SUNSET PARK

By

Publisher: ANAGRAMA

3.8
(1226)

Language: Español | Number of Pages: 288 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , Catalan , Basque , Chi traditional , Portuguese , German , French

Isbn-10: 8433975463 | Isbn-13: 9788433975461 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

Do you like SUNSET PARK ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
«Con una trama que va de la guerra en Oriente Medio a la recesión de la economía y los riesgos de la industria editorial, la última novela de Auster destaca por su vitalidad y su actualidad... Y volverá a seducir a sus fans de siempre, pero también atraerá a una multitud de nuevos lectores» (Kirkus Review).Miles Heller tiene veintiocho años y a los veinte desanudó los lazos que lo unían al mundo que hasta entonces había conocido. Abandonó la universidad, se despidió con nocturnidad y una breve nota de sus padres, dejó Nueva York y nadie ha vuelto a saber nada de él. Desde entonces, ha rodado por lugares y trabajos poco cualificados, moviéndose siempre en ese oscuro espacio entre el suelo y el primer peldaño de la escalera laboral y social. Ahora vive en Florida y trabaja para una empresa, al servicio de los bancos de la zona, que se encarga de vaciar las viviendas de los desahuciados que en plena crisis no pudieron seguir pagando su hipoteca, y las prepara para una nueva venta. Miles no tiene ambiciones, vive con lo mínimo, mantiene relaciones muy escasas con la gente y con el mundo y sus únicos lujos son los libros, que compra en ediciones baratas, y la cámara digital con la que documenta a los fantasmas. Si algo ha logrado en estos siete años, ha sido poder vivir en un presente perpetuo, sin deseos y sin futuro. Y habría seguido así si no fuera por una chica, Pilar Sánchez. La conoció en un parque cuando ambos estaban leyendo El gran Gatsby. Miles por tercera vez, porque se lo había regalado su padre cuando cumplió dieciséis años. Que es, precisamente, la edad de Pilar, una menor. Y como Miles puede ir a la cárcel por su relación con ella, cuando la feroz, codiciosa hermana de Pilar comienza a chantajearlos, él vuelve a Nueva York para esperar allí la mayoría de edad de la joven. Su vuelta es el retorno al pasado y a sus secretos; a su padre, un brillante editor; a su madre, una actriz implacablemente seductora hasta con su hijo; y a su madrastra, una intelectual cuyo juicio no pudo soportar.  Pero es también la vuelta al mundo, a la comunidad de Sunset Park y a sus compañeros okupas; a la vida, con todos sus horrores y esplendores.
Sorting by
  • 2

    Un libro più organico rispetto ai più riusciti di questo autore, ma paradossalmente anche abbastanza disunito. La polifonicità delle voci, che dà ampiezza alla storia risicata ma che il più delle volt ...continue

    Un libro più organico rispetto ai più riusciti di questo autore, ma paradossalmente anche abbastanza disunito. La polifonicità delle voci, che dà ampiezza alla storia risicata ma che il più delle volte non si giustifica dal punto di vista della trama, rende infatti piuttosto dispersivo il racconto, e anziché aggiungere valore toglie efficacia alla vicenda narrata, creando uno iato fra il lettore e il protagonista, l'unico di cui sia davvero necessario interessarsi durante la lettura. questo ,infatti, a differenza degli altri è il personaggio con il maggior respiro dialettico, quello che regala il movimento maggiore alla vicenda, insieme alla sua matrigna, ci sui forse sarebbe stato il caso di sapere qualcosa in più. Il complesso, insomma, appare abbastanza deludente, anche le trovate più tipicamente nelle corde di questo autore, come il singolare mestiere in cui fa specializzare il suo protagonista, appaiono più elementi di richiamo che inserti di reale efficacia, anche in questo caso infatti non c'è collante fra i vari spunti che regala il racconto, e tutto appare nebuloso e affatto amalgamato. Leggermente meglio la parte finale, le ultimissime pagine, con l'incontro delle linee narrative facenti capo al padre e al figlio, ma davvero troppo poco per sollevare un romanzo nel suo complesso appena sufficiente, con diversi personaggi poco funzionali, e una dialettica sottotono rispetto agli standard di Auster.

    said on 

  • 3

    Primo romanzo di Auster che leggo dopo che colleghi e amici me l'hanno magnificato in ogni modo possibile. Forse ho scelto il romanzo sbagliato perchè l'ho trovato discreto, ma nulla più.
    Sono rimasta ...continue

    Primo romanzo di Auster che leggo dopo che colleghi e amici me l'hanno magnificato in ogni modo possibile. Forse ho scelto il romanzo sbagliato perchè l'ho trovato discreto, ma nulla più.
    Sono rimasta spiazzata dal finale: ad un certo punto sembra che tutti i pezzi del puzzle stiano andando a posto e che tutti (quasi) i personaggi riescano a trovare una loro maturazione o per lo meno un punto di svolta e di cambiamento e poi... no, non vi anticipo cosa succede, ma quel poi mi ha lasciato l'amaro in bocca.
    Certo, così il finale è più realistico, più simile alla vita vera, però... mi ha rovinato il romanzo.
    Sarò un'inguaribile ottimista, sarà che preferisco le storie che vanno a finire bene, però questo finale mi è ha lasciato un po' di dispiacere. Un finale diverso non avrebbe alzato il voto in stelline. 3 sono e 3 sarebbero state, ma per me è comunque un peccato.

    said on 

  • 3

    Paul Auster, siempre tan "alegre"....

    He leído lo suficiente de Paul Auster para descubrir un patrón en sus libros. Y es que siempre son depresivos. Auster no sabe, o no quiere, escribir sobre cosas o hechos alegres, y la cotidianidad sol ...continue

    He leído lo suficiente de Paul Auster para descubrir un patrón en sus libros. Y es que siempre son depresivos. Auster no sabe, o no quiere, escribir sobre cosas o hechos alegres, y la cotidianidad solo la explora cuando puede narrar su lado más triste. Sunset Park no es una excepción, aunque resulta interesante, gracias al periodo de tiempo en que está ubicada la novela.

    ¿Qué puedo decir de Paul Auster que no haya dicho ya? Sin duda escribe muy bien. Su estilo claro y sencillo, junto con esas descripciones minuciosas y el uso de la segunda y tercera persona a lo largo de toda la narración, hacen de este libro una delicia, desde el punto de vista literario.
    Otra ventaja de Auster son sus personajes. Siempre son complejos, pero en Sunset Park los ha dotado de una profundidad psicológica que los enriquece, haciéndolos muy creíbles a la vez que conservan toda su humanidad. Y puedo dar fe de que se ha esforzado por conseguirlo, si tenemos en cuenta que 200 de las 308 páginas totales, el autor las utiliza solo para presentar personajes al anonadado lector.

    Pero la historia es otro cantar. Me ha sorprendido que utilice un tema tan de actualidad como la crisis económica mundial. Pero, pronto te das cuenta de que Auster solo lo usa para enmarcar una situación concreta, y dicho tema, aunque siempre presente, no se aborda frontalmente. Si que aparecen más explícitamente cuestiones como el amor, el béisbol, la precaria situación laboral, las leyes injustas, la depresión, la homosexualidad, el sexo, la amistad, la culpa.... Y sigue así la cosa. Y es que al intentar abarcar muchos temas a la vez, no trata en profundidad ninguno.
    Pero lo peor es el final. Como suele ser una constante en la literatura austeriana, la historia de la novela es cíclica. Y en Sunset Park, se cumple a rajatabla estar norma. Así que después de leerte más de 300 páginas, dejarse preguntas sin resolver y cuestiones poco claras, el libro termina dejándote igual que estabas.

    En suma, Sunset Park, me ha dejado helada. No ha conseguido despertar ninguna emoción más que aburrimiento en algunas partes. Pero curiosamente una vez que empiezas, no puedes dejar de leer. Y esta "marca de la casa" de Auster es lo que hace que sus libros tengan tanto éxito. Solo la disfrutarán los seguidores del autor americano. El resto lo soportamos mejor o peor en función de cuanto podamos aguantar los ambientes pesimistas y grises del libro.

    said on 

  • 3

    Semplicemente Paul Auster

    Ci sono dei temi che ricorrono spesso nei libri di Auster: la mancanza, il ricongiungimento, il senso di colpa. Tutti questi elementi sono presenti in questo piccolo e delizioso libro. Miles Heller è ...continue

    Ci sono dei temi che ricorrono spesso nei libri di Auster: la mancanza, il ricongiungimento, il senso di colpa. Tutti questi elementi sono presenti in questo piccolo e delizioso libro. Miles Heller è un giovane (come lo può essere un ventottenne) in fuga dal senso di colpa per aver ucciso accidentalmente il fratellastro. Il suo è un Esodo che lo porterà, del tutto fortuitamente,a dividere da squatter una casa abbandonata nel quartiere di Sunset Park con l'amico Bing e altre due ragazze.
    Il gruppo vive come vivono i giovani dei primi anni duemila nella caotica New York: senza certezze, senza lavori fissi, senza fissa dimora. Le storie dei vari personaggi si incrociano e tutte quante sono degli urli contro una società conformista e alienante. La vita dei ragazzi è non inquadrata nel sistema sociale dominante, i loro amori sono degenere: Miles è innamorato di una sedicenne, Ellen è messa incinta da un liceale che ritroverà anni dopo e con cui intraprenderà una storia di sesso, Bing non sa se sia attratto dalle donne o dagli uomini.
    Sunset Park è il luogo in cui è possibile mettere insieme le singolarità, in cui fare quadrato e vivere "solo per questo momento che passa, l'adesso che è qui e poi non è qui". La vita è una vita vissuta sul momento, per un momento (saranno brutalmente sfrattati dalla casa) che non si cristallizza mai, che non diventa mai minuto.

    Ps: Per un malato di sport come me è impossibile non notare come anche in questo romanzo lo sport (in maniera specifica il baseball) ha un ruolo fondamentale. Viene citata, inoltre, la celeberrima partita del 1951 tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants, partita protagonista di Underworld di Don DeLillo.

    said on 

  • 4

    Ricongiungersi non è altro che far pace con se stessi, smettere di accanirci su difetti e paure altrui che di fatto ci appartengono. Ricongiungersi è accettare, e cambiare quel tanto che ci va. Per ch ...continue

    Ricongiungersi non è altro che far pace con se stessi, smettere di accanirci su difetti e paure altrui che di fatto ci appartengono. Ricongiungersi è accettare, e cambiare quel tanto che ci va. Per chi avesse trovato il libro banale, credo il messaggio sia fondamentalmente questo. Lettura scorrevole, non condannerei l'autore per le lunghe digressioni sul football americano: a ognuno i suoi archetipi geografico-culturali.

    said on 

  • 2

    Sorprendente

    Dopo aver letto la Triologia di New York, leggere questo romanzo è stata una sorpresa.

    Mai avrei pensato che Auster potesse riuscire a scrivere un romanzo del livello dei libri che puoi trovare all'en ...continue

    Dopo aver letto la Triologia di New York, leggere questo romanzo è stata una sorpresa.

    Mai avrei pensato che Auster potesse riuscire a scrivere un romanzo del livello dei libri che puoi trovare all'entrata di un supermercato. La trama, i sentimenti umani e il loro sviluppo, i personaggi, sono di una piattezza e di una prevedibilità che fanno a tratti imbarazzo.

    said on 

  • 2

    Un romanzo senza spina dorsale

    Cosa deve avere un buon romanzo per me? Una linea, un'idea, un motivo, una rotta, una ragione, un filo conduttore.

    La rotta può essere tracciata ed indicata chiaramente, oppure può essere implicita, n ...continue

    Cosa deve avere un buon romanzo per me? Una linea, un'idea, un motivo, una rotta, una ragione, un filo conduttore.

    La rotta può essere tracciata ed indicata chiaramente, oppure può essere implicita, nascosta, oppure può essere sfumata. Può essere confusa da una scrittura frammentata, può essere evanescente, può essere celata ad arte ed espressa solo al termine del libro.

    Ma per me è fondamentale che ci sia.

    Ecco. Sunset Park. Dov'è la rotta? Cosa mi vuol raccontare? Perché tutti questi personaggi (principali o comparse) così poco caratterizzati che compaiono e scompaiono nel libro? Che significato ha questa casa che dà il titolo al libro? Cosa vogliono dire quelle scene di sesso ai limiti del ridicolo (nel senso che il limite è superato di misura)? A che pro parlarmi per pagine delle partite di baseball? Come partecipano alla narrazione tutte queste persone di orientamento sessuale confuso? Perché necessariamente tutti, tutti proprio tutti devono essere portatori sani di sfiga (secondo me nel libro pure i piccioni di Central Park hanno qualche scheletro nell'armadio...)? Che vuol dire quel finale buttato là così?

    Il libro è molto frammentato e si perde in numerosi racconti secondari, tanto che se non si legge tutto di seguito alla ripresa ci vogliono parecchie pagine prima di riprendere l'interesse (per modo di dire). Metaforicamente si potrebbe dire che è come una medicina, va bevuta tutto d'un fiato, se no se ne sente il sapore sgradevole....

    No, non basta dire banalità quali "il libro parla delle ferite di tutti noi, delle difficoltà di padri e madri" per fare un buon romanzo. Ci vuole di più. Tanto più che stiamo parlando di un grande autore come Paul Auster, che ha scritto libri bellissimi come Invisibile, Trilogia di New York, Follie di Brooklyn e altri.

    Bocciato, Paul. Non ci siamo. Mi hai proprio annoiato e deluso.

    said on 

  • 4

    Traiettorie convergenti

    Quattro vite partono da lontano e attraversano anni felici, giorni confusi, periodi disperati, giorni pieni di speranze per trovarsi infine a coabitare in una casa abbandonata, da irregolari. E’ un in ...continue

    Quattro vite partono da lontano e attraversano anni felici, giorni confusi, periodi disperati, giorni pieni di speranze per trovarsi infine a coabitare in una casa abbandonata, da irregolari. E’ un incontro poco premeditato e abbastanza casuale e funziona abbastanza, i coinquilini affrontano le loro difficoltà iniziali e interagiscono formando quasi una famiglia, nel senso che sono di sostegno reciproco: mi viene in mente Ellen che chiede timidamente se questo o quella si possono spogliare, perché ha bisogno di un modello per il disegno dal vero.
    L’incontro ravvicinato con gli altri, prima estranei, mette in moto riflessioni ed evoluzioni della situazione di ciascuno. Sono personaggi ai quali ci si affeziona, io ho sviluppato una simpatia particolare per la dottoranda di origine svedese che per portare a termine gli studi deve lavorare in un’associazione che sostiene scrittori oggetto di persecuzioni politiche, occupare una casa e sperare di non essere sfrattata prima di avere finito la tesi. Anche Bing, abbigliato da boscaiolo, nel suo altruismo è tenero.
    Il protagonista principale è un giovane con un grande avvenire dietro le spalle, che in seguito a una disgrazia non elaborata ha interrotto gli studi ed abbandonato i genitori, senza mai dare notizie. Fra l’altro è l’unico al mondo ad avere genitori discreti, che raccolgono informazioni su di lui senza voler interferire nella sua vita, se lui non li vuole. Suo padre è il personaggio più bello, in equilibrio in una situazione molto complessa, non volendo sacrificare nessuna delle persone coinvolte.
    Il tempo passa e le cose accadono, colgono tutti di sorpresa, sconvolgendo di nuovo tutto quello che era stato amorevolmente ricomposto, o quasi. Data la stagione, mi viene in mente un’onda enorme che mi travolge con una valanga d’acqua e poi tocca tirarsi fuori, respirare e fare una ritirata moooolto veloce, prima che arrivi l’onda successiva.
    Mi sembra un’opera molto riuscita, essenziale e ben delineata, con personaggi credibili e un epilogo non ruffiano.

    said on 

  • 5

    Il futuro dipende dalle piccole scelte

    Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo.
    Mi è piaciuta la forma, il modo di raccontare come un lungo flusso di coscienze. Mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, soggetti ben distinti l'uno ...continue

    Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo.
    Mi è piaciuta la forma, il modo di raccontare come un lungo flusso di coscienze. Mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, soggetti ben distinti l'uno dall'altro, ognuno con il suo carattere, il suo temperamento, le sue frustrazioni, il suo passato e presente. Mi è piaciuto il modo in cui questi personaggi interagiscono, mi sono piaciuti i dialoghi. Pochi, i dialoghi, perché tutto il resto è raccontato magistralmente; e anche se i dialoghi non ci sono, te li immagini con facilità. Mi è piaciuto il modo di descrivere, per ognuno, il proprio disagio interiore, che origina nel passato ed evolve fino al presente. E mi è piaciuto il finale, che non è "monco", come alcuni hanno scritto, ma è l'unico finale che rende onore a questo romanzo meraviglioso: ancora aperto all'incerto, perché il futuro non è mai scritto, ma dipende spesso, come il romanzo ci insegna, dalle scelte che facciamo momento per momento. Meraviglioso, davvero.

    said on 

Sorting by
Sorting by