Rivolta e rassegnazione

Di

Editore: Bollati Boringhieri (Varianti)

4.4
(26)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8833904407 | Isbn-13: 9788833904405 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Ganni ; Prefazione: Claudio Magris

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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  • 3

    vivere non è restare vivi

    Molte delle riflessioni sull'invecchiamento sono condivisibili, a cominciare dalla consapevolezza che gli altri non ci fanno più credito di un futuro e che il corpo è dominante. Altre mi sono sembrate ...continua

    Molte delle riflessioni sull'invecchiamento sono condivisibili, a cominciare dalla consapevolezza che gli altri non ci fanno più credito di un futuro e che il corpo è dominante. Altre mi sono sembrate eccessive generalizzazioni : non tutti trovano difficile adattarsi alle nuove proposte, linguaggi, espressioni artistiche: "non capisce più il mondo, il mondo che capisce non c'è più". E anche se è vero che il tuo declino lo leggi negli occhi degli altri, mi è parso strano che si possa pensare, specchiandosi: "quella non son più io" , anzi mi sembra di contenere la bambina, l'adolescente, la donna che sono stata e l'aspetto fisico è cambiato gradualmente, solo guardando le foto mi trovo diversa. E questo è un altro aspetto che mi ha disturbato: per Amery il decadimento dell'individuo si identifica per il maschio con perdita di potere e di autorità e per la femmina con perdita di bellezza e di seduzione. Mi pare superato. Neanche un cenno alla sessualità ed al significato che le viene attribuito come segnale di prestanza e vigore giovanile.
    Ne riparliamo fra dieci anni, se sarò viva e non del tutto rimbambita.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è un libro facile questo "Rivolta e rassegnazione": una vera fenomenologia della vecchiaia e della morte. L'osceno per antonomasia. Questo è un testo senza concessioni che lavora sull'autoinganno ...continua

    Non è un libro facile questo "Rivolta e rassegnazione": una vera fenomenologia della vecchiaia e della morte. L'osceno per antonomasia. Questo è un testo senza concessioni che lavora sull'autoinganno e che cozza contro il giovanilismo imperante.
    Come ogni testo di Amery, sembra scritto sulla pelle dell'autore e quindi presenta una forte (quasi insopportabile) idiosincrasia; prendere o lasciare (quante volte si è detto!).
    Posso comprendere quindi che si possa rimanere infastiditi da "Rivolta...", ma difficilmente ne rimarrete annoiati. E' piuttosto un grande libro, un classico (di quelli sconosciuti come lo era tanto tempo fa ciò che scriveva Cioram) da affrontare e scalare in una sola nottata se possibile.
    Non ve lo consiglio a pezzettoni e di giorno. Va letto tutto insieme senza concessioni. Farà male? Come ogni medicina che si rispetti.

    ha scritto il 

  • 4

    "L’autore di queste righe non ha alcun rapporto con l’assurda speranza – che solo nella mediazione della mitologia può avere un qualche senso – di una vita dopo la morte. È perfettamente d’accordo con ...continua

    "L’autore di queste righe non ha alcun rapporto con l’assurda speranza – che solo nella mediazione della mitologia può avere un qualche senso – di una vita dopo la morte. È perfettamente d’accordo con Jean Rostand, il quale in termini semplici ma persuasivi ha detto: «Quando cadremo, credo che sarà per sempre, e che non potremo poi rialzarci come gli attori uccisi in scena.»" (p. 134)

    ha scritto il 

  • 0

    Uber Das Altern: Revolte Und Resignation ( 1968 )

    Bollati Boringhieri, collana "Varianti", 1988. Traduzione di E.Gianni.

    Qualcosa di indicibile travolse Améry e la sua visione del mondo. Lo spiega nel primo libro di questo "trittico". La perdita dell ...continua

    Bollati Boringhieri, collana "Varianti", 1988. Traduzione di E.Gianni.

    Qualcosa di indicibile travolse Améry e la sua visione del mondo. Lo spiega nel primo libro di questo "trittico". La perdita della propria Heimat, che è terra, patria, focolare allo stesso tempo lo lasciò scisso per sempre, tra il suo essere ebreo di nascita e la sua formazione essenzialmente austriaca e cattolica. La famiglia era profondamente assimilata alla cultura asburgica, la madre si era convertita al cattolicesimo e di ebraico in loro, era rimasto poco o nulla . Tuttavia all' avvento del nazionalsocialismo e poi all' Anschluss il suo rigetto verso il mondo austro tedesco e il nazismo fu fortissimo, al punto di assumere un nome francese e di partecipare attivamente alla resistenza. Dopo le torture e due anni di Auschwitz, visse per lo più in Belgio e per vent' anni non volle metter piede in Germania. Fu la lettura, disse, in un caffè di Vienna delle leggi di Norimberga a togliergli la sua identità, a condurlo alla scoperta del suo obbligo e all' impossibilità di essere ebreo ; il nazismo, oltre a spaccargli le articolazioni , ruppe anche la sua identità, violò barbaramente il suo "io". E infine Auschwitz lo mise di fronte al male assoluto, non conoscibile, perchè tutte le interpretazioni del campo di sterminio sono , secondo Améry, insufficienti e parziali. Chi ha letto il libro suo più significativo "Intellettuale ad Auschwitz", sente che la perdita dell' identità etnica, l' esilio, la tortura e il campo di sterminio sono i paletti che segnano il suo percorso attraverso la vecchiaia e la morte.
    Questo libro parla di vecchiaia. L' invecchiamento rende estranei a se stessi, dice Améry: in parte chi invecchia diventa tempo, accumulo di ricordi, e in parte diviene sempre più corpo, corpo malato. Oltre l' invecchiamento biologico c'è poi l' invecchiamento culturale : la difficoltà di orientarsi in un sistema di segni sconosciuto, la densità e la rapidità dell' informazione rende sempre più difficile a chi invecchia essere padrone del tempo ; anche l' invecchiamento culturale non ha rimedio, è l' annuncio della fine. E' proprio nell' invecchiare che il pensiero della morte devasta l' essere. Epure, sulla << morte non c'è nulla da pensare, tutti subiamo la stessa disfatta, dobbiamo vivere con il morire ; la verità è questo nostro lento soffocare, appassire, restringersi. Che cosa dobbiamo fare ? Vivere alla giornata ? Nascondere l' inevitabile ? Mormorare le litanie ? Sfuggire la morte con la morte ? >>. Questo pensa e scrive Amèry , tutta la sua vita lo ha condotto a questo nichilismo assoluto, che razionalmente è anche comprensibile ma troppo, troppo meccanicistico. Vi è certamente nell' invecchiare il giorno in cui la morte ti cammina accanto e sarà così per tutto il tempo che resta e Améry ne descrive il percorso esemplare.
    Ma nego che la vecchiaia sia solo un momento di condanna e di prigionia ; non credo a questa contrapposizione manichea tra la vita e la morte, tra la giovinezza e la vecchiaia. Améry fa della vecchiaia qualcosa di estraneo rispetto al corso della vita, qualcosa di socialmente e psicologicamente disturbante. Sbaglia: accanto al peso del tempo ci può essere, c'è, progettualità, futuro, amore, esperienza ; il mondo, lo spazio, lo sguardo senza orrore. Ho conosciuto vecchiaie serene, operose, generose. Un momento della vita che non preclude scoperte, sogni, amori, progetti, che non esclude la consapevolezza del morire ma anche un momento di pienezza dell' essere, dove il tempo e lo spazio sono tuoi, ti appartengono interamente. Nella morte di Ivan Iljic ci sono, benissimo espresse, tutte le ragioni di Améry, tutta la tragedia dell' invecchiare e del sentirsi estraneo al mondo e a se stessi : ma alla fine, quando Ivan prende coscienza in pieno della morte e del morire e cessa di ribellarsi si libera di tutta l' angoscia , e in questo estremo limite finalmente si ritrova, si riconosce e può morire "con amore," un morire che Amèry per rigore e disperazione nega a sè e agli altri.

    ha scritto il