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Santo mostro

Di

Editore: Playground

3.7
(55)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889113448 | Isbn-13: 9788889113448 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Baiocchi

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Sul "promontorio ventoso" dei suoi cinquant'anni Clyde Meadows Deiman, un rispettato professore universitario di lingue antiche, sposato e padre di due giovani figlie, decide di raccontare l'episodio che ha segnato la sua infanzia e la sua vita: a otto anni, ha sorpreso la madre con il veterinario sul divano di casa, spezzando così un equilibrio familiare fondato su omissioni e bugie. Un percorso a ritroso nel ricordo in particolare del rapporto con il padre, un uomo bruttissimo, ma anche la creatura "più gentile che abbia mai abitato la terra". Tutte le domeniche, infatti, dai sei agli otto anni, il piccolo Clyde Meadows accompagna l'amatissimo padre a distribuire le Bibbie nei motel più squallidi del Nord Carolina - un espediente con il quale il padre consente alla moglie di tradirlo - incontrando personaggi bizzarri, criminali, adulteri, pedofili, e descrivendo un'America degli anni '50 "che per il fatto di essere più semplice - frontale come uno spettacolo di burattini - era perfino più palesemente bizzarra di com'è oggi." Ma l'idillio tra padre e figlio, lontano dalle inquietudini e dai desideri di fuga della madre, è scosso dalle voci e dai pettegolezzi che porteranno il giovanissimo "Testabionda" a prendere una decisione dagli effetti drammatici e imprevisti.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    penalizzato da una brutta copertina, Santo mostro dell'americano Allan Garganus è un grande libro, scritto in maniera mirabile e tradotto con grande accuratezza e partecipazione da Maria Baiocchi per Playground. Il romanzo si apre con una scena forte: Clyde, il protagonista, a otto anni, entra in ...continua

    penalizzato da una brutta copertina, Santo mostro dell'americano Allan Garganus è un grande libro, scritto in maniera mirabile e tradotto con grande accuratezza e partecipazione da Maria Baiocchi per Playground. Il romanzo si apre con una scena forte: Clyde, il protagonista, a otto anni, entra in casa e trova la madre sul divano a fiori con sopra il veterinario del paese seminudo, che va in su e in giù come la macchina da cucire, mentre il padre gli urla di non guardare. Il Clyde cinquantenne, che racconta in prima persona la storia della sua vita, parte da questo episodio e poi va a ritroso a illustrare la figura paterna. Mostro per la sua bruttezza, santo per la gentilezza che lo contraddistingue, il padre di Clyde porta ogni domenica in giro il figlio con la scusa di distribuire bibbie nei motel che ne sono sprovvisti. In realtà vuole lasciare all'amatissima moglie Grace la possibilità di tradirlo. Al trauma della perdita dell'innocenza si accompagna per Clyde, dopo poche settimane, quello della perdita del padre, che muore solo in un motel. Grace non ci pensa un attimo a mandare il bambino in un collegio e da quel momento i due non si vedono più. Lui studia, diventa un rinomato professore, si sposa, ha due figlie, e un giorno, sulla strada per Disneyworld, si ferma a salutare Grace. Questa l'ossatura della narrazione; dentro ci sono una serie di sorprendenti riflessioni sui rapporti familiari, sull'amore, sui condizionamenti che esercitano su di noi le circostanze in cui ci troviamo. Il personaggio di Grace, inizialmente avvolto nella nebbia del dolore e dell'umiliazione con cui il figlio l'avvolge, emerge nel finale con una sua stupefacente grandezza. Gurganus non si legge d'un fiato: è concettoso, tortuoso, sardonico. Impegna il lettore, ma ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Totus tuus

    Il regno di Fantasia sorge sui ricordi dei bambini divenuti adulti. Un minatore cieco li estrae e posa le lastre su cui sono impressi sulla neve. Bastiano, il bambino protagonista, giunge da lui smarrito e solo potrà salvarsi riconoscendo un'immagine che gli restituisca la consapevolezza del suo ...continua

    Il regno di Fantasia sorge sui ricordi dei bambini divenuti adulti. Un minatore cieco li estrae e posa le lastre su cui sono impressi sulla neve. Bastiano, il bambino protagonista, giunge da lui smarrito e solo potrà salvarsi riconoscendo un'immagine che gli restituisca la consapevolezza del suo passato per poter tornare a casa. Cosi passerà i giorni che lo separano dalla salvezza osservando quelle immagini fragilissime, semitrasparenti e spesso frammentate, che il minatore continua a depositare sulla neve, indifferente.
    Conosco molto bene quell'andare e venire dal passato al presente, quello scendere e salire dei ricordi che affiorano e scompaiono e che vorrei afferrare, nell'estremo tentativo di ricomporre intero il volto di mia madre. E non mi piace ricordare, perché il ricordare mio si trasforma in prostrazione, talmente intensa da volerla semplicemente evitare. Non potendo rivivere l'eden che fu la mia infanzia, in quell'idillio perfetto di amore mai surclassato, tento di conoscere la persona che mi ha generato, ed é li, tra parallassi e distorsioni e impossibili oggettività, che lo sforzo si trasforma in sonno, L'imperativo é obnubilare sfuggire alle forche caudine. Quanto tempo si perde ed invano, a voler conoscere i propri genitori per nome. Figli e genitori sono come l'acqua e il ghiaccio. Talmente prossimi per funzione da non potersi misurare qualitativamente. I sentimenti amicali, la prossimità e la confidenza sono per i pari ed all'interno del rapporto genitoriale il massimo che si possa sperare é di imparare qualcosa di veramente profondo almeno a proposito u se stessi.
    Avevo addirittura letto che il sentimento religioso posa le ue basi sul senso di protezione, onipotenza ed accudimento che ci avvolge nella muta consapevolezza dei primi anni di vita: C'e sempre qualcuno che pensa per te e non ti abbandona, ti fornisce ciò di cui abbisogni, tiriconduce alla pace qundo sei disperato, offre nutrimento contenimento e consolazione. Ecco allora, ni primi anni i genitori sono un inconoscibile Dio. Quando ci si rapporta con dei bambini, dei figli infatti c'é un periodo di tempo in cui essi chi benedicono di uno sguardo innocente su di noi . Attraverso il loro giudizio piegato come la luce falla forza di un buco nero , possiamo percepire un versione nuova di noi, innocente, pura. Se per un attimo un bambino ci guarda negli occhi sorridendo una gioia di cui ci crede causa, siamo salvati. Infallibili, graziati e perfetti
    Poi i bambini crescono, e arriva il momento in cui i bambini ci vedono. O meglio, esiste sempre un momento che funge da detonatore per mille successive esplosioni, che ci denudano ai loro occhi, strato dopo strato, fino a quando esso ci vede, veramente,fatti di carne ed ossa, meschinità e piccolezze, brutture difetti e bassezze.
    Quello credo sia il momento in cui non solo il figlio comincia veramente a strappare le fibre del suo cordone ombelicale, ma anche il momento in cui si comincia ad invecchiare.
    Questo libro racconta la costruzione di quel momento. Le premesse del progetto,il cantiere, l'edificio portante in tutta la sua magnificenza con il suo piccolo abitante, in piedi un po'rigido, senza scarpe di fianco alla porta d'entrata. E poi sempre il piccolo abitante, correre a posizionare le cariche e l'esplosione, e gli anni successivi ad aspettare la posa delle polveri.
    Con linguaggio poetico pieno di luce e di vetro ci viene riferito del momento in cui l'adulto verrà immolato, ed il figlio comincerà a trascinare dietro di se un sacco pieno di esperienze e colpe, da aprire periodicamente, come si fa con la scatola dei tesori, per tentare di dare un senso al tutto.
    Gurganus imposta il libro su questo e lo fa magistralmente, comunicando appieno lo sgomento ricorrente che a lungo deve averlo tormentato sottoforma di doloroso ricordo, ricordo ricordo. Si capisce che il romanzo é un estremo tentativo di consumare definitivamente una colpa caricata sulle spalle troppo precocemente, in quell'epoca dove non si può avere altra forza che caricarsi sulle spalle le conseguenze della piena realizzazione di un proprio entusiastico pensiero,
    Non anticipo nulla, giacché il fatto crudo viene raccontato subito nelle prime pagine: Gurganus racconta del bambino che era, alle prese con un costoso atto di giustizia: tornare a casa prima dal consueto giro in macchina domenicale che lo vede impegnato assieme al padre nella vendita di bibbie per motel. Questa occupazione é in realtà un a copertura che il padre offre lla moglie affinchè lei possa consumare indisturbata il suo adulterio. Piombando sulle natiche dell'amante di sua madre, il bambino metterà fine alla dignità che il padre ha costruito per se, ed anche al rapporto con la madre,che da li a poco lo metterà in istituto giudicandosi inadatta ad accudirlo.
    La salvezza , nel racconto, arriva quando il protagonista affronta la madre, unico tangibile segnale della consistenza reale dei suoi ricordi. La ricerca si placa e la scrittura si fa opaca, meno necessaria, condotta dalla volontà piuttosto che dll'urgenza .
    Ma é cosi che ci si salva dalla balia del Tempo e dal logorio dei ricordi frammentari, dai tagli ricorrenti dei sentimenti incontrollabili: riallacciandosi al reale.
    Ci si salva salutando le amiche delle elementari che non saluti più facendo finta i non conoscere o di non riconoscere, ci si salva riannodando l'oggi con un giorno sperso nel labirinto della memoria, ci si salva accettando il primo ricordo doloroso e rivelatore che ti ha per un breve attimo mostrato il volto deforme di tuo padre .
    Ci si salva camminando immemori dimentichi davanti ad immagini tutte diverse e poi lentamente tutte uguali, rabbrividendo un freddo invernale che non si placa e come lui non placandosi a guardare fino che un giorno che si scorge un'immagine che fa come un raggio di sole, subito, la primavera.

    ha scritto il 

  • 2

    Tiepido-brio-intermittente

    Quando ho acquistato, usato, questo romanzo, mi ero sentitamente indignato leggendo una simpatica, affettuosa dedica, scritta a mano da qualcuno a qualcun altro, un ingrato, pensai, un senza cuore che ha avuto l’ardire di rivendere un regalo che avrebbe dovuto cementare, nelle intenzioni del dona ...continua

    Quando ho acquistato, usato, questo romanzo, mi ero sentitamente indignato leggendo una simpatica, affettuosa dedica, scritta a mano da qualcuno a qualcun altro, un ingrato, pensai, un senza cuore che ha avuto l’ardire di rivendere un regalo che avrebbe dovuto cementare, nelle intenzioni del donante, una nuova, bella amicizia. Affossandola in partenza; perché il presente volume è finito nelle mani dello scrivente che, impazienti, vorrebbero a loro volta sbarazzarsene. Capisco ora, pur non approvandolo, il gesto deprecabile del ricevente campione d'etichetta. E’ una parabola di tensione narrativa tutta in soporifera discesa questa prova incolore di Allan Gurganus: Santo Mostro è la storia di uno che, oramai pressoché cinquantenne, ci racconta di quando a 8 anni scoprì la madre a letto con un aitante veterinario soprannominato Doc Dick Dix (eh già…), di ritorno da una consueta domenica di giri per motel col padre, brutto brutto brutto, ma buono buono buono (di qui il titolo del libro), a distribuire e rimpiazzare bibbie. Da lì si snoda tutto il racconto, che avvince a singhiozzo - ma senza slanci davvero convincenti - per oltre 200 pagine, salvo poi cercare di riprendersi alla fine con risultati alquanto tiepidi e insapori. Trascurabile

    ha scritto il 

  • 3

    Secondo regalo di Babbo Natale, 2011

    *** e mezza.
    Per il resto, devo lasciar decantare.

    A distanza di quasi due mesi, non è decantato gran che: credo di poterlo scambiare senza rimorsi. Ci sono sottolineature a matita morbida, dunque credo facilmente cancellabili.

    ha scritto il 

  • 3

    un padre di straordinaria bruttezza e incredibile bontà, una madre sciamannata e noncurante- e la scoperta dei segreti (tragici) di una famiglia del sud degli stati uniti, tra sensi di colpa e legami così stretti che nessuna lama della vita può spezzare.


    "qualche volta, figlio" disse dopo ...continua

    un padre di straordinaria bruttezza e incredibile bontà, una madre sciamannata e noncurante- e la scoperta dei segreti (tragici) di una famiglia del sud degli stati uniti, tra sensi di colpa e legami così stretti che nessuna lama della vita può spezzare.

    "qualche volta, figlio" disse dopo un po' di chilometri "ti chiedi se quello che ami di più basta a compensarti."

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo breve sulla perdita dell'innocenza pieno di ripetizioni e banalità che mi ha annoiata. Si riprende con uno scatto di reni nel finale, dove il colloquio con la madre è veramente molto bello. Poco per quattro stelle.

    ha scritto il 

  • 3

    Racconto un poco troppo lungo, sconta nella sua prima parte un forte senso di finzione. Nella seconda, pure. Due pagine degne di nota sono rappresentate dall'invettiva della madre nei confronti del figlio, verso la fine. Per il resto, Gurganus ha il dono di una piacevole scrittura, ma in questa p ...continua

    Racconto un poco troppo lungo, sconta nella sua prima parte un forte senso di finzione. Nella seconda, pure. Due pagine degne di nota sono rappresentate dall'invettiva della madre nei confronti del figlio, verso la fine. Per il resto, Gurganus ha il dono di una piacevole scrittura, ma in questa prova
    manca la scintilla che lo possa fare uscire dall'anonimato letterario.

    ha scritto il 

  • 4

    Ben strutturato nelle sue differenti fasi narrative, l'ho trovato di piacevole lettura anche se rappresenta una vera e propria tragedia familiare, ma la vita continua e i mariti "traditi" sono sempre dei santi per le mogli zoccole che gli sopravvivono.

    ha scritto il 

  • 4

    "I motel rappresentavano una seconda possibilità, una via di scampo"

    Il dramma si consuma nelle prime righe, appena posati gli occhi sulla pagina, tra quelle gambette innocenti che mulinano verso il peccato e un paio di polmoni stremati che non riescono a tenere il ritmo.
    Avrei voluto fermarlo io il piccolo Clyde Meadows, tirarlo per la maglietta e impedirgl ...continua

    Il dramma si consuma nelle prime righe, appena posati gli occhi sulla pagina, tra quelle gambette innocenti che mulinano verso il peccato e un paio di polmoni stremati che non riescono a tenere il ritmo.
    Avrei voluto fermarlo io il piccolo Clyde Meadows, tirarlo per la maglietta e impedirgli di sfondare quella rete e di vedere quello spettacolo raccapricciante che si consumava sul divano a fiori del salotto. Fa talmente male assistere a quella scena che la fodera di quel divano, immersa nella penombra del primo pomeriggio, ce l'ho ancora attaccata sotto le palpebre!
    Sarà che mi immedesimo troppo, ma non ho potuto fare a meno di sentirmi male per o forse con quel bambino, che voleva soltanto difendere suo padre e invece ha mandato in pezzi la famiglia.
    Ma come poteva saperlo che sarebbe finita così, che non avrebbe mai smesso di scandagliare attentamente quei momenti, anche molti anni dopo?
    Aveva soltanto otto anni e non poteva neanche immaginare quello che si nascondeva sotto la coperta di bugie intessuta intorno a lui da suo padre, il santo mostro. Un uomo così brutto da sembrare uno scherzo della natura, ma così buono, allegro e generoso da rivelarsi ogni volta un dono divino.

    In questo struggente racconto, Clyde, ormai adulto, ripercorre il suo rapporto con i genitori: l'amore incondizionato per suo padre e il disprezzo e l'incomprensione nei confronti della madre, così diversa e lontana da quell'uomo buono che lo incoraggiava a leggere e a imparare cose nuove.

    Leggere di questa complicità tra padre e figlio, con i loro infiniti viaggi in macchina per consegnare bibbie nei motel della Carolina, mi ha reso felice. Non saprei come spiegarlo, ma l'idea che certe conversazioni e, in particolare, che certi personaggi esistano da qualche parte, anche se soltanto sulla carta, mi riempie di gioia. Così come mi hanno fatto sorridere il militare in pensione intento ad addestrare begonie e l'artista squinternata in grado di comporre opere maestose con i semini per gli uccelli.
    Ho avuto la sensazione di entrare in un mondo a parte, quello dei motel, una specie di dimensione parallela in cui tutto è lecito e non devi aver paura di essere giudicato, mai. Stanze anonime munite di bibbia: cosa c'è di meglio per accogliere le sofferenze di qualcuno che è di passaggio? Qualcuno che ha soltanto voglia di sottrarsi al resto del mondo per un po' e chiudersi a riccio dentro di sé.

    Alcuni punti del racconto sono un po' nebulosi, ma Gurganus ha il potere di cucirti le parole addosso, di accarezzarti o trafiggerti con certe frasi così "solide" da sembrare fatte di carne più che di segni stampati sulla carta.

    ha scritto il 

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