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Sardinia blues

Di

Editore: Bompiani (Narratori italiani)

3.6
(798)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8845260003 | Isbn-13: 9788845260001 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Tratto da: http://www.nuraio.it/index.php

In questo libro ci sono nobildonne infedeli e ballerine lontane, canzoni rock e discoteche sul mare, trentenni laureati e pastori con la pistola, un testamento, un ospedale di Archway, un parrucchiere di Chelsea, un pollo salvavita, un ex-tossico, uno scrittore mancato, delle trasfusioni, un rambo di provincia, una greca pisciaferro, la regina del Montiferru e alcune altre cose

In una Sardegna che non è la Costa Smeralda delle feste in piscina e dei milionari russi e non è la Barbagia delle faide e dei sequestri, in una terra post-moderna e post-etnica, precaria e poetica, sotto il cielo di un'isola del sud si agita un trio di giovani innamorati del mondo e della vita. Tre alfieri del divertirsi con poco e del tirare avanti comunque, futuri registi di successo e attuali briganti di piccole brighe, tre pirati del campidano amanti di Andy Warhol e dei poeti rock, delle notti in bianco e dei romanzi americani, delle avventure vissute e del bisogno di sognarne sempre di nuove. È soprattutto il ritmo delle loro parole a trascinare il lettore lungo questo romanzo, l'incredibile ritmo delle loro voci sempre ironiche e profonde, concitate e musicali, ritmate e visionarie, tre potenti voci letterarie che attraversano e segnano Sardinia Blues, un romanzo che è come una corsa notturna, una potente, struggente ballata rock, un imprevedibile assolo jazz, un malinconico, sincopato, irresistibile blues elettrico.

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  • 4

    “Quello che ti do, stasera, è questa canzone, onesta e sincera”

    Come in quei canti tristi delle comunità di schiavi afroamericani, Flavio Soriga ci racconta di quei “diavoli blu” della Sardegna. E fa piazza pulita dei luoghi comuni relativi ad una terra che non è affatto selvaggia e affascinante, un’isola che non è solo folclore.


    “Che poi non è mic ...continua

    Come in quei canti tristi delle comunità di schiavi afroamericani, Flavio Soriga ci racconta di quei “diavoli blu” della Sardegna. E fa piazza pulita dei luoghi comuni relativi ad una terra che non è affatto selvaggia e affascinante, un’isola che non è solo folclore.

    “Che poi non è mica colpa loro, degli scrittori e dei registi che scrivono e raccontano di banditi e pastori e sequestri e faide e di un’isola feroce persa nel passato e nella violenza e nella brutalità, non è mica colpa loro, è l’Italia che vuole queste storie, è il mondo che ci vuole pensare ancora così, siamo noi che non sappiamo raccontare altro, io e te e Corda, tutti i trentenni sardi di Londra e Bologna, mica è colpa loro, di quegli scrittori e di quei registi, se i call-center non sono affascinanti.”

    E lo fa raccontando le avventure di tre amici, Davide Pani, Fabio Licheri e Andrea Corda, tre pirati che, nonostante tutto, cercano di vivere la vita con leggerezza.

    ”(…) e se anche finalmente a un certo punto dovessi riuscire a scrivere e pubblicare un grande libro e ad ottenere in questo modo un certo successo di critica e di pubblico, comunque, signori miei, sarei diventato al massimo uno scrittore di successo sardo, e allora la mia sorte sarebbe persino peggiore di quella attuale, perchè dovrei girare per i premi letterari italiani davanti a un pubblico triste come questo di stasera, dovrei parlare dei monti e dei banditi e dei formaggi e dei pastori e dei carabinieri e del velluto e dei gambali e delle tradizioni millenarie e della natura incontaminata e delle spiagge cristalline e della generosità e dell’accoglienza delle nostre genti e tutto questo ciarpame maledetto che ci assilla e ci soffoca da centocinquant’anni, dovrei fare il tour dei Circoli dei Sardi della penisola e andare ospite della televisione nazionale in programmi in cui sarei indicato allo stupito Paese come il pinguino ammaestrato, l’incredibile indigeno dell’isola di Sardegna che sa anche leggere e scrivere, l’ennesimo narratore di una terra inenarrabile, di un mondo arcaico e affascinante fuori dal mondo e dalla modernità, Dio mio –“

    E se, bene inteso, quella dei luoghi comuni è una storia che conosco, non posso farci niente se apprezzo sia Soriga che Fois, e se, quando mi chiedono quali scrittori preferisco, rispondo sempre che ho un debole per gli “scrittori sardi”. In fondo, non si parla di scrittori russi per definire i giganti?

    ha scritto il 

  • 1

    Confesso di aver interrotto la lettura per due motivi, ossìa la mancanza di attrattiva della trama (a me continuava a ricordare "Jolly Blu", il trashissimo film di Pezzali di secoli fa) e la mancanza totale di punteggiatura. Ho resistito per 50 pagine circa, poi ho desistito.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo stesso segreto...

    Che tra i 377 comuni della Sardegna ce ne fosse uno chiamato Villanova Truschedu, in tutta franchezza, io non lo sapevo! È stata una vera scoperta. Non di quelle che ti cambiano la vita, beninteso, ma comunque una scoperta, capace di prosciugare almeno di mezza goccia quello sconfinato mare magnu ...continua

    Che tra i 377 comuni della Sardegna ce ne fosse uno chiamato Villanova Truschedu, in tutta franchezza, io non lo sapevo! È stata una vera scoperta. Non di quelle che ti cambiano la vita, beninteso, ma comunque una scoperta, capace di prosciugare almeno di mezza goccia quello sconfinato mare magnum che è la mia ignoranza.
    Wikipedia ne conferma l’esistenza che ignoravo beatamente fino ad oggi: “Villanova Truschedu è un comune italiano di 321 abitanti della provincia di Oristano…” Benedetta sia l’Enciclopedia libera e on line per la sua opera meritoria di diffusione della conoscenza, direbbe forse la voce narrante di questo romanzo dallo stile originale e la trama coinvolgente.
    Quando leggo un libro di un autore sardo che racconta di altri sardi e della Sardegna, finisce sempre che imparo qualcosa di nuovo della mia isola, questa eterna e misteriosa sconosciuta ancora sotto tanti aspetti; oppure comincio a guardarla – e a riflettere su di essa – da angolazioni diverse dalle quali non avevo mai pensato di osservarla. Stavolta, oltre ad aver appreso dell’esistenza delle “quattro file di case cadenti” di Villanova Truschedu e della possibilità di accostare arditamente Cagliari e Sassari, le nostre piccole grandi città, a due metropoli d’oltreoceano, ho potuto vedere sotto una luce nuova la dimensione di una malattia che contraddistingue la storia genetica sarda: la talassemia. Non a caso, quest’ultima trova ampio spazio nelle pagine di “Sardinia Blues” ed è, come scrive l’autore nella sua nota conclusiva, “l’unica cosa vera di questo libro”. Sua, di Soriga, questa malattia, così come di chissà quanti sardi e “di migliaia di uomini e donne di tutto il mondo”.
    Non posso fare a meno di chiedermi ancora ogni tanto, visto il tipo di geni che so per certo circola all’interno del mio clan familiare, che vita avrei avuto se fosse toccata pure a me. La cosiddetta anemia mediterranea per me avrà sempre l’immagine di un ragazzo del mio paese che ne morì a circa vent’anni quando io era bambina; non lo conoscevo, se non di vista e di nome che ricordo ancora, così come non ne ho dimenticato il volto. “Poverino, è talassemico…”, diceva la gente con quella stessa pietà, a cui per lo più non importava nulla, che ho ritrovato in questa lettura. All’epoca le aspettative di vita per chi ne era affetto risultavano inferiori rispetto a quelle attuali.
    Flavio Soriga è stato bravissimo a raccontare la talassemia, attraverso luoghi, persone, percezioni, timori, sogni e speranze: dai reparti trasfusionali sardi e londinesi all’umanità variegata che passa là dentro, dalla condizione del “malato sano ma incurabile” a quella del sano razionale e paranoico, dalla normale quotidianità di chi vive la malattia alla impietosa compassione della gente che la intravede, distrattamente, solo dall’esterno.
    Eppure, nonostante tutto, le difficoltà e i sacrifici a cui ci si deve sottoporre in quella condizione, la vita può e deve apparire bella, “sempre e comunque, fino all’ultimo momento […], finché ci siamo, finché ci è concesso è bellissima”. Malgrado il sangue che fugge mutando continuamente per non essere più lo stesso e anche se l’orizzonte dell’esistenza rischia di coincidere soltanto con quello di una mattinata o di un qualsiasi altro fugace momento della giornata. È questa visione della vita che mi ha molto colpita e che ho apprezzato particolarmente: un messaggio positivo, ribadito con forza fino alle concitate battute finali, che forse è troppo spesso la maggiore linea di demarcazione, la più profonda differenza tra gli incurabili malati sani e gli ottusi sani razionali.
    In verità, non ci vorrebbe molto a cogliere e a condividere lo stesso segreto: “che tutto ci è dato per poco, che tutto ci è concesso in prestito, e per un tempo brevissimo, perché accumulare i patrimoni costa secoli di fatica e poi basta un figlio drogato a bruciare tutto, perché basta una trasfusione sbagliata e addio, e noi lo sappiamo, non è un grande segreto e dovrebbero saperlo tutti…”

    ha scritto il 

  • 5

    Sardinia...

    Decisamente una buona conferma dalla lettura di "Sardinia Blues" per Flavio Soriga, in una Sardegna dipinta con scenari post-da-tutto si svolgono le avventure di tre pirati legati tra loro dalle asperità della vita che in qualche modo li accomunano.
    Il ritmo della narrazione è incalzante, i ...continua

    Decisamente una buona conferma dalla lettura di "Sardinia Blues" per Flavio Soriga, in una Sardegna dipinta con scenari post-da-tutto si svolgono le avventure di tre pirati legati tra loro dalle asperità della vita che in qualche modo li accomunano.
    Il ritmo della narrazione è incalzante, i diversi piani con cui viene sviluppata la storia e il lungo periodare non creano disagio né confondono il lettore.
    Personaggi ben delineati, anche quelli di secondo piano e dialoghi molto reali, fanno in modo che la lettura non cali mai di interesse.
    Ne viene fuori il ritratto scomodo di una società artificiale e disaggregante, che in questo caso è dipinto in Sardegna, ma che calza bene anche a molte altre regioni d'italia, e non cambierebbe poi di molto...

    ha scritto il 

  • 5

    GENIALE.

    Bellissimo. Letto con la matita in mano a sottolineare passi, pensieri, canzoni, emozioni.
    A ritrovarmi e a perdermi in luoghi e sensazioni.

    “Minca se è un bel libro” come direbbe Dany.
    This must be true love.. in sottofondo

    ha scritto il 

  • 1

    Impossibile terminarlo

    Giunto neppure a metà della lettura, ho dovuto abbandonare questo romanzo allucinante. Soriga descrive una Sardegna inesistente, fasulla, in cui non mi ritrovo. Anche lo stile, completamente privo di virgole, appesantisce con periodi interminabili che non dànno riposo a mente e occhi. Forse sarò ...continua

    Giunto neppure a metà della lettura, ho dovuto abbandonare questo romanzo allucinante. Soriga descrive una Sardegna inesistente, fasulla, in cui non mi ritrovo. Anche lo stile, completamente privo di virgole, appesantisce con periodi interminabili che non dànno riposo a mente e occhi. Forse sarò troppo drastico ma credo questo che sarà il primo e ultimo libro che leggerò di tale autore.

    ha scritto il 

  • 4

    il romanzo del talassemico

    Tra un brano musicale pop e l'altro, uscito dalle casse del Peyote o di un'autoradio, la storia di Davide Pani, trentenne talassemico, intellettuale e 'pirata'. Una serie di piccole storie compongono questo piacevole e mailnconico blues sardo.

    ha scritto il 

  • 2

    Sputare sull'identità sarda per assumere pose da intellettuale apolide e anticonvenzionale

    La recensione è disponibile anche nel mio blog: http://angolodelciarpame.blogspot.it/2014/01/sardinia-b…
    Non mi è piaciuto, neanche un po'. A livello contenutistico, sono principalmente due le cose che non mi hanno convinto di questo romanzo: primo, non capisco che ...continua

    La recensione è disponibile anche nel mio blog: http://angolodelciarpame.blogspot.it/2014/01/sardinia-blues-di-flavio-soriga.html
    Non mi è piaciuto, neanche un po'. A livello contenutistico, sono principalmente due le cose che non mi hanno convinto di questo romanzo: primo, non capisco che bisogno ci sia di svilire la Sardegna e la sardità in generale solo per esaltare il mito culturale americano; per di più Soriga lo fa in maniera un pochino grossolana, limitandosi a sparare nel mucchio e a non indirizzare in maniera chiara e coerente quelle che sono le sue critiche al patrimonio socio-antropologico sardo. In pratica non fa che ripetere fino alla nausea che la Sardegna vive in una condizione di isolamento e marginalità, anche economica e sociale – ma va'? Si scopre l'acqua calda direi- e che sugli abitanti della terra in questione si coltivano tanti e troppi pregiudizi, e proprio in quest'ottica il racconto si sviluppa, a mio modesto modo di vedere, su queste due tematiche fondamentali: da un lato Soriga si dissocia da tutta la Sardegna in generale e ne prende sprezzantemente le distanze, incensando di lodi coloro i quali decidono di trasferirsi altrove per motivi di lavoro o studio – mica lo fanno per piacere, caro mio...- e si fa portavoce, in un modo sentenzioso e arrogante, delle ultime generazioni di giovani laureati cosmopoliti – ma quasi per caso- istruiti, moderni e intrepidi che non si accontentano dello squallore e della mediocrità della loro regione; non solo, ma pone continuamente e incessantemente l'accento sul fatto che i giovani sardi contemporanei non incarnano affatto lo stereotipo del pastore o del bandito rozzo, ignorante, brutto e puzzolente, ma che alla stregua dei veneti, dei lombardi, degli inglesi e degli spagnoli, anche loro inseguono la ricerca dello sballo, il culto del denaro e di uno stile di vita da rockstar, tra droghe, alcol e sesso, (quest'ultimo non narrato con criterio o investito di un qualche valore simbolico/metaforico, ma semplicemente sbattuto in faccia come fastidiosa “colonna sonora” del libro).
    Un ritratto che a mio parere non rende molta più giustizia di quello che Grazia Deledda, un'autrice parecchio bistrattata dall'autore per bocca di un suo personaggio, rendeva di quella Sardegna povera e arretrata a cavallo tra XIX e XX secolo.
    Quindi Soriga da un lato condanna e accusa, dall'altro cerca di sfatare determinati preconcetti, in maniera maldestra e poco credibile- per lo meno per me che sono sarda-.
    Un'altra cosa che mi ha dato troppo sui nervi è la concezione della donna che dimostra di possedere: che gli piacciano le anoressiche non mi interessa minimamente, ma che parli di ogni singolo personaggio femminile solo come un oggetto sessuale, effettivo o potenziale, francamente mi disgusta e mi avvilisce. La donna non è solo quello, e se al ruolo di amante occasionale avesse affiancato qualcos'altro e magari l'avesse piantata con tutte quelle descrizioni inutili su vestiti e colore del rossetto, forse sarebbe stato meglio. Che grande rispetto e che stima della dignità femminile – o degli altri pregi- deve avere questo tizio.
    I personaggi del resto sono tutti più che altro macchiette, soprattutto i suoi due amici, e quelli secondari comunque insulsi e quasi caricaturali. La trama scorre insignificante e scialba, non prende mai quota, non diverte, non coinvolge, non offre introspezione psicologica degna di questo nome né sentimenti veri, quello che io mi aspetto in un libro.
    Forse salvo i capitoli inerenti la malattia dell'autore, che almeno vertono su qualcosa di diverso all'interno del libro e non solo di strascichi languidamente malinconici di amori finiti o considerazioni arrapate.
    Alla fine non si distingue granché da centinai di altri libri imperniati su storie di ragazzi sbandati e svogliati cresciuti in sobborghi desolati, con uno stile che tenta di essere sincopato e originale e invece risulta solo indisponente per la sua mancanza di punteggiatura e complessiva mancanza di fascino.
    Leggendo titolo e primissime pagine avevo iniziato a credere che si trattasse di un'intrigante commistione tra vecchio e nuovo, tra la tradizione e l'apertura alla modernità e alla globalizzazione della Sardegna, che per il resto poteva pure rimanere relegata sullo sfondo, chiaro, ma questo invece si dimostrato solo un lungo sfogo, condito da esperienze e appunti di viaggio, di uno scrittore pedante e neanche troppo capace. Non dico che ogni sardo debba aggrapparsi a questa sua caratteristica intrinseca per mandare avanti i suoi romanzi, alla stregua di come non lo deve fare un irlandese o un basco o un catalano, però sputare veleno con tracotanza comunque non basta, e nemmeno citare Hemingway, Roth o Bukowski. Mediocre e pretenzioso.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lunga ballata blues, intrisa di amore per la Sardegna e per la vita. La trama non è particolarmente intrigante, ma la scrittura veloce e quasi caotica nella sua scarsissima punteggiatura rende agevole tuffarsi nelle riflessioni del protagonista, in bilico tra ironia, tragedia e realismo. Un b ...continua

    Una lunga ballata blues, intrisa di amore per la Sardegna e per la vita. La trama non è particolarmente intrigante, ma la scrittura veloce e quasi caotica nella sua scarsissima punteggiatura rende agevole tuffarsi nelle riflessioni del protagonista, in bilico tra ironia, tragedia e realismo. Un bella lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, mi è piaciuto molto, scritto bene con personaggi ben delineati, bello il rapporto del protagonista, Davide, con la madre. Un bel modo di trattare anche il rapporto con la malattia. Si intuisce, anche non sapendolo, che l'autore ha un'esperienza diretta con la malattia del protagonista. ...continua

    Bello, mi è piaciuto molto, scritto bene con personaggi ben delineati, bello il rapporto del protagonista, Davide, con la madre. Un bel modo di trattare anche il rapporto con la malattia. Si intuisce, anche non sapendolo, che l'autore ha un'esperienza diretta con la malattia del protagonista.

    ha scritto il 

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