Romanzo teatrale

Di

Editore: Einaudi (Nuovi Coralli, 115)

3.9
(98)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000020256 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vera Dridso

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 2

    Purtroppo questa volta Bulgakov mi ha deluso. Ho faticato molto a concludere il libro e l'ho trovato anche piuttosto noioso, escludendo i primi due capitoli che invece non erano male.

    ha scritto il 

  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/11/romanzo-teatrale-michail-bulgakov/

    “Lessi il contratto, confesso che non capii niente né tentai di capire. Avevo voglia di dire: - Rappresentate il mio dr ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/11/romanzo-teatrale-michail-bulgakov/

    “Lessi il contratto, confesso che non capii niente né tentai di capire. Avevo voglia di dire: - Rappresentate il mio dramma, non ho bisogno di niente: mi sia soltanto riconosciuto il diritto di venire qui tutti i giorni per stare disteso due ore su questo divano ad aspirare l’odore melato del tabacco, ascoltare la melodia dell’orologio e sognare.
    Per fortuna non lo dissi.
    Mi ricordo che nel contratto s’incontravano sovente i termini “giacché” e “considerato che”, e che ogni articolo cominciava con le parole “L’Autore non ha diritto”.
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma a un altro teatro di Mosca.
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma ad alcun teatro della città di Leningrado.
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma ad alcuna città della RSFRR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa).
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma ad alcuna città della RSSU (Repubblica Socialista Sovietica Ucraina).
    L’Autore non aveva diritto di stampare il suo dramma.
    L’Autore non aveva diritto di chiedere al teatro (che cosa, ho dimenticato) (articolo 21).
    L’Autore non aveva diritto di protestare contro una certa cosa né contro un’altra, ma neppure di questa mi ricordo.
    Uno degli articoli interrompeva però la monotonia di questo documento. Era l’articolo 57. Questo cominciava con le parole: “L’Autore s’impegna”. Secondo questo articolo, l’Autore s’impegnava ad “apportare al suo dramma, immediatamente e incondizionatamente, modifiche, cambiamenti, tagli o aggiunte nel caso in cui la Direzione, oppure un qualsiasi comitato, oppure enti od organizzazioni o corporazioni o persone singole munite di regolare mandato in tale senso dovessero richiederne, non pretendendo per tale lavoro alcun compenso eccetto quello pattuito all’articolo 15”.
    Rivolgendo la mia attenzione a questo articolo, vidi che dopo la parola “compenso” vi era uno spazio vuoto. Sottolineai interrogativamente con l’unghia questo vuoto.

    (Michail Bulgakov, “Romanzo teatrale”, Einaudi)

    Stimolato dalla rilettura di “Appunti sui polsini”, sono andato a riprendere anche “Romanzo teatrale”, altra opera di Bulgakov forse meno nota persino agli ammiratori dei suoi romanzi o racconti più noti. In questo testo l’autore rievoca in chiave tragicomica le sue disavventure nel mondo del teatro, mettendo in ridicolo tutta una serie di personaggi legati a quell’ambiente ed evidenziando le difficoltà che egli trovò, nel corso della sua esistenza, per sottrarsi alle censure del regime stalinista. Chi conosce la biografia di Michail Bulgakov troverà adombrate molte delle sue vicissitudini personali, sia pure traslate in chiave romanzesca. Bulgakov, quasi a voler esorcizzare le sue paure, si serve di un artificio narrativo classico, cioè avverte in prefazione che sta trascrivendo le memorie di un suicida, cioè Maksudov, il quale aveva trascritto tutti gli eventi poi narrati. Maksudov è un collaboratore di un quotidiano, insoddisfatto del suo lavoro, che di notte, nella miseria e con la sola compagnia di un gatto, cerca di scrivere un romanzo che dovrò aprirgli le porte di un universo che egli idealizza. Grazie a un incontro fortuito, riesce a entrare in un cenacolo letterario, dove avrà modo di scoprire che gli scrittori non sono proprio come egli aveva pensato, attraversati come sono, anch’essi come tutti, da debolezze, meschinerie, rivalità feroci. Gli è consigliato di trasformare il romanzo in dramma teatrale, cosa che egli stava già facendo per conto suo. Riesce, infine, a ottenere un contratto, che si rivelerà però fonte di guai e non trampolino per il successo.
    La vicenda narrata è il pretesto per scavare in un ambiente pieno di personaggi che a Bulgakov dovevano apparire surreali più dei personaggi dei suoi romanzi. Toccando anche vette di malinconia per la propria condizione, Maksudov-Bulgakov riesce a divertirci e al tempo stesso a farci riflettere sull’assurdità della censura nei regimi totalitari. Molte pagine sono esilaranti, basti pensare alla trattativa per la firma del contratto oppure alla dettatura, nel cosiddetto “prebagno”, del romanzo a una dattilografa tuttofare. Anche i giornalisti non ne escono alla grande, rosi dalla cattiveria che li porta a stroncare autori dei quali è già tanto che abbiano letto una pagina. A uscirne alla grande, invece, è la letteratura, che in Bulgakov tocca, a mio modesto parere, una delle vette più alte.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tragico teatro del potere

    Dopo la grande scorpacciata di note e saggi che ha accompagnato Il grande cancelliere , la lettura di questa scarna edizione Einaudi di Romanzo teatrale, nella quale non vi è neppure una prefazione e ...continua

    Dopo la grande scorpacciata di note e saggi che ha accompagnato Il grande cancelliere , la lettura di questa scarna edizione Einaudi di Romanzo teatrale, nella quale non vi è neppure una prefazione e l'unico breve commento è quello in quarta di copertina, mi ha lasciato un po' insoddisfatto. Non il romanzo in sé, che pur essendo incompiuto rivela la ovvia grandezza di Bulgakov, ma proprio il fatto che per comprenderlo appieno forse erano necessarie note e spiegazioni.
    Infatti il testo abbonda di personaggi che rimandano direttamente all'ambiente culturale e in particolare teatrale della Mosca degli anni '30, nella quale Bulgakov si muoveva scontrandosi (è questa una delle tematiche fisse della sua produzione letteraria) con la rigidità ideologica del potere staliniano. Molte delle figure che popolano il romanzo hanno come modello scrittori, critici, funzionari di teatro che Bulgakov conosceva bene ma che a noi rimangono ignoti per la mancanza di testi di accompagnamento. Anche in questo caso, quindi, la mancanza di una stella nel giudizio sul libro è causata dall'edizione e non dal testo.
    Il romanzo di Bulgakov è infatti come al solito scoppiettante, divertente e scritto con quello stile asciutto, ironico-espressionista che è la cifra dello scrittore.
    Ovviamente le vicende del debuttante Maksudov, che entra nel mondo culturale moscovita scrivendo un romanzo ed un dramma teatrale, trovandosi ben presto avvolto nell'assurdità del clima culturale dell'epoca e circondato da “colleghi” accucciati al potere e pronti a pugnalarlo alle spalle, deve essere letta appunto come una satira feroce del rapporto tra l'artista e il potere, nonché della meschinità di gran parte dell'intellettualità russa del tempo. Ma la critica bulgakoviana a mio avviso va al di là di questo specifico argomento: coinvolge il sistema, l'essenza politica del potere sovietico. Come non vedere nell'onnipotente Ivan Vasil'evič, direttore del Teatro Indipendente e depositario della ortodossa teoria della rappresentazione teatrale, la controfigura di Stalin; come non associare alla riunione dei soci fondatori del teatro, che convocano l'autore per decidere se rappresentare il suo dramma, il Politburo del Partito Comunista, dove si prendevano le decisioni che segnavano il destino dell'URSS?
    Se quindi si allarga lo sguardo in questo senso, si coglie che il Teatro Indipendente è la metafora del potere sovietico, con la sua stupidità (il dramma non viene rappresentato perché “troppo buono”), i suoi totem (il busto nero di Ostrovskij, onnipresente, ricorda quello di Lenin), l'opportunismo di chi vi è soggetto (ciascun attore pensa solo ad avere una parte), la piccola e grande corruzione (i biglietti gratuiti elargiti a discrezione).
    L'incompiutezza del romanzo, che pure presumibilmente ci toglie il gusto di molte pagine, non ci impedisce di capire come andrà a finire: infatti la (finta) prefazione ci dice che l'autore si è suicidato e la pubblicazione è a cura di un suo amico, che peraltro prende le distanze dal contenuto: nell'URSS staliniana era sicuramente più prudente così.

    ha scritto il 

  • 4

    Irriverente, divertente, tragico e lirico come tutti i libri dell'autore. Una satira spietato contro il teatro Russo dell'epoca. Simile, sotto certi aspetti, soprattutto sotto l'aspetto dello "sfogo" ...continua

    Irriverente, divertente, tragico e lirico come tutti i libri dell'autore. Una satira spietato contro il teatro Russo dell'epoca. Simile, sotto certi aspetti, soprattutto sotto l'aspetto dello "sfogo" per cui è stato scritto, al suo fratello maggiore: Maestro e Margherita.
    Non il primo libro di Bulgakov che consiglierei di leggere ma sicuramente "da leggere" se si ama l'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei romanzi più strettamente biografici di Bulgakov, così veritiero da ingannare chi lo considera non finito.
    Il non finito è dovuto in questo caso all' inganno letterario di far credere che sia u ...continua

    Uno dei romanzi più strettamente biografici di Bulgakov, così veritiero da ingannare chi lo considera non finito.
    Il non finito è dovuto in questo caso all' inganno letterario di far credere che sia un'opera scritta da un suicida che lascia ad un amico le proprie confessioni. In questo si accosta al non finito di Michelangelo, dove proprio la non compiutezza aggiunge un senso, che la compiutezza eliminerebbe.
    Rappresentazione al vetriolo di personaggi dell'epoca (Stanislavskij e altri)anche se la migliore rimane la vecchietta che domanda al povero scrittore che bisogno c'è di scrivere nuovi lavori teatrali dal momento che ne hanno scritti già di belli in passato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ah, che gioco affascinante era"

    "A un certo punto cominciai ad avere l'impressione che dalla pagina bianca uscisse qualcosa di colorato. Osservando, strizzando gli occhi, mi convinsi che fosse un quadretto. E la cosa eccezionale è c ...continua

    "A un certo punto cominciai ad avere l'impressione che dalla pagina bianca uscisse qualcosa di colorato. Osservando, strizzando gli occhi, mi convinsi che fosse un quadretto. E la cosa eccezionale è che il quadretto non era piatto, ma a tre dimensioni. Come se fosse una scatola e dentro, fra le righe, si vedeva la luce accesa e le figurine, le stesse descritte nel romanzo, che si muovevano. Ah, che gioco affascinante era: più di una volta rimpiansi che non ci fosse più il gatto e che non ci fosse nessuno cui mostrare come sulla pagina, nella scatola, si muovesse la gente. Ero convinto che l'animale avrebbe teso una zampa e avrebbe cominciato a lacerare la pagina. Immaginavo come gli ardessero gli occhi felini, come la zampa strappasse le lettere."

    Considero un privilegio donato dal caso aver letto questo libro e averlo letto ora, dopo aver conosciuto la grande prosa di Bulgakov e le sue opere teatrali. Un privilegio sentir raccontare dall'autore il momento magico in cui per la prima volta dalle pagine di un suo romanzo è nato uno spazio scenico, il momento in cui un narratore è diventato un drammaturgo. La luce della scena è il segreto che ha generato quei tempi perfetti che scandiscono i suoi romanzi, la sua cifra caratteristica e inconfondibile. Non conosco "La guardia bianca", il primo romanzo da lui ridotto per la scena. Leggerlo ora sarà ancora più emozionante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Bulgakov dal sapore molto dostoevskijano. Le pene del giovane Maksudov mi hanno ricordato certi aspetti dei tormenti del Raskol'nikov di Delitto e castigo. Peccato che il romanzo sia incompiuto. An ...continua

    Un Bulgakov dal sapore molto dostoevskijano. Le pene del giovane Maksudov mi hanno ricordato certi aspetti dei tormenti del Raskol'nikov di Delitto e castigo. Peccato che il romanzo sia incompiuto. Anche se sappiamo dal prologo che Maksudov si suiciderà, manca proprio il processo che dalla delusione dell'esperienza con il Teatro Indipendente e il regista Ivan Vasilevic lo conduce a scegliere il gesto estremo di togliersi la vita. Cosa aveva in mente Bulgakov per il suo personaggio? Non lo sappiamo, e non lo sapremo mai (per citare il noto Avv. Messina di Fiorello). Ciò che sappiamo è che il romanzo è una metafora delle vicende autobiografiche di Bulgakov, nel periodo della sua collaborazione con il Teatro dell'Arte di Mosca e con Stanislavskij. Vicende da cui, come Maksudov, rimase molto deluso di un mondo pieno di trabocchetti, ipocrisia, asservamento al potere. Quasi tutti i personaggi del suo romanzo, infatti, rappresentano un'identità reale, tra cui Ivan Vasilevic è Stanislavskij stesso. Il romanzo rimase volutamente incompiuto perché alla morte del grande regista Bulgakov decise che non c'era più nulla da dire su di lui e cessò quindi di scriverne. È morto il re, viva il re!

    ha scritto il 

  • 4

    Una grandissima delusione...

    ... no, no, il libro è stupendo, come tutti i libri di Bulgakov, seppure non all'altezza de "Il Maestro e Margherita", ma il fatto che sia rimasto incompiuto lascia veramente l'amaro in bocca. L'unica ...continua

    ... no, no, il libro è stupendo, come tutti i libri di Bulgakov, seppure non all'altezza de "Il Maestro e Margherita", ma il fatto che sia rimasto incompiuto lascia veramente l'amaro in bocca. L'unica consolazione è che il destino del protagonista è chiaro fin dal titolo del romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Esistono meccanismi complicati al mondo, ma il teatro è il più complicato di tutti..."

    L'universo affascinante del teatro, con il proprio carico grottesco di autoreferenzialità, autonomia e severità, raccontato da un profano condannato a morte per aver commesso il solo ma fatale errore ...continua

    L'universo affascinante del teatro, con il proprio carico grottesco di autoreferenzialità, autonomia e severità, raccontato da un profano condannato a morte per aver commesso il solo ma fatale errore di prendere ogni cosa troppo seriamente. Narrato in prima persona da un misero autore, consumato e infine indotto al suicidio dall'ossessione e dall'amore per l'arte, "Romanzo teatrale" è il resoconto di una malattia esistenziale mascherato da triste commedia grazie al tono delicatamente scanzonato che Bulgakov riesce a mantenere per tutto il romanzo; la fine arriva lieve, dopo una ultima parte vivacissima sia per la profondità della disperazione e dello scoramento del protagonista sia per il racconto esilarante e paradossale del rito delle prove presso la compagnia teatrale a cui l'autore ha prestato il proprio dramma, e resta sospesa, quasi che il sipario, più simile ad un velo di impalpabile malinconia, cali anzitempo davanti agli occhi meravigliati del lettore. Personaggi e scene sembrano presi in prestito da Gogol ma la dimensione onirica è quella immancabilmente deliziosa di Bulgakov, che ci cattura e ci tiene prigionieri del suo buffo Inferno, popolato di scatole magiche, vecchi mefistofelici e gatti isterici. Stile e ritmo non sono quelli a cui lo scrittore ci ha abituati ma entrambi sono perfettamente verosimili se messi in bocca ad un sensibile artista alienato. Pillole di saggia ironia in una collana di dolce malinconia.

    ha scritto il 

  • 5

    un classico davvero interessante.
    con uno stile ironico e a volte tagliente, racconta il teatro all'epoca di Stanislavskij, vissuto e sofferto in prima persona da uno scrittore-scenggiatore.
    con tutte ...continua

    un classico davvero interessante.
    con uno stile ironico e a volte tagliente, racconta il teatro all'epoca di Stanislavskij, vissuto e sofferto in prima persona da uno scrittore-scenggiatore.
    con tutte le caricature sui personaggi dell'epoca.

    ha scritto il