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Sangue di mezz'inverno

Di

Editore: TEA (Teadue)

3.1
(121)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 444 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8850226500 | Isbn-13: 9788850226504 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandro Storti

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Un'altra notte, un'altra tormenta di neve. Temperatura: meno trenta. Una cortina di gelo avvolge la città e la brina sulle finestre acceca le case e le coscienze. Questa giornata non è fatta per i vivi, pensa Malin Fors, la più brillante e ambiziosa detective di Linkòping, in Svezia. Ma anche la più irrequieta. Divorziata e con una figlia tredicenne avuta quand'era troppo giovane, cerca consolazione nell'alcol e spesso si fa coinvolgere in precarie storie sentimentali. Per lei, tuttavia, ogni indagine è una missione, la possibilità di redimere un mondo in cui vittime e colpevoli sono due facce della stessa medaglia. Questa giornata non è fatta per i vivi. E infatti, nella campagna ghiacciata, impiccato a un albero, è stato ritrovato un uomo. Sui quarant'anni. Nudo. Obeso. Coperto di lividi e di ustioni. Chi l'ha ucciso non ha lasciato tracce. O, se l'ha fatto, ci ha pensato la neve a cancellarle. Nessuno sa chi era quell'uomo. O, forse, nessuno ha mai voluto saperlo. E allora perché è stato ucciso? Per un gioco crudele finito male? Per consumare una vendetta covata da anni? Per celebrare un antico rituale di mezz'inverno? La risposta è lì, nascosta tra le pieghe di un'esistenza sempre ai margini, che adesso però reclama attenzione. Che vuole uscire dall'ombra per essere raccontata. Da Malin. Questa giornata non è fatta per i vivi.
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  • 3

    Un classico giallo ambientato in Svezia...un po' troppo classico...nulla di nuovo...certo la storia tutto sommato l'ho letta anche abbastanza scorrevolmente ma in linea di massima non mi ha ...continua

    Un classico giallo ambientato in Svezia...un po' troppo classico...nulla di nuovo...certo la storia tutto sommato l'ho letta anche abbastanza scorrevolmente ma in linea di massima non mi ha entusiasmato come altri.

    ha scritto il 

  • 1

    che delusione

    Lento, noioso. Non l'ho abbandonato per il semplice motivo che spero sempre che si riscattino nel finale. Questo l'ho trovato "nullo" dall'inizio alla fine"

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato la storia molto intrigante e l'indagine molto ricca ed accurata. un bel thriller. Stranamente non ho avuto difficoltà a seguire i numerosi personaggi ed i loro nomi complicati. L'unico ...continua

    Ho trovato la storia molto intrigante e l'indagine molto ricca ed accurata. un bel thriller. Stranamente non ho avuto difficoltà a seguire i numerosi personaggi ed i loro nomi complicati. L'unico neo, a mio parere, è stato che la scrittura risulta un pò tesa, poichè lo scrittore fa dei voli pindarici da una situazione ad un'altra, dalla mente di un personaggio a quella di un altro, dal passato al presente, e solo dopo aver letto diverse righe si riesce a comprendere dove ci si trova. Cmq leggerò anche il suo secondo romanzo.

    ha scritto il 

  • 1

    Nel complesso un discreto giallo, ma con troppi personaggi, nomi e luoghi, Svezia, difficili da ricordare, interessante il confronto con un modo di vivere così diverso seppure racconta di ambienti ...continua

    Nel complesso un discreto giallo, ma con troppi personaggi, nomi e luoghi, Svezia, difficili da ricordare, interessante il confronto con un modo di vivere così diverso seppure racconta di ambienti perlomeno ambigui. In Svezia ha avuto un bel successo, qui non credo.

    ha scritto il 

  • 3

    A me pare che nei gialli scandinavi, ed in particolare in quelli svedesi, il male sia qualcosa che derivi dai rapporti umani: l'uomo, di tipo roussoviano, produce male solo interagendo con gli altri, ...continua

    A me pare che nei gialli scandinavi, ed in particolare in quelli svedesi, il male sia qualcosa che derivi dai rapporti umani: l'uomo, di tipo roussoviano, produce male solo interagendo con gli altri, che a loro volta sono portatori del male ma solo perchè hanno avuto relazioni "sbagliate ... in una sorta di regressione infinita verso forse il peccato originale? Tutto accade a volte per puro caso, il più delle volte per convenzioni logore, a volte addirittura "con le migliori intenzioni" (per ricordare qualcosa che ha a che fare con forse il più grande intellettuale scandinavo contemporaneo). E spesso è quel coacervo di pulsioni contrastanti che è la famiglia, soprattutto quella classica, a fare da crogiolo a socialmente devastanti reazioni. Utopia socialdemocratica? Familismo contro socialismo? Non saprei, comunque il tema rimane interessante e per niente superato anzi assolutamente centrale da che romanzo è romanzo. Il libro, nel suo genere, mi è comunque piaciuto anche se a volte perde un pò del ritmo narrativo che normalmente ci si aspetta da queste letture: non è forse che gli scandinavi ci stanno troppo a pensare?

    ha scritto il 

  • 3

    Non so se a farmelo sembrare troppo lento sia stato il fatto di averlo letto a spezzoni, poche pagine rubate al tempo la sera dopo essermi messa a letto a conclusione di stancanti giornate ...continua

    Non so se a farmelo sembrare troppo lento sia stato il fatto di averlo letto a spezzoni, poche pagine rubate al tempo la sera dopo essermi messa a letto a conclusione di stancanti giornate lavorative... ma mi aspettavo di più. Decisamente. La storia è anche interessante, a tratti magari un po' scontata, però stuzzica l'attenzione su di sé. Peccato, però, che proceda talmente a rilento da risultare talvolta addirittura stancante.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho letto tutto d'un fiato solo perché ero in vacanza. Ho molto apprezzato il fatto che fosse un delitto normale e non truculento come sovente accade per gli scrittori scandinavi. A mio avviso la ...continua

    L'ho letto tutto d'un fiato solo perché ero in vacanza. Ho molto apprezzato il fatto che fosse un delitto normale e non truculento come sovente accade per gli scrittori scandinavi. A mio avviso la storia ha dei pezzi mancanti

    ha scritto il 

  • 4

    Tutte queste persone che osservano il mondo dallo spiraglio di una porta

    Si ha come l’impressione che lo scrittore svedese eserciti la nobile arte sotto l’impulso di un riflesso condizionato, come una sensazione di urgenza, il timore di perdere un’opportunità. ...continua

    Si ha come l’impressione che lo scrittore svedese eserciti la nobile arte sotto l’impulso di un riflesso condizionato, come una sensazione di urgenza, il timore di perdere un’opportunità. Poter narrare una storia quale che sia il genere e le circostanze, diventa strumento per aprirsi, in una sorta di confessionale, all’autocritica più intensa. La colpa: non aver ancora demistificato il mito per antonomasia, l’eden di rettitudine, benessere ed accoglienza che in realtà offrirebbe del paese scandinavo una versione purgata, un falso ideologico per dirla come da codice penale. Questo bisogno di rivelare, quasi una necessità organica, manifestata con la contrizione di un peccatore che deve prima espiare per poter essere accolto tra i probi, impregna di afflizione e scoramento ogni nuova proposta ci arrivi da quelle terre infreddolite. Se è puntualmente vero che temperature ostili, tonalità incolori, luci abbassate inducono a riflessioni tutt’altro che incoraggianti, nella parte nord dell’emisfero questa condizione estesa al periodo più lungo dell’anno produce “mostri” (sia detto in senso buono), nella capacità di esprimere l’abbandono, il ritiro o la clausura. E’ una predisposizione indotta dai luoghi a cui Kallentoft non si sottrae, anche la sua è una solitudine da numeri primi. Semmai nella modalità non è proprio di una detection novel che si puo’ affermare, mancano gli elementi costitutivi, l’azione prima di tutto, soffocata in una bonaccia di voci che si sovrappongono, l’uso eccessivo dello stream of consciousness che si riproduce in un coro disturbante alla distanza, interferendo con la logica conseguenzialità dell’intreccio. Nel confezionare una storia di sangue Kallentoft, mentre sembra richiamare riti sacrificali e punizioni corporali, assassini seriali e brutalità di branco, mette invece in scena da protagonista il tema della marginalità, nella forma che prospera in mezzo a comunità infrattate, orfane di sentimenti e istinto di protezione. La sua Malin Fors, una poliziotta che si divide come può tra lavoro e una figlia in crescita, più che un’indagine registra un documentario scientifico, una zoomata su borre di convivenza di cui si liberano anime inquiete, un’avanscoperta alla cieca in una comunità appartata rinchiusa tra boschi eterni. Lì tra quelle mura vi ha portato il corpo dondolante di un uomo sovrappeso, di sconfitte prima ancora che da grassi saturi, appeso a un ramo come un avviso di maltempo. Pallone, come lo chiamavano per l’abitudine giocosa al raccattapalle, è figlio di nessuno e compagno di niente. La sua giornata si alterna tra il tempo delle abluzioni quotidiane e l’attesa di un lancio fuori campo, perché solo in quel momento perde l’invisibilità, e nel suo caso non è un superpotere. Capire il perché l’abbiano ammazzato è più importante di capire il come. Ad uno così si può infliggere ferite anche per noia, centocinquantachili con cui prendersela. Nel corso dell’indagine si scopre che il male l’aveva già avvicinato, la sua assistente sociale ha ricevuto un battesimo dell’orrore negli stessi boschi, era l’unica che si interessasse a lui. Ed ecco emergere legami familiari sepolti sotto una coltre di non detto, tracce genetiche che portano sempre nella medesima direzione, seguendole Malin profanerà il regno chiuso di un clan di consanguinei nelle cui stanze si sono consumate violenze primitive, con il loro repertorio di danni collaterali e gli infiniti modi per riprodursi.

    ha scritto il