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Satyricon

Di

Editore: BUR

4.0
(1927)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 202 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8858601513 | Isbn-13: 9788858601518 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andrea Aragosti ; Prefazione: Luca Canali

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Descrizione del libro
L'amore, l'erotismo, l'avventura, le risate, la perdita, il dolore: il Satyricon contiene tutti gli ingredienti che cerchiamo in un romanzo. E lo fa dalla distanza di circa duemila anni. Aprire il volume di Petronio è come entrare in una gelateria e affondare la mano nuda nella vaschetta del pistacchio. Salvo poi, con stupore e sospetto, accorgersi che la temperatura del gelato è bollente.
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  • 0

    Finalmente – è dai tempi del liceo che desideravo farlo – ho potuto leggere il SATYRICON di Petronio integralmente, sia pure nella forma frammentaria in cui ci è pervenuto – purtroppo...Ma come nota Luciano Canfora le opere latine e greche non sono nient'altro che le vestigia di un “intero infran ...continua

    Finalmente – è dai tempi del liceo che desideravo farlo – ho potuto leggere il SATYRICON di Petronio integralmente, sia pure nella forma frammentaria in cui ci è pervenuto – purtroppo...Ma come nota Luciano Canfora le opere latine e greche non sono nient'altro che le vestigia di un “intero infranto” che dobbiamo sforzarci ogni volta di ricostruire nella sua irragiungibile vastità.
    Le avventure che Encolpio, Ascilto e Gitone sperimentano, i personaggi più o meno raccomandabili che incontrano, la cena-spettacolo di Trimalchione cui partecipano, la vasta non gratuita oscenità di alcune situazioni assegnano l'opera al genere del romanzo picaresco. Tuttavia – ed è perciò che ci duole lo stato frammentario del testo – qui si offre una viva, icastica rappresentazione dell'età neroniana, di come la società romana avesse subito una profonda, irreversibile trasformazione. Icona dei nuovi costumi e dei nuovi valori è il liberto Trimalchione. Quest'ultimo, quasi ignaro dell'entità delle proprie ricchezze, è invece consapevole della libertà e della potenza che il danaro garantisce a chi lo possiede, anche a dispetto delle sue origini servili. Accadrà ancòra ed ancòra nei secoli successivi: basti pensare alla decadenza della nobiltà siciliana con la conseguente ascesa dei “massari”.
    Buona lettura!

    ha scritto il 

  • 4

    La satira, ai tempi di Roma

    Dunque: come si può deridere i costumi romani, specie nell'ambito sociale e sessuale, riuscendo, nel medesimo tempo anche a criticarli?
    Semplice: descrivendo le imprese picaresche di un gruppo di personaggi romani, inclini ai vizi della tavola, alla promiscuità sessuale (con maschi o con fe ...continua

    Dunque: come si può deridere i costumi romani, specie nell'ambito sociale e sessuale, riuscendo, nel medesimo tempo anche a criticarli?
    Semplice: descrivendo le imprese picaresche di un gruppo di personaggi romani, inclini ai vizi della tavola, alla promiscuità sessuale (con maschi o con femmine non fa differenza) e succubi delle credenze religiose più incomprensibili.
    La lettura è piacevole, in una prosa miscelata, spesso, con parti di poesia declamate da alcuni dei protagonisti.
    Molto carina la parte finale in cui il protagonista, non riuscendo a soddisfare una donna crotonese, fatto picchiare da questa, si affida ad una coppia di vecchie per guarire il suo strumento di piacere.

    ha scritto il 

  • 0

    Che pecca non poterci dire satirici.

    Da qualche parte c’è Petronio - il Petronio che conosco io non è il consigliere di Nerone: è il servitore del consigliere, gli prende il nome per dare un cappello in più alla sua opera giullaresca: “Chapeau!” – guancia nel palmo, gomito a fare perno, che si chiede: “Come lo finisco, il mio roman ...continua

    Da qualche parte c’è Petronio - il Petronio che conosco io non è il consigliere di Nerone: è il servitore del consigliere, gli prende il nome per dare un cappello in più alla sua opera giullaresca: “Chapeau!” – guancia nel palmo, gomito a fare perno, che si chiede: “Come lo finisco, il mio romanzo? E come lo inizio? Deciso questo, saprei pure come continuarlo. Altrimenti lo lascio così, magari tra qualche secolo cominceranno a credere che c’era un intero andato perduto a causa delle censure o del fatto che gli amanuensi, arrivati a determinati passi, avevano poi la mano troppo occupata per continuarne la copiatura… E non sospetteranno che la mia opera è proprio la somma sghemba dei suoi frammenti.”

    Non la metterei giù così dura da ridurla alla domanda: discendiamo dai Vangeli o dal Satyricon? Perché la risposta, italiana, è ahimè ovvia: non discendiamo né dagli uni né dagli altri, ma, per abbondante quieto-vivere, a domanda si risponde: dai Vangeli; perché, senza averli letti, dai Vangeli si-sa che a leggerli ci si salva dopo la morte, mentre del Satyricon, senza averlo letto, si-sente che è roba per gente perduta, e se lo si legge non si cambia poi idea di molto.

    Ho letto entrambi e maluccio, tra i dieci e i venti anni, e del Satyricon, per esempio, ne avevo un ricordo molto più confuso. Ora, grazie alla nuova traduzione a dargli compattezza e modernità, nel Satyricon – per le sue mutilazioni lo è ancor di più – riconosco un’opera che a pubblicarla, oggi di oggi e in tutti gli oggi del passato e del futuro, è coraggiosa e dissacrante e onesta come pochissime altre. Un’opera eccezionale. Che viene sempre rifiutata e che rientra sempre di straforo.

    I Vangeli invece sono il contrario: è un’opera normativa, conclamata; ma non se la fila nessuno e secondo me sono più i lettori del Satyricon che non lo dicono che, tra quelli che lo dicono, dei Vangeli – e a dirla tutta mi sa che sono di più quelli che leggono i Vangeli e non lo dicono che quelli che non li leggono e dicono di farlo, almeno tutte le domeniche (come se ascoltare qualcuno che ne legge brani a suo uso corrispondesse a aver letto e per intero e per conto proprio)!

    Leggendo della cena di Trimalcione ho cominciato a sospettare delle interpolazioni: questa non è letteratura, è critica politica dei costumi del potere dall’inchiostro ancora fresco!, insomma, è letteratura-letteratura.

    Senza esagerare però, come fanno certe interpretazioni di maniche larghissime: di “Satyricon” ce n’è troppo poco per dare un giudizio complessivo. La coppia Encolpio e Gitone resta ineguagliata, condivido, e nessun personaggio è riuscito a scalzare dall’immaginario il posto occupato da Trimalcione; la novella della matrona di Efeso e quella dell’efebo di Pergamo sono di una irriverenza caustica intatta, le situazioni proposte – entro i limiti abbozzati – originali dopo circa duemila anni, e almeno altri due personaggi hanno dei caratterini unici: Ascilto è – anche anatomicamente – ben stagliato, assieme al poetazzo Eumolpo il palpone, ma… MA COSA?

    C’è tanta di quell’umanità in ascolto e di simpatia verso le gesta e i gestacci umani nel Satyricon che è uno spreco, non organizzarne letture pubbliche. Non dico tutti i giorni. Magari solo qualche stralcio, la domenica. Fosse pure per variare un po’.

    ha scritto il 

  • 4

    “Utres inflati ambulamus” (“Camminiano come otri gonfiati”): la condizione umana nel “Satyricon” di Petronio

    “Non multum oportet consilio credere, quia suam habet fortuna rationem.”(“Mai fidarsi troppo di quel che si ha in animo di fare, perché la sorte ha una sua logica.”): così scrive l’enigmatico autore latino Petronio in un frammento del celebre romanzo “Satyricon” (PETRONIO, “Satiricon”, traduzione ...continua

    “Non multum oportet consilio credere, quia suam habet fortuna rationem.”(“Mai fidarsi troppo di quel che si ha in animo di fare, perché la sorte ha una sua logica.”): così scrive l’enigmatico autore latino Petronio in un frammento del celebre romanzo “Satyricon” (PETRONIO, “Satiricon”, traduzione, commento e note di Guido Reverdito, Garzanti, Milano 2012, pp. 134-135).
    Il testo, giunto non completo, ma mutilo dell’inizio e della fine, oltre che frammentario in molte parti, racconta le avventure “scandalose” e “pre-picaresche” del giovane studente Encolpio e dell’amante Gitone. Il tutto è raccontato in prima persona dal protagonista, colpito dalla terribile maledizione in seguito ad un furto sacrilego nel tempio di Priapo in una “Graeca urbs” difficilmente identificabile. Nel corso delle numerose avventure, i due ragazzi, accompagnati, prima, da Ascilto e, in seguito, dal sedicente poeta Eumolpo, sperimentano il degrado morale della società romana del primo secolo dopo Cristo in età neroniana. Tra prostitute, ladri, liberti arricchiti come Trimalchione (PETRONIO, op. cit. 2012, pp. 34-127), mercanti, matrone passionali come Circe (PETRONIO, op. cit. 2012, pp. 232-245), la civiltà latina ci appare crogiolo d’innumerevoli vizi. I personaggi principali stessi vivono di espedienti in nome d’un piacere concretissimo.
    Gli studiosi, nel tempo, hanno messo in risalto i problemi sia riguardanti l’identità dell’autore, forse identificabile, seguendo la testimonianza della storico latino Tacito, con un “Petronius arbiter elegantiae” vicino a Nerone, sia la complessità dell’opera. In particolare, gli storici hanno spesso sottolineato l’obiettività realistica e il taglio cronachistico della narrazione.
    L’opera, però, dopo la lettura, “scandalizza” davvero noi lettori moderni? O lo “scandalo” serve per denunciare pessimisticamente l’inarrestabile decadenza etica? Lo scritto non potrebbe, allora, divenire atto “politico” d’accusa nei confronti del potere neroniano folle e corrotto, con spunti, purtroppo, validi anche nell’epoca odierna?
    Leggendo, infatti, le varie sezioni rimaste, il giudizio, forse, potrebbe essere modificato. Le critiche del retore Agammenone nei confronti della scuola del periodo, ad esempio, incapace di formare individui responsabili, i giudizi negativi verso genitori “iperprotettivi” e ambiziosi (PETRONIO, op. cit. 2012, pp. 2-5), l’opinione comune sulla cultura considerata un “nulla” (PETRONIO, op. cit. 2012, pp. 135-137), l’esaltazione dei nuovi ricchi ignoranti come gli amici del liberto Trimalchione (PETRONIO, op. cit. 2012, pp. 34-127) sono soltanto alcuni dei interessanti aspetti del testo “profeticamente” attuali.
    Il volume, dunque, risulta, anche grazie ad un latino vario, mescolanza di linguaggio colto e popolare, grande conoscenza poetica ed intento parodistico, uno dei affascinanti “misteri” irrisolti della letteratura latina.

    Per saperne di più
    •PETRONIO, “Satiricon”, traduzione, commento e note di Guido Reverdito, Garzanti, Milano 2012.

    ha scritto il 

  • 0

    Imbarchiamoci nella lettura di un Satyricon ‘rivitalizzato’ (di Paolo Lago)

    Il grande potere di una buona traduzione è ricreare il mondo che sta dentro alla lingua, quel mondo che Walter Benjamin ha chiamato “senso”

    LEGGI SU www.ilpickwick.it:
    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/583… ...continua

    Il grande potere di una buona traduzione è ricreare il mondo che sta dentro alla lingua, quel mondo che Walter Benjamin ha chiamato “senso”

    LEGGI SU www.ilpickwick.it:
    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/583-imbarchiamoci-nella-lettura-di-un-satyricon-%E2%80%98rivitalizzato%E2%80%99

    ha scritto il 

  • 4

    Non vado matta per la letteratura latina.. Ma con il Satyricon devo ricredermi: è uno spruzzo di ironia e satira (dal titolo..) forte e sprezzante verso la classe dirigente romana. Ottimo.

    ha scritto il 

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