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Robinson Crusoe

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.7
(4198)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 772 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Francese , Coreano , Portoghese , Chi semplificata , Galego , Svedese , Polacco , Greco , Norvegese , Olandese , Ceco , Russo , Danese

Isbn-10: 8817005096 | Isbn-13: 9788817005098 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: O. Previtali

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure , Travel

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Descrizione del libro
Robinson Crusoe, animato da un forte desiderio di avventura, si imbarca per laGuinea. La nave affonda e lui, unico superstite, approda su un'isolaapparentemente deserta. Inizia qui la nuova vita dell'eroe che poi vennericonosciuto in tutto il mondo come simbolo della società borghese e dell'uomoche conquista con le proprie mani i suoi successi e i suoi obiettivi.
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  • 4

    Mi ha sorpreso

    Penso che sia uno di quei libri "più famoso che conosciuto", per questo l'ho letto in pochi giorni. Le avventure di Robinson Crusoe prima, durante e dopo il naufragio ti tengono incollato al libro. Molto utile la parte introduttiva sull'autore e la sua opera, dato che si coglie molto bene il suo ...continua

    Penso che sia uno di quei libri "più famoso che conosciuto", per questo l'ho letto in pochi giorni. Le avventure di Robinson Crusoe prima, durante e dopo il naufragio ti tengono incollato al libro. Molto utile la parte introduttiva sull'autore e la sua opera, dato che si coglie molto bene il suo pensiero religioso. Ecco appunto: religione (puritanesimo) e individualismo fanno da padrone in questo libro. Molto interessante il "dialogo" interiore durante la rinascita spirituale e religiosa del protagonista sull'isola deserta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Ghost writer: Paolo Brosio

    Ero affascinato all'idea di leggere Robinson Crusoe. Fa parte di quei libri di cui tutti conoscono la trama, almeno a grandi linee, ma che in pochi hanno il coraggio di leggere.
    E sono molto, molto triste e deluso nel dare due stelle a questo libro. Le stelle sarebbero 5, se mi basassi sull ...continua

    Ero affascinato all'idea di leggere Robinson Crusoe. Fa parte di quei libri di cui tutti conoscono la trama, almeno a grandi linee, ma che in pochi hanno il coraggio di leggere.
    E sono molto, molto triste e deluso nel dare due stelle a questo libro. Le stelle sarebbero 5, se mi basassi sulla storia, sul senso di avventura che permea ogni pagina. Tuttavia, oltre la metà del libro mi è risultata insostenibile e mi ha provocato prurito alle mani.
    Innanzitutto, il fastidioso "mi è impossibile descrivere". Se vi capitasse di leggerlo, contate quante volte il protagonista evita di spiegare sensazioni ed umori perché "gli è impossibile descrivere".
    Così facendo, anche Antonio Razzi potrebbe scrivere un libro.
    Sei un autore? Stai scrivendo? Descrivi! Voglio immedesimarmi, leggere parole di giubilo quando si narrano fatti felici e parole grevi quando invece il fato decide di accanirsi.

    Secondo ed ENORME difetto: la religione. Robinson Crusoe ad un certo punto impazzisce, in seguito ad una forte febbre, diventando credente.
    E si trasforma in Paolo Brosio. Citando il caro Defoe, MI È IMPOSSIBILE DESCRIVERE il fastidio. Ogni goccia d'acqua, onda, granello di sabbia, acino d'uva, capra è un regalo dell'Onnipotente. Anche se colui che tutto può fa passare a sto pover'uomo VENTOTTO ANNI su un'isola. Oh, le caprette! E ringraziamo Dio! Oh, piove ma fortunatamente non ho steso la lavatrice! E ringraziamo Dio!
    Su come poi Robinson tratti Venerdì e cosa pensi di lui, credo non si possa far nulla, il libro paga i secoli di vecchiaia. Ma è fastidioso leggere che Robinson avrebbe dovuto correggere la religione sbagliata di Venerdì, oltre al fatto che gli insegni a chiamarlo "padrone".

    Ho avuto più volte la voglia di fermarmi, perché se avessi voluto farmi una cultura su Dio et similia sarei andato in chiesa negli ultimi 25 anni.

    ha scritto il 

  • 5

    Scrisse Poe: « Nemmeno una persona su dieci – anzi, nemmeno una persona su cinquecento, ha, durante l'esame di Robinson Crusoe, il minimo sentore che alcun briciolo di genio, o finanche di comune talento, sia stato impiegato nella sua creazione! I lettori non lo guardano nell'ottica di un prodott ...continua

    Scrisse Poe: « Nemmeno una persona su dieci – anzi, nemmeno una persona su cinquecento, ha, durante l'esame di Robinson Crusoe, il minimo sentore che alcun briciolo di genio, o finanche di comune talento, sia stato impiegato nella sua creazione! I lettori non lo guardano nell'ottica di un prodotto letterario. Defoe non occupa nessuno dei loro pensieri – Robinson tutti. I poteri che hanno plasmato la meraviglia sono stati messi in ombra dallo stesso splendore della meraviglia che hanno plasmato! Leggiamo, e ci astraiamo perfettamente nell'intensità del nostro interesse – chiudiamo il libro, e siamo assolutamente convinti che avremmo potuto scriverlo noi stessi! Tutto questo è prodotto dalla persuasiva magia della verosimiglianza. Infatti l'autore di Crusoe deve aver posseduto, sopra tutte le altre facoltà, quella che è stata definita la facoltà di identificazione – quel controllo esercitato dalla volontà sull'immaginazione che permette alla mente di perdere, in ciò che è fittizio, la sua individualità. Ciò comprende, in larga misura, il potere di astrazione; e con queste chiavi si può in parte accedere al mistero di quell'incantesimo che ha così a lungo avvolto il libro prima di noi. Ma un'analisi completa del nostro interesse per esso non può essere data [solo] così. Defoe è largamente in debito con la sua materia. L' idea di uomo in uno stato di perfetto isolamento, sebbene spesso presa in considerazione, mai fu così esaustivamente attuata prima. Infatti la frequenza della sua presenza trai pensieri degli uomini ha denotato la portata della sua influenza sulla loro empatia, mentre il fatto che nessun tentativo di dar corpo al concetto fosse stato esperito serve a dimostrare la difficoltà di assumersi un tale impegno. Ma la vera storia di Selkirk nel 1771, con la formidabile impressione che allora fece all'opinione pubblica, bastò a infondere in Defoe sia il coraggio necessario per la sua opera, sia la totale fiducia nel suo successo. Quanto meraviglioso è stato il risultato! »

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Un classico così così

    Essendo amante dei romanzi d'avventura, mi sono tuffato con piacere nelle tanto decantate peripezie di Robinson Crusoe: soddisfatto? Solo in parte!


    Alcuni brani sono davvero ben descritti, in primis le tante descrizioni dell'isola, mentre altri accusano gli effetti del tempo: tutta l'atten ...continua

    Essendo amante dei romanzi d'avventura, mi sono tuffato con piacere nelle tanto decantate peripezie di Robinson Crusoe: soddisfatto? Solo in parte!

    Alcuni brani sono davvero ben descritti, in primis le tante descrizioni dell'isola, mentre altri accusano gli effetti del tempo: tutta l'attenzione data all'educazione cristiana di Venerdì, risulta a tratti pesante. E come al solito il finale con il protagonista che trionfa, riuscendo a guadagnare anche un bel po' di quattrini, è immancabile!

    Il secondo libro invece l'ho trovato abbastanza inutile, non vale nemmeno parlarne.

    ha scritto il 

  • 0

    Anch'io alla deriva...non ce l'ho fatta a superare lo scoglio delle 100 pagine. La scrittura piatta ci può anche stare ma è la mancanza di emozioni e di colpi di scena che appesantiscono molto la lettura. Ci riproverò con un po' di pazienza in più.

    ha scritto il 

  • 4

    Edizione (quasi) straordinaria

    È vero che per questo particolare libro vale di più la forma che il contenuto: carta pregiata, illustrazioni firmate da Pericoli, stampa nitidissima, rilegatura non preziosa ma accurata. Però è un vero peccato che questo libro contenga soltanto dei brani del Robinson Crusoe di Defoe e non il roma ...continua

    È vero che per questo particolare libro vale di più la forma che il contenuto: carta pregiata, illustrazioni firmate da Pericoli, stampa nitidissima, rilegatura non preziosa ma accurata. Però è un vero peccato che questo libro contenga soltanto dei brani del Robinson Crusoe di Defoe e non il romanzo in versione integrale. Le illustrazioni sono STRAORDINARIE, peccato non poter leggere il romanzo completo facendo viaggiare la fantasia su quelle bellissime immagini. Cinque stelline a Pericoli e solo due all'Adelphi per le scelte editoriali.

    ha scritto il 

  • 4

    Come si fa a recensire un grande classico come Robinson Crusoe? Mi sembra una cosa tra l'inutile e l'irriverente :) Lo farò per quelle poche persone che non l'hanno ancora letto, così come ho tardato anche io a farlo. La vicenda si svolge tra il 1651 e il 1694. E' la storia di un ragazzo, narrata ...continua

    Come si fa a recensire un grande classico come Robinson Crusoe? Mi sembra una cosa tra l'inutile e l'irriverente :) Lo farò per quelle poche persone che non l'hanno ancora letto, così come ho tardato anche io a farlo. La vicenda si svolge tra il 1651 e il 1694. E' la storia di un ragazzo, narrata in prima persona sotto forma di diario, che nonostante il parere contrario dei genitori, decide di imbarcarsi e andare alla scoperta dei mondi, magari diventando anche ricco. Ma tra una tempesta e l'altra, una nave e l'altra, si ritrova naufrago su un'isola disabitata, unico sopravvissuto. E' lì che per sopravvivere imparerà ad affrontare il lavoro, l'ingegno, la paura, la solitudine. E scoprirà anche la fede, e anche le crisi di fede. Questo è il cuore di tuto il romanzo, quello che ho preferito e che ritengo migliore, anche se potrebbe sembrare monotono visto che c'è solo un protagonista, ma in questo caso mi è piaciuto lo stesso. Poi arriverà Venerdì, un indigeno salvato da Robinson che lo terrà con se' come fedele e affezionato servitore, e con lui la trama ha una svolta più avventurosa e movimentata, fino a sfociare nel finale. E' un classico da non perdere e da consigliare anche ai più giovani, che ricchi di montagne di nuovi libri tra cui scegliere trascurano quelli impolverati sulle librerie dei genitori e dei nonni. E' un peccato, qualcuno tra di loro potrebbe scoprire che i romanzi "di una volta" non sono poi così male.

    ha scritto il 

  • 3

    Per quanto ci provi non riesco proprio ad apprezzare al meglio colui che è da molti considerato il padre del romanzo moderno, Daniel Defoe. Ne ho avuto la riconferma leggendo quella che è probabilmente la sua opera più conosciuta "Robinson Crusoe". Il romanzo rientra a pieno titolo nel genere "av ...continua

    Per quanto ci provi non riesco proprio ad apprezzare al meglio colui che è da molti considerato il padre del romanzo moderno, Daniel Defoe. Ne ho avuto la riconferma leggendo quella che è probabilmente la sua opera più conosciuta "Robinson Crusoe". Il romanzo rientra a pieno titolo nel genere "avventuroso" tanto in voga in quegli anni, ma sotto questa prima classificazione se ne potrebbero trovare moltissime altre. Defoe è stato certamente un intellettuale dalle numerose sfumature che spesso si riversavano anche nei suoi lavori come accade in "Robinson". Egli è l'eroe medio, colui che agisce, colui che anche nelle situazioni più disperate non perde la sua razionalità ma anzi si affida completamente ad essa, colui che plasma il proprio futuro. Ma altrettanto vero è che Robinson è anche colui che compie una strage di selvaggi sull' isola, colui che ne sottomette uno e tenta di plasmarlo secondo i suoi valori e la sua morale, colui che si autoproclama Re dell' isola. Nel testo traspare in maniera chiara il desiderio di colonialismo che dilagava nel vecchio continente in quegli anni. Il romanzo stesso può apparire come una grande metafora di ciò che stava succedendo. Non nego l' importanza di uno scrittore come Defoe, ma non credo che riuscirò mai ad apprezzarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Eccoci qui. Una frase mi trema sulla punta della penna da un po’ ed ho come l’impressione che le pagine della Moleskine non la vogliano accogliere, ma è giunto il momento di farsi coraggio e metterla nero su bianco:


    “Ci sono libri che hai letto da giovane e non dovresti rileggere da adulto ...continua

    Eccoci qui. Una frase mi trema sulla punta della penna da un po’ ed ho come l’impressione che le pagine della Moleskine non la vogliano accogliere, ma è giunto il momento di farsi coraggio e metterla nero su bianco:

    “Ci sono libri che hai letto da giovane e non dovresti rileggere da adulto”. Punto.

    Siccome lassù in alto avrete già visto la copertina di una delle millemila edizioni di Robinson Crusoe disponibili in libreria, sarete già stati in grado di immaginare che mi stessi riferendo al più noto romanzo di Daniel Defoe.

    Un autore certamente intrigante anche da un punto di vista biografico: finto nobile (la particella De davanti all’originale cognome Foe compare magicamente a 43 anni di età…), galeotto per bancarotta, spia governativa all’interno delle redazioni di giornali dell’opposizione, Foe/DeFoe riuscì a risollevare le sue fortune con un romanzo che solleticava gli istinti avventurieri della borghesia inglese ed accendeva la fantasia dei più giovani. Il suo Robinson Crusoe, ispirato alla figura di Alexander Selkirk che aveva vissuto per quattro anni su un’isola sperduta nel Pacifico, ad ovest dell’odierno Cile, lo ha trainato diritto fino alla schiera dei padri fondatori del moderno romanzo, assegnandogli un ruolo di primo piano nel gruppo degli scrittori più imitati di tutti i tempi.

    Eppure…

    Eppure.

    Eppure avrei dovuto fermarmi lì. Ricordare con la nostalgia tipica di chi volge lo sguardo all’infanzia il tempo in cui mi sentivo Robinson, preparavo (con scarso successo) punte di lancia con i sassi del Carso e cercavo (con una riuscita ancora minore) di accendere un fuoco con due maledetti bastoncini di legno. Il confine da superare era quello, quasi infrangibile, dei giardini di Via Parini – Via Pacinotti, ed ogni escursione che superasse il parcheggio della Posta era una avventura da intraprendere con un po’ di timore e senza il sostegno di Venerdì.

    Ecco, appunto. Venerdì.

    E’ per quello che non bisognerebbe rileggere alcuni libri da grandi. Perché da giovane Robinson ti pare uno spirito libero, dotato di iniziativa e senso pratico. Appena cresci un po’, ti rendi conto che la prima parola che insegna all’indigeno che diventerà suo compagno di avventura è “padrone”, che lo definisce quasi immediatamente “servo” e che il viaggio che lo condurrà al naufragio non era stato intrapreso con fini esattamente umanitari:

    “posseder tutti al pari di me delle piantagioni che non mancavano di nulla fuorchè di schiavi; non potersi tirare avanti la coltivazione degli zuccheri, perchè non era permesso il vendere in pubblico i Neri quando erano menati al Brasile; non aver bisogno d’altro, che di fare un viaggio per acquistare di questi Neri, condurli di soppiatto alla spiaggia, e ripartirli in comune fra le piantagioni degli armatori del divisato vascello” - traduzione di Gaetano Barbieri (1842)

    Certo, se vi è un errore terrificante nell’analisi letteraria è proprio quello di interpretare un testo senza contestualizzarlo storicamente ed alla luce di occhi moderni. Ma è inevitabile che la figura di Robinson sognata da ragazzino, quella cantata da Vecchioni in:
    “quando un grillo dal camino canta
    e non si sa dov’è ma l’eroe sorride ed è con te
    quando il vento ha il suono di una voce dentro l’albero
    la luna fa sognare
    io da grande sarò
    come Robinson Robinson Robinson…”
    finisca per sbiadire un po’ e arrivi a tramutare lo spirito di avventura in una sorta di opportunistico colonialismo.

    ha scritto il 

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