Rosa cándida

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Publisher: Alfaguara

3.6
(771)

Language: Español | Number of Pages: 271 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , English , Italian , German , Danish , Dutch , Chi traditional

Isbn-10: 8420407917 | Isbn-13: 9788420407913 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Enrique Bernárdez

Also available as: eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
El joven Arnljótur decide abandonar su casa, a su hermano gemelo autista, a su padre octogenario y los paisajes crepusculares de montañas de lavas cubiertas de líquenes. Su madre acaba de tener un accidente y, al borde de la muerte, aún reúne fuerzas para llamar a su hijo y darle unos últimos consejos. Un fuerte lazo les une: el jardín y el invernadero donde ella cultivaba una extraña variedad de rosa: la rosa candida, de ocho pétalos. Es en ese mismo invernadero donde una noche, imprevisiblemente, Arnljótur había amado a Anna, una amiga de un amigo….

En un país cercano, en un antiguo monasterio, existe una rosaleda legendaria. De camino hacia ese destino, Arnljótur está, sin saberlo, iniciando un viaje en busca de sí mismo.
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  • 1

    Volevo dargliele due stelline, ma...

    ...non ci siamo proprio. All'inizio lo leggi - trama lineare, susseguirsi di azioni quotidiane-similmente a ciò che fai con la scatola di cereali al mattino, mentre fai colazione. Intrattenimento senz ...continue

    ...non ci siamo proprio. All'inizio lo leggi - trama lineare, susseguirsi di azioni quotidiane-similmente a ciò che fai con la scatola di cereali al mattino, mentre fai colazione. Intrattenimento senza impegno, solo riposo per neuroni logori a fine (o inizio) giornata. E mi andava bene.
    Poi però cresce la svenevolezza. Aumenta il senso di mediocrità della scrittura. E non ce la fai proprio. Un esempio: Anna è completamente identificata con il suo essere genetista, ogni cosa che fa, pur se lontana da questa sua caratteristica lavorativa, la fa "perché studia genetica", cosa che l'autrice non si stanca mai di sottolineare... forzatura inutile, snervante e inelegante.
    Il protagonista: pensa molto, ma in pratica solo a ciò che deve fare. Lo sforzo di fargli assumere una dimensione quotidiana non lo rende ahimè minimamente interessante. Più che inetto è un broccolo: "penso al corpo" (al corpo: a cosa, esattamente, del corpo, non ci è dato saperlo - "al mistero della vita e della morte": non ci siamo, dovresti articolare un po' di più).
    E poi, questi stereotipi di genere: "le donne sanno fare bene questo"; "le donne sono imperscrutabili in quello"... il protagonista è un tonto, ma non siamo in un romanzo di Hornby, e pare che l'autrice strizzi l'occhio complice ai pensieri di Lobbi, che ci creda veramente a questi presunti superpoteri delle donne (di cui, comunque, non se ne può davvero più).
    A proposito di superpoteri, la preocissima bambina ne è piena. La vedo già a tre anni iscritta al Mensa. Tanti auguri e che Dio vi benedica.

    Nota a margine dei commenti: a proposito della genetica, vedo che c'è una certa tendenza a dividere i libri "maschili" e "femminili": non sapevo che ciò che si trova in mezzo alle mie gambe avesse il potere di guidarmi addirittura fra gli scaffali, come una specie di radar nascosto. "Una dolcezza adatta all'animo femminile". Saremmo noi femmine, quindi, tutte dolcemente uguali. Che meraviglia la donnità.
    E se non mi fosse piaciuto cosa succederebbe, non sarei abbastanza femmina? E se un uomo dovesse averlo apprezzato che succederebbe, dovrebbe iniziare a farsi domande sul suo genere? Rischierebbe di rimanere gravido? Gli cadrebbero via i peli dal petto?

    Suvvia, fatela finita.

    said on 

  • 3

    L'A. islandese riesce a darci un piccolo gioiellino dai profumi delicati e persistenti, uno di quelli che lasciano addosso la serenità di certe favole che, senza parere, dicono qualcosa di importante ...continue

    L'A. islandese riesce a darci un piccolo gioiellino dai profumi delicati e persistenti, uno di quelli che lasciano addosso la serenità di certe favole che, senza parere, dicono qualcosa di importante sulla vita e la morte, su chi siamo e che cosa vogliamo fare. Conquista per semplicità e candore, entusiasma e commuove: è una bellissima favola che ci trasporta in un mondo intimamente delizioso.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    "Scrittura femminile rosa pallido"

    Non è un brutto libro, secondo me. Se questo è da 1 stella, a Fabio Volo o a Moccia cosa diamo? Però non è nemmeno un libro riuscito. Ma ora è di moda l'Islanda quindi tutto fa brodo.

    Per iniziare: su ...continue

    Non è un brutto libro, secondo me. Se questo è da 1 stella, a Fabio Volo o a Moccia cosa diamo? Però non è nemmeno un libro riuscito. Ma ora è di moda l'Islanda quindi tutto fa brodo.

    Per iniziare: suppongo che l'autrice sappia di rose e di giardini quanto io di figli, ovvero poco. Le talee di rosa non mettono radichette a 7 giorni di distanza dal taglio; la probabilità che attecchiscano non è di 3 su 3 ma di 3 su 30. Le mie almeno. Che di rose e talee ne so più che di figli.

    Un giardino rinselvatichito non torna, in 3 mesi bigiando anche ogni tanto, ad essere "uno dei roseti piú belli al mondo" "sono tutti d’accordo: il giardino è diventato favoloso". Seh! Miracolo!

    lo stile leggero e poetico (a tratti stucchevole) fa perdere di vista quanto i personaggi siano indisponenti, ripiegati su sé stessi e preoccupati di sé. Anna che pare tosta e responsabile, invece non è pronta per fare la mamma e, colpo di scena, se la batte correndo dietro ai suoi progetti mollando la figlia nel più bieco dei modi. Per carità non cercate di smuoverle i sentimenti!
    Il protagonista, che dovrebbe apparire personaggio sensibile e positivo sembra invece uno svenevole mammone che gira attorno al proprio ombelico e più che tenerezza fa venire il nervoso (la parola mamma compare 136 volte in poco più di 200 pagine). La suddetta mamma stralunata e sdolcinata mi fa rivalutare la signorina Rottenmeier; il frate risulta dispensatore di sagge banalità. La bimba miracolosa che risana la scrofola come il re sole e assomiglia al bambino gesù, a 10 mesi dice qualche parola in latino, "Comprende che su ogni capitello si svolge la battaglia decisiva tra il bene e il male, che lí si affrontano angeli e demoni, colpa e innocenza" si fa il segno della croce, cammina, sorride sempre, mangia senza far storie, dorme all'istante, non piange e non rogna mai. E la fa nella cassettina.
    Di figli poco ne so ma mi pare probabile come la talea.

    Poi il fratello autistico bello e sereno con l'amichetta, il padre ansioso che offre sempre soldi, vedovo inconsolabile rapidamente consolato. E la tizia del passaggio in auto, che è servita per introdurci alle seghe mentali del nostro, che fine ha fatto?

    Inoltre, ma non è colpa della scrittrice porella: dànno? dài?(voci del verbo dare indicativo presente) Non si possono vedere! giú con accento acuto non esiste, si scrive giù e nemmeno esiste . La frase Piú semplice di cosí fa un po' impressione. (Traduzione di Stefano Rosatti, un italiano, che dovrebbe avere più dimestichezza con accenti e apostrofi. Suggerisco a Einaudi Silvia Cosimini traduttrice dall'islandese per Iperborea. Lei più lo scrive giusto.)
    Letto in e-book, domani controllo in libreria se ci sono gli stessi svarioni anche nel cartaceo.

    Commento ponderato merito della lettura collettiva, altrimenti forse sarei stata meno attenta, non starei a cercare il pelo nell'uovo e il motivo per cui mi è piaciuto poco: l’avrei letto e dimenticato. O forse non l'avrei letto per niente.

    said on 

  • 3

    In effetti è una storia molto candida...intima e sensibile, a tratti così tanto da risultare surreale, quasi una fiaba contemporanea sull'amore e la scoperta di sè.

    Scorrevole, anche se preferisco cos ...continue

    In effetti è una storia molto candida...intima e sensibile, a tratti così tanto da risultare surreale, quasi una fiaba contemporanea sull'amore e la scoperta di sè.

    Scorrevole, anche se preferisco cose più ruvide e dirette.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Rosa Soporifera

    Ho cercato fino nelle ultime righe cosa ci fosse di così bello in questo libro, combattendo col torpore che mi prendeva ogni volta che leggevo qualche pagina.
    Mi spiace ma non l'ho trovato.
    Una favola ...continue

    Ho cercato fino nelle ultime righe cosa ci fosse di così bello in questo libro, combattendo col torpore che mi prendeva ogni volta che leggevo qualche pagina.
    Mi spiace ma non l'ho trovato.
    Una favola? Ma questa non è una favola, le favole hanno caratteristiche precise: l'aspetto fantastico e il lieto fine e qui mancano entrambi, a meno di considerare fantastico tutto quello che accade al protagonista, Lobbi.
    La madre muore in un incidente, ma prima di esalare l'ultimo respiro telefona al figlio e gli raccomanda di scaldare le polpette di pesce.
    Lobbi rimane a vivere col padre e il fratello autistico, un po'straniti per la scomparsa della madre ma neanche poi tanto, poi decide di partire dall'Islanda per occuparsi di un roseto meraviglioso lontano giorni di viaggio ( ma non ci viene detto dove!)
    Intanto una ragazza semisconosciuta con cui aveva passato un quinto di notte d'amore gli comunica che è incinta. Si incontrano, bevono una cioccolata, si salutano e lui non si fa sensi di colpa perché da come lei salta su un autobus sa che se la caverà.
    Si incontrano di nuovo in occasione del parto, nasce una bambina: e ognuno ancora per la sua strada.
    La madre della bimba raggiunge Lobbi al roseto con la piccola e prepara lì una tesi di genetica (in un luogo sperduto e studiando un librone dove si parla di genoma!)...
    E così via con altre soavità improponibili, senza che un sentimento forte, una reazione, una sofferenza, neppure una grande gioia, alteri questa vita idilliaca. Nulla modifica l'imperturbabilità amabile di Lobbi e delle persone che gli stanno accanto e perfino la partenza della madre che lascia a lui la bambina viene metabolizzata con facilità.
    I personaggi di tutto il libro sembrano accettare con un amabile fatalismo qualsiasi cosa capiti loro senza spendere né una parola né un sentimento di troppo.
    Certamente non ho capito qualcosa, devo essere io sbagliata se non ho apprezzato Rosa Candida.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Rosa candida è una favola moderna per adulti, che narra una vicenda semplice in una prosa semplice. L'ho letta senza farmi troppe domande su situazioni poco plausibili. Ad esempio: Lobbi, il giovane p ...continue

    Rosa candida è una favola moderna per adulti, che narra una vicenda semplice in una prosa semplice. L'ho letta senza farmi troppe domande su situazioni poco plausibili. Ad esempio: Lobbi, il giovane protagonista, compie un lungo viaggio al solo scopo di mettere a dimora rare rose ad 8 petali nel monastero di un imprecisato paese assai lontano; Anna, compagna di Lobbi, prepara la tesi in genetica umana in un paesino sperduto e isolato, quasi la tesi fosse un'opera di fantasia; Anna, carente di istinto materno,tenta di appioppare al padre Lobbi la figlia di pochi mesi con motivazioni inconsistenti "non sono pronta, ad avere un bambino subito", "preferirei starmene da sola per un certo periodo. Qualche annetto, ecco"; una bimba-angioletto di pochi mesi sempre allegra e sana che si comporta come una donnina, mastica un po' di latino e magicamente allieta le giornate del padre ventunenne che, sciaguratamente e con pochi crucci, aveva abbandonato Anna dopo averla messa incinta in una occasionale notte di sesso irresponsabile; padre Tommaso, abate che nel monastero occupa una stanza le cui "pareti sono letteralmente coperte, fino al soffitto, di mensole piene di videocassette"; ecc..
    E' una novella lieve e fresca, in parte "on the road", un po' zuccherosa ed anche un po' surreale, che sfiora, senza approfondirli, un gran numero di temi pesanti e complicati come la morte di una madre, la fratellanza con un autistico, la paternità precoce ed accidentale, il rapporto con la compagna, la relazione con l'ansioso genitore anziano, il significato della religione nella vita di oggi. E forse in questo accennare temi forti quasi en passant, con estrema levità, sta il bello del romanzo. Rosa candida va presa, ripeto, come una favola pervasa di ottimismo e col solito lieto fine, una favola sul trovare la bellezza nei gesti semplici di ogni giorno, piantar rose, insegnare a camminare ad un bimbo. Probabilmente, a saperle vedere, nel libro ci sono tante allegorie, a partire dalla rara rosa a 9 petali (rappresenterà lo Scopo della vita?), ma io come faccio sempre (e sempre sbagliando!) l'ho preso nel solo modo che so, ossia nel suo primo e più immediato piano di lettura. Quello, appunto, di un racconto per bimbi, letto da me adulto (s)fatto.
    Quello che proprio non mi è piaciuto: (1) gli esagerati richiami a cibi, alimenti, ricette, merende, pranzi et similia che costellano l'intero libro; (2) l'utilizzo improprio dell'accento su voci del verbo dare (si trova "dò", "dà", ed anche "dài", "dànno"). Sarà stato difficile trovare un traduttore dall'islandese, e nel complesso la traduzione non mi sembra malvagia, ma gli editor Einaudi che ci stanno a fare se non per sistemare queste cosette?

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  • 2

    rosa, candida, e in salmì

    Incantato, poetico, soffuso di inebriante profumo di rosa e di lieve prosa. Riassumo il senso di molte presentazioni di questa storia che parte dalla gelida Islanda e arriva chissàdove, alle pendici o ...continue

    Incantato, poetico, soffuso di inebriante profumo di rosa e di lieve prosa. Riassumo il senso di molte presentazioni di questa storia che parte dalla gelida Islanda e arriva chissàdove, alle pendici o sulla cima una qualche montagna di un qualche monastero, verso l'obiettivo di far rinascere un mitico, antico giardino di rose.
    Fiaba o realtà, dunque? Perché se di fiaba si tratta, non voglio saper nulla né di geografia né di toponomastica. Ma se partiamo da un dato di realtà (la glaciale Islanda, appunto) allora io, avido e coerente lettore, pretendo di conoscere anche il punto di arrivo: dove si colloca, insomma, il benedetto monastero? E, magari, visto che sul viaggio buona parte di narrazione viene spesa, qualcosa anche sul percorso. E questo è stato il primo fastidio.
    Ma anche lo stile narrativo non avvince. La prosa, dolce e piana (che ho sentito definire"soffice") ti culla, ti culla...e un poco t'addormenta.
    La parabola del giovane Lobbi, giardiniere per vocazione, padre per caso, uomo in divenire, sinceramente non appassiona. Che rimanga coi suoi lenti dubbi è cosa ovvia, finale meritato.
    E per finire: più che il profumo di rose si sente quello della selvaggina. Cacciagione di montagna cucinata in varie salse (e sempre di incertezze condita) mal si combina con la delicatezza e la reticenza di sentimenti dei vari personaggi. Unica luce rimane la bambina: a mezzo tra il finto e il vero, anche lei, come tutta la storia, di cui si potrebbe dire che non è né carne né pesce se il menù di carne non ne uscisse, invece, così spudoratamente vittorioso.

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  • 1

    Premetto: sono una “orchessa” priva di qualsivoglia sensibilità.

    Lobbi ha ventidue anni, passa un quinto di notte d’amore con Anna, studentessa universitaria, amica di un amico. Nasce Flora Sol.
    Lui è ...continue

    Premetto: sono una “orchessa” priva di qualsivoglia sensibilità.

    Lobbi ha ventidue anni, passa un quinto di notte d’amore con Anna, studentessa universitaria, amica di un amico. Nasce Flora Sol.
    Lui è orfano di madre, ha un padre di 77 anni e un fratello gemello diversamente normale. Di Anna non sappiamo.
    Lei continua a studiare, lui lascia l’Islanda per recarsi in un paesino del nord Europa presso un celebrato monastero per occuparsi del roseto più famoso al mondo.
    Ora: signora Audur se mi dici dov’è Lobbi, mi devi dire anche dove va. L’hai spedito, per esempio, al Monastero di Kostanjevica? Mi piacerebbe saperlo. Non è un dettaglio utile alla narrazione? Allora non lo è nemmeno sapere dove sta dal momento che poi se ne va e non mi ha raccontato molto di dov’era.
    Andiamo avanti.
    Anna e la piccola Flora Sol di oramai otto mesi, dopo aver preso un aereo e quattro treni, raggiungono Lobbi.
    L’intenzione di Anna è di lasciare la piccina con il suo papà mentre lei se ne va un mese altrove per finire di scrivere la tesi di laurea. Poi ci ripensa. Potrebbe rimanere in casa con Lobbi, studiare e preparare la sua tesi mentre lui si occupa della piccola.
    Lobbi parla spesso con padre Tommaso. Gli dice e gli ripete che pensa sovente al corpo, alla morte. E? Non c’era posto per qualche bella riflessione, sai quelle che ti scavano anima e viscere, che graffiano e mandano in visibilio?
    Andiamo avanti.
    Per una decina di giorni Lobbi fa sesso ogni sera con la madre di sua figlia.
    Signora Audur, fai fare l’amore ai tuoi personaggi e mai che tu descriva il piacere di una carezza, la meraviglia dell’odore di un corpo, la mutevolezza dei respiri, il goloso groviglio di corpi. Non si toccano? Toccarsi per conoscere, per scoprire. Il piacere è anche lì, dove le dita hanno quella sensibilità tattile estrema, amplificata. I polpastrelli. Hai presente? Ci sono anche per questo. Ma va bene, si può anche non parlarne. E allora ci va abilità per far “vivere e vedere” senza raccontare.
    Sorvolo sulla piccola prodigiosa Flora Sol che a nove mesi pronuncia persino qualche parola in latino.
    E poi…
    Lui compra tre pomodori, tre cipolle, tre peperoni e “TRE ROBE VIOLA” che non sa se sono ortaggi o frutti. Ci proviamo? Melanzane? Barbabietole? Altro?
    E poi bis…
    Si sa, il sole bacia i belli.
    Ed è proprio in base a questo enunciato che se porti una bella creatura sulle spalle, anche se non hai un paio d’occhi extra installati sulla volta cranica sai per certo che il raggio di sole ha colpito lì.

    L’idea di affrontare i temi della crescita, della ricerca, del cambiamento, della vita e della morte, della consapevolezza, della famiglia poteva rendere grande il libro. Invece l’ho trovato lieve lieve, quasi inconsistente.
    La traduzione va di pari passo.
    Devono aver regalato uno stock di virgole al traduttore. Ce ne sono uno sproposito. Con le virgole era compreso un cofanetto di “dò” voce del verbo dare, indicativo presente, prima persona singolare dal gusto antico.
    Libro pluripremiato, pluritradotto. Amen.
    Sono un’orchessa. Troppa pudicizia mi fa male. Non date peso al mio commento.

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  • 4

    Romanzo molto carino, poetico e delicato... si respira atmosfera magica di fiaba.. trovo che i personaggi siano un po' irreali e lontani dalla realtà... ma per distrarsi un po' dal tran tran quotidian ...continue

    Romanzo molto carino, poetico e delicato... si respira atmosfera magica di fiaba.. trovo che i personaggi siano un po' irreali e lontani dalla realtà... ma per distrarsi un po' dal tran tran quotidiano è l'ideale....

    said on 

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