Route des Indes

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Editeur: Christian Bourgois

3.7
(1276)

Language: Français | Number of pages: 406 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Spanish , Italian , German , Polish

Isbn-10: 2267004100 | Isbn-13: 9782267004106 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Description du livre
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  • 5

    Il miglior romanzo di Forster, a mio parere. I personaggi e gli avvenimenti, e le impressioni e i dilemmi che producono, rimangono impressi ancora molto tempo dopo che si è terminata la lettura. ...continuer

    Il miglior romanzo di Forster, a mio parere. I personaggi e gli avvenimenti, e le impressioni e i dilemmi che producono, rimangono impressi ancora molto tempo dopo che si è terminata la lettura.

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  • 5

    ... perse la sua consueta e sana concezione dei rapporti umani, e senti che gli uomini non esistono in se stessi, ma nei termini in cui si pensano vicendevolmente, idea alla quale la logica non offre ...continuer

    ... perse la sua consueta e sana concezione dei rapporti umani, e senti che gli uomini non esistono in se stessi, ma nei termini in cui si pensano vicendevolmente, idea alla quale la logica non offre alcun sostegno.

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  • 3

    “No, non ancora” e il cielo disse: “No, non qui”.

    Mrs. Moore è un’anziana signora inglese che decide di compiere un viaggio in India insieme alla giovane Adela Quested. Sono dirette a Chandrapore dove lavora come magistrato della città Ronny, il figl ...continuer

    Mrs. Moore è un’anziana signora inglese che decide di compiere un viaggio in India insieme alla giovane Adela Quested. Sono dirette a Chandrapore dove lavora come magistrato della città Ronny, il figlio della signora Moore.
    Arrivate a Chandrapore, le due donne rimangono subite colpite(e coinvolte) nella netta suddivisione tra gli indiani, che popolano la parte bassa e più povera della città e gli inglesi, che popolano la parte alta e ricca della città.
    Un romanzo ambientato in India nei primi anni ’20 ma che tratta un tema ancora oggi molto attuale: la difficile convivenza tra differenti civiltà.
    Foster grazie a vivide descrizioni ci disegna una suggestiva cartolina dell’India, caratterizzando le due “fazioni” in modo nettamente opposto: gli indiani profondamente ingenui, gli inglesi superficiali e a volte pieni di pregiudizi.
    Ci descrive l’India coloniale con tutte le sue contraddizioni e le sue ambiguità, nella quale si muovono personaggi che rappresentano appieno i due opposti mondi come il medico indiano Aziz e la giovane Adela e allo stesso tempo catalizza quello che è il vero male della società: la cultura del sospetto e del pregiudizio nei confronti dello straniero(tema che l’accomuna alla nostra società attuale).
    Una scrittura bellissima quella di Foster, capace di coinvolgere ogni senso, così come bellissimo è il finale.
    Dopo “Camera con vista” un altro ottimo romanzo di Foster, anche se non è lettura adatta a tutti.

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  • 5

    Testo molto suggestivo. Come ho già scritto l'attenzione dell'autore si sposta di volta in volta su tutti i personaggi, ora inglesi, ora indiani, raccontandone i pensieri più reconditi delle rispettiv ...continuer

    Testo molto suggestivo. Come ho già scritto l'attenzione dell'autore si sposta di volta in volta su tutti i personaggi, ora inglesi, ora indiani, raccontandone i pensieri più reconditi delle rispettive coscienze. In effetti il romanzo è scritto con la tecnica letteraria del “flusso di coscienza”, influenzata dalla corrente in voga in quel periodo del “modernismo”. L'opera non è quindi espressione dell'interiorità dell'artista, che racconta i fatti in maniera distaccata e oggettiva.
    Mi è piaciuto di questo fatto di non esprimere giudizi personali sulle due culture a confronto. Tutto quello che di buono o di cattivo che può esserci negli inglesi e negli indiani viene espresso dai protagonisti. Forster non cade nelle manicheismo di identificare gli inglesi nei cattivi e gli indiani nei buoni, ma mette a confronto proprio le diversità delle due culture contrapposte.
    L'autore è bravo a caratterizzare ogni personaggio, quasi che esistessero veramente, e ci mostra il loro punto di vista.

    Aziz inizialmente è eccessivamente ossequioso. Considera un onore essere avvicinato da degli occidentali e sente anche la responsabilità di rappresentare al meglio il proprio popolo.
    Un complesso di inferiorità ed una voglia di essere accettato dovuto forse al fatto di aver studiato in Inghilterra. Si sa come gli indiani venivano visti dagli inglesi della madrepatria.
    I fatti dei monti Marabar cambieranno questo suo atteggiamento, come spesso succede dopo una profonda delusione, in uno diametralmente opposto. Degli inglesi non vuole più sapere niente e si trasferisce in un luogo dove essi non sono ancora arrivati, il Kashmir.
    Quello che mi è piaciuto di questo autore è il fatto di non esprimere giudizi personali sulle due culture a confronto. Tutto quello che di buono o di cattivo che può esserci negli inglesi e negli indiani viene espresso dai protagonisti. Oltretutto Forster non cade nelle manicheismo di identificare gli inglesi nei cattivi e gli indiani nei buoni, ma mette a confronto proprio le diversità delle due culture contrapposte.

    Aziz inizialmente è eccessivamente ossequioso. Considera un onore essere avvicinato da degli occidentali e sente anche la responsabilità di rappresentare al meglio il proprio popolo.
    Un complesso di inferiorità ed una voglia di essere accettato dovuto forse al fatto di aver studiato in Inghilterra. Si sa come gli indiani venivano visti dagli inglesi della madrepatria.
    I fatti dei monti Marabar cambieranno questo suo atteggiamento, come spesso succede dopo una profonda delusione, in uno diametralmente opposto. Degli inglesi non vuole più sapere niente e si trasferisce in un luogo dove essi non sono ancora arrivati, il Kashmir.

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  • 4

    Ambientato ai tempi in cui l'India era una colonia inglese, è uno spaccato dell'epoca, con il suo razzismo degli inglesi nei confronti degli indiani, i primi abbozzi di senso nazionalistico da parte d ...continuer

    Ambientato ai tempi in cui l'India era una colonia inglese, è uno spaccato dell'epoca, con il suo razzismo degli inglesi nei confronti degli indiani, i primi abbozzi di senso nazionalistico da parte degli indiani e il generale "non capirsi" fra persone anche amiche ma di cultura diversa.

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  • 4

    Certo leggendo il titolo : “Passaggio in India”, il lettore può avere delle aspettative forse fuorvianti, soprattutto se, come me, ha davanti agli occhi ancora i paesaggi naturali e antropici di Kipl ...continuer

    Certo leggendo il titolo : “Passaggio in India”, il lettore può avere delle aspettative forse fuorvianti, soprattutto se, come me, ha davanti agli occhi ancora i paesaggi naturali e antropici di Kipling. Qui non si trova quasi nulla di tutto ciò e neppure gli stereotipi che solitamente la letteratura o il cinema ci hanno sempre proposto. Il quadro che Foster ci dipinge è piuttosto complesso, perché racchiude nel suo insieme vari rapporti e differenti situazioni, ma è soprattutto alquanto pessimista sulla varietà e sui rapporti non solo tra le varie comunità sociali e religiose ma, e, soprattutto nelle relazioni interpersonali. Qui non sono sotto accusa solo i dominatori britannici con il loro miope snobismo. Foster nell’affondare il bisturi in questa realtà vuol far emergere e attaccare le intolleranze religiose , il perbenismo, l’orgoglio intellettuale e di casta,i privilegi ingiusti e ridicoli, il potere ottuso, lo spiritualismo fine a se stesso. Ovviamente, partendo da questi presupposti, ne deriva che le diversità sociali e culturali tra colonizzatori e colonizzati rendono assolutamente incomunicabili i due mondi!!! Non ci sono eroi in questo romanzo, i protagonisti vengono rappresentati spesso nei loro lati negativi, nelle loro debolezze. L’anima dell’India di Foster, a mio parere, non si può capire, se si hanno dei preconcetti, se non si è liberi da paranoie mentali che non fanno cogliere il mistero , il fascino della natura, dell’atmosfera, della storia, e questo vale anche per i nativi. Forse solo la vecchia signora Moore ne ha avuta una visione e ne ha saputo cogliere in parte il mistero e la sensualità dell’atmosfera. La scrittura di Foster non ha la fluidità né quella piacevolezza che stuzzica l’attenzione del lettore ma è piena, le sue parole sono pregnanti di significato. Chi legge è sempre in tensione, perché, pur inavvertitamente, ha la percezione che debba accadere qualcosa di drammatico!! C’è poi quel senso di “indeterminatezza”, di incertezza che alla fine disorienta e ti lascia l’ impressione che forse la verità non è univoca: ognuno vive le vicende comuni secondo la sua propria visione!!

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  • 3

    inizia come un romanzo su due inglesi open minded che visitano l'India, quindi come una lieve critica al colonialismo inglese fatta da un inglese; prosegue poi come un mystery alla Durrenmatt dove il ...continuer

    inizia come un romanzo su due inglesi open minded che visitano l'India, quindi come una lieve critica al colonialismo inglese fatta da un inglese; prosegue poi come un mystery alla Durrenmatt dove il dubbio non è chi abbia commesso il delitto, ma se il delitto ci sia stato. Infine si scopre che tutto il libro altro non è che la storia di un'amicizia zavorrata da differenze culturali che sono più polithc eche altro. Prova interessante, molto più avvicente nella parte di mezzo (ma comunque tutta la seconda parte è buona), ma sembra sempre in bilico fra buonismo e precisione.

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  • 4

    “Con l’eccezione delle grotte Marabar – che sono a venti miglia di distanza – la città di Chandrapore non offre nulla di straordinario. Più rasentata che bagnata dal Gange, si trascina per due miglia ...continuer

    “Con l’eccezione delle grotte Marabar – che sono a venti miglia di distanza – la città di Chandrapore non offre nulla di straordinario. Più rasentata che bagnata dal Gange, si trascina per due miglia lungo la riva e a stento la si riconosce dai detriti che il fiume deposita con tanta abbondanza.”

    Un romanzo ambientato in India negli anni ’20 ci pone di fronte al tema della difficile convivenza tra indiani e inglesi nel lungo periodo della dominazione britannica.
    Forster - con un’attenzione particolare ai dettagli: il clima, i tempi lenti - disegna una splendida cartolina dell’India, caratterizzando abilmente tanto i dominati quanto i dominatori: l’ingenuità e l’apparente doppiezza dei primi, la superficialità e il disinteresse profondo dei secondi. Descrive l’India coloniale in maniera sincera e convincente, consapevole delle contraddizioni e delle ambiguità reciproche: la confusione dei sentimenti di Aziz e quella del cuore di Adela.
    Capace di grande onestà intellettuale, ci presenta figure emblematiche dei due diversi mondi nell’animo delle quali, indistintamente, si celano buoni e cattivi sentimenti, amore e odio, rabbia e mitezza. E al tempo stesso universalizza i problemi: i colpevoli non sono i singoli, bensì la società, la cultura trasversale della diffidenza, dei pregiudizi, della chiusura, del sospetto e disprezzo reciproco.
    Scrittura capace di coinvolgere i sensi e finale bellissimo.

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