Sacré bleu

Di

Editore: Elliot (Scatti)

4.0
(331)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8861922597 | Isbn-13: 9788861922594 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luca Fusari

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Il titolo del romanzo si ispira al preziosissimo color azzurro, ricavato dai lapislazzuli d’Oriente e utilizzato nell’arte sacra per ornare gli abiti della Madonna. Ambientato a Parigi nel 1880, ne è protagonista Lucien, fornaio e figlio di fornai, ma deciso ad abbandonare farine e impasti per diventare pittore – il sogno di suo padre, amico e protettore di artisti poveri e affamati di nome Renoir, Monet, Pissarro, Cézanne… Anche Lucien dipinge – e ha come “spalla” d’eccezione nel romanzo niente meno che un certo Toulouse-Lautrec – e la sua musa è la bella Juliette dagli occhi color del cielo, che lo pianta in asso salvo ricomparire dopo due anni e mezzo di misteriosa assenza dalla sua vita. Al fianco della ragazza, un venditore di colori, dietro la cui misteriosa apparizione si celano enigmi e retroscena sconvolgenti: la sparizione dell’azzurro da certi capolavori rinascimentali, o il misterioso suicidio – o forse omicidio? – di Vincent Van Gogh. Dopo il Vangelo e Re Lear, Christopher Moore ci regala la sua rilettura di un momento fondamentale della storia dell’arte e della modernità nel suo complesso, frutto di tre anni di ricerche che lo hanno portato in Francia e in Italia, in un capolavoro di umorismo e riflessioni su quanto di più profondo muove gli esseri umani: la passione, sotto qualsiasi forma essa si manifesti.
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  • 4

    Che bravo Christopher Moore!! Si può essere più divertenti, capaci e sfiziosi dei suoi libri? Non credo, non molto comunque.
    Parigi è sempre Parigi, ma Parigi all'epoca degli Impressionisti è semplice ...continua

    Che bravo Christopher Moore!! Si può essere più divertenti, capaci e sfiziosi dei suoi libri? Non credo, non molto comunque.
    Parigi è sempre Parigi, ma Parigi all'epoca degli Impressionisti è semplicemente perfetta! Una città nel suo periodo d'oro...e Sacré Bleu!
    E poi loro, i pittori....Touluse Lautrec è adorabile, Van Gogh è geniale, Monet e Renoir dei Maestri, ma tutti sono uomini folli e pieni d'amore.
    E poi c'è l'incredibile divertente intrigante storia del protagonista.
    Un altro bellissimo romanzo di Moore. Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 3

    Sacrebleu! Si fa presto a dire Blu.
    Ma se diciamo “sacré bleu”, la storia cambia. Oh, se cambia!
    Il sacro è il blu più bello e prezioso, si ottiene dalla polvere del lapislazzulo. Salpa dall’Oriente e ...continua

    Sacrebleu! Si fa presto a dire Blu.
    Ma se diciamo “sacré bleu”, la storia cambia. Oh, se cambia!
    Il sacro è il blu più bello e prezioso, si ottiene dalla polvere del lapislazzulo. Salpa dall’Oriente e approda in Occidente. Eccolo, è il blu oltremare. Il sacré bleu.
    E dal sacro pigmento prendono vita la Parigi di fine Ottocento e i suoi più grandi impressionisti. Lucien Lessard, fornaio aspirante pittore, ha una musa bellissima e misteriosa. Juliette. Ambiguo e oscuro è il Colorista che l’accompagna. Hanno poteri prodigiosi e inquietanti. Nel vortice di colori, vapori d’alcol e odori di bordello si districano e s’arruffano oscure trame: la morte di Van Gogh e un succedersi d’incomprensibili avvenimenti. Che il blu oltremare ne sia responsabile?

    È un romanzo blu. Blu di mistero. Blu di storia. Blu d’arte. Blu d’ironia. Blu d’amore. E blu di follia.
    Ha ragione Christopher: il blu è inafferrabile. Provate a catturare il colore del cielo, a raccogliere il blu del mare.
    “Il blu è astuto, sornione, sguscia nella stanza di sbieco, è subdolo e scaltro.
    Questa storia parla del colore blu, e al pari del blu non vi è niente di vero. Blu è la bellezza, non la verità. In inglese si dice true blue, ma è un giochetto, una rima: ora c'è, ora non più. È un colore profondamente ambiguo, il blu”.

    Appunto. Si fa presto a dire Blu.

    Ci sei riuscito Moore! Sarà perché mi perdo nel blu oltremare. Sarà perché hai intrecciato con abilità storia e sogno, mistero e ironia. Sarà perché la tua antipatia per Degas uomo m’ha invogliata a conoscerlo al di là della sua arte. Sarà per tutto questo e per altro ancora. Ho un appuntamento con Renoir, Sisley, Monet, Pissarro, Gauguin e ti porterò con me. Guarderemo insieme l’ambiguo blu con le sue infinite sfumature, cercheremo l’oltremare là, sulle tele. Faremo un viaggio nello spazio e nel tempo. L’hanno fatto loro. Possiamo farlo anche noi. Sacrebleu!

    P.S. Bellissima e appassionata la postfazione.

    ha scritto il 

  • 2

    «Scusa. [...] Ti ho tradita, figlia mia. Ti ho lasciato sposare uno zuccone.»
    «Sì, ma è forte, e non gliene importa niente dell'arte.»
    «In effetti.»

    Gustoso, in merito:
    http://www.huffingtonpost.it/20 ...continua

    «Scusa. [...] Ti ho tradita, figlia mia. Ti ho lasciato sposare uno zuccone.»
    «Sì, ma è forte, e non gliene importa niente dell'arte.»
    «In effetti.»

    Gustoso, in merito:
    http://www.huffingtonpost.it/2014/11/23/vincent-van-gogh-8-cose-che-non-sapevi_n_6207400.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

    ha scritto il 

  • 4

    In barba al blu, tutti a cavallo della Fata Verde

    Parigi, 1890. La notizia della morte di Vincent Van Gogh a Auvers raggiunge alcuni amici dell’artista olandese a Montmartre. Lucien Lessard, fornaio e figlio di fornai sulla butte parigina, aspirante ...continua

    Parigi, 1890. La notizia della morte di Vincent Van Gogh a Auvers raggiunge alcuni amici dell’artista olandese a Montmartre. Lucien Lessard, fornaio e figlio di fornai sulla butte parigina, aspirante pittore sulle orme del padre pure dilettante, si dice scettico di fronte alla tesi del suicidio, ma le sue attenzioni vengono presto calamitate dal ritorno della bella fiamma Juliette, che due anni e mezzo prima era scomparsa nel nulla spezzandogli il cuore. Ugualmente traviato dal gentil sesso (e da ogni sorta di perdizione alcolica) e perplesso di fronte ai resoconti dal sud della Francia, il “piccolo gentiluomo” Henri Toulouse-Lautrec non si fida nemmeno della fanciulla dagli occhi blu oltremare che sembra tornata apposta per far uscire di senno il compagno di avventure con sedute di sesso sfrenato e pittura. A non quadrare, in particolare, è l’inquietante figura che sembra accompagnare la ragazza da lontano, e che gli si presenta con insistenza per vendere tinte “mille volte migliori” di quelle del celebre Papà Tanguy, punto di riferimento esclusivo per tutti gli Impressionisti. Cosa nasconde questo strano ometto storpio e ostile che si fa chiamare Il Colorista? Come mai Lucien sembra aver svenduto l’anima alla sua bella e di punto in bianco ha tagliato i ponti con tutti, al di fuori di lei? E perché l’enorme ritratto di Juliette cui si è dedicato in maniera forsennata pare averlo privato di ogni forza, fin quasi a ucciderlo? Coadiuvato da un eccentrico professore tuttologo, Emile Bastard, e da un pugno di colleghi più anziani come Camille Pissarro e Auguste Renoir, quasi dei padrini per il giovane Lessard, l’incontenibile Henri riuscirà a venire a capo del mistero millenario che lega il commerciante di Colori e la sua pericolosa femme fatale, ridesterà l’amico dalla strana ipnosi in cui sembra caduto e libererà il mondo dall’oscura minaccia di un’entità maligna che da sempre sembra spremere gli artisti come tubetti, per far loro produrre opere d’arte che nemmeno ricordano di aver mai creato e che, puntualmente, svaniscono nelle sue grinfie. L’enigma del micidiale Sacre Bleu verrà finalmente sciolto ma la sua maledizione troverà nuovi artefici capaci di prorogarne la malia a fin di bene, alimentando un legame d’amore e insieme l’impulso vitale dell’Arte, destinati entrambi a durare per sempre.

    “Tante grazie, ci hai rovinato anche la storia dell’arte”. Ci scherza apertamente nella postfazione il buon Chris, sufficientemente ironico nello sminuire la portata di un’opera in fondo spassosissima di cui è ben cosciente. Nell’ennesimo pastiche di una carriera ormai di tutto riguardo, l’autore di Toledo si è dimostrato all’altezza dell’esorbitante obiettivo che si era posto, riuscendo a confezionare un romanzo frizzante in perfetto Moore-style ma senza debordare nella pura farsa come talvolta gli è capitato. Divisi i fan, a giudicare dai commenti al libro, tra chi lamenta l’anomalia di un lavoro sicuramente meno straripante della sua norma, e altri che invece hanno riconosciuto e apprezzato il tocco caustico del romanziere statunitense anche in una novella per forza di cose più misurata. Il più grande merito di “Sacre Bleu” risiede nell’accuratezza della ricostruzione storica, certosina e fedele ai fatti reali sin nel più infimo dei dettagli. In tal senso risulta un accompagnamento alla lettura non indispensabile ma vivamente consigliato la guida online (http://guide.sacrebleu.info/) curata, pare, dall’autore stesso: una collezione di quadri, fotografie e nozioni in approfondimento, suddivisa per capitoli, perfetto strumento per consentire al fruitore di immergersi completamente nelle atmosfere immortali della Parigi Belle Epoque. A proposito, è indubbio che l’impresa sia stata agevolata dal fascino di quell’universo così irresistibile, ma il tuffo nel demi-monde dei bordelli, dei caffè equivoci e dei pittori spiantati resta una ricostruzione sincera e del tutto attendibile. Assolutamente cruciale, per rendere il testo qualcosa più che una semplice goliardata tirata in lungo, è anche la superba caratterizzazione dei personaggi, con menzione speciale per un favoloso, istrionico e commovente Toulouse-Lautrec, in groppa alla sua adorata Fata Verde, con ogni probabilità assai vicino alla verità dell’artista. Meritevole anche lo sguardo affettuoso ma non scontato sui padri dell’impressionismo e sulla loro umanità: in prima fila, assieme a Monet e Renoir, quel Pissarro che fu caposcuola di grande talento, chiamato a recitare quasi in contrapposizione con il ben più celebrato (ma odioso, pare) Edgar Degas, di fatto il grande assente qui.

    Come sempre in Moore, a stonare sono piuttosto le incursioni in un soprannaturale da operetta che facilmente indispone. Nel caso di “Sacre Bleu” il Nostro si salva comunque in corner, aggrappandosi a un immaginario perturbante per validare il quale è abilissimo a confezionare una patente di veridicità ancestrale. Non male anche l’idea della musa ispiratrice, schiava del padrone sbagliato e un po’ puttana di ogni vera promessa col pennello, così come l’aver puntato molto sulla facoltà obnubilante di una tinta da sempre considerata magica. Solo due spunti tra i tantissimi che inevitabilmente spiazzeranno i destinatari di queste colorate iperboli romanzate. Anche a questo giro, insomma, da Christopher Moore non potete che aspettarvi un fantasmagorico troiaio. Più raffinato di altre volte, comunque.

    (7.8/10)

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo averlo letto, non guarderò mai più un quadro degli Impressionisti con gli stessi occhi. E' un testo realistico e documentato ma, come sempre con Moore, fantasticamente surreale. Trovo incredibile ...continua

    Dopo averlo letto, non guarderò mai più un quadro degli Impressionisti con gli stessi occhi. E' un testo realistico e documentato ma, come sempre con Moore, fantasticamente surreale. Trovo incredibile come riesca ad innestare una trama fantastica in una cornice storica perfettamente veritiera, e mi piace un sacco.

    ha scritto il 

  • 4

    È stata una bella sorpresa da un autore che non conoscevo e che ho apprezzato per la sua vivida vena creativa e la sua ironia. Il titolo della prefazione di Sacré Blue è «Ecco, ci hai rovinato anche l ...continua

    È stata una bella sorpresa da un autore che non conoscevo e che ho apprezzato per la sua vivida vena creativa e la sua ironia. Il titolo della prefazione di Sacré Blue è «Ecco, ci hai rovinato anche l’arte» e Moore scrive «Lo so cosa pensate: “Be’, Chris, tante grazie, ci hai rovinato anche la storia dell’arte”. Prego. Piacere mio. All’inizio volevo soltanto scrivere un romanzo che parlasse del blu; non ricordo più neanche il perché. Quando parti da un’idea così vaga devi restringere in fretta il campo d’azione, per non fartela scappare via, perciò sin dall’inizio delle ricerche ho deciso di tralasciare grosse porzioni di storia e lasciare più spazio possibile all’invenzione. Così, se fossi in voi, ciò che chiederei è: in tutta questa bolla blu, cosa c’è di vero? Com’è andata, in realtà?». E così sarà. La sua è una divertente e fantasiosa rivisitazione della storia dell’arte della Parigi fin de siècle e dell’impressionismo, una commedia dell’arte in cui s’intrecciano mistero, romanzo storico, intrighi e storie d'amore e in cui a muovere tutto è la passione, sotto qualsiasi forma essa si manifesti. Moore assume al suo servizio i grandi maestri francesi dell'arte, Renoir, Monet, Pissarro, Cézanne, Vincent van Gogh, per costruire un ibrido sarcastico e ammaliante che si fa leggere con avidità e in cui si rimane sempre al confine tra realtà e finzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Lento ma...

    ... l'idea di fondo è geniale.
    Purtroppo lo sviluppo della storia scorre molto lentamente e, a mio avviso, alcuni passaggi potevano essere resi in maniera più scorrevole e rapida.
    Comunque, su tutti s ...continua

    ... l'idea di fondo è geniale.
    Purtroppo lo sviluppo della storia scorre molto lentamente e, a mio avviso, alcuni passaggi potevano essere resi in maniera più scorrevole e rapida.
    Comunque, su tutti spicca il bellissimo personaggio di Toulouse-Lautrec, irriverente, grottesco, ironico e acuto.
    Mi sento di consigliare quest'opera soprattutto a chi ama la pittura e l'arte.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho deciso di abbandonare questo libro perché non mi coinvolgeva.
    Ho già letto "Un lavoro sporco" di Moore e l'ho trovato scorrevole e geniale e qualche giorno fa ho preso in considerazione "Sacré bleu ...continua

    Ho deciso di abbandonare questo libro perché non mi coinvolgeva.
    Ho già letto "Un lavoro sporco" di Moore e l'ho trovato scorrevole e geniale e qualche giorno fa ho preso in considerazione "Sacré bleu" perché avevo voglia di qualcosa di leggero.
    Non è il Moore che ho conosciuto io e non sono riuscita ad andare avanti.
    Lo riprenderò in mano? Chissà!

    ha scritto il 

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