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Rojo y Negro

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Publisher: Alba

4.0
(5597)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Portuguese , English , Chi traditional , German , Italian , Dutch , Catalan , Chi simplified

Isbn-10: 8489592535 | Isbn-13: 9788489592537 | Publish date: 

Also available as: Audio CD , Audio Cassette , Hardcover , Mass Market Paperback , Others , Leather Bound

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 2

    Jean Sorel, emerito minchione cresciuto e pasciuto in un villaggetto di degni compari ... vita insulsa e mentecatta dell'ipocrisia e dell'apparenza, delle scalate sociali, le carrierucce nel clero o ...continue

    Jean Sorel, emerito minchione cresciuto e pasciuto in un villaggetto di degni compari ... vita insulsa e mentecatta dell'ipocrisia e dell'apparenza, delle scalate sociali, le carrierucce nel clero o nell'esercito ...
    Miserabile inizio e fine di una vita che tanto somiglia al vacuo autore, sempre impicciato tra amorazzi e ambizioni ... un'epoca di pavidi e reazionari.

    said on 

  • 4

    Nel XIX secolo nessuno come lui, è diviso fra attrazione e opposizione al Romanticismo. In Stendhal e nel suo romanzo più celebre, "Il rosso e il nero", si riflette l'ultima fase di un movimento lette ...continue

    Nel XIX secolo nessuno come lui, è diviso fra attrazione e opposizione al Romanticismo. In Stendhal e nel suo romanzo più celebre, "Il rosso e il nero", si riflette l'ultima fase di un movimento letterario, e l'inizio di un modo nuovo di concepire lo scrivere. Le sue opere, soprattutto questa, sono cronache caratterizzate da una lucida e razionale visione della società durante la Restaurazione, ma mai nessuno prima di lui ebbe la stessa capacità di analisi, nel descrivere le tensioni e i nuovi impulsi di un periodo storico così determinante per l'Europa,e per la Francia in special modo. È a questo tipo di narrazione, a questo romanticismo di fine inverno, che lo scrittore affida le sue intuizioni, intraprendendo una strada senza ritorno per la letteratura. Stendhal si può quindi considerare un pioniere del "realismo moderno", da cui seppe cogliere e a cui seppe dare coordinate ben precise per la nascita del romanzo sociale. La sua comprensione della dialettica che sta dietro al sorgere delle nuove generazioni, gli fa cogliere in pieno i "postumi del disinganno": quelli che i giovani alla fine di un'epoca rivoluzionaria si ritrovano a smaltire, in una condizione spesso sradicata dall'ambiente d'origine, e catapultata in un contesto di affermazione sociale, apparentemente senza più ideali. La speranza originaria si trasforma così prima in disincanto, e poi in razionale senso di sconfitta, dolore e perdita. Compare così, spesso inconsciamente, un bisogno di riscatto, o perlomeno di "rimborso" per aver sacrificato gli ideali in cambio di niente se non, peggio, di una risonante sconfitta morale ed interiore. È da queste riflessioni che comincia l'attenzione dei letterati per le "cronache delle generazioni", poiché si intuisce che proprio dal disagio storico-esistenziale, ha origine una diversa osservazione di ciò che ci circonda, e che le cosiddette "classi di ferro" non esistono se non esiste il fenomeno storico (guarda caso: quasi sempre la guerra o la carriera) che le crea. Per Stendhal quindi, la nuova società si distingue da quelle passate, anzitutto per le diverse forme di potere che, in seguito allo spostarsi di pesi e misure, si costituiscono e divengono realtà nuove o vecchie, ma comunque "apparati" che assumono il comando...Nel "Rosso e il nero" la borghesia si è già riassicurata in pieno il potere economico, ma la lotta determinante sarà per il suo imporsi sul piano sociale. Nel romanzo "dei due colori" l'autore descrive cambiamenti epocali sempre partendo, a me sembra, da un punto di vista soggettivo e personale. L'isolamento che qui caratterizza Julien Sorel è, infatti, uno dei temi dominanti anche negli altri lavori di Stendhal. La sua esistenza è raccontata nei particolari, ma è sempre la trama, fittissima e composta da più livelli di osservazione, a catturarci. La vita di ogni giorno, il pensiero dell'io e quelli della fantasia che ci fanno perdere, e poi ritrovarci, dietro agli amori, ai viaggi, al disagio di quel giovane che, sempre reduce di qualcosa, cerca il suo posto nel mondo. Ma Stendhal, orfano dei suoi ideali contrastanti, dipinge Sorel con caratteristiche che, percorrendo tutto il romanzo, ci riportano a lui stesso. Chi entra nell'universo stendhaliano è contagiato dalla vitalità psichica dei conflitti interiori dei personaggi, e da quella di un'epoca che l'autore trasmette nei minimi particolari, quasi in modo ossessivo e che forse raggiungerà il suo culmine ne "La certosa di Parma". STendhal è senza dubbio un grande scrittore politico ed egocentrico, o egotista (si segnalano, per chi volesse approfondire, i suoi "Ricordi d'egotismo"). E il suo tono è completamente privo, di astuzie, orpelli e demagogie... Quello che Paul Valery definì "Il tono", come a differenziare questo francese, unico e poco capito, nel suo modo di essere e di scrivere. È in questa peculiarità che troviamo tutto il suo valore di romanziere, così come i suoi limiti. Da un punto di vista stilistico poi, il suo (simulato?) disinteresse per la forma, crea uno stile quasi sciatto che non viene colto in pieno dai suoi contemporanei. La fortuna di Stendhal arriva infatti verso la fine del XIX secolo, e si trasforma in un vero e proprio culto, un modo di essere e di pensare ispirato in tutto e per tutto in lui. Il "beylismo" dunque (dal vero nome dello scrittore, Henri Beyle) fuse passione, empirismo, schiettezza disarmante e lucidità, ma descrisse anche i primi lineamenti di un'epoca, di questioni che sono personali come collettive, e hanno, come già detto prima, un "risvolto psichico" tanto fine quanto vario e inesauribile. Nasce infatti così la nevrosi, con i suoi tic e i suoi mille "petit faits", e la società moderna, malata e ipocondriaca, è qui ai suoi esordi. O meglio è alla consapevolezza di aver esordito... "Qui veut la fin veut le moyens": chi vuole il fine vuole i mezzi. Nei suoi limiti si nota un'irresistibile tentazione a guardarsi indietro, al 1700, secolo a lui caro, secolo dei lumi e della razionalità...ma leggendo "Il rosso e il nero" l'autore ci fa ritornare a temi che per lui sono parte della sua esperienza di uomo. È così che anch'egli si sente orfano di un epoca ("Caddi con Napoleone nel 1814") e mentre lo leggiamo, noi pure dobbiamo riconoscere che ogni cammino da lui intrapreso è ricco di così tante suggestioni che non può che farsi leggere pagina dopo pagina. Gli approfondimenti del resto sarebbero infiniti... Personalmente ritengo che questo capolavoro possegga una logica e una coerenza imbattibili, e stimoli riflessioni che non possono essere ignorate, fondendo la satira e il cinismo con la speranza. E' possibile che l'autore non sia arrivato a capire pienamente i fenomeni politico-sociali in atto (il capitalismo, la società divisa in classi, il proletariato), ma la nota che diede inizio alla sinfonia del romanzo storico è sua e solo sua. Colpiscono infine i ritratti femminili che determinano gli elementi fondamentali per Stendhal, ed il gioco del travestimento: fanciulle che si camuffano da soldati, carbonari travestiti da damigelle: coup de théâtre ben riusciti, che meriterebbero però un capitolo a parte. In fine un doveroso appunto sui due colori che, mescolandosi, creano sfumature cromatiche dell'anima come dei fatti storici. Rosso,come gli incontrollabili impulsi e le generose passioni degli insorti della rivoluzione francese. Rosso come il colore delle divise dei militari, guardiani dell'ordine e della Restaurazione. Nero è invece, nella carneficina che una guerra"esige", il corrispettivo del poi: colore del lutto e della morte, del mesto e oscuro otre, in cui si raccoglie il sangue dei martiri della libertà, perseguitati e nemici giurati dal nero colore delle toghe dei seminaristi di Julien Sorel...Rossa e Nera la coscienza di quest'ultimo, partito come umile figlio di un maniscalco e finito in un fatto di cronaca, per la sua posizione ormai importante di reazionario e per l'aver ucciso la sua giovane amante in un impulso simile a quello di tutti gli "anonimi" di questa storia...un fatto di cronaca nera e rosso sangue, sembra essere quindi il fatto ispiratore di questo romanzo "infinito". Un francese importante quindi, innamorato dell'Italia come pochi francesi lo sono stati(forse nessuno, forse Zola) e che fece da maestro oltre ad ogni lezione a molti scrittori italiani. Uno su tutti Sciascia, che non riuscirà mai a scrollarsi di dosso, l'influenza di quel piacevole fantasma ispiratore...

    said on 

  • 5

    "Cronaca del 1830" è il sottotitolo più adatto, che potrebbe quasi trasformare questo grande romanzo in un preciso saggio storico.
    La società francese dell'epoca emerge tutta, nel corso dei trenta e p ...continue

    "Cronaca del 1830" è il sottotitolo più adatto, che potrebbe quasi trasformare questo grande romanzo in un preciso saggio storico.
    La società francese dell'epoca emerge tutta, nel corso dei trenta e più capitoli che compongono quest'opera. Emerge l'ipocrisia di provincia, l'apatia della città, la contraddizione di un'epoca storica che ha soppresso le sue pulsioni eroiche per affogarsi nella mediocrità. Emergono anche, qua e là, alcuni lampi visionari che sanno anticipare il secolo che verrà.
    Un romanzo da tutti i punti di vista, a ragione ritenuto uno degli ultimi classici.

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  • 3

    Les jeux sont fait

    Il romanzo di Stendhal ci appare, già dal titolo, come un’opera in cui vi è un conflitto tra due idee, due ambienti sociali ma anche una combinazione e un contrasto tra due colori; il rosso che evoca ...continue

    Il romanzo di Stendhal ci appare, già dal titolo, come un’opera in cui vi è un conflitto tra due idee, due ambienti sociali ma anche una combinazione e un contrasto tra due colori; il rosso che evoca il sangue, la passione, le uniformi militari; il nero che evoca l’oscurità, la tonaca da seminarista e la morte. Due colori forti e contrastanti che tinteggiano la vita e l’animo di un ragazzo, spregiudicato e arrivista, il cui nome è Julien Sorel.
    Il libro riprende e sviluppa l’aneddoto di un fatto accaduto, nella provincia francese, pochi anni prima della pubblicazione del libro.
    Julien Sorel è un giovane ragazzo d’umili origini, figlio di un falegname, continuamente vessato dal padre e dai fratelli.
    Intelligente e ambizioso, Julien è affascinato dalla figura di Napoleone e dalle guerre napoleoniche, tanto da essere allettato dalla vita militare; ben presto però capisce che i tempi sono cambiati e, grazie ai suggerimenti del curato del suo villaggio si convince ad entrare in seminario. Nella Francia della Restaurazione è, infatti, questa la via più facile per la scalata sociale. Una società ormai putrida, in cui le umili origini sono nuovamente un grave difetto dopo i grandi cambiamenti apportati dalla rivoluzione e dall’impero napoleonico.
    Julien dedica ogni sforzo per “diventare qualcuno”, per sfondare in una società che odia ma di cui vuole far parte a tutti i costi.
    Nel primo gradino della scalata sociale, Julien è assunto come precettore dei due figli di Monsieur de Rénal, sindaco del piccolo paese di Verrières.
    Ben presto il giovane corteggia e diventa l’amante di Madame de Rénal.
    Tra i due nasce un amore passionale e travolgente ma che causerà alla donna tante battaglie interiori, sensi di colpa e i timori di una vendetta divina per il peccato compiuto.
    Lo scandalo che suscita la relazione con Madame de Rénal, costringe il giovane ecclesiastico a lasciare la piccola cittadina di Verrières per il seminario di Besançon. Qui Julien è disprezzato dai compagni ma, grazie alla sua ottima memoria e alla sua mente sveglia, si farà voler bene dall’abate che gli aprirà le porte dell’alta società parigina grazie alla presentazione al marchese de la Mole, che lo prenderà a suo servizio.
    Il marchese ha una figlia, Mathilde, con la quale, ben presto, il giovane Julien intreccia una relazione, ma è una relazione diversa dalla precedente: è contrastata, passionale, forte e molto cerebrale. Inizia cosi un rapporto fatto di avvicinamenti e allontanamenti, incomprensioni e gelosie, finzioni e raggiri.
    La scalata continua grazie alla protezione del marchese che lo introduce ai salotti e alla diplomazia, (mostrandogli a lui e a noi tutta la loro inutilità) e alla sua personalità fiera e brillante.
    Julien, nonostante tutto, pare essere condannato all’infelicità a causa della sfrenata ambizione, del suo disprezzo per gli altri e della sua paranoia d’essere vittima di cospirazioni che vede ovunque.

    Stendhal in questo romanzo pieno di denigrazioni politiche dell’epoca che appesantiscono il romanzo, evidenzia vizi e pregi, difetti e virtù, aspirazioni e paure della società francese della Restaurazione, una società in cui il rosso vive travestito da nero. Il libro è di un’attualità sconvolgente, perché l’arrivismo, la sete di potere e di denaro, affermare senza contegno la differenza di classe e la voglia di vendetta verso chi riesce a superare certe barriere con la capacità intellettiva, con grande orgoglio e sfrenata ambizione, sono disgraziatamente presenti anche nella nostra società a dimostrazione che l’uomo è sempre uguale in ogni epoca.

    Il rosso e il nero è un romanzo psicologico, in cui sono narrati e analizzati minuziosamente più i pensieri dei personaggi che non gli ambienti. Dei personaggi presenti ne Il rosso e il nero vengono rilevati più i loro pensieri che il loro aspetto esteriore, se non menzionato in qualche accenno dall’autore.
    Personalmente però questi personaggi non mi sono piaciuti tanto, gli ho trovati abbastanza antipatici soprattutto il protagonista, Julien, con il quale non sono entrata in sintonia; mi è parso troppo ambizioso, sornione, cinico, freddo, ambiguo, superbo, uno che agisce solo per calcolo per tutta la durata del romanzo, insomma in poche parole: che anima in pena!
    I suoi innamoramenti mi sono sembrati molto calcolati e freddi. Prima l’amore per Madame de Rénal, che ha voluto conquistare solo per gioco, sfida con se stesso e orgoglio; poi l’amore con Mathilde, cui Julien è attratto solo perché è un balocco che non può avere.
    Julien Sorel vive per tutta la durata del romanzo, un lungo tormento interiore, un lavorio ininterrotto e claustrofobico di meningi, un’intera esistenza votata alla realizzazione del progetto di scalata al successo che poi fa precipitare quando è a 10 metri dal traguardo. Un personaggio che non ha il coraggio d’essere sincero, è ambiguo e infelice, in costante lotta con la società che odia.
    Protagonista insieme al seminarista della prima parte del romanzo è Madame de Rénal, che pur essendo ricca, ha poca cultura, che la porta ad invaghirsi e a farsi affascinare dai bei discorsi di Julien che quest’ultimo riesce a far innamorare morbosamente e ossessivamente di sé. Una donna davvero ingenua e debole che non riuscivo a sopportare e che ha reso la prima parte davvero molto pesante e noiosa. Meno male che ad un certo punto entra in scena Mathilde, che si rivela davvero una marcia in più e rende la seconda parte del romanzo molto più interessante.
    Mathilde è in pratica un Julien al femminile: carattere deciso, intelligente, curiosa, arguta, altera, orgogliosa, risoluta, lunatica, che però si dimostra una ragazza comune almeno con Julien.
    Non so perché ma mi è stata simpatica fin dalla sua prima entrata in scena: in biblioteca, proveniente da una porta segreta incastrata nella libreria di suo padre, con in capelli raccolti nei bigodini e in vestaglia, contrariata di essere stata colta in fallo da Julien.

    La lettura è proceduta tra alti (soprattutto la seconda parte) e bassi (nella prima parte); romanzo un po’ ostico, pieno di discorsi sulla provincia e sui difetti della società parigina contrapposti a quella provinciale, con alcune pignolerie che potrebbero annoiare; L’autore usa un linguaggio secco e ironico; stile molto scorrevole in certe parti in altre più faticoso e lento. Un libro dai grandi contenuti sociali e politici, interessante ma con una trama poco omogenea, manca di vero pathos, di vero intrigo, in cui non si riesce a creare un’empatia e a parteggiare per il protagonista.
    Dopo aver terminato di leggere un secondo libro dell’autore francese, sono sicura di una cosa: Stendhal, a mio parere, non amava tanto i finali, che risultano essere il suo punto debole. Anche questo finale, dopo quello de La certosa di Parma è affrettato e raffazzonato, messo lì tanto per concludere, perché mi sembra poco veritiero che per un reato così (non voglio scrivere di cosa si tratta perché è spoiler) si possa essere condannati alla pena inflitta a Julien.

    Potrei dire che Julien ha giocato alla roulette, scommettendo sui due colori, il rosso e il nero; ha giocato, ha vinto e ha perso, sconfitto dall’impulsività di un gesto affrettato ed eccessivo, dopo aver sacrificato tutta la propria esistenza ad inseguire un qualcosa d’inutile e fugace.

    "Posso avere pietà del mio benefattore, posso essere costernato al pensiero di fargli del male: ma non ho e non avrò mai paura di nessuno.”

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  • 3

    Mamma mia, che impegno leggerlo! E' monumentale, a dir poco, anche se alcuni capitoli scorrono molto meno di altri. Alcuni passi del libro sono folgoranti nelle loro descrizioni. E' stato il mio primo ...continue

    Mamma mia, che impegno leggerlo! E' monumentale, a dir poco, anche se alcuni capitoli scorrono molto meno di altri. Alcuni passi del libro sono folgoranti nelle loro descrizioni. E' stato il mio primo incontro con Stendhal, anche se un po' tardi, come si suol dire.

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  • 5

    Non è un caso se certi libri, cosiddetti "classici", sono considerati dei capolavori..libro bellissimo, i cui i moti interiori dell'animo si inseriscono nel contesto storico (Francia della Restaurazio ...continue

    Non è un caso se certi libri, cosiddetti "classici", sono considerati dei capolavori..libro bellissimo, i cui i moti interiori dell'animo si inseriscono nel contesto storico (Francia della Restaurazione), dando vita ad una di quelle storie che ti fa restare incollato al libro (nel mio caso ebook) fino al termine...

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  • 5

    Mi trovo nella difficile situazione di dover consigliare e recensire questo romanzo. Si può semplicemente dire che ci troviamo di fronte a un classico. Uno di quei libri che si legge per forza di cose ...continue

    Mi trovo nella difficile situazione di dover consigliare e recensire questo romanzo. Si può semplicemente dire che ci troviamo di fronte a un classico. Uno di quei libri che si legge per forza di cose, almeno una volta nella vita. Per me è la seconda. Una rilettura aiuta sempre. Ritrovi la stessa storia, inevitabilmente, ma la comprensione e anche la scoperta di taluni elementi arricchiscono l'esperienza. Per questo motivo, tu che leggi questa recensione, sei obbligato moralmente a leggere o rileggere questo capolavoro. E' inutile dire quanto sia stato fondamentale per la letteratura. In primis, quella francese e poi di riflesso a quella mondiale.
    Nel "Rosso e il Nero" accadono pochissimi fatti, ma la complessità dei personaggi e questa abilità dell'autore di scavare profondamente nell'animo umano colpisce ancora. Centrale, senza ombra di dubbio è la figura del protagonista Julien Sorel. Non si può non simpatizzare per questa figura a volte così meschina e arrivista. Sorel non è solo un arrampicatore sociale ma anche un simbolo di una classe sociale che vuole rompere le catene di una vita mediocre. Così il nostro protagonista mosso dall'esempio di Napoleone cercherà di trovare una posizione all'interno di una società francese vittima di borghesi provinciali e nobili lacchè senza nerbo.
    Il percorso simile a quello del vate Bonaparte, lo porterà dalla piccola Verrières sino a Parigi. Nonostante Sorel sia un completo incapace, riesce con l'ambizione e la passione a sorpassare ogni ostacolo culturale e sociale per trovare quella affermazione che gli viene negata dalla nascita. L'inganno di Stendhal sta nel portare il lettore all'empatia verso un personaggio che dovrebbe incarnare comunque un comportamento negativo. Ma chi ne legge la storia non può non essere conquistato dalla passione che muove Sorel. Quel fuoco che lo consuma sino alla fine, per combattere un sistema di mediocri che punisce per nascita chi è in realtà mediocre come loro. Nonostante ciò il giovane mantiene una dignità maggiore di una puerile Madame Renal o di una capricciosa Mathilde.per non parlare degli altri personaggi maschili, stupidamente inutili e corrosi dall'unica preoccupazione di una stabilità economica e sociale.
    L'unica figura salvifica che si contrappone al sofferente Sorel è l'amico boscaiolo . Anima semplice ma completa, scevro dal peccato e dall'arrivismo sociale che porta l'uomo ai più biechi sentimenti.
    Un altro elemento, in un certo qual senso avanguardista, oltre allo stile e al tema trattato è l'abilità di Stendhal nel non giudicare. L'autore non è un moralista ed è per questo che Sorel funziona come protagonista e sa farsi voler bene, nonostante tutto, al momento della lettura di questa tragica vicenda.
    Credo di aver finito.

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