io mai avrei pensato di schierarmi con i Cinesi...
    Interessante ma meno avvincente di Mare di Papaveri.

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  • 4

    Questo secondo volume della trilogia è molto diverso dal primo. Romanzo storico molto serio e molto interessante, toccante nel finale - non si finisce mai di scoprire l'arroganza e la crudeltà dell'Im ...continue

    Questo secondo volume della trilogia è molto diverso dal primo. Romanzo storico molto serio e molto interessante, toccante nel finale - non si finisce mai di scoprire l'arroganza e la crudeltà dell'Impero Britannico nelle colonie e in Oriente - soffre però di una certa povertà di trama nelle vicende personali dei personaggi, conseguenza diretta di un fatto molto semplice: la mancanza di personaggi femminili. Niente a che vedere con le avventure travolgenti e mozzafiato, perfino eccessive, del primo volume. Ma entrambi, per motivi diversi, da leggere. E aspettiamo il terzo volume.

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  • 5

    Il secondo capitolo della saga della Ibis (ad oggi non ancora conclusa, perchè il terzo volume deve ancora uscire) conferma l'impressione che Ghosh abbia scritto un capolavoro. In altri libri (Palazzo ...continue

    Il secondo capitolo della saga della Ibis (ad oggi non ancora conclusa, perchè il terzo volume deve ancora uscire) conferma l'impressione che Ghosh abbia scritto un capolavoro. In altri libri (Palazzo degli specchi, Schiavo del manoscritto) aveva secondo me mostrato di non esser finito a far lo scrittore per caso; però mancava qualcosa al motore della trama; sembrava quasi che l'autore non fosse interessato a scrivere un vero romanzo.
    Nel caso del Fiume dell'Oppio, la trama scorre che è un piacere; a questo si aggiunge il fatto che gli eventi e gran parte dei personaggi descritti sono realmente accaduti/esistiti; personaggi per dar vita ai quali ha recuperato documenti, articoli, scritti che servissero a metter loro in bocca parole che probabilmente hanno effettivamente pronunciato.
    Inoltre, questo libro ha la qualità dei romanzi lunghi: ci si affeziona ai personaggi, e questa è una gran qualità.

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  • 4

    Rispetto al primo libro della trilogia, Un mare di papaveri, questo secondo libro è decisamente più cinese (l'intero libro è ambientato a Canton) e più "oppiaceo".
    Siamo infatti nel pieno del grande b ...continue

    Rispetto al primo libro della trilogia, Un mare di papaveri, questo secondo libro è decisamente più cinese (l'intero libro è ambientato a Canton) e più "oppiaceo".
    Siamo infatti nel pieno del grande business dell'oppio, quello che arriva via navi e velieri da quell'India, di cui si parla nel primo libro, dove l'oppio si coltiva e si lavora.
    Minuziose le descrizioni dell'ambiente e dei personaggi, sia cinesi che stranieri, in prevalenza inglesi ma non solo, che ne traggono profitti incredibili senza porsi mai alcun problema sul danno che provoca l'oppio alla società cinese.
    Tutto trova sufficiente ragione nel "libero mercato", che nel caso del commercio dell'oppio vale però solo per la Cina, dato che è vietato e perseguito in patria.
    Come sempre Amitav Gosh è molto generoso con i dettagli, di cui abbonda fino a togliere forse, ma solo in alcuni passaggi, scorrevolezza alla lettura.
    Si tratta comunque di dettagli succosissimi. Infila ad esempio, fra le navi dell'oppio, anche quelle dei ricercatori di piante esotiche, allora un commercio molto lucroso che ha contribuito a diffondere piante ornamentali e da giardino tutt'ora in commercio ma fino ad allora sconosciute in Occidente.
    Si diletta poi nella descrizione dell'arte della pittura cinese, dei mille piatti della cucina cinese ma anche indiana, descrive con perizia abiti e usanze non solo cinesi, ma indostani, zoroastriani, lascari, inglesi, olandesi, americani perché a Canton, in quegli anni, passa il mondo.
    Meno coinvolgente del primo, è tuttavia un libro appassionante (586 pagine lette in una settimana), e indispensabile per capire perché e da cosa scaturirà poi quella guerra dell'oppio che, vista oggi, è forse la madre di tutte le guerre odierne combattute non in nome di diritti o giustizie, ma solo e sempre allo scopo di imporre altrove, e con la forza, mercati dei quali il resto del mondo potrebbe benissimo fare a meno senza alcun patimento.
    Impossibile quindi leggerlo senza che la mente faccia continui riferimenti al mondo attuale: cambiano le merci (ma forse anche no), i mezzi, le piazze commerciali.
    Per il resto, siamo sempre lì: il "libero mercato" è una religione che ha la merce come unico dio.

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  • 4

    L'autore è bravissimo Mi sono ritrovata a girovagare e perdermi nei meandri della Cina del XIX secolo Rispetto al primo della trilogia dove la storia avvince ,qui l'autore si perde un po nella esposiz ...continue

    L'autore è bravissimo Mi sono ritrovata a girovagare e perdermi nei meandri della Cina del XIX secolo Rispetto al primo della trilogia dove la storia avvince ,qui l'autore si perde un po nella esposizione di usi e costumi delle civiltà a cui appartengono i molteplici personaggi dell storia che si fa a volte fatica a ricordare
    Forse per prepararci meglio alla lettura del prossimo romanzo

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