Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Saul

Di

Editore: Albrighi, Segati & C.

3.4
(249)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 126 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Prefazione: Francesco Trevisan

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Saul?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Al Lettore

Questa edizione si presenta, nonché ricorretta, notevolmente accresciuta. Giacché, oltre alle notizie intorno all'Alfieri e alla sua Tragedia e varie osservazioni di lingua e d'arte, furono aggiunte alcune preziose considerazioni critiche ed estetiche del Bonazzi, del Panzacchi, dello Zumbini e d'altri.
Anche gli Editori, i signori Albrighi, Segati & C., ebbero particolar cura affinché la ristampa, per nitidezza di tipi e qualità di carta, riuscisse comoda ed elegante; sicché non sarà presunzione lo sperare che essa possa tornare utile e gradita, non pure alle scuole, per le quali fu principalmente fatta, ma anche ad ogni studiosa persona.
Non posso non finire senza ringraziare cordialmente l'amico mio dolcissimo, Dr. Augusto Serena, professore di lettere italiane nel R. Liceo Canova di Treviso, per gli assennati e geniali suggerimenti, onde m'ha giovato, come in altri, anche in questo modesto lavoro.

20 Agosto 1900

F. Trevisan

Ordina per
  • 4

    Ho affrontato questo libro come una sfida, i versi mi son sempre stati ostici. Eppure la qualità del testo merita il supplemento di concentrazione che la poesia richiede e alla fine sono rimasto molto soddisfatto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Saul è un personaggio affascinante, ed io stimo Alfieri, sinceramente, nonostante il suo linguaggio astruso. Interessante, dunque, ma non per tutti, nonostante le note.
    Anzi, trovo che se fosse scritto in prosa sarebbe stato un bel romanzo epico - amore,guerra,morte.
    Voglio dir ...continua

    Saul è un personaggio affascinante, ed io stimo Alfieri, sinceramente, nonostante il suo linguaggio astruso. Interessante, dunque, ma non per tutti, nonostante le note.
    Anzi, trovo che se fosse scritto in prosa sarebbe stato un bel romanzo epico - amore,guerra,morte.
    Voglio dire, lo so che si tratta di avvenimenti biblici, uno su tutti il re David - David che combatté contro Golia - pronto a difendere la sua patria, protetto ed eletto da Dio, e poi Saul, il re suo precedessore - anche lui unto dal Signore -, che lo odia e lo emargina, nonostante sia l'amore di Micol, sua figlia e amico di Gionata, suo figlio prediletto, che naturalmente sono combattuti tra una parte e l'altra, piangendo e disperando l'una, e parteggiando segretamente per l'amico l'altro, mentre papà, furibondo, dà in escandescenza, delirando, prendendo iniziative sbagliate etc; vince Saul,facendone passare di tutti i colori al povero David, che subirà perché è buono, andandosene perfino a trovar rifugio nelle terre dei filistei,e quindi accusato di tradimento, etc.
    Bel casino.
    Ma forse sto facendo solo confusione.
    La tragedia è di per sé molto lineare.
    Come la mettiamo con i personaggi biblici? Niente, per me sono leggende.
    Cambiando nomi non sarebbe un romanzo epico? Io l'ho detto.
    Voglio dire, per carità, la storia può avere anche un fondo di verità, ma per me è fantasia.
    Alfieri se ne intendeva di tragedie,Antonio e Cleopatra, Antigone,Maria Stuarda. Nei suoi drammi teatrali c'è sempre il rapporto libertà-potere,l'affermazione dell'individuo sulla tirannia.
    Alfieri si sofferma sui sentimenti più intimi, sulla società. Oddio, non che i temi siano nuovi, però ogni autore li tratta in maniera diversa...
    Saul è un personaggio davvero interessante,diverso dagli altri.
    Glorioso re predestinato, viene surclassato dal pischello coraggioso, che in realtà è un pastore e suonatore d'arpa,David: giovane, prediletto e prescelto Dio, buono, scaltro, coraggioso, puro, che sopraggiunge proprio quando Saul è in declino,vecchio, proprio il suo opposto insomma. Saul è addiruttura condannato da Dio, gli viene revocata l'unzione sacerdotale, agisce in maniera dissoluta, non riesce ad accettare colui che considera suo rivale - mai-, il suo orgoglio lo acceca, lui è il re, non ci sono altri. E allora fa di tutto per liberarsi di David,lo perseguita, non badando neanche più alle sorti del suo popolo, che nel frattempo sta per soccombere nella guerra contro i filistei, è sconvolto dall'ira.
    Saul era un buon re, proprio come lo sarà David, ma non riesce a tener fuori il suo odio, preferisce aggredire il ragazzo, proteggere la sua posizione, e così si allontana dalla virtù, nonostante veda bene l'imminienza dell'attacco dei Filistei - anche sognato - perde la testa, non può accettare che David sia l'eroe impavido che salva la città, che non sia lui a farlo,anche se poi in guerra gli affida addirittura il suo esercito: cosa che dura veramente poco, dato che come al solito non resiste all'odio che prova nei suoi confronti,e sì, lo vuole di nuovo morto.
    Insomma, proprio un personaggio travagliato. Che succederà, dunque?

    Saul porterà tutti verso la morte,e...lui stesso si suiciderà.
    Pesante, come finale. Questa è la storia del re d'Israele - che di per sé non ha nulla di negativo -, ma che si mette contro la famiglia, contro il suo popolo, contro i sacerdoti,contro Dio stesso, addirittura,perdendo se stesso...fino a ritrovarsi nel momento della morte.
    La bellezza di certi passaggi è innegabile,nonostante siano "poco scorrevoli".
    Purtroppo e per fortuna la bellezza di questo dramma teatrale risiede proprio nel linguaggio, ma poco ci possiamo fare, se non farci guidare pazientemente dalle note e goderne.

    ha scritto il 

  • 3

    Alfieri elogia ed ammira il suo stesso Saul, ed io gli rispondo che a me, sinceramente, non pare chissà quale personaggione. Interessante, sì, ma vuoi mettere Shakespeare, ad esempio.
    Anzi, a dir la verità trovo che tutti quanti appartengano ad una sorta di stereotipo - posso escludere il s ...continua

    Alfieri elogia ed ammira il suo stesso Saul, ed io gli rispondo che a me, sinceramente, non pare chissà quale personaggione. Interessante, sì, ma vuoi mettere Shakespeare, ad esempio.
    Anzi, a dir la verità trovo che tutti quanti appartengano ad una sorta di stereotipo - posso escludere il suo protagonista, sì, non è un personaggione ma una sua distinzione ce l'ha.
    Voglio dire, metti un assalto imminente, metti il prode cavaliere - David - pronto a difendere la sua patria, ma naturalmente essendo un buon samaritano ed essendo il cocco di Dio, Saul, il re - che non ha la coscienza a posto -, lo odia e lo emargina, e allora ecco la poverina della situazione, figlia di Saul e moglie di David, Micol, che naturalmente passa il suo tempo a piangere e disperare dell'assenza del suo caro maritino, trasuda necessità di compassione da tutti i pori, e papà, papà, non vedi le mie lacrime, oh, no, papà, ti prego etc; e poi c'è quello subdolo che cerca di convincere ancora di più Saul che David è 'na bestia da allontanare, e poi c'è l'altro figlio Gionata, che dirà in tutto quattro o cinque battute, e naturalmente anche lui un bravo figliolo, ma segretamente spera per David, etc.
    Nel senso.
    Forse non mi sto esprimendo bene.
    Tutti corrispondono esattamente in ogni loro reazione al personaggio che già ci si aspetta da loro.
    Come dev'essere una giovane regina senza più consorte? Piangente e tenera, per forza.
    Come dev'essere l'ingiustamente vittima della situazione? Un angelo.
    Voglio dire, per carità, ma mi può anche fare il salice piangente Micol, però io voglio dire, perché dev'essere tutto così lineare.
    Shakespeare se ne intendeva di sfacettature, Shakespeare..eh, non c'è storia. Nei suoi drammi teatrali non c'era solo il personaggio nel ruolo che rivestiva ad una prima occhiata, c'erano scavi e scavi e scavi.
    Alfieri smuove un po' di terra e basta, non è che ci siano grandi lavori. Per carità, quella poca terra con cui lavora è resa bene, però..
    Saul nel suo piccolo è interessante, non a caso l'ho escluso da tutti gli altri che ritengo stereotipi.
    Saul era un tiranno glorioso ai tempi, si suppone, ma adesso è arrivata la generazione a venire, è arrivato David: giovane, pieno del favore di Dio, in modo quasi sfacciato, così capace di conformarsi al bene, così puro e libero da qualsiasi torbidezza interiore, a differenza di Saul, ormai sfumato nella sua gloria passata, ormai debole, quasi l'opposto del suo oggetto d'odio. Saul si sente condannato da Dio, sente di essere guidato dalla sua ira, potrebbe salvarsi, riconciliarsi con il futuro - David -, ma il suo orgoglio è più forte, la sua smania di controllo, di superiorità di fatto grazie alla posizione che ricopre. E allora non gli resta che puntare il dito, quasi fosse David l'evidente colpevole, e non semplicemente lui stesso, è più facile così, è più facile guardare gli altri.
    Saul vorrebbe essere il Bene, come lo è David, ma non ci riesce, preferisce attaccare, guerreggiare per un istinto naturale, e così anche disprezzare e allontanare David, nonostante veda bene l'evidenza del fatto che se i Filistei - i nemici del famoso assalto imminente - arrivassero entro pochi minuti, colui che potrebbe portare in salvo la città non è l'imperioso Saul, ma il prode cavaliere David, e quindi si rivelerebbe per ciò che è: una figura ormai spirata nel suo potere, passata, sì, misera e di certo non lodabile.
    Insomma, non si può certo incolparlo di non avere un certo spessore come figura. E tutti gli altri, però?

    Ma in realtà ciò che mi vien da dire ancora prima dei personaggi così conformi all'idea prefissa che si ha di loro, è...lo stile.
    Oddio che roba pesante, il libro è di cento pagine circa ed io mi sento come se ne avessi lette almeno il doppio. Tralasciando naturalmente il linguaggio settecentesco e quindi le continue necessità di chiarimenti di alcuni termini e quindi l'utilizzo di note - che di per sé non ha nulla di negativo -, ma anche gli stessi versi, sono pesanti, pesanti da leggere, non scorrono affatto, anzi, restano sullo stomaco tanto sono..eccessivi.
    Non nego la bellezza di certe battute, però "e che diavolo".
    Non riesco a scorgere l'intrinseca bellezza di questo dramma teatrale per andare oltre a tutto ciò, ma che ci devo fare, vuol dire che ricorrerò al solito de gustibus.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura obbligata per scuola (il che, però, non influenza il mio giudizio). E madonna, che pesante. Non tanto solo sul piano linguistico, pieno di costruzioni alla greca e alla latina, ma anche a livello metrico: penso di non aver mai letto endecasillabi così zoppicanti, pieni di dieresi, di cate ...continua

    Lettura obbligata per scuola (il che, però, non influenza il mio giudizio). E madonna, che pesante. Non tanto solo sul piano linguistico, pieno di costruzioni alla greca e alla latina, ma anche a livello metrico: penso di non aver mai letto endecasillabi così zoppicanti, pieni di dieresi, di catene improponibili di sinalefe, di enjambement e qualunque altra figura metrica porti alla pesantezza quando usata in esagerazione.
    Tre stelle che stanno a significare non "così così", ma "boh", visto che la tragedia in sé non è nemmeno malaccio. Di sicuro non la considererei un capolavoro, comunque.

    ha scritto il 

  • 4

    Due note in merito:


    1) il quinto atto è semplicemente sublime. Gli atti precedenti risultano un po' ferraginosi, di una poesia poco comunicativa. Nell'ultimo atto, però, Alfieri dà il meglio di sè,raggiungendo picchi di altissima poesia.


    2) il personaggio di Micol. La giovane mogli ...continua

    Due note in merito:

    1) il quinto atto è semplicemente sublime. Gli atti precedenti risultano un po' ferraginosi, di una poesia poco comunicativa. Nell'ultimo atto, però, Alfieri dà il meglio di sè,raggiungendo picchi di altissima poesia.

    2) il personaggio di Micol. La giovane moglie di David e figlia di Saul è di una dolcezza infinita ed è l'unica che, effettivamente, perde tutto: il padre, i fratelli, la speranza di un matrimonio sereno. E' lei la figura realmente tragica del "Saul". Memorabile la sua ultima battuta prima dell'uscita di scena: "Padre...e per sempre?...". Semplicemente sublime.

    ha scritto il 

  • 5

    A rischio di essere ritenuto banale, non credo esistano parole per ingabbiare un capolavoro del genere. Il Saul (proiezione psicologica delle ansie di grandezza dell'Alfieri) non è né più né meno che il ritratto dell'uomo-tiranno che tenta di oltre-passare se stesso (ché forse prefiguri la venuta ...continua

    A rischio di essere ritenuto banale, non credo esistano parole per ingabbiare un capolavoro del genere. Il Saul (proiezione psicologica delle ansie di grandezza dell'Alfieri) non è né più né meno che il ritratto dell'uomo-tiranno che tenta di oltre-passare se stesso (ché forse prefiguri la venuta dell'Ubermensch?)e il cui unico ostacolo è proprio (paradassolamente) la natura stessa dell'eroe: le gesta mortali trovano compimento solo nel tempo, sono possibili solo NEl tempo, Ma ciò è anche la causa del degrado e del progressivo affievolimento delle forze vitali del "vecchio cadente Sol".

    ha scritto il