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Saggezza antica

Terapia per i mali dell’uomo d’oggi

Di

Editore: Raffaello Cortina (Scienza e idee, 16)

3.8
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese

Isbn-10: 8870783316 | Isbn-13: 9788870783315 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
L'uomo del ventesimo secolo, che si era proiettato verso il futuro con grandiose speranze, ha sperimentato cocenti delusioni, angosce e paure. Ha rivolto allora lo sguardo al passato, con il desiderio di riappropriarsi delle sue radici culturali. Questo volume traccia una sorta di itinerario fra i mali che affliggono l'uomo d'oggi, mostrando come la saggezza antica offra davvero i modi per la "cura" dei malanni contemporanei.
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    Saggezza antica - di Francesco Iurato

    Giovanni Reale, nel suo libro, cerca di rintracciare filosoficamente le cause dei mali dell’uomo moderno, proponendo come possibile rimedio la cosiddetta saggezza antica ovvero i pensieri, le idee, le soluzioni proposte dai grandi pensatori del passato, attingendo in particolare modo agli scritti ...continua

    Giovanni Reale, nel suo libro, cerca di rintracciare filosoficamente le cause dei mali dell’uomo moderno, proponendo come possibile rimedio la cosiddetta saggezza antica ovvero i pensieri, le idee, le soluzioni proposte dai grandi pensatori del passato, attingendo in particolare modo agli scritti di quelli che sono i pilastri della filosofia occidentale: Aristotele e, soprattutto, Platone.
    L’autore infatti vedendo come male generale della modernità l’indifferenza – o peggio – la volontaria messa da parte del piano dei valori, e quindi del metafisico inteso come mondo soprasensibile, ritiene che il miglior rimedio per i mali di oggi sia il pensiero di quel filosofo ateniese che, per primo, e in maniera così radicale ha presupposto l’esistenza di un’altra realtà superiore a quella sensibile e da lui ritenuta, in quanto immutabile ed eterna, ancor più veritiera di quella visibile.

    Reale, grande studioso di Platone, vede in lui l’imprescindibile punto di partenza per tutti i pensatori a lui successivi.

    E così, con il farmaco dell’antico sapere filosofico in mano, come un buon medico, comincia la sua attenta e personale diagnosi sulla società contemporanea; non col proposito di imporre, bensì di suggerire una sua personale cura. Si sforza di far notare che la “crisi sociale”, così chiamata da tutti non sia altro che una crisi di valori, un’indifferenza al Giusto, Al Bello, al Bene (intesi nel senso platonico del termine).
    E’ in questo che riscontra la causa del declino morale, della società. Così addita nel Nichilismo, prendendo a modello la tradizione filosofica greca di ricondurre il molteplice all’Unità, il denominatore comune di tutti questi mali.

    Fatte le seguenti premesse, elenca dieci tendenze che, a suo parere, rappresentano i più grandi mali della società contemporanea: tutte inclinazioni che affondando le loro radici, in maniera più o meno consapevole, nel nichilismo. Quindi, singolarmente, partendo dagli scritti dei filosofi che sono causa di queste cattive tendenza, ne mette in evidenza le incongruenza.

    Conclusa la pars destruens del suo ragionamento, tenta di riportare la sua verità, ritrovando quasi sempre nella “saggezza antica” possibili rimedi per il male specifico. Un’impostazione metodologica che sembra calcare la maieutica socratica; l’unica differenza consiste nel più ampio raggio di destinatari: tutti gli uomini contemporanei.

    La conclusione che il grande studioso deduce è in linea di massima questa: il male dell’uomo di oggi è proprio quello di essersi dimenticato, o non volersi ricordare, di un mondo soprasensibile (Il mondo dei valori) assoluto ed eterno.
    Insomma, come riferisce lo stesso autore, dobbiamo “convertirci” (nel senso greco del termine: cioè volgendo lo sguardo dal sensibile al “mondo delle idee”) a questo mondo del Bene, della Giustizia e non dimenticare, ma tenere in minore considerazione tutto ciò che è materiale.

    Infine, quasi per voler scomparire e fare spazio al grande filosofo ateniese, mediante il passo finale del Fedro (considerato il compendio del pensiero metafisico di Platone) ricorda la preghiera che viene recitata in questo passo, rivolgendola a tutti i suoi lettori. Questa è la preghiera del filosofo nel senso letterale del termine, inteso come filos sofòs, colui che ambisce alla sapienza piena senza, tuttavia, poterla mai raggiungere: “Avere la bellezza spirituale, sapere subordinare l’esteriore all’interiore, sapere riconoscere nella sapienza la vera ricchezza, di poter guadagnare il massimo di questa ricchezza (l’oro della sapienza) quel tanto che l’uomo per sua natura può avere nella giusta misura”.

    Gli antichi e la loro saggezza, in definitiva, hanno pensato ciò che era in grado di durare per l’eternità; era questo il loro scopo. L’uomo moderno pensa e lavora per l’hic e nunc.
    Con ciò non si vuole affermare che chi non è dotto non possa essere saggio. Sicuramente, però, chi ha in mano l’arma di questa saggezza può essere convinto di avere una temprata armatura a difesa dalle insidie del mondo, che – ieri come oggi – possono ingannare la mente umana, distogliendola dalla visione del vero Bene.

    Forse una visione un po’ radicale, ma da cui certamente si possono cogliere molti spunti.

    ha scritto il