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Rosso come una sposa

Di

Editore: Einaudi

3.7
(683)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880619237X | Isbn-13: 9788806192372 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
Saba viene data in sposa, appena quindicenne, al più maturo Ymer, già vedovo di sua sorella. La giovane, malvista da suocera e cognate, dovrà imparare da sola a gestire marito e figli, specialmente dopo lo sterminio dei suoi fratelli da parte dei nazisti. Nel difficile compito, Saba ha come alleate dapprima le figlie e poi le nipoti, in un'epopea tutta al femminile che attraverserà anche la lunghissima parentesi del comunismo. La fine del comunismo è raccontata dalle sue discendenti, non senza rimpianti, perché per loro, pur tra tanti lati oscuri, la dittatura riuscì a sollevare l'Albania da uno stato di arretratezza feudale. Le vicende più vicine a noi sono raccontate da una nipote di Saba.
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  • 3

    Il profumo di mele nel baule della nonna

    Pronti? si parte!

    Oggi voglio portarvi ad est, facendovi uscire dall’Europa, almeno di qualche passo. Siamo lontani, infatti, ma non così lontani come potrete immaginare. Siamo in Albania, ed è strano ...continua

    Pronti? si parte!

    Oggi voglio portarvi ad est, facendovi uscire dall’Europa, almeno di qualche passo. Siamo lontani, infatti, ma non così lontani come potrete immaginare. Siamo in Albania, ed è strano pensare con quanta difficoltà trovi autori dell’est e con quanta facilità abbia scoperto quest’autrice. Anilda Ibrahimi è un autrice albanese che da anni risiede in Italia e ‘Rosso come una sposa’ narra la sua infanzia e la storia della sua famiglia.
    Storia di una famiglia, un po' di trama

    Saba, la nonna dell’autrice, per un debito di famiglia viene data in moglie appena adolescente a Ymer, molto più grande e già vedovo di sua sorella. Saba, fortunatamente, ha un carattere forte, e probabilmente proprio per questo è mal vista dalla famiglia del marito e poco compresa dalla madre e dai fratelli. Ed è proprio attraverso il suo passato e quello della sua famiglia che vediamo scorrere la storia dell’Albania.
    Saba narrerà la storia del suo paese attraverso le file della sua storia, tra figli e nipoti. Appoggerà per un certo tempo il comunismo, che accompagnerà il suo percorso di vita e quello del suo paese per moltissimi anni tra dissidi e paure. La fase storica successiva verrà narrata attraverso lo sguardo della nipote, che vivrà la dittatura senza troppo patemi, proprio perché riuscirà a portare via il paese dal regime feudale in cui sembrava essersi assopita la nazione.

    Ma non durerà a lungo nemmeno questa fase più serena, nelle campagne il tenore di vita cambierà soltanto leggermente ma gli studenti inizieranno ad affrontare le pesantezze di un regime totalitario. La nipote di Saba, autrice di questo romanzo, deciderà di guardare più in la dei confini del suo paese e di viaggiare per scoprire un mondo di cui ha soltanto sentito parlare.
    Quello che mi è piaciuto

    Chi di voi, mi legge spesso, sicuramente saprà che amo i romanzi storici, in particolare quelli che riescono a narrare un qualcosa che accaduto veramente intessendolo con dei personaggi reali oppure immaginari.
    La storia recente dell’Albania si legge in ogni riga, Saba è una portavoce moderna di quello che c’è stato e ci sarà. Le usanze del paese vengono narrate attraverso il verificarsi degli eventi e spesso avevo davanti gli occhi questa donna che invecchia con un baule pieno di mele cotogne. Il profumo delle mele, le parole delle orazioni oppure il caffè sulla tomba della madre sono immagini che probabilmente valgono più di mille parole e che l’autrice ci regala con una scrittura semplice e senza fronzoli.

    L’autrice non si scompone mai e nemmeno le donne di questa famiglia. Si scontrano ognuna a suo modo con la crudeltà e la follia di quegli anni ma nonostante questo il racconto è lineare, fresco e non si appesantisce nonostante l’incontro- scontro con la realtà sia spesso cruento.
    Probabilmente per sua volontà, l’autrice decide di non attribuire profondità e di rimanere alla superficie del dolore. I fatti raccontati narrano di un periodo difficile da comprendere, di scelte prese da altri su un popolo spesso inerme. La crudeltà compare in alcuni capitoli e come ogni fatto di sangue, è al lettore incomprensibile ma, ciò nonostante l’autrice non da profondità al dolore, racconta un fatto e non lo appesantisce con giudizi che renderebbero la sofferenza ancora più forte.

    A mio parere questa è proprio una scelta dell’autrice, probabilmente trattandosi di dolori profondi della propria famiglia ha deciso di narrarli con distacco, non voleva unire giudizi personali ad un racconto che voleva essere quello di un paese. L’intera famiglia è scrutata con gli occhi della protagonista, ma il suo sguardo non giudica, è come se per parlare di fatti così vicini sia doveroso il mantenere delle distanze.
    La storia è fatta dalle persone ma nel cammino della storia, è come se queste persone avessero un ruolo ben definito ed un percorso da compiere in un modo o nell'altro. Ed in qualche modo la narrazione così distaccata per certi versi, e così intima per altri sembra aiutare il lettore a meglio comprendere la storia ed a farsi un idea di quello che realmente è avvenuto.

    Quello che mi è piaciuto meno
    Ho trovato un po’ di difficoltà a raccapezzarmi ad inizio di qualche capitolo. In particolare narrando della storia di una famiglia, spesso ci si trova a fare i conti con molti nomi e con molte storie che si intrecciano. I personaggi compaiono per pochi capitoli, l’intera vicenda è narrata dalle parole e dagli occhi di nonna e nipote, gli altri personaggi compaiono per brevi attimi non per l’intera vicenda. Delle sorelle di Saba si sente parlare ma scompaiono presto nell’oblio come altri personaggi, e proprio per questo sono meno caratterizzati.

    Difficile saltare da un capitolo all’altro con la stessa agilità dell’autrice, è ovvio per lei si tratta di ricordi, ma per noi lettori a volte può essere complesso comprendere. E così si è costretti spesso a tornare indietro a rivedere un attimo i nomi e le storie.

    Concludendo
    Il romanzo va letto se si vuole approfondire la storia recente di un paese così vicino al nostro. La narrazione approfondisce con il vissuto dell'autrice una parte di storia che non è presente sui libri di storia, probabilmente perché storicamente troppo recente.

    Da leggere, anche perché improvvisamente diventa più chiaro ed evidente che tutte le scelte sia quelle consapevoli che inconsapevoli vadano ad incidere sul futuro di intere generazioni. Essere consapevoli del nostro peso nella storia è un insegnamento che ci passano nonna Saba e nipote, ed è una considerazione che probabilmente andrebbe fatta più spesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Appassionante storia familiare

    Confesso: se non lo avesse scelto il gruppo di lettura, non so se lo avrei letto. All'inizio mi ha colpito il maschilismo delle antiche tradizioni albanesi: matrimoni combinati, la donna come fattrice ...continua

    Confesso: se non lo avesse scelto il gruppo di lettura, non so se lo avrei letto. All'inizio mi ha colpito il maschilismo delle antiche tradizioni albanesi: matrimoni combinati, la donna come fattrice di figli (meglio se maschi). Poi mi sono appassionata a queste donne forti, passionali e vere colonne portanti della famiglia. Infine, mi ha conquistata l'ironia dell'autrice nel narrare le tradizioni delle sue generazioni precedenti e i problemi del post-comunismo.
    Anche questa volta, grazie ad un libro, ho scoperto usi e costumi di un popolo così vicino a noi, ma sempre lontano.
    Lo consiglio. Ti prende e ti lascia con un sorriso.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello, ma stranamente veloce

    E' il secondo libro che leggo di Anilda Ibrahimi e l'ho quindi iniziato con moltissime aspettative, avendo amato molto il precedente..ma come si dice , il primo amore non si scordamail, il secondo è s ...continua

    E' il secondo libro che leggo di Anilda Ibrahimi e l'ho quindi iniziato con moltissime aspettative, avendo amato molto il precedente..ma come si dice , il primo amore non si scordamail, il secondo è stato un pò più sbiadito..

    Così come il precedente, e così come le trame di altri autori che amo, la vicenda si svolge in un lasso molto lungo di tempo
    Siamo in albania, inizio novecento, fino ad arrivare quasi ai giorni nostri

    La cosa che mi ha affascinata, e alla quale sono rimasta legata, è la miriade di "immagini" di vita di quel periodo in albania
    Ho scoperto che non sapevo nulla di come vissero il comunismo, delle usanze e delle tradizioni, di un mondo dove la donna è sottomessa, ma dove la vita in fondo gira solo ed esclusivamente intorno a lei

    O almeno lo fa in questo romanzo
    Non la "mamma" ma la "suocera" è la regina, colei che tira le fila, che prende decisioni, che approva o boccia..

    e poi la vita di un paese chiuso, guardingo, duro e distrugge l'individuo in nome di un'uguaglianza che riesce a diventare giustizia

    Bello, bello! in senso storico e in qualche modo psicologico del periodo e del "popolo" mi è piaciuto moltissiimo
    Per quanto riguarda invece la parte narrativa meno
    Alcuni momento salienti della vita dei personaggi son stati tirati via così, in fretta, in velocità
    Sicuramente è una scelta stilistica che riesce perfettamente a rendere l'idea del tempo che corre, dell'infinita piccolezza del dramma del singolo, di una vita talmente complicata che offusca anche le gioie e i dolori più grandi
    Però questo mi è dispiaciuto
    Avrei voluto sapere, avrei voluto leggere, conoscere, chiedere

    E' un libro che son contenta di aver letto, che consigliere, ma sicuramente non in cima alla lista

    ha scritto il 

  • 3

    Meglio la prima parte

    Mi aveva incuriosito il fatto che parlasse dell'Albania, un paese così vicino e con tanti legami con l'Italia, ma di cui conosco davvero poche cose...e ovviamente più quelle "brutte", legate ai gommon ...continua

    Mi aveva incuriosito il fatto che parlasse dell'Albania, un paese così vicino e con tanti legami con l'Italia, ma di cui conosco davvero poche cose...e ovviamente più quelle "brutte", legate ai gommoni e ai casi peggiori che affollano le nostre cronache nere.
    Il libro é diviso in due parti, ciascuna con un proprio narratore.
    La prima parte - con narratore esterno - racconta le vicende famigliari dalla seconda guerra mondiale in avanti, principalmente attraverso l'esperienza di nonna Saba, una ragazzina data in sposa presto, quando ancora non aveva nemmeno un carattere, che invece si trasforma in una matriarca forte, saggia.
    La seconda parte - narrata in prima persona - racconta le vicende della stessa famiglia da poco prima della caduta del comunismo fino ad oggi, attraverso gli occhi della nipote di nonna Saba, una ragazza che vive tutte le contraddizioni di una vita di passaggio dalla dittatura atea alla completa libertà (o sbando) del capitalismo in cui anche le religioni cercano proseliti con regali e offerte speciali.
    In entrambi i casi non si tratta di una narrazione fluida, continua, quanto di una serie di episodi raccontati senza necessariamente un filo logico, un racconto a braccio di vita quotidiana.
    La prima parte devo dire che é migliore, più sentita, più profonda. La seconda mi é parsa più superficiale, sbrigativa; soprattutto il finale, con i viaggi all'estero di cui abbiamo i dettagli, ma poco sentimento.
    A nonna Saba comunque ci si affeziona...forse perché mi ricorda mia nonna, con i suoi "proverbi" e la sua forza di donna e madre vedova presto, nella povertà del dopoguerra.

    ha scritto il 

  • 4

    tante storie famigliari

    tenute assieme con l'evolversi del tempo e della storia. scritto in maniera scorrevole, interessante scoprire un paese che per tanti anni è riuscito a rimanere completamente isolato dal mondo.
    un po' ...continua

    tenute assieme con l'evolversi del tempo e della storia. scritto in maniera scorrevole, interessante scoprire un paese che per tanti anni è riuscito a rimanere completamente isolato dal mondo.
    un po' quello che sta avvenendo in corea del nord anche se temo che là sia ancora più dura.

    ha scritto il 

  • 5

    Una saga famigliare albanese al femminile

    Davvero affascinante questo "puzzle" fatto di tanti personaggi, tutti femminili, a comporre uno splendido quadro dell'Albania, della sua storia e della sua gente: in bilico tra cristianesimo, islam e ...continua

    Davvero affascinante questo "puzzle" fatto di tanti personaggi, tutti femminili, a comporre uno splendido quadro dell'Albania, della sua storia e della sua gente: in bilico tra cristianesimo, islam e ateismo, tra comunismo e capitalismo, dove la gente comune difficilmente ne coglie le differenze, assorbita più dalla vita pratica quotidiana e dalle tradizioni tramandate da generazioni, piuttosto che da riflessioni impegnate. Il collante che lega tutti i pezzi è Saba, che da giovane sposa quindicenne, la vedremo madre e nonna, fino alla sua morte, attraverso le sofferenze che costellano la sua lunga vita, attraverso i suoi lamenti funebri e le preghiere (sure), a quale Dio non ha importanza, così come poco le importa il significato di comunismo. Il "leitmotiv" è il velo rosso della sposa, di generazione in generazione, custodito nella cassapanca che profuma di mele cotogne, testimone di tanti fatti e tante tragedie umane,...ma sempre al femminile. Splendido, da leggere assolutamente!

    ha scritto il 

  • 5

    Una storia di donne

    La storia delle donne di una famiglia albanese che attraversa più generazioni.
    Personaggi dipinti a colori forti che vivono passaggi epocali della storia contrassegnati dalle loro emozioni "rosse come ...continua

    La storia delle donne di una famiglia albanese che attraversa più generazioni.
    Personaggi dipinti a colori forti che vivono passaggi epocali della storia contrassegnati dalle loro emozioni "rosse come il sangue" appunto...

    ha scritto il 

  • 3

    Saga familiare albanese che ripercorre circa un secolo di storia, personale e del paese.
    Di personaggi ne presenta tanti, in realtà di memorabili ce n'è pochi, sarà che sono quasi tutti accennati per ...continua

    Saga familiare albanese che ripercorre circa un secolo di storia, personale e del paese.
    Di personaggi ne presenta tanti, in realtà di memorabili ce n'è pochi, sarà che sono quasi tutti accennati per poche pagine e poi raramente ripresi. Rimane impressa Saba, dapprima seconda moglie al genero rimasto vedovo e poi punto focale a cui attorno l'intera famiglia ruota. Mi ha colpito Esma, che ha l'unica colpa di amare il marito di una passione sconosciuta alle altre donne e per questo sarà punita per sempre; mi ha colpita Atika, la figlia nata per ultima, quella a cui la testa non funziona, che per tutta la vita giocherà con le bambole libera o rinchiusa che sia.
    Gli uomini sono al margine. Violenti, rigidi, privi di emozioni, oppure soltanto accennati, non ci fanno una gran bella figura. L'unico per cui ho provato empatia è lo zio Endri: costretto a lasciare Mosca senza sua moglie e il suo bambino che tanto ama, a ricostruirsi una copia di vita che non scaccerà mai la nostalgia.

    L'autrice, albanese, scrive in italiano. Qualcosa andrebbe rivisto: il passaggio troppo libero tra i tempi al presente e al passato ad esempio, se è una scelta stilistica non l'ho apprezzata.

    ha scritto il 

  • 5

    Albania

    essendo stata in albania 4 giorni in vacanza in compagnia di un'amica albanese, mi sono ritrovata in alcuni posti ed in alcune situazioni da me vissute qualche anno fa. La prima parte, quella della gu ...continua

    essendo stata in albania 4 giorni in vacanza in compagnia di un'amica albanese, mi sono ritrovata in alcuni posti ed in alcune situazioni da me vissute qualche anno fa. La prima parte, quella della guerra e delle famiglie nel paesino di Kaltra è veramente come leggere un racconto epico. Storie di morti di ricatti di matrimoni combinati e di poca felicità. Mi è piaciuta moltissimo la storia di Saba seconda moglie mai amata da un ubriacone che però si riscatta e diventa la capo clan. Adoro la mamma Meliha che la precede come capo clan e mi ricorda tanto l'Ursula di "cent'anni di solitudine" e i suoi canti ai morti, poi ereditati da Saba. Per raccontargli come vanno le cose di qua. Ci sono storie che fanno accapponare la pelle come la figlia scema Atika. Ma che ti spiegano anche la durezza di cuore di alcuni Albanesi, fatta per salvarsi. La seconda parte, quella nel blocco del comunismo dittatoriale è invece opprimente, come doveva essere la vita sotto quel regime. La storia della nipote di Saba è la storia da me + conosciuta di emigrazione e di ricerca fuori dall'albania della vita libera. Molto molto bello.

    ha scritto il 

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