Sardegna come un'infanzia

Di

Editore: mondadori

3.6
(107)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000103167 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
"Sardegna come un 'infanzia - ebbe a scrivere magistralmente Geno Pampaloni sulla rivista "il Ponte" " era un reportage e nell'insieme rimane un libro composito: un po' poema in prosa, un po' "recensione" di paesaggi e figure come era nel gusto del tempo, un po' aneddottica di racconto, un po' (ed è il tono dominante) lirica moralità: una forma nuova per Vittorini e... a lui subito congeniale ... Ma mentre i suo contemporanei svolgevano più placidamente i loro umori nel capitolo o si chiudevano nella fragile rigidezza della prosa ermetica, qui sentite subito una intemperanza nuova, una spavalderia più vicina alla vita... E se da un lavoro c'è un bagaglio corrente, il gusto dell'ora che passa, la casa in collina, la spiaggia rosa, la dolcezza assonnata, il tram mattitino, forse anche l'aria creata appena, tutti emblemi assai noti alla letteratura del tempo: dall'altro lato c'è una disposizione nuova, rivelata anche dalle strutture del periodo, più alerti: il sentimento di sfiorare o smuovere, con le parole, la realtà stessa delle cose, di avvicinarsi alla loro solitaria essenza.
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  • 4

    L’isola che (non) c’è

    È una Sardegna battuta dal vento di maestrale, ammantata di boschi e fichi d’india, profumata dii lentischio e brezza marina e dai profili granitici di monti e scogliere quella ritratta dalla penna di ...continua

    È una Sardegna battuta dal vento di maestrale, ammantata di boschi e fichi d’india, profumata dii lentischio e brezza marina e dai profili granitici di monti e scogliere quella ritratta dalla penna di Elio Vittorini in questo breve scritto che, come una sorta di diario di viaggio, racconta le tappe della sua visita nell’isola del 1932. Un viaggio via terra da nord a sud e poi via mare in senso inverso, mentre si susseguono paesaggi geografici e umani immortalati in pagine caratterizzate da una prosa lirica molto affascinante.

    “Infine, scendiamo verso il mare.
    In Sardegna si sente sempre, a cento e cento chilometri dalle coste, che splende nell'aria da ogni lato. È una vera isola, Sardegna, dentro il suo splendore e le sue tempeste. E di qualcosa di salmastro odora anche su a mille metri. Ma qui in special modo.
    La terra è saccheggiata dal maestrale. Che non soffia, intanto. Lunghe terre oscure appaiono sospese nell’aria, dove la pianura scoscende. Là è il mare; quell’aria. Disabitato come la luce del Primo Giorno.”

    Qualcuno ha parlato di non somiglianza della Sardegna di Vittorini a quella reale dell’epoca, rimarcando oltretutto l’ingenerosità di certi giudizi a proposito di luoghi e abitanti; a mio parere, tuttavia, l’invenzione letteraria dello scrittore siciliano (sempre che di invenzione si tratti) è venuta davvero bene e mi ha riportato alla mente un po’ dell’antica poesia che mi è parso di cogliere spesso viaggiando all’interno di questa mia piccola grande isola. E poi, come scrive Tahar Ben Jelloun, un luogo altro non è se non “ciò che noi siamo nel momento in cui lo visitiamo”, nel senso che apparirà inevitabilmente filtrato attraverso gli stati d’animo e la sensibilità di ognuno, dunque sempre in modo diverso. In ogni caso, “Sardegna come un’infanzia” rimane un piccolo gioiello stilistico che merita senz’altro una lettura, da parte di noi isolani, anzitutto, e di chi, in generale, ama questa terra.

    ha scritto il 

  • 4

    Io so cosa vuol dire essere felice nella vita - e la bontà dell'esistenza, il gusto dell'ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e un ...continua

    Io so cosa vuol dire essere felice nella vita - e la bontà dell'esistenza, il gusto dell'ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d'estate a leggere un libro d'avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa in collina che guardi il mare. E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell'alba e nuotare, solo in tutta l'acqua del mondo, presso a una spiaggia rosa. E io non so cosa passa sul mio volto in quelle mie felicità, quando sento che si sta così bene a vivere: non so se una dolcezza assonnata o piuttosto sorriso. Ma quanto desiderio d'avere cose! Non soltanto mare o soltanto sole e non soltanto una donna e il cuore di lei sotto le labbra. Terre anche! Isole! Ecco: io posso trovarmi nella mia calma, al sicuro, nella mia stana dove la finestra è rimasta tutta la notte spalancata e d'improvviso svegliarmi al rumore del primo tram mattutino; è nulla - un tram: un carrozzone che rotola, ma il mondo è deserto attorno e in quell'aria creata appena tutto è diverso da ieri, ignoto a me, e una nuova terra m'assale.

    ha scritto il 

  • 4

    "Infine, scendiamo verso il mare. In Sardegna si sente sempre, a cento e cento chilometri dalle coste, che splende nell'aria da ogni lato. E' una vera isola, Sardegna, dentro il suo splendore e le sue tempeste"

    Credevo sinceramente che Vittorini, da isolano, avrebbe saputo intessere, intorno alla Sardegna, un racconto disvelatore e disincantato; pensavo che gli sarebbe bastato uno sguardo per comprenderla (p ...continua

    Credevo sinceramente che Vittorini, da isolano, avrebbe saputo intessere, intorno alla Sardegna, un racconto disvelatore e disincantato; pensavo che gli sarebbe bastato uno sguardo per comprenderla (per analogia con la natia Sicilia) e smascherarla senza troppi riguardi.
    Contro ogni previsione, invece, mi sono trovata a leggere un resoconto fantastico, avente i toni di una fiaba incantata (il suo sguardo non è tanto quello dell'innamorato, quanto piuttosto quello dell'uomo stregato, soggiogato dai sortilegi dell'isola), scivolata indietro in un tempo arcaico (da Bibbia), abitato da re spodestati, da uomini-gallo e uomini-scimmia, da vecchi antichissimi, i volti scolpiti nella roccia.
    Dalla fiaba, come dall'infanzia e da un sogno, ci si desta/si esce bruscamente, per rientrare nella vita (adulta, reale, moderna).

    Mi serviva questo libro per capire che, in fondo, ogni isola è un bambino orfano/abbandonato, costretto a crescersi da sé, ad inventare nuove regole per disciplinare il proprio vivere, per ordinare le cose del mondo, per regolare il proprio rapporto con esse e con gli altri, ed in definitiva diverso da qualsiasi madre/padre (terra ferma), da qualsiasi altro suo fratello (isola).

    ha scritto il 

  • 3

    Questo Vittorini non piace ai sardi?

    Neanche a me è piaciuto molto. Per quanto descriva una Sardegna datatissima per forza di cose, siamo nel 1932, lo fa con una certa retorica, come un esercizio di scrittura, quasi prendendone le dista ...continua

    Neanche a me è piaciuto molto. Per quanto descriva una Sardegna datatissima per forza di cose, siamo nel 1932, lo fa con una certa retorica, come un esercizio di scrittura, quasi prendendone le distanze, come di uno che pare vivere in un mondo molto meno arcaico, ma non ci sarebbe da crederci! E lo fa con una certa prosopopea, come se scoprisse quel mondo per primo, ne decantasse la bellezza e il mistero, ma che alla fine non veda l'ora di relegarlo in un luogo ormai immaginario, come appunto è l'infanzia. Sembra quasi che si sia inflitto un sacrificio per fare un resoconto di viaggio in un paese che sa già a priori avere un fascino selvaggio sia per i luoghi sia per gli abitanti e che la fatica(che all'epoca non deve essere stata poca cosa) vinca sulla curiosità di conoscere meglio i luoghi e di approfondire il contatto con le persone. Così alla fine l'autore non scalfisce neanche di un millimetro la presunta ritrosia dell'isola.

    ha scritto il 

  • 3

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2013/11/01385-cerdena-como-una-infancia-elio-vittorini.html

    Cerdeña como una infancia, un libro de viajes y de tiempos, el tiempo de los turistas que saben ...continua

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2013/11/01385-cerdena-como-una-infancia-elio-vittorini.html

    Cerdeña como una infancia, un libro de viajes y de tiempos, el tiempo de los turistas que saben que tienen un límite antes de retomar su rutina, el tiempo del lugar, las casas de piedra de dos mil años, las habitaciones de hotel, las puertas que también son ventanas y están a un par de metros del suelo, el tiempo de los habitantes de Cerdeña, los mercados y el pastoreo, el propio tiempo del viaje, más lento y aquietado.

    Siento que Cerdeña como una infancia es un diario de pequeños momentos, de miradas por el rabillo del ojo, un viaje organizado para jóvenes escritores donde Vittorini habla de la tierra y las rocas rojizas, las costas abruptas, las luces en la noche, los árboles y el aroma de los mercados, los silencios y las miradas huidizas de los sardos, de tartanas por caminos angostos y la cercanía del mar como fin de viaje.

    Elio Vittorini inicia su viaje con el recuerdo de los momentos de bondad y felicidad, la sensación de aventura y sorpresa, el viaje como regreso a las emociones perdidas de la infancia, a la sorpresa continua por estar ante un paisaje siempre desconocido. El barco se acerca a la costa, el paisaje parece lunar, el desembarco es sentirse un explorador de otros tiempos. La mirada de Vittorini es tenue, la pausa de las jornadas de viaje, las descripciones de los paisajes y las calles tras las ventanas de hotel, el desbroce de la corteza de un árbol y la sabia que moja las manos de los hombres, las zambullidas en el mar, por momentos Cerdeña como una infancia es un viaje introspectivo, por momentos el diario tranquilo de un turista que pisa por primera vez un lugar desconocido.

    Los mejores momentos de Cerdeña como una infancia se detienen en el cruce de tiempos, viajar por una carretera de tierra y desembocar en casas en la roca, las tradiciones y los gestos de los habitantes, lo influencia española, el tiempo que se contrae o dilata según el momento del viaje en que se esté, sentir el viaje como parte de una infancia (el halo de misterio y fábula)

    Yo sé qué significa ser feliz en la vida, y la bondad de la existencia, el gusto de la hora que pasa y de las cosas que se tienen alrededor, aun sin moverse, la bondad de amar esas cosas, fumando, y una mujer en ellas. Conozco la alegría de una tarde de verano leyendo un libro de aventuras caníbales, semidesnudo en una chaise-longue ante una casa en la colina que mira al mar. Y muchas otras alegrías a la vez: estar en un jardín al acecho y escuchar cómo el viento mueve apenas las hojas (las más altas) de un árbol; o en un arenal sentir agrietarse y derrumbarse una infinita existencia de arena; o en el mundo poblado de gallos levantarse antes del amanecer y nadar, solo en toda el agua del mundo, cerca de una playa rosa. Y no sé qué es lo que pasa por mi rostro en esas felicidades mías, cuando siento que viviendo se está tan bien: no sé si una dulzura soñolienta o más bien una sonrisa. ¡Pero cuánto anhelo de poseer cosas! No sólo mar o sol, ni sólo una mujer y el corazón de ella bajo los labios. ¡También tierras! ¡Islas! Puedo encontrarme en mi calma, a cubierto, en mi habitación, donde la ventana ha quedado abierta de par en par toda la noche, y de repente despertarme con el ruido del primer tranvía matutino; no es nada; un tranvía, un carricoche que rueda, pero el mundo está desierto alrededor y en ese aire recién creado todo es distinto de ayer, desconocido para mí, y una nueva tierra me asalta.

    ( … )

    Se ven tejados en pendiente. Terrazas donde más gente acurrucada espía en dirección a la plaza. Se oye un rumor subterráneo, como de un molino. Después el canto de una pequeña multitud. Aceleramos el paso y el canto se acelera también. Cortamos por una travesía para alcanzarlo y desembocamos junto al flanco de una iglesia. Delante, la calle está llena de mujeres en procesión, ataviadas con sus vestidos rojos de fiesta. Ahora sacarán el santo, pienso. Sin embargo lo que sale es un ataúd. Un pequeñísimo cajón de niño, de abeto desnudo y sin adornos, sin barnizar, llevado sobre las cabezas de dos hombres en mangas de camisa. Otro, caminando a su lado, lleva a hombros una mesa, me imagino que la lleva de vuelta a casa, tras haber servido de tarima en la iglesia. Detrás corre una turba de niños, también con ropas festivas. Corren, con paso de nada, descalzos y no pierden de vista el cajoncito. Donde está uno de ellos, que saben quién es -que este verano ha jugado con ellos- y que tenía una escopeta. ¿Se la lleva ahora con él, esa escopeta?
    Elio Vittorini
    Cerdeña como una infancia (traducción de Atilio Pentimalli. Minúscula)

    ha scritto il 

  • 3

    C'è un gioco: di un libro si prendono l'inizio della prima frase e la fine dell'ultima: pare che il libro stia tutto lì.
    Con questo non funziona, meno male.
    Siccome questo non è il mio, ho trascritto ...continua

    C'è un gioco: di un libro si prendono l'inizio della prima frase e la fine dell'ultima: pare che il libro stia tutto lì.
    Con questo non funziona, meno male.
    Siccome questo non è il mio, ho trascritto qualcosa e segnato su un foglio a penna delle parole o delle frasi che userò come omaggi silenziosi.
    ispido
    giallastro di stoppie
    arsa di frumento tagliato
    selvatici
    foglie riarse
    rovente
    pianura d'erbe
    torvo
    selvaggio
    canicola
    Parole anche solite, ma che racchiuderanno qualcosa di questa buffa estate.
    Iniziata a maggio, fatta di attese, consumata in dieci giorni da eremita, qualche cena di piatti buoni presi dalla credenza, fuochi d'artificio, giocu focu, in numero di due, da una terrazza e da un muretto: segreti svelati.
    Poi giorni che dovevano essere una pausa e sono stati invece giorni che hanno fatto finire quelli. Nessun rammarico: erano importanti gli uni e gli altri, ma hanno messo distanza. Questi hanno fatto finire quelli.
    Finiscono, quelli, con un grazie; vediamo come finiranno questi.

    Note di colore: libro finito immaginando la voce di Emma Dante che lo leggeva.

    Note di colore: la nonna di Emma Dante e il mio erano cugini.

    ha scritto il 

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