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Romagna mia!

Di

Editore: Laterza (Contromano)

3.8
(91)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 122 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842095060 | Isbn-13: 9788842095064 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , Textbook

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Descrizione del libro
"Non avrei mai potuto scrivere questo racconto della mia Romagna senza gli anni di studio forsennato ai tavolini del Bar di Sopra, a Casola Valsenio (Paese dei Matti, di Alfredo Oriani, delle Erbe Aromatiche e dei Frutti Dimenticati). Mi sono ammollato nell'avventura di questo libro anche per dare un po' di pace alla folla di voci che mi fanno compagnia da una vita intera, e che non stanno mai zitte. In una terra di chiacchieroni come la nostra, popolata da gente che bacaglia da mattina a sera, il passato e il presente si mischiano in continuazione e niente ha mai davvero un principio e una fine. E come unità di misura, ho usato la mia dolcissima e sgangheratissima famiglia. Mi è stata donata una infanzia selvatica e ingavagnata, dignitosamente povera e felice, trascorsa in un minuscolo appartamento delle Case Popolari insieme a mia mamma e i miei nonni materni, gli unici nonni che abbia mai avuto; non avevo nemmeno bisogno di andare al cinema per godere di un qualche spettacolo, mi bastava aspettare l'ora di pranzo, e qualcosa di mirabolante sarebbe sicuramente accaduto. Sono uno degli ultimi della mia generazione a essere nato in dialetto, tra persone che parlavano solo quello, e sono cresciuto in una lingua meticcia italiano romagnola in cui le cose accadevano diversamente."
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  • 4

    Fenomenologia del romagnolo stesa con accuratezza quasi scientifica e partecipazione emotiva e sentimentale totale. Cavina riesce a riempire i luoghi comuni sulla Romagna del senso antropologico del quale forse ci siamo dimenticati e che trasforma il pedestre folclore in linfa vitale. In più è un ...continua

    Fenomenologia del romagnolo stesa con accuratezza quasi scientifica e partecipazione emotiva e sentimentale totale. Cavina riesce a riempire i luoghi comuni sulla Romagna del senso antropologico del quale forse ci siamo dimenticati e che trasforma il pedestre folclore in linfa vitale. In più è un libro divertente. Mi spiace aver disturbato il mio vicino di treno ridacchiando durante la lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    romagna sua

    Da romagnola a distanza, davanti a un titolo così non ho resistito. Pensavo di trovarci conferme su colori noti, e invece in questo libro ho trovato un paese che non avevo mai sentito nominare e una Romagna un po' distante dalla mia. E’ proprio vero che più il campanilismo si fa preciso più si no ...continua

    Da romagnola a distanza, davanti a un titolo così non ho resistito. Pensavo di trovarci conferme su colori noti, e invece in questo libro ho trovato un paese che non avevo mai sentito nominare e una Romagna un po' distante dalla mia. E’ proprio vero che più il campanilismo si fa preciso più si notano le differenze.

    ha scritto il 

  • 4

    "E' difficile individuare con precisione un posto del genere. I confini li abbiamo tracciati addosso noi che la popoliamo; sono marchiati a fuoco nel nostro carattere; per trovare la Romagna, basta trovare uno di noi, che ce la portiamo sempre dietro, come una valigia."

    ha scritto il 

  • 4

    Breve dispaccio dall'Emilia (alla Romagna)

    Molto frammentario, certo, questo "Romagna mia!". Si passa con estrema facilità dal racconto biografico a quello più prettamente "popolare". Anche passaggi "importanti", come la nascita dell'Orchestra Casadei, vengono tratteggiati in pochi paragrafi. Però, attenzione, perché già il titolo intanto ...continua

    Molto frammentario, certo, questo "Romagna mia!". Si passa con estrema facilità dal racconto biografico a quello più prettamente "popolare". Anche passaggi "importanti", come la nascita dell'Orchestra Casadei, vengono tratteggiati in pochi paragrafi. Però, attenzione, perché già il titolo intanto dice molto: "Romagna mia" indica fin dall'inizio che quella raccontata sarà la Romagna di Cavina, non quella di altri. E poi la narrazione si mantiene sempre molto fresca, raggiungendo vette di pura comicità e tenerezza e gratitudine nei confronti della propria terra e soprattutto delle persone che in qualche modo quella terra te l'hanno spiegata che... Beh, come fai non "voler bene" a questo libretto e al suo autore? E qui lo si dice da "emiliani", per giunta!

    ha scritto il 

  • 3

    Viaggi italiani - 20 gen 13

    Intanto, cominciamo con delle scuse a Cavina: sono andato a rileggere la trama che avevo fatto del suo primo libro (“Alla grande” tramato a febbraio del 2011), dove avevo scritto che era Emiliano. No! Anche se Casole Valsenio è quasi a Castel San Pietro, siamo proprio in Romagna. E questo lungo c ...continua

    Intanto, cominciamo con delle scuse a Cavina: sono andato a rileggere la trama che avevo fatto del suo primo libro (“Alla grande” tramato a febbraio del 2011), dove avevo scritto che era Emiliano. No! Anche se Casole Valsenio è quasi a Castel San Pietro, siamo proprio in Romagna. E questo lungo canto d’amore per la sua terra ce ne porta gusti, radici, passati e possibili futuri. Secondo poi un plauso all’ideatore di questa collana di Laterza che continua a rendermi graditi i suoi scritti, a farmi conoscere piccoli e grandi scrittori, ed a farmi viaggiare e viaggiare ancora lungo rotte di questa nostra nonostante tutto bella Italia. O interessante. O comunque ed infine da conoscere. Come dissi altrove e ben volentieri ripeto (si sa gli anziani…), val certo la pena aver visto Timbuctù, ma vale di più se hai visto, prima o dopo, i sassi di Matera. Intanto torniamo a questo “luogo della mente”, a quest’isola non geografica che è la Romagna. Un quadrato, più o meno, tra l’Adriatico e il Falterona, tra Pesaro e Urbino e Ravenna. Cavina, fortunatamente, ci porta poco al mare, ai luoghi consueti, anche se fascinosi, come Riccione e Rimini (tra Barbara e Fellini), perché Romagna e anche (soprattutto?) entro-terra, cinghiali, monticelli, terme e castagne (tra Mariagiovanna e San Marino). Mescolando il tutto con sapienti tocchi auto e biografici. Ci parla di lui e della sua gente (e come non voler bene ad uno il cui nonno si chiama Giovanni e che Giovanni chiama il proprio figlio). Ma anche degli altri romagnoli, famosi o meno. Significativi sempre. Come Natale Zen, il primo morto della Prima Guerra Mondiale. Come Luigi Brighi detto Zaclen (che significa tacchino) l’inventore del liscio ed il padre musicale di Secondo Casadei. O come Gregorio Ricci Curbastro, che ai molti dirà poco, ma che per me è uno dei pilastri di un mio pantheon privato (è l’inventore del calcolo differenziale assoluto che permise ad Einstein di sistematizzare matematicamente la Teoria della Relatività). Così mi risulta piena di colori e calori, questa scampagnata tra Ravenna (e come scordarsi le pagine di Barbero sull’Impero Romano d’Oriente e le sue appendici ravennati), Forlì e la sua architettura fascistizzante, Imola e i rombi dei suoi motori, su fino al Monte Falterona, tra Firenze ed Arezzo, là dove nasce il Tevere, ed ancora su verso il Monte Titano, che domina la piana digradante verso Rimini e il suo mare. Pieno di quello spirito indomito romagnolo, che fece dire a Mazzini che solo con loro avrebbe fatto l’Italia. Spirito ricco, anche, e contraddittorio, sempre tra Peppone e Don Camillo. Stupende le poche pagine, piene di ironia e frasi giuste, sul crollo della sinistra a Casole Valsenio, dove fino al ’93 aveva comandato con percentuali bulgare (si dice sempre così per un partito che viaggiava sull’80% dei consensi; e a me i bulgari stanno un po’ sui cabasisi). Ma è sempre e comunque pieno di ritratti e di storie. Dello zio Mario detto Tarzan. Della nonna Cristena e delle sue lotte infinite con il nonno Gianì (appunto Giovanni, che, tra l’altro, era l’unico socialdemocratico saragattiano del paese). Per finire anche e senza dimenticarsene, del cibo. Tortellini? Ma non proprio, che si è più verso l’Emilia. Meglio i passatelli. E tutta la scienza culinaria del figlio di Forlimpopoli, tal Pellegrino Artusi. Amici di lettura me lo avevano consigliato, forse enfatizzato un po’. Io l’ho trovato del giusto umore per sorridere un po’. E per ballare, senza timori e vergogne, quel “Romagna mia!”, dedicandolo, non so, alla soubrette di Bellaria (e se non sapete chi è, problemi vostri).
    “Niente se ne va mai davvero; tutto gira, e prima o poi torna indietro da te.” (3)
    “Non riordino più la mia camera perché quando raduno tutte le cose inutili che la ingolfano, poi scopro di non riuscire a separarmene, che siano vecchi biglietti d’aereo o lacci spaiati di chissà quali scarpe.” (73)

    ha scritto il 

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