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Roderick Duddle

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.9
(284)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 496 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806215345 | Isbn-13: 9788806215347 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo sa, ma quell'oggetto - per cui tutti intorno a lui sembrano disposti a uccidere - lo porterà piú lontano di qualsiasi nave al largo dell'oceano. Con Roderick Duddle Michele Mari ha scritto una storia capace di rifondare a ogni pagina il gesto stesso del narrare: un libro che entra di diritto, e che resterà, nella tradizione del grande romanzo d'avventura.
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  • 5

    Tra Dickens e Stevenson una cavalcata post moderna nel romanzo ottocentesco con la penna di un contemporaneo che si diverte a impersonare una visione del mondo e del racconto senza che il gioco meta l ...continua

    Tra Dickens e Stevenson una cavalcata post moderna nel romanzo ottocentesco con la penna di un contemporaneo che si diverte a impersonare una visione del mondo e del racconto senza che il gioco meta letterario si mangi tutto, grazie a un equilibrio pressoché perfetto degli elementi.
    Primo libro che leggo di Mari. Non sarà l’ultimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla fine mi è piaciuto, anche se non mi è piaciuta la fine!
    Scusate questo giro di parole, ma è così.
    Michele Mari ha un linguaggio forbito, è stato detto altre volte anche qui, usa parole come "terr ...continua

    Alla fine mi è piaciuto, anche se non mi è piaciuta la fine!
    Scusate questo giro di parole, ma è così.
    Michele Mari ha un linguaggio forbito, è stato detto altre volte anche qui, usa parole come "terragno" e "onomasta" come fossero vocaboli di uso quotidiano, cita con scioltezza Shakespeare o la Bibbia, mostra una certa padronanza del gergo marinaresco al punto tale da far saltare il lettore da una grisella all'altra, virare a nord di nord-ovest col vento in poppa come se fosse lì insieme al piccolo Rodderick, rende omaggio a Dickens (con un personaggio di nome Pip), a Stevenson ( con un personaggio che si fa chiamare capitano William Bones), a Jack London e chi sa a quanti altri autori d'avventura, ma quel che rende il libro ancor più stupefacente e apprezzabile è lo stile: riproduce efficacemente lo stile del romanzo ottocentesco, quello, per intenderci, in cui l'autore accompagna, pungola, fa riflettere e conduce per mano il lettore ogni qual volta lo ritiene importante o necessario, in un italiano scorrevole, brillante e piacevolissimo. Non si può che esclamare "Bravo!".
    Non mi è piaciuta la fine ma solo perché sono rimasta in apprensione per i piccoli Rodderick e Michael, ma confido che, crescendo e aiutandosi reciprocamente, riusciranno ad evitare le trappole del "malfrodito". Ecco, forse Mari ha indugiato un po' troppo nell'ambientazione monacale delle abiezioni e perversioni che condiscono la parte boccaccesca della trama ma, pazienza; anche Manzoni l'ha fatto con la ben più celebre, per noi, "Monaca di Monza":

    ha scritto il 

  • 2

    Sono tornato un ragazzino che legge un'avventura infinita.

    Un libro di avventure, siamo in pieno ottocento, una scrittura antica, un libro per ragazzi amanti della lettura ,saltando in qua e in la per evitare fatica e noia, sono alfine riuscitoa terminarlo ...continua

    Un libro di avventure, siamo in pieno ottocento, una scrittura antica, un libro per ragazzi amanti della lettura ,saltando in qua e in la per evitare fatica e noia, sono alfine riuscitoa terminarlo senza poterlo consigliare a nessuno. Mi scuso con i precedenti recensori. Per fortuna non siamo tutti eguali.Pagg.485 aprile 2015.

    ha scritto il 

  • 3

    Un incipit fuorviante (senza il quale non l'avrei letto), una prima parte davvero troppo prolissa e un finale per nulla soddisfacente. Davvero qualche parentesi divertente qua e là (peraltro del tutto ...continua

    Un incipit fuorviante (senza il quale non l'avrei letto), una prima parte davvero troppo prolissa e un finale per nulla soddisfacente. Davvero qualche parentesi divertente qua e là (peraltro del tutto inutile ai fini della trama) basta a considerare questo "Roderick Duddle" un buon romanzo? La scrittura e lo scrittore ci sono, ma a mio parere è proprio la storia a mancare.

    ha scritto il 

  • 4

    romanzo molto dickensiano...

    Ci sono dei romanzi che ci prendono dalla prima pagina, catturando da subito la nostra attenzione. Romanzi che ci fanno dimenticare tutto quello che ci circonda. Che ci riportano indietro nel tempo, a ...continua

    Ci sono dei romanzi che ci prendono dalla prima pagina, catturando da subito la nostra attenzione. Romanzi che ci fanno dimenticare tutto quello che ci circonda. Che ci riportano indietro nel tempo, alle nostre letture adolescenziali, quando venivamo completamente assorbiti dalle storie, che ci portavano in mondi fantastici e avventurosi. E così è questo romanzo, Roderick Duddle. Già il titolo ci riporta indietro nel tempo, con la mente sicuramente a Dickens, col suo Oliver Twist … certo ho scomodato un grande … Ma Michele Mari, l’autore di questo romanzo, è questo che vuole, farci tornare, a distanza di anni, indietro nel tempo, alle nostre letture giovanili. La trama, in effetti non ha nulla di nuovo, anzi ricalca quasi alla perfezione quell’Oliver Twist a cui, in parte, si ispira. Roderick è un orfano, nato e cresciuto in un bordello, ma a sua insaputa è l’erede di una grande famiglia nobile dell’Inghilterra dell’ottocento. Perfino la storia del medaglione, che dovrebbe permettere il suo riconoscimento, è tratto dal romanzo dickensiano. Intorno a lui e alla sua eredità gravitano innumerevoli personaggi: suore, prostitute, furfanti, assassini, marinai, tutti attratti irresistibilmente dalla presunta eredità, facendo di Roderick il centro di una fitta trama di intrighi che si dipana per oltre quattrocento pagine. Pagine che scorrono via leggere. Mari si diverte a scrivere un romanzo che se ne infischia dei gusti del lettore o dei temi predominati della narrativa moderna. Ci regala così un romanzo come ho già detto dickensiano, di cui disegna con cura anche una toponomastica immaginaria, che racchiude l’intero mondo di Roderick. Altri omaggi verranno fatti nel romanzo, non solo a Dickens. Ci sono riferimenti a L’isola del tesoro di Stevenson, a Moby Dick di Melville, e a Gordon Pym di Poe. Questi quelli più macroscopici. Ma non mancano anche suggestioni legate ai personaggi. Come non collegare il personaggio di Lennie a Uomini e topi di McCarthy, o Suor Allison e la Badessa al marchese De Sade o alla Monaca di Monza di Manzoni? Anche un piccolo riferimento a Salgari, con il personaggio del marinaio Ram-Singa. Sono tanti i personaggi di questa storia, ma tre su tutti prendono il sopravvento e rimangono impressi nella memoria. Primi fa tutti il Probo. Personaggio ambiguo a cui la semantica del nome ci riporta alla virtù, alla probità, mentre egli non è altro che uno spietato e preciso sicario, affetto da una deformazione fisica, il naso a proboscide, da qui il diminutivo Probo. Il dettaglio della voce bassissima, che lo contraddistingue, giova a renderlo ancora più inquietate. L’altro personaggio è Suor Allison, che come il Probo si porta dietro il marchio della diversità. Suor Allison, da personaggio marginale, diviene strada facendo uno dei protagonisti. Vera e propria maliarda, manipolatrice di destini. Lei è la dimostrazione di come un personaggio possa iniziare a vivere di vita propria imponendosi all’autore. Completa la terna dei tre personaggi indimenticabili, quello di Jones. Lui è una sorta di cattivo ma simpatico, che pur non lesinando trame, inganni e omicidi, suscita nel lettore, uno sguardo quasi indulgente e divertito. Le sue perversioni, ce lo rendono fin troppo vicino all’essere umano. E’ Jones ad incarnare il vero doppio della storia, molto più della coppia di bambini identici Roderick-Michael. Il romanzo ricalca tutti gli schemi del romanzo d’avventura ottocentesco, un libro quindi, che non racconta niente di originale, ma che sa tenere il lettore incollato alle sue pagine, senza nessun momento di noia. La risposta è da ricercarsi nella maestria con cui Mari maneggia i materiali della tradizione letteraria e nella passione, nel trasporto con cui li ha letti e assimilati, rendendoli parte integrante della sua persona. Voto: 8

    ha scritto il 

  • 3

    Un’avventura d’altri tempi, raccontata con ironia contemporanea.

    Un “romanzone” d’avventura, di quelli che non si scrivono più, con tanto di intrighi famigliari, figli illegittimi, badesse avide, inseguimenti, banditi, morti ammazzati, ammutinamenti e, ovviamente, ...continua

    Un “romanzone” d’avventura, di quelli che non si scrivono più, con tanto di intrighi famigliari, figli illegittimi, badesse avide, inseguimenti, banditi, morti ammazzati, ammutinamenti e, ovviamente, un lieto fine.

    Costellato di elementi attuali: allusioni di carattere sessuale, “malfroditi”, e ammiccamenti diretti dell’autore al lettore.
    Il tutto condito con una buona dose di ironia.
    Il risultato è assai gradevole; purtuttavia, se di “romanzoni” di avventura non se ne scrivono più, forse un motivo c’è.

    E così ovunque nel mondo, per ognuno, dall'inizio dei tempi: pensa a tutto, vertiginoso lettore, somma le attese di tutti in ogni tempo e paese, e ti sfido a non immaginare il nostro pianeta come una palla proiettata nel nulla dalla smania di tutti e di tutto ad arrivare più in là, ancora un poco più in là, la smania di quella cosa lì, sì, quella che stai aspettando anche tu.

    ha scritto il 

  • 3

    uno sterile esperimento post moderno

    Non bastano le pagine iniziali e le finali e qualche ammiccamento disseminato qua e là per rendere una storia noiosa, raccontata in modo altrettanto noioso, un raffinato gioco intellettuale.

    ha scritto il