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Scale di fuoco

Di

Editore: Fazi

3.4
(32)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8881128799 | Isbn-13: 9788881128792 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Nella pittoresca giungla di artisti della Montparnasse anni Trenta, Lillian e Jay si incontrano e intessono una tormentata storia d'amore. Jay, pittore versatile e irriverente, rappresenta per Lillian la liberazione dai pregiudizi e dalle convenzioni borghesi di cui è prigioniera, ma la sua presa di coscienza assomiglia più a un'educazione artistica che sentimentale. Le innumerevoli avventure erotiche in cui Jay - ispirato allo scrittore Henry Miller - si perde, l'entrata in scena dell'enigmatica ballerina Djuna, della fascinosa Helen e dell'incantevole Sabina, costringono Lillian a confrontarsi con l'immagine riflessa di altre donne e a scoprire dentro di sé forme d'amore fino a quel momento inespresse. In un caleidoscopico alternarsi di emozioni, i personaggi e le situazioni si scompongono e si ricompongono creando ogni volta nuovi scenari, come nell'ultima sfida dove il Giocatore di Scacchi tenta di trasformare un party troppo convenzionale in un intreccio magico e surreale di seduzioni, incontri e confessioni.
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  • 3

    "Com'è profondo il mare" di Anais Nin....

    La validità di uno stile di vita ha la sua controprova dal modo con cui dialoga con la sofferenza. E in Anais Nin, che spesso ce la dimentichiamo, lo scrivere diviene in qualche modo elemento di risca ...continua

    La validità di uno stile di vita ha la sua controprova dal modo con cui dialoga con la sofferenza. E in Anais Nin, che spesso ce la dimentichiamo, lo scrivere diviene in qualche modo elemento di riscatto o ,posso immaginare, di chiarezza interiore dopo una sbornia durata anni. Ecco perché, nonostante essa non si risparmia e non ci risparmia nulla, nella sua scrittura si percepisce una trasfigurazione del dolore che non chiamerei accettazione ma, finalmente, consapevolezza di sé, di ciò che si è oggi rispetto a ieri. Non c'è niente di salvifico in questo, e Nin lo sottolinea chiaramente con il suo stile. Da quel piacere di curve corpi e risvegli, a quello scritto sullo specchio col rossetto, come unghie che stridono con smalto nero o rosso, su superfici levigate. Questa secondo me è lei o meglio, sono immagini che, con la magia della narrazione, divengono anche elemento di riscatto, di sguardo finalmente consapevole e lucido su ciò che è accaduto. Pubblicato negli anni '40, “Scale di fuoco” diverrà in seguito la prima parte di quel romanzo-fiume che complessivamente prenderà il titolo di “Cities of interior”, ma quel che mi fa riflettere, dopo “Il delta di venere” e “La casa dell'incesto”, letti molti anni fa, è la capacità introspettiva della scrittrice e questa sua prima introduzione del romanzo che la distanzia, a parer mio, dal romanzo erotico in genere: Anais Nin quindi, definì questo romanzo l'inizio “di una storia sull'evoluzione della donna”...il “tornare alle origini della confusione, ossia al grande sforzo della donna per comprendere la propria natura(...)La donna in lotta con se stessa non è ancora stata posta in relazione con l'uomo, solo col bambino che è nell'uomo, essendo ritenuta all'altezza della sola esperienza materna(...)Gli specchi in giardino sono le superfici in cui le donne devono guardare prima di procedere oltre. Questa è solo la storia dell'opposizione tra specchi e natura, e negli specchi è contenuta la sola realtà che la donna osi guardare(...)la donna fino a quel momento incompleta”...un' introduzione che andrebbe letta nella sua interezza, e poi riletta per entrarci meglio...ma già così, sembra avere la potenza o la capacità, di dare ad ognuno quello che percepisce . Ecco quindi che le quattro donne rappresentate in queste "scale ardenti", sono il prologo di quel roman-fleuve che rifiuta, nella sua complessità, le banali conclusioni delle sue opere, come rappresentazioni della nevrosi femminile o tanto meno, di studi o pseudo-studi psicanalitici...la sua “algebra delle emozioni” ancora negli anni '50 e perché no, ancor oggi, rimane quel fondale oceanico di cui così poco sappiamo. Dipende da come ci si muove lì sotto, dalla visibilità che noi stessi, muovendoci senza fretta, riusciamo a mantenere...vi è infatti in questo libro e negli altri di Anais Nin, qualcosa di sottovalutato da sempre e di chiacchierato senza saper bene cosa dire man mano che lei, anche per contratti penalizzanti con le case editrici, pubblicava: “Vicenda un po' confusa”, “soap opera surrealistica”, “opera ricca di fascino ma dispersiva”....E' complicato infatti, immaginare che un uomo della classe media americana anni'50, potesse andar oltre a queste cazzate di commenti, ed è ancor più complicato, ma facilmente dimostrabile, come sia impossibile che un uomo riesca a pubblicare letteratura erotica al pari livello di una donna. O solamente ad avvicinarsi, al talento privo di vanità o all'assenza di pudore ma anche di volgarità. Il sentimento erotico senza goliardia e senza eccessi fine a se stessi, sono quell'universo marino, quel fondale tra inconscio e sincere emozioni che Miller, tanto per rimanere in famiglia, mai è riuscito ad avvicinare. Eppure su “Scale di fuoco” si fa l'amore, si scopa, addirittura si va oltre ai limiti della passione. Ma è un altra cosa, anche se catalogata in ogni modo, questa autrice si mette in gioco e lo fa senza veli (minimo), ma riesce a fondere insieme metalli che solo lei, solo una donna, lo può fare. Ecco perché nella storia così tante streghe al rogo, e stregoni, come si dice da queste parti, “mai querti” mai visti, ignorati, incapaci di farsi notare, e in questo caso, almeno per una volta, al confronto con l'altro sesso, inferiori.

    ha scritto il 

  • 4

    Una vera goduria i fini ritratti psicologici dei tanti personaggi, molti dei quali sono delle meteore ma, seppur "marginali" non risultano "minori".
    Tanti ritratti (ma non tutti) che, come i puntini d ...continua

    Una vera goduria i fini ritratti psicologici dei tanti personaggi, molti dei quali sono delle meteore ma, seppur "marginali" non risultano "minori".
    Tanti ritratti (ma non tutti) che, come i puntini di un quadro impressionista, se osservati dalla giusta distanza ci mostrano un unico volto: quello di un'Anais Nin dalla personalità multisfaccettata.
    Suggestivo il surreale party conclusivo, al quale mi sembra d'aver realmente partecipato. Eccomi lì, seduta in un angolo che offra un'ampia visuale.
    Ho molto apprezzato la prosa, come dire?, asciutta e sintetica: ciò che qui si risolve (forse non è il verbo adatto da usare!) in circa 150 pg. avrebbe richiesto più del doppio dello spazio se fosse nato dalla penna di tanti altri autori.

    ha scritto il 

  • 2

    "Quando attaccava dei bottoni sui vestiti di Jay, Lillian insieme ai bottoni cuciva i frammenti sparsi e incoerenti delle idee di lui, delle sue invenzioni, dei suoi sogni incompiuti. Lei non faceva c ...continua

    "Quando attaccava dei bottoni sui vestiti di Jay, Lillian insieme ai bottoni cuciva i frammenti sparsi e incoerenti delle idee di lui, delle sue invenzioni, dei suoi sogni incompiuti. Lei non faceva che tessere, cucire e rammendare perchè dentro di lui non c'era il filo della connessione, nessuna conoscenza in materia di rammendo, nè una trama di continuità o riparazione. Se Jay si lasciava scappare una parola avvelenata come la freccia di un primitivo, non cercava mai l'antidoto per rimediare, non teneva mai conto delle conseguenze fatali dei suoi atti."

    "Lillian attaccava un bottone e intanto rimetteva insieme i brandelli delle sue ostinazioni; ne attaccava un altro e cuciva le sue parole, sempre troppo slegate; intesseva i loro giorni insieme per farne una tappezzeria; le loro parole insieme, i loro vissuti insieme, che lui disperdeva e dilaniava."

    ha scritto il 

  • 3

    "Lillian attaccava un bottone e intanto rimetteva insieme i brandelli delle sue ostinazioni; ne attaccava un altro e cuciva le sue parole, sempre troppo slegate; intesseva i loro giorni insieme per f ...continua

    "Lillian attaccava un bottone e intanto rimetteva insieme i brandelli delle sue ostinazioni; ne attaccava un altro e cuciva le sue parole, sempre troppo slegate; intesseva i loro giorni insieme per farne una tappezzeria; le loro parole insieme, i loro vissuti insieme, che lui disperdeva e dilaniava"

    "Lillian era rimasta in attesa con la sensazione di avere un enorme buco al posto del cuore; nulla che si potesse chiamare cuore o sangue pulsante, ma un foro da cui passava l'aria, aperto da una grossa pallottola sparata con mira infallibile"

    ha scritto il