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Sardegna come un'infanzia

By Elio Vittorini

(2)

| Hardcover

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Book Description

16 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Una Sardegna che forse è esistita davvero. O forse è esistita solamente negli occhi e nella mente di Vittorini. E per questo comunque bellissima.

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    juri_kid_a said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Vittorini on the road...verso l'isola magica come l'infanzia.

    "IO SO COSA VUOL DIRE ESSER FELICI NELLA VITA - E LA BONTA' DELL'ESISTENZA, IL GUSTO DELL'ORA CHE PASSA E DELLE COSE CHE SI HANNO INTORNO, PUR SENZA MUOVERSI, LA BONTA' DI AMARLE, LE COSE, FUMANDO, E UNA DONNA IN ESSE. CONOSCO LA GIOIA DI UN POMERIGG ...(continue)

    "IO SO COSA VUOL DIRE ESSER FELICI NELLA VITA - E LA BONTA' DELL'ESISTENZA, IL GUSTO DELL'ORA CHE PASSA E DELLE COSE CHE SI HANNO INTORNO, PUR SENZA MUOVERSI, LA BONTA' DI AMARLE, LE COSE, FUMANDO, E UNA DONNA IN ESSE. CONOSCO LA GIOIA DI UN POMERIGGIO D'ESTATE A LEGGERE UN LIBRO D'AVVENTURE CANNIBALESCHE SEMINUDO IN UNA "CHAISE-LONGUE" DAVANTI A UNA CASA IN COLLINA CHE GUARDI IL MARE."...Comincia così questo breve e particolare racconto lungo, o questo luminoso e imprevisto romanzo corto. Vittorini lo scrive nel 1932 ma non soddisfatto lo pubblica nel 1936 una prima volta, eliminando ogni sequenza troppo discorsiva o giornalistica per formare infine, una lunga prosaica narrazione che vedrà solo nel 1952 la stesura definitiva; a distanza quindi di vent'anni lo scrittore sembrerebbe aver modificato gran poco dello spirito e dello stile di questa sua opera, così diversa e particolare per il fatto che, giorno per giorno l'estro lirico costruisce, divaga, si allontana dalla realtà per riavvicinarsi in prospettive nuove, profondamente diverse...poesia e simboli, completo abbandono ai sensi del viaggio nel quale ogni cosa, fosse una chiesa o un branco di cinghiali, prende l'entusiasmante tono della scoperta, come un bambino lui, come un infanzia recuperata la Sardegna. E se fin dall'inizio c'è un inno alla vita, un "diritto alla pigrizia" godendosi il circostante con l'essenziale bucolico(che subito scambierei con il mio superfluo metropolitano)questa vita, arriva ovunque si è, e il giorno dopo è già lì e ti assale diversa ma uguale... e che basta saperla prendere nella sua sorpresa, saperla decodificare in un opera- diario di viaggio, in macchina, attraversando da nord a sud la splendida isola, che a volte sembra l'Australia, altre volte l'antica Persia...e descrivere quest'energia imponente, questo ancestrale vortice tra strade, radure e nuraghi; è un operazione che vien da sola, scritta senza riserve ma al contrario con lo sforzo che ogni espediente narrativo sia casuale ma in relazione a ciò che i sensi percepiscono giorno per giorno...dove ogni capitolo è una tappa, un paese, un capire e l'andamento quasi goliardico del gruppo si alterna a momenti complessi quanto curiosi. E' anche un continuo evocare simboli e poetica:impressioni e risvegli di ciò che da sempre si aveva dimenticato...la Sardegna è anche questo per Vittorini, il ritorno inconscio di chi la gioia non l'ha mai posseduta, e invece dovrebbe averne per diritto...sono brevi momenti, che seppur mimetizzati da mille accadimenti, passano come veloci ombre notturne. Ma poi continua la strada, coi suoi compagni e gli incontri, i profumi e i colori, in posti di persone dal fare così diverso ma anche molto chiaro, fiero quanto permaloso, diverso nei luoghi ma sempre ospitale...di un ospitalità che lo scrittore vede in modo fin troppo interessante: " Come tutti i popoli rimasti nel cuore primitivi anche i sardi hanno questo culto: per cui un uomo non può girare libero per la loro terra senza, subito avvistato, divenire oggetto d'ospitalità e passare di mano in mano. Un prepotente bisogno di consumazione." bè, sono stato in Sardegna ed in punti diversi, qualcosa di ciò che dice Vittorini forse a volte ne ho avuto il sentore, mi piacerebbe però sentire varie opinioni, poiché oggi Cagliari e Nuoro, ad esempio, sono realtà diversissime. Ma Vittorini guarda il colore rosa del Limbara, la fierezza quasi schifata di un vecchio monumentale, con la sua alterigia, la sua storia di millenni, le donne serrate in scialli lunghi neri, che svoltano la strada come volpi in fuga...o il mormorio di risacca, nel dormi veglia ancora una volta come un infanzia, questa terra, questo viaggio come un gioco, come i canti d'amore senza speranza dei carrettieri, nelle vie maestre...dove Sardegna finisce all'improvviso e Vittorini sente che è finita, come l'infanzia come una favola vissuta. La sua ricerca sarà sempre nella direzione del recupero, se non del passato, almeno di quella condizione inalienabile, ma mai definitiva, della dolcezza come della libertà...in questa vita non sempre generosa, che non sempre riporta al sogno di ogni uomo, non sempre alla Sardegna, isola dolce, come un infanzia...

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on May 24, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    C'è un gioco: di un libro si prendono l'inizio della prima frase e la fine dell'ultima: pare che il libro stia tutto lì.
    Con questo non funziona, meno male.
    Siccome questo non è il mio, ho trascritto qualcosa e segnato su un foglio a penna delle paro ...(continue)

    C'è un gioco: di un libro si prendono l'inizio della prima frase e la fine dell'ultima: pare che il libro stia tutto lì.
    Con questo non funziona, meno male.
    Siccome questo non è il mio, ho trascritto qualcosa e segnato su un foglio a penna delle parole o delle frasi che userò come omaggi silenziosi.
    ispido
    giallastro di stoppie
    arsa di frumento tagliato
    selvatici
    foglie riarse
    rovente
    pianura d'erbe
    torvo
    selvaggio
    canicola
    Parole anche solite, ma che racchiuderanno qualcosa di questa buffa estate.
    Iniziata a maggio, fatta di attese, consumata in dieci giorni da eremita, qualche cena di piatti buoni presi dalla credenza, fuochi d'artificio, giocu focu, in numero di due, da una terrazza e da un muretto: segreti svelati.
    Poi giorni che dovevano essere una pausa e sono stati invece giorni che hanno fatto finire quelli. Nessun rammarico: erano importanti gli uni e gli altri, ma hanno messo distanza. Questi hanno fatto finire quelli.
    Finiscono, quelli, con un grazie; vediamo come finiranno questi.

    Note di colore: libro finito immaginando la voce di Emma Dante che lo leggeva.

    Note di colore: la nonna di Emma Dante e il mio erano cugini.

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    Simona said on Aug 23, 2013 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    pittoresca e sognante rievocazione della Sardegna di quasi un secolo fa...
    Descrizioni ridontanti e aggettivazione eccessiva appesantiscono la lettura.

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    Giuliasalvadori1988 said on Oct 3, 2012 | Add your feedback

  • 41 people find this helpful

    Pubblicità Progresso: non vedo proprio perché io debba spostarmi da qui, e voi da lì.

    La Sardegna fa schifo. Non ci venite mai.

    In fondo cos’è che non abbiate già visto? Un canovaccio di terra circondato dall’acqua. E allora? Prendete una paperella di gomma, immergetevi nella vasca e sarà la stessa cosa. E poi quel mare trasparente, ...(continue)

    La Sardegna fa schifo. Non ci venite mai.

    In fondo cos’è che non abbiate già visto? Un canovaccio di terra circondato dall’acqua. E allora? Prendete una paperella di gomma, immergetevi nella vasca e sarà la stessa cosa. E poi quel mare trasparente, e quell’acqua cristallina, vogliamo parlarne? Dopo un po’ rompe le balle persino a guardarla: quella distesa marina tra il blu e il verde che riflette i raggi del sole, che fin dove la guardate è tutta luccicante, eccheppalle, mettetevi una mirror ball appesa al soffitto della camera da letto, ed ecco che anche voi avreste lo stesso effetto, poi quando siete stufi di fissare il gioco di luci sui muri, spegnete la luce e chi s’è visto s’è visto, e non dovrete neanche togliervi la sabbia dalle mutande. E poi tutti quei profumi di mirto, di oleandri, di sughero, di olivi, pensate che accozzaglia di aromi, una roba nauseabonda. Fa venire il mal di testa solo a pensarla. Che poi voi direte, beh però al chiuso almeno si sta bene. No, assolutamente! Peggio che mai! L’ospitalità dei sardi è rinomata, ma se uno va in vacanza è per provare anche nuove emozioni, perciò perché venire in un posto che vi fa sentire come quand’eravate piccoli a casa dei nonni! Boh, a me pare un controsenso. E poi, avete presente i nuraghi e le domus deiana? Tutti specchietti per le allodole. Il più delle volte dovete camminare buone mezz’ore per arrivarci, magari in un pomeriggio torrido e immersi fino al collo nella natura ancora vergine (!), e chissà cosa potrebbe spuntare da quelle ginestre in fiore a bordo sentiero!Ma chi ve lo fa fare dico io! In vacanza ci vuole relax per la miseria! Un’ amaca di quelle comode, piazzata in balcone tra due pluviali e starete da Dio! E se avete la tv nella traiettoria giusta, potete persino guardarla da lì. Si certo, c’è anche da dire che c’è stata parecchia gente famosa qui nell’isola. Ma si tratta indubbiamente di sbagli clamorosi, oppure di gesti dovuti alla follia. Prendete ad esempio Garibaldi e la sua Caprera. Si sa benissimo che Garibaldi che comanda fu ferito ad una gamba, e tanto a posto non era. E non dimentichiamo poi l’idioma locale. Quell’astruso e oscuro linguaggio che usano i nativi. Ma chi ve lo dice che già mentre passeggiate nelle loro piazze, quelli là, gli indigeni, chiusi in crocicchio non stiano già tramando alle vostre spalle certi di non essere capiti!

    Poi vabbè, arriviamo alla spina nel fianco, la gente che scrive sulla Sardegna come Vittorini e il suo libro. Adesso, senza che vi dica niente, facciamo una cosa: io vi piazzo qua l’introduzione scritta dall’autore ad apertura del suo libriccino, e dopo mi dite sinceramente cosa ne pensate.

    “Io so cosa vuol dire essere felice nella vita, è la bontà dell’esistenza, il gusto dell’ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d’estate a leggere un libro d’avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa di collina che guardi il mare. E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell’alba e nuotare, solo in tutta l’acqua del mondo, presso una spiaggia rosa. E io non so cosa passa sul mio volto in quelle mie felicità, quando sento che si sta così bene a vivere: non so se una dolcezza assonnata o piuttosto sorriso. Ma quanto desiderio d’avere cose! Non soltanto mare o soltanto sole e non soltanto una donna e il cuore di lei sotto le labbra. Terre anche! Isole! Ecco: io posso trovarmi nella mia calma, al sicuro, nella mia stanza dove la finestra è rimasta tutta la notte spalancata e d’improvviso svegliarmi al rumore del primo tram mattutino; è nulla un tram: un carrozzone che rotola, ma il mondo è deserto attorno e in quell’aria creata appena tutto è diverso da ieri, ignoto a me, e una nuova terra m’assale.”

    Ebbene, avete visto no? Anche senza essere fini psicologi, si capisce benissimo che è un caso in cui l’autore è stato chiaramente costretto a scrivere quelle cose. Traspare perfettamente come il testo sia stato redatto sotto tortura, forse addirittura dettato. Non oso neanche pensare ai terribili patimenti che questo andar contro la propria volontà abbia prodotto su Vittorini. Un uomo segnato a vita definitivamente.

    E allora, mi chiedo, cosa devo ancora fare per convincervi che è mille volte meglio un monoloculo in un quartiere di periferia a Milano, magari con vista su sottopassaggio che fa tanto underground, che un mese di vacanza in questa isoletta dimenticata persino dai terremoti tanto è vecchia e ancorata al globo terrestre?

    Come? Io? Perché non mi trasferisco? Bè, che discorsi, qualche anima audace dovrà pur restare per allertare i malcapitati che arrivano ignari della loro sorte. Anzi sentite, adesso devo proprio scappare che ho da accendere il falò in spiaggia per scoraggiare gli approdi notturni. Non sapete che tedio, tutto quel cielo e tutta quella sabbia, e tutta quella Via Lattea! Del resto, se è questo il sacrificio che mi si richiede per salvare i continentali da questa amarezza infinita, ebbene sia! Il mio martirio sarà alla fine servito a qualcosa.

    Vi chiedo solo una cortesia: fate che i miei sforzi non siano vani, statevene a casa. Qua è bruttissimo e noiosissimo. E poi ci sono troppe pecore.

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    Nut Meg said on Aug 22, 2012 | 18 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Letto da: Elisabetta

    Un lirico diario di viaggio. Dovessi, un giorno, visitare la Sardegna, questo libro non potrebbe certo mancare tra i miei bagagli.
    L'isola dei nuraghi e delle torri, dove tra paludi ed uliveti è l'acqua che detta l'umore del pos ...(continue)

    Letto da: Elisabetta

    Un lirico diario di viaggio. Dovessi, un giorno, visitare la Sardegna, questo libro non potrebbe certo mancare tra i miei bagagli.
    L'isola dei nuraghi e delle torri, dove tra paludi ed uliveti è l'acqua che detta l'umore del posto. Donne avvolte in scialli neri e gonne lunghissime che svoltano come volpi in fuga, schiamazzi di bimbi, galline che grattano il terriccio, cittadine irrealmente silenziose: li avvolge quella strana leggerezza d'andare che qui, dura, si respira. E' una Sardegna da favola, vissuta una volta in un solo tempo, e lì rimasta immutata.

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    Osteria said on Nov 6, 2010 | Add your feedback

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