River of Smoke (A Format Export)

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Publisher: Hodder and Stoughton

3.8
(227)

Language: English | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 184854717X | Isbn-13: 9781848547179 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
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  • 4

    Antenati dei narcos

    Risiede senza dubbio nell’ambientazione gran parte del fascino di questo romanzo storico la cui azione si svolge nella prima metà dell’800, cioè in pieno periodo coloniale, nell’Asia Meridionale (Cant ...continue

    Risiede senza dubbio nell’ambientazione gran parte del fascino di questo romanzo storico la cui azione si svolge nella prima metà dell’800, cioè in pieno periodo coloniale, nell’Asia Meridionale (Canton soprattutto, ma anche Hong Kong, Singapore, Macao).

    La conoscenza e la documentazione del bengalese Amitav Ghosh, noto in Italia per diversi precedenti romanzi (spiccano a mio parere Le linee d’ombra e Il Cromosoma Calcutta), è accuratissima e consente, come nei migliori romanzi storici, di percepire intensamente sapori, profumi, rumori che sembrano promanare dalle pagine: ai sapori in particolare è dedicata una particolare attenzione con la descrizione di raffinatissimi banchetti cui verrebbe davvero voglia di partecipare, per la ricchezza degli ingredienti, l’audacia degli abbinamenti, la variegata provenienza delle materie prime, l’estrema perizia dei cuochi!

    Le coste e i porti toccati dai personaggi del libro brulicano dei commerci più svariati, dalle spezie ai fiori dalle porcellane agli oggetti artistici, ma su tutto domina, per l’enorme valore economico e per le implicazioni politiche e sociali, l’oppio che, come sta scritto nei libri di storia, finirà per generare una violenta guerra, anche se qui il racconto si ferma al momento della crisi, del braccio di ferro fra gli esportatori europei e indiani e le autorità cinesi che vogliono porre fine a un flagello che sta minando profondamente le risorse umane del paese. Ed è abbastanza paradossale prendere coscienza del fatto che molti dei protagonisti che seguiamo nelle loro peripezie sono di fatto trafficanti o intemediari in uno dei più vasti e prolungati mercati di droga della storia!

    La profusione di personaggi che questo romanzo corale mette in campo nelle sue quasi 600 pagine, da un lato determina l’avvicendarsi di svariati punti di vista (e, a tal proposito va rimarcata la quantità di idiomi, traduttori, dialetti, interpreti, copisti che popolano la vicenda, dando luogo a un’infinita Babele di suoni), dall’altro non si può negare che appesantisca la trama di un libro che si rivela piuttosto povero di scene d’azione, concentrandosi soprattutto nel perenne confronto fra le anime, le culture, le tradizioni che si incontrano ma soprattutto si scontrano nel corso del racconto.

    “Il fiume dell’oppio” è il secondo episodio di una trilogia, la cui prima parte (“Mare di papaveri”) ho letto ben sette anni fa e di cui confesso di avere un ricordo sommario… Ma non importa, perché esso, grazie all’abilità dell’autore, si regge benissimo anche senza una precisa reminiscenza delle premesse e trasporta la fantasia del lettore in un altro continente e in un’altra epoca, un mondo quasi onirico cui si assiste come attraverso una nuvola di fumo di oppio…

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  • 3

    Questo decondo romanzo della trilogia mi ha deluso perchè, al di là delle bellissime descrizioni dei luoghi , mi è sembrato che mancasse una trama avvincente rispetto al primo...un po' noioso.

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  • 3

    Immigrazione e liberazione - 26 giu 16

    Secondo libro della trilogia dell’Ibis, un’opera summa cui Ghosh ha lavorato per sette anni, dal 2008 al 2015. Iniziata con quello che ho già tramato (“Il mare di papaveri”) e che finirà con “Diluvio ...continue

    Secondo libro della trilogia dell’Ibis, un’opera summa cui Ghosh ha lavorato per sette anni, dal 2008 al 2015. Iniziata con quello che ho già tramato (“Il mare di papaveri”) e che finirà con “Diluvio di fuoco”. Ghosh è un antropologo, che ogni tanto cede, ed a noi fa piacere, al “demone” della scrittura, lasciandoci libri forse non memorabili, ma di sicuro interesse. Ricordo a memoria due che mi hanno preso ormai tanti anni fa: “Il cromosoma Calcutta” (trasposizione letteraria della scoperta del virus della malaria da parte di Sir Ronald Ross) e “Estremi orienti” (l’unico reportage che mi ha fatto entrare realmente nel mondo birmano). Qui appunto, riprende la tematica del mare di papaveri, cercando (forse con meno successo o con altre mire) di seguire altri personaggi che si trovavano o gravitavano intorno all’Ibis (ed al suo quasi naufragio). Utilizzando ancora, e con maestria, quella mescola di inglese, urdu, hindi e bengalese che tanto hanno fatto penare i traduttori italiani (e ne sottolineiamo ancora la bravura: Anna Nadotti e Norman Gobetti, grazie!). E se nel primo libro seguiamo (oltre alle disquisizioni sulla natura del papavero) in particolare le vicende di Deeti e del suo amore fuori casta Kalua, della presa di coscienza dell’americano Zachary Reid e di Sereng Ali, qui altri sono i personaggi che prendono il centro della scena. Anche perché ci trasferiamo presto dall’India e dalle navi, nell’enclave di Canton. Siamo comunque sempre nel 1838, ed è qui a Canton che nasce il germe della rivolta tra cinesi e stranieri, qui che dal 1839 al 1842 si svolgerà la prima guerra dell’oppio. Mentre nei primi capitoli veniamo brevemente aggiornati sul fatto che i naufraghi dell’Ibis (quelli buoni) si salveranno in quel di Mauritius (anche se perdiamo traccia di Zachary), per il resto delle onerose pagine seguiamo da vicino le avventure di Neel Rattan Halder, ex rajah ora in rovina, che in quel di Singapore trova il modo di entrare al servizio di Bahram Moddie, un mercante parsi di Bombay (che sappiamo essere la maggior enclave parsi fuori Persia). Con gli occhi di Neel, seguiamo l’ascesa e caduta di Moddie. Partito con un grande carico di oppio da contrabbandare semi-legalmente in Cina, ma che si dovrà fermare come tutti a Canton, colpito dalle voglie riformatrici dell’Imperatore cinese Daoguang e dalle forze armate comandate dall’incorruttibile mandarino Lin Zexu (personaggio reale). Ripercorriamo la grande storia d’amore di Moddie con la cinese Chi Mei, i suoi tentativi di salvare i suoi investimenti in oppio, le sue mediazioni (fallite) con gli inglesi, la sua caduta e morte per abuso di oppio in quel di Hong Kong. Vediamo il lato non commerciale della vita di Canton attraverso le vicende dell’armeno Zadig Bey, anche se è sempre Neel quello che porta notizie, si collega con i cinesi “buoni” e da questi verrà salvato. Neel ci darà l’immagine “mercantile” di Canton, con tutti gli intrighi delle 13 compagnie occidentali, e le trame losche di Lancelot Dent (altro personaggio storico, nodo centrale della futura guerra). Questa è una parte, seppur un po’ prolissa, illuminante nella sua ricostruzione per la protervia occidentale di voler continuare guadagni favolosi non attraverso normali transazioni mercantili (come unico fa l’altro personaggio reale della vicenda, l’americano Charles King), ma utilizzando l’oppio come moneta sonante di conquista. La ricostruzione (antropologica come la sua formazione) delle prese di posizioni inglesi sulla vicenda sono quanto di più crudo si possa dire sulla protervia dei britannici a non voler considerare una nazione civile la Cina, giustificando il contrabbando in nome del libero commercio. Scontro che porterà alla prima guerra dell’oppio, alla successiva sconfitta cinese, ed alla cessione agli inglesi del territorio libero di Hong Kong. L’altro elemento della storia riguarda Paulette, l’incontro con il suo mentore, il botanico scozzese Fitcher Penrose, e la loro scoperta delle rare e bellissime piante orientali, tra cui alcune impagabili camelie. Tra cui la Camelia sinensis da cui si ricava il tè. Tutta questa parte è invece narrata attraverso uno scambio di lettere tra Paulette, relegata ad Hong Kong in quanto non era consentito alle donne occidentali di arrivare a Canton, e Robin Chinnery, fittizio figlio naturale del reale pittore George Chinnery. Soprattutto con gli occhi di Robin vediamo “l’altra Canton”, quella dei pittori cinesi, dei coltivatori di piante, nonché tutti i riti ed i rituali dei “quasi omosessuali” occidentali. Ricordo che non c’erano donne, ed ognuno si arrangiava “come fanno i marinai” direbbe Dalla. Anche questa è una bella pennellata di vita, che ci da, a tutto tondo, un diverso spaccato del mondo orientale in questo fatidico 1838. Una chicca: Robin ci descrive come i pittori cinesi dipingano le ceramiche attraverso modelli estetici richiesti dai residenti occidentali di Canton, per poi inviare i vasi in Europa dove saranno ammirati per la loro “cineseria”. Insomma, un grande affresco pieno di luci, di suoni e di colori, forse un po’ lungo, ma giustificato per la complessità della materia. Certo mi aspettavo una maggiore coralità, anche perché mi sono perso il povero Jodu che non so che fine abbia fatto. Ed altri personaggi del primo libro che mi erano più simpatici del pur bravo Neel. Per finire una domanda, dove Zadig Bey sostiene Canton essere coeva di Roma, mentre a me risulta essere fondata “solo” nel 214 a.C.: qualcuno ne sa di più?

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  • 5

    Alla seconda lettura, l'ho apprezzato anche di più. E devo essere risultata contagiosa, se mio marito - che notoriamente ha gusti, in fatto di letture, completamente diversi dai miei - ha attaccato co ...continue

    Alla seconda lettura, l'ho apprezzato anche di più. E devo essere risultata contagiosa, se mio marito - che notoriamente ha gusti, in fatto di letture, completamente diversi dai miei - ha attaccato con aria di sufficienza il primo volume della trilogia, ne è stato immediatamente catturato, e non vede l'ora di continuare questo viaggio. Trovarci a cercare le rotte delle navi nei mari del sud, seguendole col dito sull'atlante aperto sul tavolo di cucina, è stato come un ritorno all'infanzia. Adoro farmi raccontare favole.

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  • 4

    Quattro stelline perchè non è possibile non rendere merito alla grandissima accuratezza della ricostruzione storica, al lavoro di ricerca che molto evidentemente sta alla base di essa, alla vividezza ...continue

    Quattro stelline perchè non è possibile non rendere merito alla grandissima accuratezza della ricostruzione storica, al lavoro di ricerca che molto evidentemente sta alla base di essa, alla vividezza delle descrizioni. Ma darei tre stelline perchè in questo secondo volume di quello che a tutt'oggi si presenta come una trilogia manca a mio parere quell'equilibrio tra parte squisitamente romanzesca e vicende della Grande Storia che in "Mare di papaveri" costituivano un mix eccellente. Qui, i personaggi di fantasia sembrano semplici comparse, pretesti utilizzati per sviluppare il discorso storico cui Ghosh sembra (almeno in questo volume) tenere maggiormente.
    Sembra che qui l'autore non sappia o non voglia decidere quale strada seguire fino in fondo: "romanzo" storico o "saggio" storico? I due livelli, a mio parere, non si amalgamano bene tra loro e le cuciture si vedono tutte. Considerato che esiste un terzo volume, non so se tutto questo faccia parte di un preciso progetto di scrittura o se, più semplicemente, Ghosh si sia lasciato prendere troppo la mano da quello che sembra essere --- almeno in questo volume -- il suo interesse principale, e cioè quello della Grande Storia.

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  • 4

    Romanzo storico

    in salsa indiana. L'altra parte del mondo, gli altri mari, l'altra storia. Una bella lezione al nostro eurocentrismo.
    Rispetto al primo volume della trilogia, il libro perde molto di ritmo, ed e' davv ...continue

    in salsa indiana. L'altra parte del mondo, gli altri mari, l'altra storia. Una bella lezione al nostro eurocentrismo.
    Rispetto al primo volume della trilogia, il libro perde molto di ritmo, ed e' davvero un peccato, perche' l'aspetto del romanzo di avventura, che tanto mi aveva entusiasmato in #IbisTrilogy n1, scompare del tutto/
    In compenso, la Canton di fine XIX Secolo viene fuori vivida e bellissima da questo ritratto, e globalmente credo che questo sia comunque un buon libro.
    Le storie dei vari protagonisti del primo volume sono in stand by, a favore di Neel e del nuovo protagonista, Bahram. La scelta forse e' discutibile, ma la rutilanza di Canton ed un uso piu' che sapiente della lingua danno la voglia di andare in fondo.

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  • 4

    River of Smoke

    The second volume of the Ibis trilogy settles some of the characters in China, where they face the wrath of an incorruptible new Commissioner who has a mission to end the opium trade.
    Like its predece ...continue

    The second volume of the Ibis trilogy settles some of the characters in China, where they face the wrath of an incorruptible new Commissioner who has a mission to end the opium trade.
    Like its predecessor, an intense reading experience with an entrance into another place and time, totally engrossing.

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  • 0

    Il primo volume era davvero coinvolgente, ben strutturato e ben scritto.
    Questo secondo è molto diverso: comunque piacevole, ma vi sono molti (troppi) approfondimenti sui personaggi anche secondari, c ...continue

    Il primo volume era davvero coinvolgente, ben strutturato e ben scritto.
    Questo secondo è molto diverso: comunque piacevole, ma vi sono molti (troppi) approfondimenti sui personaggi anche secondari, che fanno perdere il senso della prospettiva; i passi con digressioni e flashback sono più lunghi di quelli in cui si svolge la trama vera e propria, rendendo la lettura poco scorrevole; e vi sono troppe spiegazioni su fenomeni pur correlati alla storia ma che diventano occasione per brevi trattatelli su botanica, storia delle relazioni tra Europa e Cina, storia del commercio del tè ecc, e che sembrano quasi inseriti un po' a forza nella narrazione.
    Comunque ripeto, godibile e a tratti affascinante e divertente.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Secondo libro di una trilogia, il fiume dell'oppio si caratterizza per la sua lentezza e dalla ricostruzione dei luoghi. Le descrizioni sono dettagliate, quasi maniacali, mentre i personaggi si muovon ...continue

    Secondo libro di una trilogia, il fiume dell'oppio si caratterizza per la sua lentezza e dalla ricostruzione dei luoghi. Le descrizioni sono dettagliate, quasi maniacali, mentre i personaggi si muovono sullo sfondo asiatico, cinese in particolare (Canton). La storia è quella della goletta Ibis che a seguito di un naufragio libera degli uomini incriminati per vari motivi e diretti ai campi di lavoro delle Mauritius. Molti riescono a salvarsi e iniziano quindi le loro avventure in incognito in giro per l' Asia. L’atmosfera descritta da Ghosh è sospesa, surreale. Il romanzo, dalle consuete dimensioni corpose, rende con grande efficacia l'attesa che precede l’esplosione di un conflitto. Il messaggio della globalizzazione di oggi che ha le sue radici nel passato, della presunta democrazia occidentale, della supremazia del diritto (quello di fare più soldi possibile) e del capitalismo è chiarissimo, importantissimo, attualissimo, ma fin troppo ribadito e abbondametente ripetuto nelle discussioni dei personaggi sul loro unico dio, il libero mercato. Tramite i dialoghi, l'A. affonda anche le sue critiche nella politica approssimativa dei governi mettendoli in berlina. E' anche un libro ironico che non raggiunge però i livelli del precedente, Mare di papaveri, che mi è sembrato più lineare e denso d'azione.

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  • 4

    Questa volta mi sono fermata in Cina. Ho guardato incuriosita le belle ragazze sing-song sulle barche-fiore e le povere ma allegre barcaiole che lavorano con piedi scalzi, pronte a contrattare per qua ...continue

    Questa volta mi sono fermata in Cina. Ho guardato incuriosita le belle ragazze sing-song sulle barche-fiore e le povere ma allegre barcaiole che lavorano con piedi scalzi, pronte a contrattare per qualsiasi commissione.
    Ho assaporato piatti nuovi, incantata dal profumo delle spezie e da nomi stravaganti: non si può rifiutare la zuppa detta “Buddha che salta il muro”. Ci vogliono due giorni per cucinarla e trenta diversi ingredienti. Magari sarebbe stato più saggio chiedere prima quali fossero gli ingredienti: croccanti germogli di bambù e succose capesante, coriacei tendini di maiale e guance di pesce (pesci con le guance non ne avevo mai visti…) Qualche volta mi sono spinta fino a Macao, ho visto piante insolite e fiori colorati.
    Ho scoperto un’altra Hong Kong: un posto scarsamente popolato e costantemente battuto dal vento, natura selvaggia e belle orchidee. Luogo eccellente per dedicarsi alla botanica. Mi si è ingarbugliata la lingua nel tentativo di pronunciare parole strane: una contaminazione tra hindi, urdu, cinese; parole di cui capisci il significato solo dal contesto ma il cui suono dopo qualche pagina ti sembra così chiaro da aver la sensazione di pronunciarle da sempre.
    Ora sono di nuovo a Canton. Il commissario Lin Zexu non ne vuole sapere di darla vinta agli inglesi e continua a vietare il commercio d’oppio. I mercanti inglesi dietro il vessillo del libero mercato pensano di poter eludere le norme cinesi. Gli inglesi esportano la libertà e pertanto non sono soggetti ad alcuna legge.
    La guerra è iniziata ed io mai avrei pensato di schierarmi con i Cinesi...
    Interessante ma meno avvincente di Mare di Papaveri.

    said on