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Run, Boy, Run

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Publisher: Houghton Mifflin/Walter Lorraine Books

4.2
(64)

Language:English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0618957065 | Isbn-13: 9780618957064 | Publish date:  | Edition 10

Translator: Hillel Halkin

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    "Tra i tanti bambini rimasti improvvisamente soli al mondo, ce n'è sempre uno che non si lascia piegare da un destino duro e creudele, perchè la forza della vita che lo anima è più forte di tutto."

    said on 

  • 4

    Libro per ragazzi, ma non solo

    Di Uri Orlev avevo già letto L'isola in via degli uccelli che raccontava di una storia di un ragazzino durante la seconda guerra mondiale.
    Anche qui si racconta la storia di un ragazzo in fuga dal ghetto di Varsavia. Ed è una storia vera.

    said on 

  • 0

    This is probably one of the most dramatic, exciting and aching books I've ever read. Uri Orlev is an adult able to explain and describe the world around him with the eyes of a young boy who discorvers himself during his wandering.

    said on 

  • 4

    La storia vera di un bambino di otto anni, scappato dal ghetto di Varsavia dopo la sparizione di entrambi i genitori, che nella sua fuga passa da un incontro all’altro: un gruppo di ragazzi alla macchia, contadini caritatevoli o decisi a denunciarlo, soldati tedeschi, alcuni spietati ed altri uma ...continue

    La storia vera di un bambino di otto anni, scappato dal ghetto di Varsavia dopo la sparizione di entrambi i genitori, che nella sua fuga passa da un incontro all’altro: un gruppo di ragazzi alla macchia, contadini caritatevoli o decisi a denunciarlo, soldati tedeschi, alcuni spietati ed altri umani; dorme sugli alberi, nelle tombe… finché…

    said on 

  • 5

    Jurek e’ il bambino di ogni guerra. Purtroppo.
    Jurek e’ polacco, ha otto anni i capelli rossi via via piu’ biondi, gli occhi azzurri, le lentiggini. E’ svelto, allegro e intelligente. Laborioso.
    Aveva un padre fornaio, una mamma, un fratello piu’ grande, due sorelle, un fratello piu’ ...continue

    Jurek e’ il bambino di ogni guerra. Purtroppo.
    Jurek e’ polacco, ha otto anni i capelli rossi via via piu’ biondi, gli occhi azzurri, le lentiggini. E’ svelto, allegro e intelligente. Laborioso.
    Aveva un padre fornaio, una mamma, un fratello piu’ grande, due sorelle, un fratello piu’ piccolo. Era felice.
    Jurek prima si chiamava Srulik, era ebreo, era circonciso.
    Viveva nel ghetto di Varsavia.
    ERA, AVEVA, VIVEVA.
    Poi non ha piu’ nessuno: perde la mamma cosi’, con la facilita’ con cui, all’improvviso, si perde un pallone giu’ per un dirupo. Gira lo sguardo e non la trova piu’.
    Cosi’ inizia a otto anni, senza una lacrima, il percorso della dura sopravvivenza, con l’aiuto di cio’ che la foresta offre in cibo e alloggio e con l’aiuto occasionale di gente che incontra di villaggio in villaggio.
    Cerca la sua dignita’ di uomo calato prepotentemente in un corpo di bambino attraverso il lavoro: porta al pascolo le mucche e le pecore, impara a farsi coraggio da solo, si affeziona a ogni persona anche a quelle che male lo trattano per poi essere costretto, e sempre all’improvviso, a disaffezionarsi; viene tradito, viene picchiato, insultato. Una carezza femminile ogni tanto, per pieta’.
    Cosi’ come Jurek caccia le pernici, le avvolge con il fango, le lascia indurire sul fuoco per poi spaccarle e mangiarne la carne...a me cosi’ sembrano i cuori umani. Avvolti nel fango e resi duri dalle asperita’ della guerra pronti, semmai un giorno lontano col calore umano, a creparsi e pulsare ancora.
    A nove anni diventa invalido. Perde l’avambraccio destro, risucchiato da una trebbiatrice, per colpa di un medico, uomo adulto, che non ha voluto sporcarsi le mani su un bambino ebreo.

    C’e’ una scena che ritorna piu’ volte nel libro e che mi fa provare un’infinita tenerezza...
    I vestiti raffazzonati di Jurek che di tanto in tanto qualcuno, mosso a compassione, ha la pieta’ di lavare o meglio di bruciare: indumenti fatti di pidocchi.

    Titoli ai capitoli: semplici, incisivi, originali:
    CIBO E LIBERTA' "Mamma, dove sei?"...
    LA FORESTA CI PROTEGGE "Perche' non possiamo fare il bagno nudi?" UN CAPPIO DI CAPELLI BIONDI "Devi sopravvivere"
    IL VOLTO DELLA MAMMA "Il nostro Dio e' il vostro stesso Dio".

    Ci siamo dati la mano, io e Jurek.
    Senza far nulla di speciale per rendersi amabile, questo bambino mi ha preso il cuore fino in fondo.
    Mi ha scatenato un dolore dentro difficile da raccontare.
    Ho pianto senza lacrime solo perche’ la rabbia me le vomitate nello stomaco.
    Pensando al bambino biondo senza un braccio mi e’ passata davanti agli occhi l’immagine emblema di un’infanzia rubata che ogni giornata della memoria ci propone: quella del bambino dagli occhi enormi e spauriti e l’espressione indifesa con le mani alzate come a dire: ma io che cosa c’entro?

    Potrebbe essere un libro di narrativa e avventura per ragazzi dai 10 anni se solo fosse finzione.
    Invece e' la vera storia di Yoram Friedman ed e’ un dovere leggere questo libro. Un dovere assolutamente per tutti. Si’.

    said on 

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