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Romanzo teatrale

By Mikhail Bulgakov

(29)

| Paperback

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Book Description

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    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/11/romanzo-t… “Lessi il contratto, confesso che non capii niente né tentai di capire. Avevo voglia di dire: - Rappresentate il mio dramma, non ho bisogno di niente: mi sia soltanto r ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/11/romanzo-t…

    “Lessi il contratto, confesso che non capii niente né tentai di capire. Avevo voglia di dire: - Rappresentate il mio dramma, non ho bisogno di niente: mi sia soltanto riconosciuto il diritto di venire qui tutti i giorni per stare disteso due ore su questo divano ad aspirare l’odore melato del tabacco, ascoltare la melodia dell’orologio e sognare.
    Per fortuna non lo dissi.
    Mi ricordo che nel contratto s’incontravano sovente i termini “giacché” e “considerato che”, e che ogni articolo cominciava con le parole “L’Autore non ha diritto”.
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma a un altro teatro di Mosca.
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma ad alcun teatro della città di Leningrado.
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma ad alcuna città della RSFRR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa).
    L’Autore non aveva diritto di consegnare il suo dramma ad alcuna città della RSSU (Repubblica Socialista Sovietica Ucraina).
    L’Autore non aveva diritto di stampare il suo dramma.
    L’Autore non aveva diritto di chiedere al teatro (che cosa, ho dimenticato) (articolo 21).
    L’Autore non aveva diritto di protestare contro una certa cosa né contro un’altra, ma neppure di questa mi ricordo.
    Uno degli articoli interrompeva però la monotonia di questo documento. Era l’articolo 57. Questo cominciava con le parole: “L’Autore s’impegna”. Secondo questo articolo, l’Autore s’impegnava ad “apportare al suo dramma, immediatamente e incondizionatamente, modifiche, cambiamenti, tagli o aggiunte nel caso in cui la Direzione, oppure un qualsiasi comitato, oppure enti od organizzazioni o corporazioni o persone singole munite di regolare mandato in tale senso dovessero richiederne, non pretendendo per tale lavoro alcun compenso eccetto quello pattuito all’articolo 15”.
    Rivolgendo la mia attenzione a questo articolo, vidi che dopo la parola “compenso” vi era uno spazio vuoto. Sottolineai interrogativamente con l’unghia questo vuoto.

    (Michail Bulgakov, “Romanzo teatrale”, Einaudi)

    Stimolato dalla rilettura di “Appunti sui polsini”, sono andato a riprendere anche “Romanzo teatrale”, altra opera di Bulgakov forse meno nota persino agli ammiratori dei suoi romanzi o racconti più noti. In questo testo l’autore rievoca in chiave tragicomica le sue disavventure nel mondo del teatro, mettendo in ridicolo tutta una serie di personaggi legati a quell’ambiente ed evidenziando le difficoltà che egli trovò, nel corso della sua esistenza, per sottrarsi alle censure del regime stalinista. Chi conosce la biografia di Michail Bulgakov troverà adombrate molte delle sue vicissitudini personali, sia pure traslate in chiave romanzesca. Bulgakov, quasi a voler esorcizzare le sue paure, si serve di un artificio narrativo classico, cioè avverte in prefazione che sta trascrivendo le memorie di un suicida, cioè Maksudov, il quale aveva trascritto tutti gli eventi poi narrati. Maksudov è un collaboratore di un quotidiano, insoddisfatto del suo lavoro, che di notte, nella miseria e con la sola compagnia di un gatto, cerca di scrivere un romanzo che dovrò aprirgli le porte di un universo che egli idealizza. Grazie a un incontro fortuito, riesce a entrare in un cenacolo letterario, dove avrà modo di scoprire che gli scrittori non sono proprio come egli aveva pensato, attraversati come sono, anch’essi come tutti, da debolezze, meschinerie, rivalità feroci. Gli è consigliato di trasformare il romanzo in dramma teatrale, cosa che egli stava già facendo per conto suo. Riesce, infine, a ottenere un contratto, che si rivelerà però fonte di guai e non trampolino per il successo.
    La vicenda narrata è il pretesto per scavare in un ambiente pieno di personaggi che a Bulgakov dovevano apparire surreali più dei personaggi dei suoi romanzi. Toccando anche vette di malinconia per la propria condizione, Maksudov-Bulgakov riesce a divertirci e al tempo stesso a farci riflettere sull’assurdità della censura nei regimi totalitari. Molte pagine sono esilaranti, basti pensare alla trattativa per la firma del contratto oppure alla dettatura, nel cosiddetto “prebagno”, del romanzo a una dattilografa tuttofare. Anche i giornalisti non ne escono alla grande, rosi dalla cattiveria che li porta a stroncare autori dei quali è già tanto che abbiano letto una pagina. A uscirne alla grande, invece, è la letteratura, che in Bulgakov tocca, a mio modesto parere, una delle vette più alte.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on May 11, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il tragico teatro del potere

    Dopo la grande scorpacciata di note e saggi che ha accompagnato Il grande cancelliere , la lettura di questa scarna edizione Einaudi di Romanzo teatrale, nella quale non vi è neppure una prefazione e l'unico breve commento è quello in q ...(continue)

    Dopo la grande scorpacciata di note e saggi che ha accompagnato Il grande cancelliere , la lettura di questa scarna edizione Einaudi di Romanzo teatrale, nella quale non vi è neppure una prefazione e l'unico breve commento è quello in quarta di copertina, mi ha lasciato un po' insoddisfatto. Non il romanzo in sé, che pur essendo incompiuto rivela la ovvia grandezza di Bulgakov, ma proprio il fatto che per comprenderlo appieno forse erano necessarie note e spiegazioni.
    Infatti il testo abbonda di personaggi che rimandano direttamente all'ambiente culturale e in particolare teatrale della Mosca degli anni '30, nella quale Bulgakov si muoveva scontrandosi (è questa una delle tematiche fisse della sua produzione letteraria) con la rigidità ideologica del potere staliniano. Molte delle figure che popolano il romanzo hanno come modello scrittori, critici, funzionari di teatro che Bulgakov conosceva bene ma che a noi rimangono ignoti per la mancanza di testi di accompagnamento. Anche in questo caso, quindi, la mancanza di una stella nel giudizio sul libro è causata dall'edizione e non dal testo.
    Il romanzo di Bulgakov è infatti come al solito scoppiettante, divertente e scritto con quello stile asciutto, ironico-espressionista che è la cifra dello scrittore.
    Ovviamente le vicende del debuttante Maksudov, che entra nel mondo culturale moscovita scrivendo un romanzo ed un dramma teatrale, trovandosi ben presto avvolto nell'assurdità del clima culturale dell'epoca e circondato da “colleghi” accucciati al potere e pronti a pugnalarlo alle spalle, deve essere letta appunto come una satira feroce del rapporto tra l'artista e il potere, nonché della meschinità di gran parte dell'intellettualità russa del tempo. Ma la critica bulgakoviana a mio avviso va al di là di questo specifico argomento: coinvolge il sistema, l'essenza politica del potere sovietico. Come non vedere nell'onnipotente Ivan Vasil'evič, direttore del Teatro Indipendente e depositario della ortodossa teoria della rappresentazione teatrale, la controfigura di Stalin; come non associare alla riunione dei soci fondatori del teatro, che convocano l'autore per decidere se rappresentare il suo dramma, il Politburo del Partito Comunista, dove si prendevano le decisioni che segnavano il destino dell'URSS?
    Se quindi si allarga lo sguardo in questo senso, si coglie che il Teatro Indipendente è la metafora del potere sovietico, con la sua stupidità (il dramma non viene rappresentato perché “troppo buono”), i suoi totem (il busto nero di Ostrovskij, onnipresente, ricorda quello di Lenin), l'opportunismo di chi vi è soggetto (ciascun attore pensa solo ad avere una parte), la piccola e grande corruzione (i biglietti gratuiti elargiti a discrezione).
    L'incompiutezza del romanzo, che pure presumibilmente ci toglie il gusto di molte pagine, non ci impedisce di capire come andrà a finire: infatti la (finta) prefazione ci dice che l'autore si è suicidato e la pubblicazione è a cura di un suo amico, che peraltro prende le distanze dal contenuto: nell'URSS staliniana era sicuramente più prudente così.

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    Viducoli said on Dec 29, 2012 | Add your feedback

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    "Esistono meccanismi complicati al mondo, ma il teatro è il più complicato di tutti..."

    L'universo affascinante del teatro, con il proprio carico grottesco di autoreferenzialità, autonomia e severità, raccontato da un profano condannato a morte per aver commesso il solo ma fatale errore di prendere ogni cosa troppo seriamente. Narrato i ...(continue)

    L'universo affascinante del teatro, con il proprio carico grottesco di autoreferenzialità, autonomia e severità, raccontato da un profano condannato a morte per aver commesso il solo ma fatale errore di prendere ogni cosa troppo seriamente. Narrato in prima persona da un misero autore, consumato e infine indotto al suicidio dall'ossessione e dall'amore per l'arte, "Romanzo teatrale" è il resoconto di una malattia esistenziale mascherato da triste commedia grazie al tono delicatamente scanzonato che Bulgakov riesce a mantenere per tutto il romanzo; la fine arriva lieve, dopo una ultima parte vivacissima sia per la profondità della disperazione e dello scoramento del protagonista sia per il racconto esilarante e paradossale del rito delle prove presso la compagnia teatrale a cui l'autore ha prestato il proprio dramma, e resta sospesa, quasi che il sipario, più simile ad un velo di impalpabile malinconia, cali anzitempo davanti agli occhi meravigliati del lettore. Personaggi e scene sembrano presi in prestito da Gogol ma la dimensione onirica è quella immancabilmente deliziosa di Bulgakov, che ci cattura e ci tiene prigionieri del suo buffo Inferno, popolato di scatole magiche, vecchi mefistofelici e gatti isterici. Stile e ritmo non sono quelli a cui lo scrittore ci ha abituati ma entrambi sono perfettamente verosimili se messi in bocca ad un sensibile artista alienato. Pillole di saggia ironia in una collana di dolce malinconia.

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    alice said on Mar 31, 2010 | Add your feedback

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    Memorie di un drammaturgo suicida

    “Romanzo teatrale” di Bulgakov si è rivelato, per me, una grossa delusione. Di questo autore avevo già letto e amato “Il Maestro e Margherita” e “Cuore di cane”, quindi mi aspettavo molto da un libro che, per di più, parla di teatro.<br />La st ...(continue)

    “Romanzo teatrale” di Bulgakov si è rivelato, per me, una grossa delusione. Di questo autore avevo già letto e amato “Il Maestro e Margherita” e “Cuore di cane”, quindi mi aspettavo molto da un libro che, per di più, parla di teatro.<br />La storia è quella di Maksudov, giovane giornalista che decide di tentare la carriera letteraria, scrivendo un lungo romanzo. Nessuno lo vuole pubblicare fino a che non incontra Rudolfi, direttore di una rivista letteraria, che piomba nella sua stanza come il Diavolo mentre da lontano risuonano le note del “Faust”. Il romanzo viene pubblicato e stroncato dai saccenti autori che campano di rendita, in special modo dall’odioso Likopastov, un ipocrita che sparla degli altri dietro le spalle. Devo ammetterlo: fin qui il romanzo si dimostra noioso e inconcludente. Ci si chiede continuamente: dove si va a parare? Per un istante, quando compare in scena il luciferino Rudolfi, si pensa al Diavolo de “Il Maestro e Margherita”, ma poi ci si rende conto che è solo il protagonista, affetto da continue crisi nervose, a vederlo così. <br />Quando però si arriva a parlare del teatro, il libro s’innalza. Maksudov, deluso dalla sua esperienza letteraria, si ritrova a ridurre il suo romanzo ad un dramma, di cui s’interessa il Teatro Indipendente (alias Teatro d’Arte), diretto da Ivan Vasil’evic e Aristarch Platonovic. Maksudov scopre così il mondo dello spettacolo e ne rimane affascinato. Ma saranno proprio i problemi relativi alla messa in scena del dramma e i suoi dissapori con Vasil’evic ad aumentare la sua depressione e a spingerlo al suicidio – il romanzo è, infatti, “postumo”, affidato ad un amico che s’incarica di pubblicarlo, come ci rivela nell’introduzione.<br />Benché non sia uno dei suoi lavori migliori, a mio avviso, è comunque sempre pungente la sua critica alla società russa e alla dittatura staliniana. Da ricordare la sfilata dei ritratti nella galleria del teatro, dove a Molière e Goldoni si alternano l’imperatore Nerone (cantante e artista) e il tecnico delle luci, e la cena in onore del borioso Bondarevskij, caricatura dello scrittore Aleksej Tolstoj (io conoscevo solo Lev…). Molto graffianti sono anche le caricature di Nemirovic-Dancenko (Platonovic) e Stanislavskij (Vasil’evic), direttori del Teatro che non si parlano da quando hanno litigato nel milleottocentoottantacinque!

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    ladymacbeth said on Feb 21, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (29)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 213 Pages
  • ISBN-10: A000020256
  • Publisher: Einaudi (Nuovi Coralli, 115)
  • Publish date: 1975-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback
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