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Sardegna come un'infanzia

Di

Editore: mondadori

3.6
(91)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000103167 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Sardegna come un 'infanzia - ebbe a scrivere magistralmente Geno Pampaloni sulla rivista "il Ponte" " era un reportage e nell'insieme rimane un libro composito: un po' poema in prosa, un po' "recensione" di paesaggi e figure come era nel gusto del tempo, un po' aneddottica di racconto, un po' (ed è il tono dominante) lirica moralità: una forma nuova per Vittorini e... a lui subito congeniale ... Ma mentre i suo contemporanei svolgevano più placidamente i loro umori nel capitolo o si chiudevano nella fragile rigidezza della prosa ermetica, qui sentite subito una intemperanza nuova, una spavalderia più vicina alla vita... E se da un lavoro c'è un bagaglio corrente, il gusto dell'ora che passa, la casa in collina, la spiaggia rosa, la dolcezza assonnata, il tram mattitino, forse anche l'aria creata appena, tutti emblemi assai noti alla letteratura del tempo: dall'altro lato c'è una disposizione nuova, rivelata anche dalle strutture del periodo, più alerti: il sentimento di sfiorare o smuovere, con le parole, la realtà stessa delle cose, di avvicinarsi alla loro solitaria essenza.
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  • 4

    "Infine, scendiamo verso il mare. In Sardegna si sente sempre, a cento e cento chilometri dalle coste, che splende nell

    Credevo sinceramente che Vittorini, da isolano, avrebbe saputo intessere, intorno alla Sardegna, un racconto disvelatore e disincantato; pensavo che gli sarebbe bastato uno sguardo per comprenderla (per analogia con la natia Sicilia) e smascherarla senza troppi riguardi.
    Contro ogni previsi ...continua

    Credevo sinceramente che Vittorini, da isolano, avrebbe saputo intessere, intorno alla Sardegna, un racconto disvelatore e disincantato; pensavo che gli sarebbe bastato uno sguardo per comprenderla (per analogia con la natia Sicilia) e smascherarla senza troppi riguardi.
    Contro ogni previsione, invece, mi sono trovata a leggere un resoconto fantastico, avente i toni di una fiaba incantata (il suo sguardo non è tanto quello dell'innamorato, quanto piuttosto quello dell'uomo stregato, soggiogato dai sortilegi dell'isola), scivolata indietro in un tempo arcaico (da Bibbia), abitato da re spodestati, da uomini-gallo e uomini-scimmia, da vecchi antichissimi, i volti scolpiti nella roccia.
    Dalla fiaba, come dall'infanzia e da un sogno, ci si desta/si esce bruscamente, per rientrare nella vita (adulta, reale, moderna).

    Mi serviva questo libro per capire che, in fondo, ogni isola è un bambino orfano/abbandonato, costretto a crescersi da sé, ad inventare nuove regole per disciplinare il proprio vivere, per ordinare le cose del mondo, per regolare il proprio rapporto con esse e con gli altri, ed in definitiva diverso da qualsiasi madre/padre (terra ferma), da qualsiasi altro suo fratello (isola).

    ha scritto il 

  • 3

    C'è un gioco: di un libro si prendono l'inizio della prima frase e la fine dell'ultima: pare che il libro stia tutto lì.
    Con questo non funziona, meno male.
    Siccome questo non è il mio, ho trascritto qualcosa e segnato su un foglio a penna delle parole o delle frasi che userò come oma ...continua

    C'è un gioco: di un libro si prendono l'inizio della prima frase e la fine dell'ultima: pare che il libro stia tutto lì.
    Con questo non funziona, meno male.
    Siccome questo non è il mio, ho trascritto qualcosa e segnato su un foglio a penna delle parole o delle frasi che userò come omaggi silenziosi.
    ispido
    giallastro di stoppie
    arsa di frumento tagliato
    selvatici
    foglie riarse
    rovente
    pianura d'erbe
    torvo
    selvaggio
    canicola
    Parole anche solite, ma che racchiuderanno qualcosa di questa buffa estate.
    Iniziata a maggio, fatta di attese, consumata in dieci giorni da eremita, qualche cena di piatti buoni presi dalla credenza, fuochi d'artificio, giocu focu, in numero di due, da una terrazza e da un muretto: segreti svelati.
    Poi giorni che dovevano essere una pausa e sono stati invece giorni che hanno fatto finire quelli. Nessun rammarico: erano importanti gli uni e gli altri, ma hanno messo distanza. Questi hanno fatto finire quelli.
    Finiscono, quelli, con un grazie; vediamo come finiranno questi.

    Note di colore: libro finito immaginando la voce di Emma Dante che lo leggeva.

    Note di colore: la nonna di Emma Dante e il mio erano cugini.

    ha scritto il 

  • 4

    Pubblicità Progresso: non vedo proprio perché io debba spostarmi da qui, e voi da lì.

    La Sardegna fa schifo. Non ci venite mai.


    In fondo cos’è che non abbiate già visto? Un canovaccio di terra circondato dall’acqua. E allora? Prendete una paperella di gomma, immergetevi nella vasca e sarà la stessa cosa. E poi quel mare trasparente, e quell’acqua cristallina, vogliamo parla ...continua

    La Sardegna fa schifo. Non ci venite mai.

    In fondo cos’è che non abbiate già visto? Un canovaccio di terra circondato dall’acqua. E allora? Prendete una paperella di gomma, immergetevi nella vasca e sarà la stessa cosa. E poi quel mare trasparente, e quell’acqua cristallina, vogliamo parlarne? Dopo un po’ rompe le balle persino a guardarla: quella distesa marina tra il blu e il verde che riflette i raggi del sole, che fin dove la guardate è tutta luccicante, eccheppalle, mettetevi una mirror ball appesa al soffitto della camera da letto, ed ecco che anche voi avreste lo stesso effetto, poi quando siete stufi di fissare il gioco di luci sui muri, spegnete la luce e chi s’è visto s’è visto, e non dovrete neanche togliervi la sabbia dalle mutande. E poi tutti quei profumi di mirto, di oleandri, di sughero, di olivi, pensate che accozzaglia di aromi, una roba nauseabonda. Fa venire il mal di testa solo a pensarla. Che poi voi direte, beh però al chiuso almeno si sta bene. No, assolutamente! Peggio che mai! L’ospitalità dei sardi è rinomata, ma se uno va in vacanza è per provare anche nuove emozioni, perciò perché venire in un posto che vi fa sentire come quand’eravate piccoli a casa dei nonni! Boh, a me pare un controsenso. E poi, avete presente i nuraghi e le domus deiana? Tutti specchietti per le allodole. Il più delle volte dovete camminare buone mezz’ore per arrivarci, magari in un pomeriggio torrido e immersi fino al collo nella natura ancora vergine (!), e chissà cosa potrebbe spuntare da quelle ginestre in fiore a bordo sentiero!Ma chi ve lo fa fare dico io! In vacanza ci vuole relax per la miseria! Un’ amaca di quelle comode, piazzata in balcone tra due pluviali e starete da Dio! E se avete la tv nella traiettoria giusta, potete persino guardarla da lì. Si certo, c’è anche da dire che c’è stata parecchia gente famosa qui nell’isola. Ma si tratta indubbiamente di sbagli clamorosi, oppure di gesti dovuti alla follia. Prendete ad esempio Garibaldi e la sua Caprera. Si sa benissimo che Garibaldi che comanda fu ferito ad una gamba, e tanto a posto non era. E non dimentichiamo poi l’idioma locale. Quell’astruso e oscuro linguaggio che usano i nativi. Ma chi ve lo dice che già mentre passeggiate nelle loro piazze, quelli là, gli indigeni, chiusi in crocicchio non stiano già tramando alle vostre spalle certi di non essere capiti!

    Poi vabbè, arriviamo alla spina nel fianco, la gente che scrive sulla Sardegna come Vittorini e il suo libro. Adesso, senza che vi dica niente, facciamo una cosa: io vi piazzo qua l’introduzione scritta dall’autore ad apertura del suo libriccino, e dopo mi dite sinceramente cosa ne pensate.

    “Io so cosa vuol dire essere felice nella vita, è la bontà dell’esistenza, il gusto dell’ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d’estate a leggere un libro d’avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa di collina che guardi il mare. E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell’alba e nuotare, solo in tutta l’acqua del mondo, presso una spiaggia rosa. E io non so cosa passa sul mio volto in quelle mie felicità, quando sento che si sta così bene a vivere: non so se una dolcezza assonnata o piuttosto sorriso. Ma quanto desiderio d’avere cose! Non soltanto mare o soltanto sole e non soltanto una donna e il cuore di lei sotto le labbra. Terre anche! Isole! Ecco: io posso trovarmi nella mia calma, al sicuro, nella mia stanza dove la finestra è rimasta tutta la notte spalancata e d’improvviso svegliarmi al rumore del primo tram mattutino; è nulla un tram: un carrozzone che rotola, ma il mondo è deserto attorno e in quell’aria creata appena tutto è diverso da ieri, ignoto a me, e una nuova terra m’assale.”

    Ebbene, avete visto no? Anche senza essere fini psicologi, si capisce benissimo che è un caso in cui l’autore è stato chiaramente costretto a scrivere quelle cose. Traspare perfettamente come il testo sia stato redatto sotto tortura, forse addirittura dettato. Non oso neanche pensare ai terribili patimenti che questo andar contro la propria volontà abbia prodotto su Vittorini. Un uomo segnato a vita definitivamente.

    E allora, mi chiedo, cosa devo ancora fare per convincervi che è mille volte meglio un monoloculo in un quartiere di periferia a Milano, magari con vista su sottopassaggio che fa tanto underground, che un mese di vacanza in questa isoletta dimenticata persino dai terremoti tanto è vecchia e ancorata al globo terrestre?

    Come? Io? Perché non mi trasferisco? Bè, che discorsi, qualche anima audace dovrà pur restare per allertare i malcapitati che arrivano ignari della loro sorte. Anzi sentite, adesso devo proprio scappare che ho da accendere il falò in spiaggia per scoraggiare gli approdi notturni. Non sapete che tedio, tutto quel cielo e tutta quella sabbia, e tutta quella Via Lattea! Del resto, se è questo il sacrificio che mi si richiede per salvare i continentali da questa amarezza infinita, ebbene sia! Il mio martirio sarà alla fine servito a qualcosa.

    Vi chiedo solo una cortesia: fate che i miei sforzi non siano vani, statevene a casa. Qua è bruttissimo e noiosissimo. E poi ci sono troppe pecore.

    ha scritto il 

  • 3

    Letto da: Elisabetta

    Un lirico diario di viaggio. Dovessi, un giorno, visitare la Sardegna, questo libro non potrebbe certo mancare tra i miei bagagli.
    L'isola dei nuraghi e delle torri, dove tra paludi ed uliveti è l'acqua che detta l'umore del posto. Donne avvolte in scialli neri e ...continua

    Letto da: Elisabetta

    Un lirico diario di viaggio. Dovessi, un giorno, visitare la Sardegna, questo libro non potrebbe certo mancare tra i miei bagagli.
    L'isola dei nuraghi e delle torri, dove tra paludi ed uliveti è l'acqua che detta l'umore del posto. Donne avvolte in scialli neri e gonne lunghissime che svoltano come volpi in fuga, schiamazzi di bimbi, galline che grattano il terriccio, cittadine irrealmente silenziose: li avvolge quella strana leggerezza d'andare che qui, dura, si respira. E' una Sardegna da favola, vissuta una volta in un solo tempo, e lì rimasta immutata.

    ha scritto il 

  • 5

    "Nel settembre del 1932 la rivista «Italia letteraria» organizzò una crociera di dieci giorni in Sardegna invitandovi artisti, scrittori e giornalisti fra i più famosi d’Italia. Al viaggio era abbinato un concorso, che avrebbe premiato il migliore reportage dell’escursione nell’isola. Una giuria ...continua

    "Nel settembre del 1932 la rivista «Italia letteraria» organizzò una crociera di dieci giorni in Sardegna invitandovi artisti, scrittori e giornalisti fra i più famosi d’Italia. Al viaggio era abbinato un concorso, che avrebbe premiato il migliore reportage dell’escursione nell’isola. Una giuria di cui faceva parte anche Grazia Deledda proclamò vincitori ex-aequo Elio Vittorini e Virgilio Lilli. In seguito Vittorini avrebbe rimaneggiato il suo diario, fino a farlo diventare quel Sardegna come un’infanzia che è un piccolo classico della letteratura di viaggio in Sardegna."
    (Tratto da Fahrenheit Tram
    http://www.consiglioregionale.piemonte.it/attivita/comunicati/2003/maggio2003/Tram/libri.htm)

    In questo breve diario, Vittorini dipinge con poesia una Sardegna quasi primitiva degli anni '30, non sempre elogiandola, ma riuscendo a coglierne i tratti più caratteristici, tra cui spicca l'ospitalità:

    "Questa faccenda dell'ospitalità veramente non me l'aspettavo [...]. Come tutti i popoli rimasti nel cuore primitivi anche i sardi hanno questo culto: per cui un uomo non può girare libero per la loro terra senza, subito avvistato, divenire oggetto d'ospitalità e passare di mano in mano. Un prepotente bisogno di consumazione."

    ha scritto il 

  • 3

    La letteratura che parla di viaggi mi piace raramente perché non me ne frega un benemerito di Tizio X che andò in Posto Y a me sconosciuto; o meglio, rosico come una merda.
    Se invece nel posto in questione ci andai già, resto delusa perché tendenzialmente il viaggio di per sé è un'esperienz ...continua

    La letteratura che parla di viaggi mi piace raramente perché non me ne frega un benemerito di Tizio X che andò in Posto Y a me sconosciuto; o meglio, rosico come una merda.
    Se invece nel posto in questione ci andai già, resto delusa perché tendenzialmente il viaggio di per sé è un'esperienza altamente soggettiva.

    Entrando nel merito di questo specifico libro, Vittorini ha ri-ri e ancora ri-elaborato in chiave sempre più lirica ciò che scrisse di getto sul suo viaggio in Sardegna. Terra in cui non andai. In cui vorrei andare. Che non penso sia la stessa dei primi anni del '900. Rapporto problematico.

    ha scritto il 

  • 4

    Più che un diario, sono impressioni di un viaggio in comitiva che Vittorini, non ancora trentenne, compie in Sardegna.
    "Come un'infanzia" per me ha significato respirare le atmosfere ed i modi di essere di quando ero bambina anch'io. Questa lettura mi ha restituito sensazioni immagini e p ...continua

    Più che un diario, sono impressioni di un viaggio in comitiva che Vittorini, non ancora trentenne, compie in Sardegna.
    "Come un'infanzia" per me ha significato respirare le atmosfere ed i modi di essere di quando ero bambina anch'io. Questa lettura mi ha restituito sensazioni immagini e perfino suoni dimenticati, che pure erano quotidiani e onnipresenti in un mondo che è cambiato in fretta. Il canto dei galli, ad esempio, che annunciavano l'arrivo di un nuovo giorno, i piedi nudi dei bimbi che giocavano a frotte nelle strade, l'ospitalità nei confronti del viaggiatore, la timidezza delle donne , la ruvidezza degli uomini abituati ad una vita senza raffinatezze e senza vizi. Questo ed altro. Piacevolissima prosa.

    ha scritto il 

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