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Salammbô

Di

Editore: Giunti

3.7
(241)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 397 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Olandese

Isbn-10: 8809033612 | Isbn-13: 9788809033610 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Ciò che mi sembra bello, ciò che vorrei fare, è un libro su nulla, un libroprivo di legami esteriori, che si regga da solo grazie all'intima forza dellostile." (Flaubert) Questo è sicuramente un libro che nasce dal nulla, da pochepagine di Polibio. Lo scenario che ricostruisce, a partire appunto da fontistoriche più o meno consistenti, è guidato da un'idea generale: la decadenzadi una civiltà - quella cartaginese - il suo lento naufragio negli abissi deltempo. Un romanzo in cui l'"intima forza dello stile" rappresenta la vittoriasul "nulla".
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  • 4

    La mia ragazza mi ha chiesto cosa vuol dire allitterazione ma io mi stavo girando una canna non le ho risposto lei si e' incazzata, si avvicina, mi chiama per nome e mi dice che vuole che smetto di farmi le canne: orrore, ho smesso di preparare la mista. Lei la mia ragazza non ce l'ha veramente c ...continua

    La mia ragazza mi ha chiesto cosa vuol dire allitterazione ma io mi stavo girando una canna non le ho risposto lei si e' incazzata, si avvicina, mi chiama per nome e mi dice che vuole che smetto di farmi le canne: orrore, ho smesso di preparare la mista. Lei la mia ragazza non ce l'ha veramente con me lei e' incazzata per i barboni, quelli all'angolo lei dice che le danno fastidio le chiedono i soldi la guardano io non so cosa dirle, a me i barboni quelli neanche mi vedono quando mi vedono quelli mi salutano e prima certo non era così'. Ho provato a dirle alla mia ragazza che lei non può' prendersela con me che così' non e' corretta ma lei della correttezza se ne frega mi dice neanche mezza, non voglio che ti fumi neanche mezza sigaretta, lei dice che l'erba puzza e dice che lei e' stanca di vedere quadretti di cartoncino sparsi per la camera la mia ragazza e' anche una bugiarda, io sono un tipo ordinato, pulisco, lascio aperte le finestre faccio cambiare aria fuori gelo polare mi congelo il culo ma io faccio cambiare aria, questo sempre, ho rigettato le accuse ho detto no col cazzo che smetto, piuttosto vattene tu, ho detto io e lei se ne e' andata. Questo e' successo qualche giorno fa io intanto ho smesso di farmi le canne non ho i soldi, i soldi mi bastano appena per l'affitto e l'affitto e' l'unica cosa che conta l'affitto mi da' un letto un tetto soprattutto una doccia, bisogna ammetterlo, la distanza che mi separa dai barboni e' tanto corta che i barboni per strada mi vedono e mi pensano uno di loro, non mi chiedono elemosina, non mi fermano non mi chiedono neanche da fumare niente di niente la loro indifferenza non vacilla, io e loro camminiamo tra la gente facendo lo stesso suono ripetendo un'immagine simile quasi la stessa, ricordo invece tempo fa io e i barboni stonavamo stridevamo i barboni loro mi vedevano prima che io vedessi loro, mi davano la caccia mi seguivano mi prendevano alle spalle, ricordo benissimo un giorno ero a fare il biglietto del treno uno arriva da dietro mi da' un pugno sul braccio mi dice hey, io mi giro, davanti agli occhi ho un barbone e la sua faccia e la sua bocca e i suoi denti gialli, storti e aguzzi il barbone mi dice, dammi qualche soldo, neanche me li chiede lui e' certo che io di soldi ce ne ho e aveva ragione, ne avevo, ma solo banconote, niente resto niente monete gli ho detto di no, non ti posso dare niente, e lui ha insistito io gli ho detto di nuovo no lui ha storto la bocca e se ne e' andato. Le cose cambiano, ieri tornavo verso casa mi fermo al negozio per prendere un paio di birre alla cassa mi accorgo di non avere soldi, esco e quando svolto l' angolo ci sono i barboni che mi hanno aiutato a liberarmi della mia ex ragazza glielo dico, dico loro hey thanks mi avete dato una grossa mano con quella mi stava rompendo proprio i coglioni, e loro i barboni se ne fregano della mia gioia ma la mia gioia suggerisce loro un brindisi e fanno cheers, mi offrono da bere, una birra e io l'ho bevuta, buona.

    ha scritto il 

  • 4

    "Oh, se tu sapessi quanto penso a te, in mezzo ai combattimenti! Talvolta, il ricordo di un gesto, di una piega della tua veste, mi coglie all’improvviso e mi stringe come un laccio! Vedo i tuoi occhi nelle fiamme delle falariche e sulla doratura degli scudi! Sento la tua voce nel fragore dei cim ...continua

    "Oh, se tu sapessi quanto penso a te, in mezzo ai combattimenti! Talvolta, il ricordo di un gesto, di una piega della tua veste, mi coglie all’improvviso e mi stringe come un laccio! Vedo i tuoi occhi nelle fiamme delle falariche e sulla doratura degli scudi! Sento la tua voce nel fragore dei cimbali. Mi giro, ma tu non ci sei! E allora mi rituffo nella battaglia!"

    http://wp.me/p34zy5-m5

    ha scritto il 

  • 5

    Un universo di colori, suoni, odori e sangue

    Leggendo Salambò si entra, anche grazie alla ottima traduzione di Teresa Cremisi che accompagna questa edizione degli Oscar Mondadori, nel meraviglioso mondo dello stile di scrittura di Flaubert, forse più che leggendo gli altri e più celebrati romanzi.
    La sensazione di trovarsi di f ...continua

    Leggendo Salambò si entra, anche grazie alla ottima traduzione di Teresa Cremisi che accompagna questa edizione degli Oscar Mondadori, nel meraviglioso mondo dello stile di scrittura di Flaubert, forse più che leggendo gli altri e più celebrati romanzi.
    La sensazione di trovarsi di fronte a un testo in cui Flaubert raggiunge la vetta del suo musicare in prosa si ha sin dall'incipit, giustamente famoso e osannato da Proust: C'était a Megara, fauburg de Carthage, dans le jardins d'Hamilcar.
    Il romanzo, come appare dall'incipit, è ambientato a Cartagine, nella Cartagine del III secolo a.C. guidata da Amilcare Barca, padre di Annibale, in lotta con Roma per il predominio nel Mediterraneo. La Città-Stato africana ha appena perso la Sicilia al termine della prima guerra punica, e le pesanti condizioni di pace imposte dai Romani non le consentono di pagare i mercenari che sono ritornati in città. Il romanzo racconta in particolare la rivolta dei mercenari, che si sentono defraudati del salario, e la guerra che ne deriva. Gli avvenimenti narrati hanno quindi una base storica, e un primo dato da mettere in evidenza è che Flaubert, per scrivere Salambò, si è sobbarcato un immane lavoro di ricerca nelle fonti antiche, in particolare Polibio. (Chi volesse saperne di più sulla Rivolta dei mercenari può consultare l'omonima dettagliata voce di Wikipedia).
    Perché Flaubert si imbarca in un romanzo che si occupa di un avvenimento storico tanto lontano e tutto sommato oscuro? Le ragioni sono molte, e sono messe bene in evidenza nella bella prefazione al romanzo, ma forse alcune prevalgono sulle altre:
    a) l'ambientazione “classica” permette a Flaubert di dispiegare uno stile di scrittura che porta alle estreme conseguenze la sua ricerca sulla scrittura;
    b) raccontando di un periodo lontano, in cui i paradigmi morali e le convenzioni sociali erano molto diversi dagli attuali, e “dovendo” essere aderente alla realtà storica dei fatti, Flaubert è molto più libero di essere “esplicito”: infatti il romanzo è caratterizzato da un tasso di crudeltà (che a volte rasenta il grand-guignol) e di “cinismo narrativo” inusitato per l'epoca;
    c) L'ambientazione esotica permette a Flaubert di caricare il romanzo di suggestioni ambientali, anche derivate da viaggi e sopralluoghi ad hoc, funzionali a creare un'aura di mistero che contribuisce a sua volta all'indubbio fascino di Salambò;
    d) La vicenda è perfetta per descrivere i meccanismi inesorabili del potere e come a questi siano assoggettati i sentimenti e persino le volontà individuali.
    Sullo sfondo dei fatti storici Flaubert innesta la vicenda di Salambò, sacerdotessa della dea Tanit (la luna) e figlia di Amilcare, che è amata da Matho, il capo dei rivoltosi: La giovane sarà spinta dalla ragion di stato a sacrificare i suoi sentimenti e ad essere strumento della riscossa di Cartagine.
    Il romanzo è molto complesso e richiede di essere letto con attenzione, lasciandosi cullare dal ritmo narrativo Flaubertiano, che ci fa entrare in un mondo antico e sconosciuto, dove ogni frase ci sprofonda in un abisso di odori, colori, rumori e sangue che si fa via via più reale e totalizzante. L'acme lo si raggiunge ovviamente alla fine: l'ultimo capitolo, con la conclusione della vicenda (che non anticipo) credo sia da considerarsi uno dei vertici della letteratura di ogni tempo.
    Come ogni grande romanzo, Salambò può essere letto a vari livelli: se indubbiamente nel caso di uno scrittore come Flaubert prevale il cromatismo, lo spessore della scrittura – e come detto in questo romanzo secondo me Flaubert va “oltre sé stesso” - altrettanta importanza ha ovviamente ciò che sta sotto questa scrittura, vale a dire la vicenda politica narrata. Flaubert scrive Salambò nella Francia apparentemente narcotizzata dal trionfo del II impero, e sembra lanciare un secondo campanello d'allarme, dopo quello di Madame Bovary, sulla fatuità delle convenzioni e delle sicurezze borghesi. Stavolta, come detto, è più esplicito, pur nell'esotismo dell'ambientazione, e quasi prefigura, nel rosso sangue che domina le pagine del romanzo, la inevitabile fine cruenta di un ordine finto, che si sarebbe puntualmente verificata pochi anni dopo.

    ha scritto il 

  • 2

    Non ho mai desiderato tanto l'annientamento di un esercito come in questo caso, perché il supplizio di questa lettura terminasse.
    Sopraffatto da una incredibile e smisurata erudizione,non ne rimane altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo spartaco Cartaginese

    Dimenticate, se lo avete letto il Flaubert di “Madame Bovary”, non tanto per lo stile quanto per il contenuto, che dà prova della versatilità dell’autore Francese. Con la stessa abilità con cui forgiò minuziosamente la psicologia di Emma, la stessa dedizione e capacità, ricostruì fedelmente la Ca ...continua

    Dimenticate, se lo avete letto il Flaubert di “Madame Bovary”, non tanto per lo stile quanto per il contenuto, che dà prova della versatilità dell’autore Francese. Con la stessa abilità con cui forgiò minuziosamente la psicologia di Emma, la stessa dedizione e capacità, ricostruì fedelmente la Cartagine all’alba della terza guerra punica; mai prima di allora si andò così indietro nel tempo. Servivano informazioni, testimonianze di scrittori latini e greci, per concretizzare nell’immaginazione i luoghi vivendoci per lungo tempo, poichè il risultato doveva essere convincente; il lettore dimenticandosi del suo tempo faceva un salto indietro di due millenni. Il risultato è sorprendente. Le stupefacenti descrizioni delle ambientazioni, degli usi e costumi, lascia senza parole, ma la cosa che più sorprende in questo romanzo è l’impeto narrativo che scaturisce dalla penna dell’autore per descrivere le battaglie. Il flusso di parole, la dinamicità delle visioni, le immagini anche più cruente non vengono celate, anzi a tratti ci si ritrova in situazioni in cui lo sbigottimento per la violenza inaudita delle scene ci fa dubitare che sia un classico dell’800. Lo stile è di Flaubert, la storia ha il cardine in Salambo, sorella di Annibale Barca, che strega il cuore del colossale Matho. Un amore che scatena la scintilla della rivolta dei mercenari alle porte di Cartagine, vicenda realmente accaduta. Insomma, una buonissima lettura per gli amanti dei classici e dei romanzi storici. “ATTENZIONE!!! solo forti di stomaco!”

    ha scritto il 

  • 4

    La traduzione non è all'altezza, comunque non riesce più di tanto a storpiare un romanzo così potente, crudo, feroce, immaginifico, in una parola: immane.
    Mi viene in mente un paragone fra le mostruose, orrorifiche e raggelanti sequenze degli assalti guerreschi nei film della saga "Il Signo ...continua

    La traduzione non è all'altezza, comunque non riesce più di tanto a storpiare un romanzo così potente, crudo, feroce, immaginifico, in una parola: immane.
    Mi viene in mente un paragone fra le mostruose, orrorifiche e raggelanti sequenze degli assalti guerreschi nei film della saga "Il Signore degli anelli" e le scene che ci snocciola senza tregua Flaubert. L'autore, infatti, senza potersi avvalere di "effetti speciali" se non della capacità evocativa della sola parola, crea rappresentazioni umane e belliche ferine, partorite da una fantasia i cui frutti si finisce con lo sperare siano solo esercizio letterario poco o nulla aderente alla verità storica. E pur nella consapevolezza degli accurati studi che servirono da base alla stesura del romanzo, se tutto avvenne davvero con quei toni agghiaccianti con cui ci viene narrato, con certezza, e per nostra buona sorte, non lo sapremo mai.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzone romantico che mischia ambientazioni esotiche - siamo nella Cartagine di Amilcare assediata dai mercenari barbari - a valori morali sin troppo moderni. La lingua, nella traduzione poetica di Sbarbaro, si fa involuta e sontuosa insieme. I personaggi fluttuano senza grande personalità, ma ...continua

    Romanzone romantico che mischia ambientazioni esotiche - siamo nella Cartagine di Amilcare assediata dai mercenari barbari - a valori morali sin troppo moderni. La lingua, nella traduzione poetica di Sbarbaro, si fa involuta e sontuosa insieme. I personaggi fluttuano senza grande personalità, ma non importa: è una festa della scrittura fine a se stessa, della parola levigata, dell'immagine truce. E' la festa di chi da poco ha finito di ritrarre se stesso e la sua epoca in madame Bovary e ha bisogno di evadere, di gettarsi sui campi di battaglia, di immolarsi con gli innocenti sull'altare di Moloch. Libro sorpassatissimo per molti versi, ma Flaubert è Flaubert e la lettura si nutre con piacere della sua elegante perizia.

    ha scritto il