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Rumore bianco

Di

Editore: Pironti (Narrativa nuova)

3.9
(2476)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 378 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Svedese , Spagnolo , Sloveno , Chi tradizionale

Isbn-10: 8879370480 | Isbn-13: 9788879370486 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mario Biondi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ci sono libri che vanno letti in precise condizioni mentali. In qualche caso, non sarebbe neppure male accompagnare il volume con un foglietto illustrativo simil-posologico, quasi a mo’ di medicinale. Qualcosa tipo “Si consiglia di non superare le 30 pagine quotidiane, altrimenti finisce subito” ...continua

    Ci sono libri che vanno letti in precise condizioni mentali. In qualche caso, non sarebbe neppure male accompagnare il volume con un foglietto illustrativo simil-posologico, quasi a mo’ di medicinale. Qualcosa tipo “Si consiglia di non superare le 30 pagine quotidiane, altrimenti finisce subito” (da inserire nella confezione di un romanzo della Bender) oppure “Questo libro può causare alcuni effetti indesiderati quali secchezza delle fauci e dubbi sulla opportunità dell’universalità del voto elettorale” (accompagnando un Moccia qualunque).

    Se “Rumore bianco”, uno dei quattro romanzi di De Lillo inseriti nella lista dei 1001 libri da leggere qualsiasi cosa succeda, potesse essere accompagnato da un foglietto di questo genere, probabilmente dovrebbe riportare: “Può provocare tristezza endemica e duratura”.

    “Rumore bianco” racconta un anno di vita di Jack Gladney, professore universitario di un college degli Stati Uniti, noto per essere stato il primo a compiere studi appronditi su Adolf Hitler fino alla creazione di una vera e propria cattedra sull’argomento. La sua famiglia è tipica espressione dello sfascio sociale dei nostri tempi: lui stesso e Babette, la nuova moglie, hanno figli da precedenti matrimoni, alcuni già fuori casa, altri ancora conviventi. La satira sulla vita familiare e, parallelamente, su quella accedemica è feroce, tipica della penna di un autore certamente non semplice da affrontare ma sempre in grado di raccontare qualcosa.

    Nella sua seconda parte – ed è uno stacco quasi brutale – il romanzo vira decisamente sul nero. E intendo nero, non noir: un incidente ferroviario innesta una nube tossica che minaccia i protagonisti, costringendoli ad una evacuazione che, di fatto, annulla tutte le differenze di ceto o classe fra gli abitanti della città. Jack rimane esposto all’agente chimico, comincia a riflettere sulla morte, e scopre che anche la moglie ha da mesi la stessa fortissima fobia, al punto da aver intrapreso tentativi di cura con un discusso farmaco in grado di alleviare la paura della fine-vita.

    Appaiono chiare le tematiche care a De Lillo e affrontate in “Rumore bianco”: la critica del consumismo, la disintegrazione del tessuto sociale e delle famiglie, un certo “intellettualismo” – termine orripilante, me ne rendo conto – che sottrae spazio alla capacità di pensiero. La narrativa di De Lillo delude raramente, e non è certo questo il caso; eppure, ho avvertito una certa stanchezza, come se il peso delle pagine mi stesse gravando eccessivamente addosso.

    Come dire? “Può provocare tristezza endemica e duratura”. Siate pronti.

    - http://www.masedomani.com/2014/10/14/recensione-romanzo-rumore-bianco-di-don-delillo/ -

    ha scritto il 

  • 3

    3.5/5. An amusing though hardly earth-shattering book, apparently Don Delillo's best work. Reading this after Pelevin might not have been the best idea, since they overlap in at least one aspect: both include a satirical, critical portrayal of post-modern commercialist society, one post-soviet, o ...continua

    3.5/5. An amusing though hardly earth-shattering book, apparently Don Delillo's best work. Reading this after Pelevin might not have been the best idea, since they overlap in at least one aspect: both include a satirical, critical portrayal of post-modern commercialist society, one post-soviet, one american. There are glaring differences of course, but no matter how satirical, I always feel like a satire of our contemporary shallow culture always rubs off on the book as well, making it appear shallow as well. The portrayal is at times funny, but nothing I haven' read before in so many novels written since the mid-eighties that explore a similar era and themes (Ellis, Amis, McInnery, Franzen, etc.) In Delillo, instead of mystical psychedelica, we get middle-aged intellectual medications on mortality, at times highly amusing, though again not anything I haven't read before. A decent, even good book, but I am not hungering to read another Delillo soon, maybe not untill I myself have turned into a staid, settled fity-something who starts pondering his mortality as well.

    ha scritto il 

  • 2

    Confusa e delusa (una nota privata)

    Mi si permetta una considerazione, anzi due. Anzi tre. Per cui inizio con lo scusarmi per la lunghezza.


    La prima è che De Lillo per me - dopo solo una manciata di pagine lette - entra di prepotenza nel novero di tutta di una generazione di romanzieri postmoderni (Auster, tra gli altri) dot ...continua

    Mi si permetta una considerazione, anzi due. Anzi tre. Per cui inizio con lo scusarmi per la lunghezza.

    La prima è che De Lillo per me - dopo solo una manciata di pagine lette - entra di prepotenza nel novero di tutta di una generazione di romanzieri postmoderni (Auster, tra gli altri) dotati di uno straordinario talento letterario e di una mortalmente noiosa ars narrandi. Già l'incipit di Rumore bianco mi aveva irritato, così come il titolo d'altronde. Retorico, d'effetto, inconcludente. Io che dei romanzi amo le vicende piane e universali, fatte di piccole cose e sentimenti sussurrati (si veda Fante, ad esempio), i correlativi oggettivi, le evocazioni e la potenza dell'immagine, ero già sopraffatta alla prima riga, quando lessi della «lunga fila lucente di station wagon» in arrivo. Non so spiegarne il motivo, ma mi prese un'irritazione che mi ha immediatamente maldisposto. Pur di farmela passare, mi sono pure letta un pippotto sull'evocatività, per il lettore americano, di quel "lucente", ma non c'è stato più nulla da fare. De Lillo per me era bollato a vita! Ho trovato odioso, stereotipato e retorico (again!) l'uso dei dialoghi, l'ossessività sul cibo, la sciatta critica della società americana, la qualità incolore e insapore del protagonista, la prevedibilità dei temi affrontati, lo scarso coraggio dell'autore e chi più ne ha più ne metta.

    La seconda considerazione è che, per depurarmi, ho iniziato seduta stante un libro che volevo leggere da 15 anni, La signora delle camelie. E lo so che è di un altro secolo, un'altra corrente, ben altra storia e stile. Ma le prime 70 pagine mi sono transitate dagli occhi alle orecchie al cervello con una facilità e felicità narrativa che mi ha fatto capire che io e gli scrittori statunitensi di oggi siamo cane e gatto, mentre io e i narratori (francesi, tedeschi, russi...) dell'Ottocento siamo fatti gli uni per gli altri. Questioni di gusto, c'è poco da dire in proposito. La signora delle camelie sarà una specie di romanzo d'appendice dei tempi che furono, ma il modo in cui la prosa ti penetra dentro, il modo in cui i personaggi ti si affezionano come teneri e un po' vecchi amanti è - per me - un balsamo spirituale che ha del miracoloso.

    Nota sui dialoghi di Rumore bianco: In molti commenti qui su aNobii ho letto che i dialoghi di De Lillo non sono piaciuti. Diciamolo pure: sono una cagata inverosimile. Ho però fatto un parallelo: molti dei dialoghi di Hemingway sono poco credibili e non realistici. Eppure, rimangano a mio avviso tra i migliori e più poetici dialoghi che si possano trovare in letteratura. L'idea che mi sono fatta è che in molti cerchino di evocare (imitare, volendo) quel ritmo sublime fallendo miseramente. Il motivo per cui i dialoghi di Hemingway funzionano e quelli di De Lillo sono imbarazzanti è, secondo me, questo: Hemingway eliminava da un dialogo verosimile e quotidiano tutte le banalità che lo rendono pleonastico e prosaico, riducendo all'osso i concetti e dosando sapientemente pochissime parole capaci di dare al testo una musicalità senza pari, qualche pennellata del colore più puro su una tela per il resto completamente bianca. Da questo nasce quel senso di straniamento tipico dei suoi romanzi, dai quali il lettore viene attratto e respinto al tempo stesso per la reticenza con cui le parole si donano alla pagina. De Lillo, al contrario, crede di creare un torbido (ma in realtà risibile) senso di fascino (e anche di «carisma e sintomatico mistero») propinando al lettore paginate di dialogo dell'assurdo in cui le parole, sbrodolate su se stesse, finiscono col perdere ogni significato.

    Non si fosse capito: questo libro non mi è piaciuto granché! ;)

    ha scritto il 

  • 4

    Un autore graffiante, a cavallo tra distopia e speranza. Molto particolare la scelta del protagonista,un docente "di studi hitleriani" che vive l'esperienza di una famiglia allargata;l'uomo riflette sulla paura della morte mentre gli eventi attorno a lui gli lasciano sempre meno certezze. Il libr ...continua

    Un autore graffiante, a cavallo tra distopia e speranza. Molto particolare la scelta del protagonista,un docente "di studi hitleriani" che vive l'esperienza di una famiglia allargata;l'uomo riflette sulla paura della morte mentre gli eventi attorno a lui gli lasciano sempre meno certezze. Il libro è anche una sorta di saggio sulla società dei consumi occidentale con tutte le sue contraddizioni; proprio mentre viviamo nell' hi tech e nell'agio, le minacce chimiche e nucleari che derivano proprio da "cellule impazzite" dei prodotti tossici di cui non possiamo fare a meno (plastica, pesticidi) non trovano soluzione. Altro aspetto interessante del testo di De Lillo è la descrizione di centri commerciali e ipermecati come veri e propri surrogati della religione, intesi a dare euforia ai loro adepti. C'è inoltre una satira feroce degli ambienti accademici, dominati dalla goliardia dei professori.Infine, anche un episodio di contaminazione chimica arriva a sconvolgere le precarie certezze del protagonista.Una delle poche note di speranza è la sequenza in cui l'ultimo nato, sopravvive miracolosamente a una tragedia...

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante abbia trovato abbastanza pesante lo stile narrativo, questo romanzo mi è sembrato molto significativo.
    Con la sua rappresentazione di una società che ruota intorno al consumo, in cui i momenti aggregativi fondamentali sono rappresentati dalle visite al supermercato, si sposa bene la de ...continua

    Nonostante abbia trovato abbastanza pesante lo stile narrativo, questo romanzo mi è sembrato molto significativo. Con la sua rappresentazione di una società che ruota intorno al consumo, in cui i momenti aggregativi fondamentali sono rappresentati dalle visite al supermercato, si sposa bene la descrizione ripetitiva del terrore percepito di fronte alla morte da parte dei suoi membri. La morte, in una società privata di cultura e in cui i rapporti umani esistono solo in quanto mediati da radio e televisione, appare ancora più mostruosa e priva di senso proprio per il suo essere irreversibile e solitaria.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo. É il primo libro di DeLillo che leggo. Il tema della morte e della sua attesa, la paura della morte e tutto il modo di vivere americano, a tratti incredibile, parodia di se stesso. Un must per gli appassionati della folle cultura USA.

    ha scritto il 

  • 5

    Classico postmoderno

    Capolavoro della letteratura post-moderna, romanzo preveggente vista la sua pubblicazione nel 1985, mette a nudo le fobie e i mali della nostra epoca, l'inquinamento chimico, l'alienazione moderna, il consumismo, l'incessante e superfluo flusso di dati, il rumore bianco che ci frastorna e avvolge ...continua

    Capolavoro della letteratura post-moderna, romanzo preveggente vista la sua pubblicazione nel 1985, mette a nudo le fobie e i mali della nostra epoca, l'inquinamento chimico, l'alienazione moderna, il consumismo, l'incessante e superfluo flusso di dati, il rumore bianco che ci frastorna e avvolge la nostra quotidianità ma che ci lascia soli e fragili nell'affrontare la paura più essenziale: quella della morte.

    ha scritto il 

  • 5

    [...] La paura è autocoscienza portata a un livello più elevato. [...] E la morte? -chiesi. - L'io, l'io, l'io
    Se la morte potesse essere vista come un fatto meno strano e privo di riferimenti, il tuo senso dell'io in rapporto con essa diminuirebbe, e con esso anche la paura. - Ma che cosa posso ...continua

    [...] La paura è autocoscienza portata a un livello più elevato. [...] E la morte? -chiesi. - L'io, l'io, l'io Se la morte potesse essere vista come un fatto meno strano e privo di riferimenti, il tuo senso dell'io in rapporto con essa diminuirebbe, e con esso anche la paura. - Ma che cosa posso fare per renderla meno strana? Come ci arrivo? -Non lo so. - Devo rischiare la morte correndo in auto su una strada piena di curve? [...] - Penso che quello che dovresti fare jack sia dimenticare la medicina contenuta in quella pastiglia. Non c'è cura x questo male. Aveva ragione. Avevano ragione tutti. Continuare la mia vita, tirare su i miei figli, insegnare ai miei studenti. [...] - Continuo a essere triste, Winnie, ma tu hai dato alla mia tristezza una ricchezza e profondità mai conosciute prima. [...]

    ha scritto il 

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