Satelliti

Fotografie dagli estremi dell'ex Unione Sovietica

Di

Editore: Contrasto

4.5
(10)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri

Isbn-10: 8869650219 | Isbn-13: 9788869650215 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Paolo Saporetti

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Non-narrativa , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Satelliti è un viaggio attraverso stati non riconosciuti e regioni isolate dell’Europa orientale, dell’Asia centrale, del Caucaso e della Siberia.
Jonas Bendiksen, giovane fotografo olandese da poco entrato a far parte di Magnum Photos, ci conduce nelle realtà quasi sconosciute del Transdniester, dell’Abkhazia, del Nagorno- Karabakh, della Valle di Ferghana, della Regione Autonoma Ebraica, della zona di caduta delle astronavi vicino alla steppa del Kazakhstan e ci rivela come l’ultima pagina del crollo sovietico non sia stata ancora scritta.
Per decenni queste repubbliche periferiche sono state mantenute in orbita dall’immenso potere della capitale imperiale, Mosca e ora il passaggio a un nuovo assetto non è stato privo di difficoltà. In questi avamposti la fine della “Pax sovietica” ha dato alla gente la libertà di reinventarsi e di cominciare un nuovo futuro e ciò ha portato a risultati molto diversi. Alcuni hanno perso tutto durante sanguinose guerre civili mentre altri si ritrovano a far parte di minuscoli stati “paria” che rimangono quasi chiusi al mondo esterno. Questo libro è la storia di sei luoghi reali, che esistono sotto gli occhi del mondo ma che insieme rappresentano capitoli non ancora conclusi della storia sovietica.
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  • 5

    Un libro solo all'apparenza facile da leggere. E' un libro fotografico in cui di scritto c'è ben poco.
    Questo libro racconta di sei Stati poco conosciuti, ai margini della Russia, appunto "satelliti". ...continua

    Un libro solo all'apparenza facile da leggere. E' un libro fotografico in cui di scritto c'è ben poco.
    Questo libro racconta di sei Stati poco conosciuti, ai margini della Russia, appunto "satelliti".

    Le foto non sono presentazioni della parte scritta, al contrario qui la parte scritta è solo un suggerimento per poter cogliere i significati di quelle foto bellissime, foto che parlano più di un libro pieno di parole.
    L'ho letto, osservato e "vissuto" tutto d'un fiato oggi in biblioteca, ma so che è stata una scuola di vita.
    Stati che vogliono l'indipendenza e una volta ottenutala si accorgono di vivere peggio. Nel 1° di questi Stati mi ha colpito la Baba ottantenne rimasta l'unica del suo palazzo, senza acqua e senza elettricità, che "vive come un uomo primitivo, e l'acqua deve prenderla ogni giorno con un secchio e caricarsela per cinque piani di scale fin nel suo rifugio", e lei guardando fuori dalla finestra gli dice che ora c'è molta povertà, è tutto isolato, ci sono trentenni mutilati e conclude "Abbiamo voluto l'indipendenza, ma ne è valsa la pena?"
    Del 2° apprendiamo che era una delle località turistiche più belle ed ora sembra una landa desolata in cui per quanto possano ricostruire, le ferite lasciate dai razzi si continuano a vedere. E' uno Stato ferito nelle sue fondamenta, che crescerà già pieno di cicatrici.
    Nel 3° si parlava del fatto che lì erano quasi tutti musulmani eppure la religione di Maometto è considerata fuorilegge.
    Nel 4°, quello ebreo e di come la gente fosse unita per il funerale di uno dei pochi scrittori Yddish rimasti. L'autore avrebbe voluto scattare delle foto, ma erano in pochi per portare la bara, gli spiegarono che seviva un altro ebreo perché uomini ebrei adatti (per l'età) a portarla erano solo 3, capì che gli stavano chiedendo di aggiungersi agli altri. Non poté tirarsi indietro lui che è ebreo per metà. E qui dice: "Appesi la macchinetta fotografica dietro alla schiena e per la prima volta portai una bara, di un uomo di cui non sapevo neanche il nome completo."
    Il 5° in questo momento non mi sovviene, perché quello che mi ha colpito maggiormente è il 6°, in cui si parla dei razzi spaziali. Spiega che in altre parti del mondo li fanno cadere in mare, qui invece per tenere più nascosti gli esperimenti ricadono sulla terraferma, e in quelle zone la gente si ammala di più, mandrie intere di bovini e ovini muoiono intossicati a causa del carburante che è tossico. Molte persone però vedono questi razzi caduti dal cielo come una manna dal cielo, e in molti vanno a recuperare pezzi da rivendere per guadagnarci soldi.
    Diceva poi che uno dei pezzi è una sorta di tazza larga circa sessanta centimetri, e che uno di loro la prese, ci mise dentro dell'acqua e la utilizzò come pentola per cuocere della pasta. Non avendo altro accettò di mangiare ma non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine di quelle vacche.

    ha scritto il