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Romanzi

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

4.5
(228)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 979 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804558288 | Isbn-13: 9788804558286 | Data di pubblicazione:  | Edizione I Meridiani collezione

Traduttore: Anita Rho , Ervino Pocar , Alberto Spaini

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Indice:
- Premessa e cronologia (a cura di Ervino Pocar);
- America (traduzione di Alberto Spaini);
- Il processo (traduzione di Ervino Pocar);
- Il Castello (traduzione di Anita Rho);
- Appendici:
- frammenti, capitoli incompiuti, passi soppressi dall'Autore (a cura di Ervino Pocar, traduzioni di Ervino Pocar, Anita Rho, Alberto Spaini);
- Bibliografia (a cura di Ervino Pocar).
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  • 5

    Recensione riguardo "America".

    Avendo letto anche gli altri due romanzi sono abbastanza certo della loro miglior riusciuta e maggior kafkianità rispetto ad America.
    America è sostanzialmente una buona opera, ma manca di quel qualcosa realmente caratterizzante. Certo, percepiamo in alcuni punti un pizzico di oppressione, ...continua

    Avendo letto anche gli altri due romanzi sono abbastanza certo della loro miglior riusciuta e maggior kafkianità rispetto ad America.
    America è sostanzialmente una buona opera, ma manca di quel qualcosa realmente caratterizzante. Certo, percepiamo in alcuni punti un pizzico di oppressione, di caos, come nel capitolo sull'Hotel, nel capitolo su Therese, in quello di Brunelda e nel capitolo finale, ma nel frattempo pare anche che il romanzo voglia mirare ad altro. Eppure non credo si possa dire che sia un'opera di formazione. L'incompletezza non aiuta e non è inglobata nello spirito del romanzo come avviene, invece, ne Il castello.

    ha scritto il 

  • 0

    questa storia del padre di kafka è una balla.
    le cose andavano così:

    spesso a kafka, mentre scriveva, veniva in mente sua madre, come un tarlo. quindi mentre era proprio nel mezzo... non riusciva a finire, insomma.
    la scrittura gli chiedeva preoccupata "è colpa mia? faccio qual ...continua

    questa storia del padre di kafka è una balla.
    le cose andavano così:

    spesso a kafka, mentre scriveva, veniva in mente sua madre, come un tarlo. quindi mentre era proprio nel mezzo... non riusciva a finire, insomma.
    la scrittura gli chiedeva preoccupata "è colpa mia? faccio qualcosa che non va bene? non ti piace come mi muovo forse?"
    kafka rispondeva "no, non è colpa tua. sono un po' stanco..."

    ha scritto il 

  • 5

    Ho finalmente letto America che era "rimasto indietro" al tempo del liceo, poco più di trent'anni fa.


    Da quando ho letto I testamenti traditi di Kundera ( http://www.anobii.com/books/I_testamenti_traditi/978884… ) ogni volta che prendo in mano Kafka, ...continua

    Ho finalmente letto America che era "rimasto indietro" al tempo del liceo, poco più di trent'anni fa.

    Da quando ho letto I testamenti traditi di Kundera ( http://www.anobii.com/books/I_testamenti_traditi/9788845910890/012f328158ccb1b738/ ) ogni volta che prendo in mano Kafka, oltre alla normale angoscia kafkiana, c'è anche la sensazione di fare qualcosa di moralmente discutibile. Probabilmente Kafka ne sarebbe felice.

    ha scritto il 

  • 5

    La morte non riuscita opposta alla speranza

    Se il concetto di simbolo in estetica, concetto alquanto insufficiente e tutt'altro facile da comprendere, deve significare qualcosa di plausibile, questo significato sarà semplicemente che i singoli momenti di un'opera artistica, in forza della loro connessione, rimandano al di là di se stessi. ...continua

    Se il concetto di simbolo in estetica, concetto alquanto insufficiente e tutt'altro facile da comprendere, deve significare qualcosa di plausibile, questo significato sarà semplicemente che i singoli momenti di un'opera artistica, in forza della loro connessione, rimandano al di là di se stessi. La loro totalità trapassa senza buchi in un significato. Ma nulla si adatta meno al genio di Kafka. In lui tutto è duro, determinato, da nessuna parte si apre l'orizzonte. Ogni proposizione è letterale, ogni proposizione è significante. La sua letteratura segue più l'allegoria che il simbolo. Siamo di fronte a uno scrittore di parabole che oscura la soluzione. Buio dell'esistenza. Sembra che ogni frase chiusa in sè possa interpretrarsi e poi si sottrae a questo gioco. Il lettore è irretito da una rete che rischia di annullare la distanza tra il lettore e il testo. Il contenuto metafisico dei suoi scritti non si chiude con la filosofia che mette nel testo.

    Sembrerebbe quindi che non si possa prendere alla lettera quello che dice per poi smentirsi e imporre alla lettura il principio della puntualità letterale, ricordo dell'esegesi del Pentateuco nella tradizione ebraica. Le parole infatti, specie le metafore, si staccano dal contesto e acquistano un'esistenza propria. Josef K. muore come un cane e Kafka riferisce le indagini di un cane.

    Kafka manifesta un evidente scetticismo nei confronti dell'io e la letteralità kafkiana ha questo fine: utilizzare quelli che Freud chiamava gli scarti del mondo dei fenomeni, intendendo con questa espressione la psichicità, i lapsus, i sogni, i sintomi nevrotici. Come in tutta la grande arte domina in lui l'ascesi verso il futuro e lo costruisce con quegli scarti che la novità in divenire elimina dal presente che trapassa. Kafka utilizza la nevrosi senza pensare di guarire, piuttosto come forza propulsiva alla conoscenza. Le ferite che la società imprime a fuoco nel singolo sono il negativo della verità. La società stessa in quanto meccanica sociale è il falso. La sua narrazione è anti-sociologica nel senso che cerca di isolare l'individuo dal gruppo restituendogli una tensione spirituale perduta che mira alla propria singola collettivizzazione. C'è una spersonalizzazione ricercata dentro un pieno controllo razionale di sé che alimenta un gioco di tensioni che sembrerebbe condurlo all'ostinazione mitica. Kafka non esalta il mondo attraverso la subordinazione, gli resiste attraverso la non violenza.

    La teoria kafkiana della morte non riuscita. Che la creazione devastata non possa più morire è l'unica promessa di immortalità. Mentre negli interni in cui abitano gli uomini si annida la dannazione, soltanto i nascondigli dell'infanzia, i recessi bui delle scale, ospitano la speranza. La resurrezione dei morti dovrebbe avvenire in un cimitero di automobili

    ha scritto il 

  • 5

    ... e ti tirano le pietre

    Ebbene sì, mi son dato ai classici. Insomma, se per classici si può intendere l'incompiuto di Franz Kafka America...
    Continua su: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5492

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto "L'America" e "Il Processo" di seguito e a fatica senza essere preparato... Dopo qualche mese di pausa, ho concluso con "Il Castello", racconto finale, sicuramente con più nozioni che mi hanno aiutato a scorrere il racconto più agevolmente... Non posso dare giudizi, ho commesso lo sbagli ...continua

    Ho letto "L'America" e "Il Processo" di seguito e a fatica senza essere preparato... Dopo qualche mese di pausa, ho concluso con "Il Castello", racconto finale, sicuramente con più nozioni che mi hanno aiutato a scorrere il racconto più agevolmente... Non posso dare giudizi, ho commesso lo sbaglio di leggerlo troppo in anticipo sulla mia preparazione... Da rileggere tra qualche tempo...

    ha scritto il