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Roma. Guida Letteraria

Tutta la città in 40 itinerari

Di

Editore: Franco di Mauro

4.0
(3)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 427 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8887365466 | Isbn-13: 9788887365467 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
La città con la più alta concentrazione di beni culturali al mondo si rivela, con questa che è la sua prima Guida Letteraria, tra le più ammirate dagli scrittori di ogni nazionalità, che da essa e dai suoi monumenti hanno attinto spesso motivi di ispirazione.
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    Articolo di Morgan Palmas del 13 aprile 2010:


    http://www.sulromanzo.it/2010/04/100-ottimi-motivi-per-piantarla-di_13.html


    "Nel 1817 George Byron si trovava a Roma e sembra sia probabile che abbia assistito alla decapitazione di alcuni condannati: “Il giorno prima di lasciare ...continua

    Articolo di Morgan Palmas del 13 aprile 2010:

    http://www.sulromanzo.it/2010/04/100-ottimi-motivi-per-piantarla-di_13.html

    "Nel 1817 George Byron si trovava a Roma e sembra sia probabile che abbia assistito alla decapitazione di alcuni condannati: “Il giorno prima di lasciare Roma ho visto decapitare tre malviventi. La cerimonia – che comprendeva i preti mascherati [incappucciati], gli esecutori mezzi nudi, i delinquenti bendati, il Cristo nero col suo stendardo, il palco dell’esecuzione, la soldataglia, la lenta processione, il rapido tintinnare e la pesante caduta della mannaia, lo sprizzare del sangue e l’orrore delle teste esposte – è tutta certamente più impressionante del supplizio volgare, rozzo, sporco del new drop, la bestiale impiccagione che si infligge a chi subisce una sentenza inglese. Due di quegli uomini si comportavano con una certa tranquillità, ma il primo dei tre morì terrorizzato e recalcitrante, e questo fu atroce. Non voleva mettersi in ginocchio; inoltre il suo collo era troppo grosso per l’apertura e il prete fu costretto a sommergere le sue imprecazioni alzando sempre più il tono delle esortazioni. La testa fu tagliata prima che gli occhi potessero distinguere il colpo, con l’unico intralcio di un tentativo di ritrarre il capo, nonostante fosse tenuto fermo per i capelli; la prima testa fu tagliata proprio vicino alle orecchie, le altre caddero con un taglio più preciso… Il primo mi fece venire un gran caldo e molta sete e mi fece tremare al punto che non potevo quasi tenere in mano il binocolo… il secondo e il terzo, mi dispiace dirlo, non ebbero su di me un effetto così orripilante (il che dimostra con quanta terribile rapidità le cose divengano indifferenti) anche se avrei voluto salvarli se avessi potuto”.

    Il breve testo è tratto da un libro che non mi stanco mai di consigliare: “Roma – Guida letteraria – Tutta la città in 40 itinerari” di Carlo Raso (Franco Di Mauro Editore). Se avrete la fortuna di praticare i percorsi direttamente nella Capitale, come ho fatto io nell’estate del 2007, vi accorgerete di scoprire mondi nascosti, angoli incredibilmente suggestivi, scorci che senza la documentazione certosina di Raso avrebbero un sapore del tutto differente. Quando passerete la prossima volta per Piazza di Ponte Sant’Angelo, ricordate le parole di Byron.

    La letteratura raccontata per aneddoti e pagine reali della vita degli scrittori ha il dono di immergere le menti confuse contemporanee in acque profonde, dove la superficie è tale perché l’abitudine la sublima, rendendola incalzante e necessaria, sbagliando. La dilatazione del tempo (accorgendosi di quanto i passi della società, per quanto deboli in apparenza, siano considerevoli), la consapevolezza del tempo, meglio, non può che essere nutrita dalle acque profonde.

    Ecco un altro ottimo motivo, piantatela di scrivere, dedicatevi alla lettura di libri che narrino le acque profonde del passato, unico modo per capire il presente.

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    Recensione in Leggere Tutti Mensile del libro e della lettura: numero 12, luglio-agosto 2006

    UN CROCEVIA DI CAPOLAVORI LETTERARI

    "I colori di Roma, le atmosfere delle vie e delle piazze, gli odori dei giardini, lo scroscio delle fontane. Immagini e suoni che si rispecchiano sulla carta illuminando di luce nuova capolavori dell'arte e della cultura che hanno reso Eterna Roma nel mondo e nel tempo. È così che Carlo Raso rivisita il territorio e la storia della città, attraverso le opere dei grandi letterati e scrittori che in Roma hanno riflesso lo splendore della loro fama: dal Pincio, il luogo per eccellenza per ammirare la città, a Trinità de' Monti, da Piazza di Spagna a Via Condotti, da Villa Borghese al Quirinale, fino a ponte sant'Angelo, a san Pietro, al Ghetto. Quaranta itinerari che si snodano lungo il territorio della Città Eterna, consentendone una fruizione letteraria dinamica, caricando di volta in volta i capolavori della città di significati metaforici. Il libro (Carlo Raso, Roma. Guida letteraria, Franco Di Mauro Editore, pp. 450, Euro 18,00) fa parte di una collana di "Guide" su argomenti solitamente poco trattati in questo tipo di pubblicazioni: dalla letteratura alla musica, dalla flora al paesaggio, ai luoghi storici. Vale proprio la pena di compiere un viaggio di questo tipo. Significativo quello che François Rabelais, il celebre scrittore francese, scriveva già nel '500 dalla Locanda dell'Orso in cui alloggiava: "Quello che ho maggiormente auspicato, da quando ho qualche cognizione dell'evoluzione delle Lettere, è di attraversare l'Italia e visitare Roma, caput mundi. Vedere Roma è una straordinaria fortuna, che ogni persona di una certa condizione può procurarsi".

    Questa recensione è in margine all'articolo di Carlo Raso, riproducente l'introduzione del libro:

    http://www.leggeretutti.it/ita/notizia.php?id=692

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    In margine all'articolo Passeggiata romana di Marco Bartolucci e Marilisa Zito in inViaggio, Mondadori, n° 103, aprile 2006:

    ROMA. GUIDA LETTERARIA Collana Guide, Franco Di Mauro Editore, 2005, pag. 427, 18 euro. La città vista e raccontata da Carlo Raso in 40 itinerari attraverso stralci d'autore. Dal marchese De Sade, che commenta i dipinti di San Luigi dei Francesi, ad Andersen, che cerca nella chiesa di Santa Maria in Traspontina il sepolcro di un santo danese. Per proseguire con Moravia , Ibsen, Goethe e tantissimi altri.

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    In margine all'articolo Il Belpaese secondo Ibsen di Roberto Caramelli ne I Viaggi di Repubblica anno X, n° 407, 2 marzo 2006:

    Le pubblicazioni su Ibsen: Dalle lettere alla vita nella Città Eterna

    ROMA, GUIDA LETTERARIA di Carlo Raso, Franco Di Mauro Ed., 18,00 euro

    "Dei drammi di Ibsen, pubblicati da numerosi editori, esistono traduzioni (e versioni teatrali) che risalgono tutte ad almeno 50 anni fa. Alcuni testi sono stati addirittura tradotti in italiano dal tedesco o dal francese anziché dal norvegese. In queste pagine citiamo lettere del drammaturgo spedite dall'Italia alla moglie, agli amici, ai parenti. Un testo che raccoglie gran parte della sua corrispondenza è pubblicato dalla casa editrice Iperborea, specializzata in testi di scrittori scandinavi. La vita di Ibsen a Roma è riportata in una interessante Guida letteraria pubblicata dall'editore napoletano Franco Di Mauro. È doveroso ricordare qui anche Eleonora Duse, una delle più grandi interpreti del teatro ibseniano, che contribuì alle traduzioni dei testi in italiano (spesso dal francese) di molti drammi di Ibsen".

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    Ed ecco come l'anobiana Occhidinotte cita questa guida e il caffè Aragno:

    dal blog http://www.sottoifioridililla.com/

    e da: "Sul romanzo":

    http://www.sulromanzo.it/blog/caffe-aragno-echi-letterari-dispersi-nel-corso-del-fast-food?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+blogspot/CWzM+(Sul+Romanzo)

    Caffè Aragno: echi letterari dispersi nel corso del fast food

    Autore: Carolina Venturini Giovedì 20 gennaio 2011, 11:17

    Spizzico fast food e Caffè Aragno uniti. Abominio, lo so. Scempio culturale, lo so. Ma accade.

    In via del Corso n° 180-1 a Roma. Uno dei caffè letterari più famosi in tutta Italia. Ricordato come Caffè Nazionale nel 1882, immortalato da Matilde Serao nel 1885 in “La conquista di Roma” grazie a un flash di parole arcobaleno, generate dai larghi cristalli che splendevano nelle stanze, il Caffè Aragno è stato anche “cuore di Roma” secondo Émile Zola, nonché teatro del famosissimo schiaffo di Bontempelli a Ungaretti. Senza contare i vortici del movimento Futurista e le accesissime discussioni sul fascismo. Tutto questo tramutato in un pit-stop Autogrill per i turisti del centro romano.

    Non ci volevo credere! Mi dicevo: ci sarà un errore, avrò sbagliato indirizzo!

    Mi aspettavo un locale simile al Florian veneziano, magari senza supplemento orchestra.

    Nella mia immaginazione mi vedevo armata di taccuino e matita, pronta ad investire venti euro per un cappuccino identico a quello sorseggiato da Bruno Barilli all’epoca.

    Avevo programmato d’andarci sul presto, nel periodo natalizio. Il Corso e il centro di Roma mostrano il meglio di sé ammantati di rosso, led e cotone finto neve. Non vedevo l’ora di vivere sulla mia pelle l’emozione dell’onda di artisti che riempie i locali del Caffè Aragno, creativa e intensa.

    Qualcuno mi avrebbe parlato di Leopardi in una maniera diversa, capace di emozionarmi, stizzirmi oppure commuovermi? Speravo di poter attingere la mia penna nello stesso influsso vitale e rigeneratore che aveva infilzato tanti dei suoi protagonisti. Sognando ad occhi aperti, prima ancora di aprire Google map e realizzare la diversa consistenza della realtà, annusavo con la mente l’aroma di legno antico.

    Mi sarei forse accomodata sul famosissimo divano in pelle gialla, pregna dell’acre odore di tabacco? Sarei diventata frequentatrice della terza saletta, viaggiando nel tempo al solo sedermi, quasi come fosse un tuffo fra pagine di storia e poesia, con biglietto in prima classe, senza ritorno se non in volo, fra le lande sconfinate della letteratura? Mi sarei divertita ascoltando battibecchi e bisticci degli odierni letterati o pittori, magari partecipando previo poi mordermi la lingua fra i denti? Avrei trovato la pagina incorniciata dell’edizione speciale del Messaggero di Pannunzio, che per primo raccontò la caduta di Mussolini?

    Mi sarebbe piaciuto tantissimo. Scossa dall’impazienza mi chiedevo anche se avrei avuto la fortuna di toccare con mano qualche libro dell’epoca, magari firmato Pirandello oppure Longhi.

    Non volevo arrendermi. Le parole di Morgan Palmas, “Guarda che è tutto cambiato!”, avevano un suono così “stonato”. Assurdo, pensavo. Perché mai, per quale ragione un locale storico e artistico così importante dovrebbe essere stravolto? Poco importa che siano stati mantenuti alcuni affreschi dell’epoca.

    Trovarmi in una sorta di pizzeria al taglio, mezzo paninoteca, mezzo bar alla bell’e meglio, nei luoghi in cui si discuteva e si creava “La Ronda”, rivista letteraria pubblicata tra il 1919 e il 1923, è stato significativamente scioccante. Perché? Perché accade questo, perché simboli pregni di ricordi devono essere rasi al suolo? L’Aragno attuale lo potete immaginare benissimo, semplicemente ripescando nei ricordi dei vostri viaggi in autostrada. Non è la prima volta, tuttavia, che cambia sostanza e, mi auguro, non sarà nemmeno l’ultima.

    Il Caffè Aragno ha superato indenne il rischio di demolizione nel 1883, la bomba esplosa nel 1906, l’avvento del fascismo, il rinnovo del 1932 e la cessione all’Alemagna nel 1955.

    Vincenzo Cardarelli, una delle penne di spicco di “La Ronda”, ricordava così questo caffè d’epoca: “Si entrava sovversivi e se ne usciva conservatori arrabbiati e nazionalisti, dannunziani e colonialisti”.

    Oscar Wilde nel 1900 visse quest’avventura, com’è ricordata nel libro “Roma – Guida Letteraria”: “mi trovavo davanti al Caffè Nazionale e prendevo una granita di caffè (…) quando passò il Re in carrozza. Io immediatamente mi sono alzato e gli ho rivolto un profondo inchino, col cappello in mano (…). Fu solo dopo il passaggio del Re che ricordai di essere papista e nerissimo!”.

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    Citato in Bibliografia al seguente articolo del 27 aprile 2011:

    Antico Caffè Greco: cammeo fra arte, letteratura e storia

    http://it.paperblog.com/antico-caffe-greco-cammeo-fra-arte-letteratura-e-storia-357053/

    ha scritto il