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Salammbô

Di

Editore: Giunti

3.7
(241)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 397 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Olandese

Isbn-10: 8809033612 | Isbn-13: 9788809033610 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Ciò che mi sembra bello, ciò che vorrei fare, è un libro su nulla, un libroprivo di legami esteriori, che si regga da solo grazie all'intima forza dellostile." (Flaubert) Questo è sicuramente un libro che nasce dal nulla, da pochepagine di Polibio. Lo scenario che ricostruisce, a partire appunto da fontistoriche più o meno consistenti, è guidato da un'idea generale: la decadenzadi una civiltà - quella cartaginese - il suo lento naufragio negli abissi deltempo. Un romanzo in cui l'"intima forza dello stile" rappresenta la vittoriasul "nulla".
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  • 4

    "Oh, se tu sapessi quanto penso a te, in mezzo ai combattimenti! Talvolta, il ricordo di un gesto, di una piega della tua veste, mi coglie all’improvviso e mi stringe come un laccio! Vedo i tuoi occhi nelle fiamme delle falariche e sulla doratura degli scudi! Sento la tua voce nel fragore dei cim ...continua

    "Oh, se tu sapessi quanto penso a te, in mezzo ai combattimenti! Talvolta, il ricordo di un gesto, di una piega della tua veste, mi coglie all’improvviso e mi stringe come un laccio! Vedo i tuoi occhi nelle fiamme delle falariche e sulla doratura degli scudi! Sento la tua voce nel fragore dei cimbali. Mi giro, ma tu non ci sei! E allora mi rituffo nella battaglia!"

    http://wp.me/p34zy5-m5

    ha scritto il 

  • 4

    Ormai non ne se ne vedono più nelle case, ma il camino ce l'ho. Adesso che siamo vecchi io Roma Dublino e gli altri amici ci ritroviamo intorno al fuoco a scaldarci le ossa. Roma a malapena si regge in piedi. Me lo ricordo sotto il portico al mare una costituzione robusta. Io non ho più un capell ...continua

    Ormai non ne se ne vedono più nelle case, ma il camino ce l'ho. Adesso che siamo vecchi io Roma Dublino e gli altri amici ci ritroviamo intorno al fuoco a scaldarci le ossa. Roma a malapena si regge in piedi. Me lo ricordo sotto il portico al mare una costituzione robusta. Io non ho più un capello e ho peli ovunque, Dublino ha perso i denti intorno ai 45. New York ha ancora la spocchia che aveva da giovane ma non è sorretta dalle stesse spalle, non sono più larghe. Siena porta i pop corn. Non ci sono più i pop corn di una volta, sono in polvere anche loro ormai. Viviamo nello stesso posto dopo tanto tempo ma non durerà per molto. Viviamo nello stesso posto ora. I pop corn neanche scoppiano più, sussultano, e si materializzano silenziosi senza saltare. Sono vecchi anche loro. Ora che ci siamo ritrovati nessuno dice niente. Ci guardiamo negli occhi stanchi e respiriamo pesante intorno al fuoco. Ci faremo domande stupide fra un po', quando il fuoco starà per spegnersi. La cosa più coraggiosa che hai fatto?, fa Dublino. Ricordo una volta ho messo a bollire l'acqua, risponde New York, volevo cucinare la mia favolosa pasta col pesce. Bolle e mi accorgo che la padella era schifosa, unta, e dal bollore emanava un tanfo che se avessi cucinato con l'acqua del Gange sarebbe stato meglio. Ma alla fine ho messo la pasta e me la sono mangiata. E tutti sospiriamo per lo sforzo di quelle frasi. Nel silenzio qualcuno si ricorderà la domanda. Io ho attraversato rotatorie in terra etiope, dice Porto. E per lo sforzo di immaginare sospiriamo di nuovo. Dopo un silenzio molto lungo arriverà un'altra domanda stupida. Che animale siete? Quante volte ci siamo fatti questa domanda senza indovinare mai. Ci ricorda che non sappiamo niente di noi stessi. Qualche aspirazione, qualche riflesso, ma niente di più. Palermo risponde, e poi Berlino, e poi San Pietroburgo e poi tutti gli altri. Rispondo anche io. Dico un animale, ma appena lo dico mi rendo conto che non è vero e allora chiedo, secondo voi che animale sono?, chissà perché non l'ho mai chiesto. Le vecchie teste si tirano su con molta fatica e le cataratte mi fissano. Un elefante, dice qualcuno. Poi rimaniamo in silenzio e le teste tornano giù verso la luce del fuoco nel camino. Sospiriamo. Passa molto tempo e il fuoco perde vigore. Sono rimaste solo le braci. Già, dico io allora. Finalmente tutto torna.

    ha scritto il 

  • 5

    Un universo di colori, suoni, odori e sangue

    Leggendo Salambò si entra, anche grazie alla ottima traduzione di Teresa Cremisi che accompagna questa edizione degli Oscar Mondadori, nel meraviglioso mondo dello stile di scrittura di Flaubert, forse più che leggendo gli altri e più celebrati romanzi.
    La sensazione di trovarsi di fronte ...continua

    Leggendo Salambò si entra, anche grazie alla ottima traduzione di Teresa Cremisi che accompagna questa edizione degli Oscar Mondadori, nel meraviglioso mondo dello stile di scrittura di Flaubert, forse più che leggendo gli altri e più celebrati romanzi. La sensazione di trovarsi di fronte a un testo in cui Flaubert raggiunge la vetta del suo musicare in prosa si ha sin dall'incipit, giustamente famoso e osannato da Proust: C'était a Megara, fauburg de Carthage, dans le jardins d'Hamilcar. Il romanzo, come appare dall'incipit, è ambientato a Cartagine, nella Cartagine del III secolo a.C. guidata da Amilcare Barca, padre di Annibale, in lotta con Roma per il predominio nel Mediterraneo. La Città-Stato africana ha appena perso la Sicilia al termine della prima guerra punica, e le pesanti condizioni di pace imposte dai Romani non le consentono di pagare i mercenari che sono ritornati in città. Il romanzo racconta in particolare la rivolta dei mercenari, che si sentono defraudati del salario, e la guerra che ne deriva. Gli avvenimenti narrati hanno quindi una base storica, e un primo dato da mettere in evidenza è che Flaubert, per scrivere Salambò, si è sobbarcato un immane lavoro di ricerca nelle fonti antiche, in particolare Polibio. (Chi volesse saperne di più sulla Rivolta dei mercenari può consultare l'omonima dettagliata voce di Wikipedia). Perché Flaubert si imbarca in un romanzo che si occupa di un avvenimento storico tanto lontano e tutto sommato oscuro? Le ragioni sono molte, e sono messe bene in evidenza nella bella prefazione al romanzo, ma forse alcune prevalgono sulle altre: a) l'ambientazione “classica” permette a Flaubert di dispiegare uno stile di scrittura che porta alle estreme conseguenze la sua ricerca sulla scrittura; b) raccontando di un periodo lontano, in cui i paradigmi morali e le convenzioni sociali erano molto diversi dagli attuali, e “dovendo” essere aderente alla realtà storica dei fatti, Flaubert è molto più libero di essere “esplicito”: infatti il romanzo è caratterizzato da un tasso di crudeltà (che a volte rasenta il grand-guignol) e di “cinismo narrativo” inusitato per l'epoca; c) L'ambientazione esotica permette a Flaubert di caricare il romanzo di suggestioni ambientali, anche derivate da viaggi e sopralluoghi ad hoc, funzionali a creare un'aura di mistero che contribuisce a sua volta all'indubbio fascino di Salambò; d) La vicenda è perfetta per descrivere i meccanismi inesorabili del potere e come a questi siano assoggettati i sentimenti e persino le volontà individuali. Sullo sfondo dei fatti storici Flaubert innesta la vicenda di Salambò, sacerdotessa della dea Tanit (la luna) e figlia di Amilcare, che è amata da Matho, il capo dei rivoltosi: La giovane sarà spinta dalla ragion di stato a sacrificare i suoi sentimenti e ad essere strumento della riscossa di Cartagine. Il romanzo è molto complesso e richiede di essere letto con attenzione, lasciandosi cullare dal ritmo narrativo Flaubertiano, che ci fa entrare in un mondo antico e sconosciuto, dove ogni frase ci sprofonda in un abisso di odori, colori, rumori e sangue che si fa via via più reale e totalizzante. L'acme lo si raggiunge ovviamente alla fine: l'ultimo capitolo, con la conclusione della vicenda (che non anticipo) credo sia da considerarsi uno dei vertici della letteratura di ogni tempo. Come ogni grande romanzo, Salambò può essere letto a vari livelli: se indubbiamente nel caso di uno scrittore come Flaubert prevale il cromatismo, lo spessore della scrittura – e come detto in questo romanzo secondo me Flaubert va “oltre sé stesso” - altrettanta importanza ha ovviamente ciò che sta sotto questa scrittura, vale a dire la vicenda politica narrata. Flaubert scrive Salambò nella Francia apparentemente narcotizzata dal trionfo del II impero, e sembra lanciare un secondo campanello d'allarme, dopo quello di Madame Bovary, sulla fatuità delle convenzioni e delle sicurezze borghesi. Stavolta, come detto, è più esplicito, pur nell'esotismo dell'ambientazione, e quasi prefigura, nel rosso sangue che domina le pagine del romanzo, la inevitabile fine cruenta di un ordine finto, che si sarebbe puntualmente verificata pochi anni dopo.

    ha scritto il 

  • 2

    Non ho mai desiderato tanto l'annientamento di un esercito come in questo caso, perché il supplizio di questa lettura terminasse. Sopraffatto da una incredibile e smisurata erudizione,non ne rimane altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo spartaco Cartaginese

    Dimenticate, se lo avete letto il Flaubert di “Madame Bovary”, non tanto per lo stile quanto per il contenuto, che dà prova della versatilità dell’autore Francese. Con la stessa abilità con cui forgiò minuziosamente la psicologia di Emma, la stessa dedizione e capacità, ricostruì fedelmente la Ca ...continua

    Dimenticate, se lo avete letto il Flaubert di “Madame Bovary”, non tanto per lo stile quanto per il contenuto, che dà prova della versatilità dell’autore Francese. Con la stessa abilità con cui forgiò minuziosamente la psicologia di Emma, la stessa dedizione e capacità, ricostruì fedelmente la Cartagine all’alba della terza guerra punica; mai prima di allora si andò così indietro nel tempo. Servivano informazioni, testimonianze di scrittori latini e greci, per concretizzare nell’immaginazione i luoghi vivendoci per lungo tempo, poichè il risultato doveva essere convincente; il lettore dimenticandosi del suo tempo faceva un salto indietro di due millenni. Il risultato è sorprendente. Le stupefacenti descrizioni delle ambientazioni, degli usi e costumi, lascia senza parole, ma la cosa che più sorprende in questo romanzo è l’impeto narrativo che scaturisce dalla penna dell’autore per descrivere le battaglie. Il flusso di parole, la dinamicità delle visioni, le immagini anche più cruente non vengono celate, anzi a tratti ci si ritrova in situazioni in cui lo sbigottimento per la violenza inaudita delle scene ci fa dubitare che sia un classico dell’800. Lo stile è di Flaubert, la storia ha il cardine in Salambo, sorella di Annibale Barca, che strega il cuore del colossale Matho. Un amore che scatena la scintilla della rivolta dei mercenari alle porte di Cartagine, vicenda realmente accaduta. Insomma, una buonissima lettura per gli amanti dei classici e dei romanzi storici. “ATTENZIONE!!! solo forti di stomaco!”

    ha scritto il 

  • 4

    La traduzione non è all'altezza, comunque non riesce più di tanto a storpiare un romanzo così potente, crudo, feroce, immaginifico, in una parola: immane.
    Mi viene in mente un paragone fra le mostruose, orrorifiche e raggelanti sequenze degli assalti guerreschi nei film della saga "Il Signore deg ...continua

    La traduzione non è all'altezza, comunque non riesce più di tanto a storpiare un romanzo così potente, crudo, feroce, immaginifico, in una parola: immane. Mi viene in mente un paragone fra le mostruose, orrorifiche e raggelanti sequenze degli assalti guerreschi nei film della saga "Il Signore degli anelli" e le scene che ci snocciola senza tregua Flaubert. L'autore, infatti, senza potersi avvalere di "effetti speciali" se non della capacità evocativa della sola parola, crea rappresentazioni umane e belliche ferine, partorite da una fantasia i cui frutti si finisce con lo sperare siano solo esercizio letterario poco o nulla aderente alla verità storica. E pur nella consapevolezza degli accurati studi che servirono da base alla stesura del romanzo, se tutto avvenne davvero con quei toni agghiaccianti con cui ci viene narrato, con certezza, e per nostra buona sorte, non lo sapremo mai.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzone romantico che mischia ambientazioni esotiche - siamo nella Cartagine di Amilcare assediata dai mercenari barbari - a valori morali sin troppo moderni. La lingua, nella traduzione poetica di Sbarbaro, si fa involuta e sontuosa insieme. I personaggi fluttuano senza grande personalità, ma ...continua

    Romanzone romantico che mischia ambientazioni esotiche - siamo nella Cartagine di Amilcare assediata dai mercenari barbari - a valori morali sin troppo moderni. La lingua, nella traduzione poetica di Sbarbaro, si fa involuta e sontuosa insieme. I personaggi fluttuano senza grande personalità, ma non importa: è una festa della scrittura fine a se stessa, della parola levigata, dell'immagine truce. E' la festa di chi da poco ha finito di ritrarre se stesso e la sua epoca in madame Bovary e ha bisogno di evadere, di gettarsi sui campi di battaglia, di immolarsi con gli innocenti sull'altare di Moloch. Libro sorpassatissimo per molti versi, ma Flaubert è Flaubert e la lettura si nutre con piacere della sua elegante perizia.

    ha scritto il