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Run, Boy, Run

By

Publisher: Houghton Mifflin/Walter Lorraine Books

4.2
(67)

Language:English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0618957065 | Isbn-13: 9780618957064 | Publish date:  | Edition 10

Translator: Hillel Halkin

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    commovente

    Si può imparare molto dai libri per bambini, che con un linguaggio semplice ma chiaro riescono a trasmetterti un’emozione forte. Anche se, pensandoci bene, il romanzo dello scrittore polacco Uri Orlev ...continue

    Si può imparare molto dai libri per bambini, che con un linguaggio semplice ma chiaro riescono a trasmetterti un’emozione forte. Anche se, pensandoci bene, il romanzo dello scrittore polacco Uri Orlev “Corri ragazzo, corri” non è il classico libro per i ragazzi perché, a mio modesto parere, può trasmettere molto a tutti noi.

    Getto di Varsavia, durante la Seconda Guerra mondiale. Un ragazzino ebreo di appena nuove anni, di nome Srulik, cercando il cibo insieme alla madre si accorge d’improvviso dell’assenza della donna e da quel momento inizia la sua corsa per restare in vita. Il suo padre è stato preso dai tedeschi, i fratelli si sono persi, e lui, rimasto solo, è costretto di arrangiarci come meglio può. In un primo momento si unisce a un gruppo di coetanei, soli come lui, che lo insegnano a cacciare e a sopravvivere nonostante le misere condizioni, il freddo polacco, nutrendosi di quello che la natura può offrirgli. Un giorno, nella foresta che è diventata la sua nuova casa, incontra il padre che gli ordina di sopravvivere, cambiando il nome, imparando a fare il segno della croce. L’unico che gli chiede è di non dimenticare mai di essere ebreo. Nasce così Jurik, un bambino forte e coraggioso che per i lunghi anni, passando dal padrone al padrone, lavorando per mantenersi, riuscirà ad onorare la promessa data al padre. Sulla sua strada incontrerà dei contadini buoni, che lo aiuteranno, ma anche quelli cattivi, malvagi che lo denunceranno ai tedeschi. Jurik è un bambino abile, e dolce, che riesce facilmente a conquistare i cuori della gente, persino a farsi aiutare da un soldato nemico, che forse in lui rivede i suoi bambini rimasti a casa. Un ragazzo cresciuto troppo in fretta che non solo arriva a dimenticare quello che è, colpisce l’ostinazione con la quale nega di essere ebreo a chiunque glielo chiede, ma anche a credere che essere un ebreo sia un peccato grave. “Non devi vergognarti di essere ebreo. Anche gli ebrei sono degli esseri umani”, si sente dire. “Non è un peccato essere ebreo”, gli dice un buon sacerdote cattolico incontrato lungo quella corsa che avrà fine solo dopo l’arrivo dei soldati russi.

    Quello che colpisce il lettore è la forza e coraggio che un bambino così piccolo riesce a mostrare. Non dev’essere stato facile vivere in condizioni disperate per chiunque, tantomeno per un bambino che ad un certo punto deve affrontare la vita con una forte mancanza che, se possibile, lo rende ancora più abile e forte nei nostri occhi. Un bambino diventato presto l’uomo, con sulle spalle un peso troppo pesante per un ragazzino di quell’età.

    Uri Orlev ci racconta gli orrori della guerra attraverso gli occhi di Srulik/Jurek, emozionandoci passo dopo passo, che ci lascia un insegnamento importante. Si può uscire da qualsiasi situazione se si mette il cuore, la testa, la forza di animo; non abbandonandosi mai sul sentiero della vita; non dimenticando mai la propria identità.

    Nel suo romanzo “Corri ragazzo, corri”, Uri Orlev ci racconta la storia vera di Yoram Friedman, un professore che oggi vive e insegna in Israele.

    said on 

  • 4

    "Tra i tanti bambini rimasti improvvisamente soli al mondo, ce n'è sempre uno che non si lascia piegare da un destino duro e creudele, perchè la forza della vita che lo anima è più forte di tutto." ...continue

    "Tra i tanti bambini rimasti improvvisamente soli al mondo, ce n'è sempre uno che non si lascia piegare da un destino duro e creudele, perchè la forza della vita che lo anima è più forte di tutto."

    said on 

  • 4

    Libro per ragazzi, ma non solo

    Di Uri Orlev avevo già letto L'isola in via degli uccelli che raccontava di una storia di un ragazzino durante la seconda guerra mondiale.
    Anche qui si racconta la storia di un ragazzo in fuga dal ghe ...continue

    Di Uri Orlev avevo già letto L'isola in via degli uccelli che raccontava di una storia di un ragazzino durante la seconda guerra mondiale.
    Anche qui si racconta la storia di un ragazzo in fuga dal ghetto di Varsavia. Ed è una storia vera.

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  • 0

    This is probably one of the most dramatic, exciting and aching books I've ever read. Uri Orlev is an adult able to explain and describe the world around him with the eyes of a young boy who discorvers ...continue

    This is probably one of the most dramatic, exciting and aching books I've ever read. Uri Orlev is an adult able to explain and describe the world around him with the eyes of a young boy who discorvers himself during his wandering.

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  • 4

    La storia vera di un bambino di otto anni, scappato dal ghetto di Varsavia dopo la sparizione di entrambi i genitori, che nella sua fuga passa da un incontro all’altro: un gruppo di ragazzi alla macch ...continue

    La storia vera di un bambino di otto anni, scappato dal ghetto di Varsavia dopo la sparizione di entrambi i genitori, che nella sua fuga passa da un incontro all’altro: un gruppo di ragazzi alla macchia, contadini caritatevoli o decisi a denunciarlo, soldati tedeschi, alcuni spietati ed altri umani; dorme sugli alberi, nelle tombe… finché…

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  • 5

    Jurek e’ il bambino di ogni guerra. Purtroppo.
    Jurek e’ polacco, ha otto anni i capelli rossi via via piu’ biondi, gli occhi azzurri, le lentiggini. E’ svelto, allegro e intelligente. Laborioso.
    Aveva ...continue

    Jurek e’ il bambino di ogni guerra. Purtroppo.
    Jurek e’ polacco, ha otto anni i capelli rossi via via piu’ biondi, gli occhi azzurri, le lentiggini. E’ svelto, allegro e intelligente. Laborioso.
    Aveva un padre fornaio, una mamma, un fratello piu’ grande, due sorelle, un fratello piu’ piccolo. Era felice.
    Jurek prima si chiamava Srulik, era ebreo, era circonciso.
    Viveva nel ghetto di Varsavia.
    ERA, AVEVA, VIVEVA.
    Poi non ha piu’ nessuno: perde la mamma cosi’, con la facilita’ con cui, all’improvviso, si perde un pallone giu’ per un dirupo. Gira lo sguardo e non la trova piu’.
    Cosi’ inizia a otto anni, senza una lacrima, il percorso della dura sopravvivenza, con l’aiuto di cio’ che la foresta offre in cibo e alloggio e con l’aiuto occasionale di gente che incontra di villaggio in villaggio.
    Cerca la sua dignita’ di uomo calato prepotentemente in un corpo di bambino attraverso il lavoro: porta al pascolo le mucche e le pecore, impara a farsi coraggio da solo, si affeziona a ogni persona anche a quelle che male lo trattano per poi essere costretto, e sempre all’improvviso, a disaffezionarsi; viene tradito, viene picchiato, insultato. Una carezza femminile ogni tanto, per pieta’.
    Cosi’ come Jurek caccia le pernici, le avvolge con il fango, le lascia indurire sul fuoco per poi spaccarle e mangiarne la carne...a me cosi’ sembrano i cuori umani. Avvolti nel fango e resi duri dalle asperita’ della guerra pronti, semmai un giorno lontano col calore umano, a creparsi e pulsare ancora.
    A nove anni diventa invalido. Perde l’avambraccio destro, risucchiato da una trebbiatrice, per colpa di un medico, uomo adulto, che non ha voluto sporcarsi le mani su un bambino ebreo.

    C’e’ una scena che ritorna piu’ volte nel libro e che mi fa provare un’infinita tenerezza...
    I vestiti raffazzonati di Jurek che di tanto in tanto qualcuno, mosso a compassione, ha la pieta’ di lavare o meglio di bruciare: indumenti fatti di pidocchi.

    Titoli ai capitoli: semplici, incisivi, originali:
    CIBO E LIBERTA' "Mamma, dove sei?"...
    LA FORESTA CI PROTEGGE "Perche' non possiamo fare il bagno nudi?" UN CAPPIO DI CAPELLI BIONDI "Devi sopravvivere"
    IL VOLTO DELLA MAMMA "Il nostro Dio e' il vostro stesso Dio".

    Ci siamo dati la mano, io e Jurek.
    Senza far nulla di speciale per rendersi amabile, questo bambino mi ha preso il cuore fino in fondo.
    Mi ha scatenato un dolore dentro difficile da raccontare.
    Ho pianto senza lacrime solo perche’ la rabbia me le vomitate nello stomaco.
    Pensando al bambino biondo senza un braccio mi e’ passata davanti agli occhi l’immagine emblema di un’infanzia rubata che ogni giornata della memoria ci propone: quella del bambino dagli occhi enormi e spauriti e l’espressione indifesa con le mani alzate come a dire: ma io che cosa c’entro?

    Potrebbe essere un libro di narrativa e avventura per ragazzi dai 10 anni se solo fosse finzione.
    Invece e' la vera storia di Yoram Friedman ed e’ un dovere leggere questo libro. Un dovere assolutamente per tutti. Si’.

    said on 

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