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Romeo, Giulietta e le tenebre

By Jan Otčenášek

(7)

| Softcover

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Book Description

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    “Quest’epoca è fatta di tenebre, difenditi contro di loro”

    Presentato da Angelo Maria Ripellino e curato dalla moglie Ela Hlochova, uscito in versione italiana nel 1960 e, credo, mai ristampato, questo libro è avvolto dall’aura dimessa, rassegnata ...(continue)

    “Quest’epoca è fatta di tenebre, difenditi contro di loro”

    Presentato da Angelo Maria Ripellino e curato dalla moglie Ela Hlochova, uscito in versione italiana nel 1960 e, credo, mai ristampato, questo libro è avvolto dall’aura dimessa, rassegnata e nostalgica che hanno tutte le cose destinate all’estinzione e alla dimenticanza. Perché sarà sempre più difficile trovarne una copia e la sua natura schiva, delicata e sottotono, dolce ed estremamente raffinata lo rendono un oggetto decisamente poco appetibile per l’odierno mercato editoriale. Ed è un peccato, perché un libro che si estingue è uno sguardo che si chiude e una voce che si spegne. Oltretutto una voce ceca, apprezzata da Ripellino che considera Otcenasek uno dei protagonisti della svolta nelle lettere ceche “dopo il conformismo e lo squallore dell’età staliniana”. Lasciar spegnere queste voci equivale ad assistere, impotenti, alla progressiva mercificazione turistica dei quartieri del centro storico di Praga, alla loro trasformazione nella parvenza di se stessi. Leggo Otcenasek e sfoglio “L’ora di Praga” di Ripellino, trovandovi echi, motivazioni e riscontri. “Non da ieri, non da oggi amo questa terra, questo popolo, questa città” scrive il letterato siciliano, che si considera “quasi boemo”, nei suoi articoli sulla Primavera di Praga, dando vita, tra le altre cose, ad una sorta di diario dei fermenti artistici che pervadono la città in quegli anni – “Praga è oggi più che mai una città dell’assurdo, densa di suggestioni Kafkoidi” – in una felice contaminazione di generi, dove poesia, teatro, narrativa e arti figurative si influenzano a vicenda nell’ansia di rompere schemi e limiti codificati. Ecco, il romanzo breve di Otcenasek, uscito nel 1958, sembra precorrere cronologicamente questa felice contaminazione. E Ripellino ne è ben consapevole se nella sua prefazione sottolinea come l’angoscioso lirismo che pervade questo racconto sia paragonabile per intensità a quello di uno spettacolo teatrale dal titolo “Giulietta e Romeo. Sogno d’un prigioniero”, allestito dopo la guerra presso il Teatro Burian di Praga, a cui ha assistito. Giulietta sospesa come un miraggio alla parete di una cella e Romeo che si tende senza speranza verso l’amata irraggiungibile. La suggestione teatrale, la sua capacità visionaria, vengono in soccorso ad una parola che diventa lirica fino alla poesia. Perché tutto ciò è necessario se si vuole raccontare questa storia d’amore e di morte, attualizzandola nel contesto ancora più brutale della guerra, dell’oppressione nazista a Praga, dell’antisemitismo, della deportazione e dello sterminio degli ebrei. Il romanzo racconta la storia straziante di un amore impossibile tra una ragazza ebrea e uno studente ceco, che nasce e fiorisce nei giorni delle brutali persecuzioni attuate a Praga dai nazisti dopo l’attentato al Reichsprotektor di Boemia e Moravia; una collocazione temporale che rende doppiamente crudele l’impossibilità di questo amore, aggiungendovi la segregazione, l’isolamento, la prigionia con tutti i suoi fantasmi. “Le vecchie case sono come la gente vecchia: piene di ricordi”, inizia così il primo capitolo di questo romanzo, e così inizia anche l’ultimo, racchiudendo tutta la vicenda all’interno di questo tono cantilenante da pantomima, da teatro di strada, da racconto popolare, confezionando un contenitore fatto di leggerezza e di un’atmosfera bonaria, quasi paesana, per custodire al suo interno una storia tragica di amore osteggiato e di morte ingiusta, di potere cieco e di immotivata violenza. E’ la ballata dei cortili, delle scale, dei caseggiati, delle stanze illuminate nella sera, delle strade percorse ogni giorno, nella vita ordinaria che nemmeno la guerra o la dominazione nazista riescono a cancellare del tutto, è l’atmosfera di Praga e della sua gente che percorre sottotraccia tutto il romanzo e che ogni tanto, anche nei momenti più drammatici, irrompe nelle sue pagine, donando loro quell’aspetto dimesso, semplice, a tratti leggero, ingenuo o, come dice Ripellino, “fragile”, come fragile è la storia del disperato amore dei due giovani. La quotidianità è così potente nella sua realtà che, quando l’orrore irrompe, prima ancora di suscitare paura, crea un moto di incredulità. Ma il cuore del romanzo è da un’altra parte, è in una stanza chiusa, quella in cui Paolo nasconde, per proteggerla, la sua amata Esther, la stanza che trasforma Paolo in un uomo, la pantomima in teatro e le parole in poesia. La comparsa di Esther illumina e motiva il romanzo e, mentre dà il via a quel percorso di formazione che trasformerà il protagonista in un uomo capace di compiere scelte pericolose e di assumersene la responsabilità, produce anche un netto cambiamento nello stile dell’autore, che si fa più allusivo e complesso, meno diretto ma più disteso, capace di creare ombre e volumi. “Stava seduta sul lato opposto della panchina, stranamente rannicchiata in se stessa. Una valigetta nera sulle ginocchia, la teneva con la destra, la stringeva sul petto, come se avesse paura che qualcuno gliela potesse strappare. Dato che aveva la testa inclinata, vide solo il suo profilo. Nel fiacco crepuscolo luccicava il viso sotto i capelli neri; sotto la stoffa della gonna estiva le ginocchia erano serrate strette”. La stanza chiusa, stanza di un giovane poco più che adolescente e ancora immaturo, all’ingresso di Esther, diventa il teatro su cui muove i suoi passi l’amore, l’essenza condensata e simbolica di ogni amore. Ma la stanza, “magico cubo fuori dal tempo”, è assediata dalle tenebre e l’amore che la abita diventa così, nella penna di Otcenasek, un’ancora di salvezza, una sorgente di luce, l’antitesi delle tenebre, e si eleva ben al di sopra del sentimento umano che lega due giovani. Contaminazione di generi e rottura di codificate regole di composizione: “Romeo, Giulietta e le tenebre” è appunto pantomima e romanzo popolare, romanzo di formazione, copione teatrale e, forse, racconto simbolico della tragedia di un’epoca. Nei dialoghi dei due giovani amanti nella camera chiusa, in cui l’ansia e i sogni si alternano e si intrecciano e nei quali l’abilità dell’autore riesce a condensare un’intera vita, dilazionandone e prefigurandone gli avvenimenti, si insinua con estrema lentezza un funesto silenzio nel quale, a poco a poco, si comincia a intravedere l’inevitabile, drammatica conclusione. E il lettore è tenuto sul filo dell’ansia da uno stile che, come dice Ripellino, possiede “un che di ansimante, di sbigottito, di arcano, che combacia a meraviglia col clima dell’epoca e col ritmo affannoso della vicenda”.

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    Lilicka said on Oct 18, 2013 | 7 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    In lingua originale sicuramente si merita la quinta stelletta. In italiano no, a causa di una traduzione troppo pomposa e di una stampa poco attenta agli errori di ortografia.

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    Popelnik said on Dec 5, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (7)
    • 5 stars
    • 4 stars
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  • Softcover 171 Pages
  • Publisher: Nuova Accademia
  • Publish date: 1960-01-01
  • Also available as: Hardcover
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