Schateiland

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4.0
(7028)

Language: Nederlands | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Spanish , Chi simplified , German , Catalan , Italian , French , Czech , Portuguese , Swedish , Basque , Greek , Japanese , Korean , Hungarian , Polish , Romanian

Isbn-10: 9022816214 | Isbn-13: 9789022816219 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure , Travel

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Book Description
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  • 4

    Un romanzo adulto, averlo potuto leggere da piccola!

    Mi sarebbe piaciuto molto averlo potuto leggere da bambina.
    Anche se prendeste in mano questa avventura marinaia da grandicelli, come me, non ne potreste rimanerne delusi.
    Stevenson tiene il lettore v ...doorgaan

    Mi sarebbe piaciuto molto averlo potuto leggere da bambina.
    Anche se prendeste in mano questa avventura marinaia da grandicelli, come me, non ne potreste rimanerne delusi.
    Stevenson tiene il lettore vigile con colpi di scena e capovolgimenti improvvisi delle vicende.
    Viene spesso annoverato come uno scrittore di libri di formazione, per adolescenti-bambini, mentre per i temi che tratta e per i personaggi che riesce così bene a caratterizzare si intuisce quanto questo sia un romanzo adulto.

    gezegd op 

  • 5

    Se i libri d'avventura fossero una religione Stevenson sarebbe uno dei suoi più grandi profeti e l'uomo devoto, al principio di ogni estate, leggerebbe «L'isola del tesoro» in cerca di conforto e ispi ...doorgaan

    Se i libri d'avventura fossero una religione Stevenson sarebbe uno dei suoi più grandi profeti e l'uomo devoto, al principio di ogni estate, leggerebbe «L'isola del tesoro» in cerca di conforto e ispirazione.
    Forse un giorno sarà così, io intanto mi porto avanti sulla via della santità.

    gezegd op 

  • 4

    Pezzi da otto! Pezzi da otto!

    Eccomi qui a commentare uno tra i romanzi che hanno e stanno ancora influenzando il mondo della letteratura e non solo, anche la cinematografia ecc... Quindi in un modo o nell'altro tutti appena senti ...doorgaan

    Eccomi qui a commentare uno tra i romanzi che hanno e stanno ancora influenzando il mondo della letteratura e non solo, anche la cinematografia ecc... Quindi in un modo o nell'altro tutti appena sentiamo: "L'isola del tesoro", sappiamo, almeno per sommi capi, di che cosa si tratta. Erano anni e anni che mi ripromettevo sempre di leggerlo, ma per un motivo o un altro avevo sempre rinviato, adesso il momento è arrivato e l'ho letto e devo dire che, anche conoscendo abbastanza bene la storia, mi ha coinvolto abbastanza. Soprattutto per merito dell'edizione, questa de "I classici del battello a vapore", arricchita con ottime e bellissime illustrazioni e con didascalie interessanti, che mi hanno accompagnato per l'intera lettura, chiarendomi il mondo piratesco e marinaresco del XVII e XVIII secolo.
    Infine, come conclusione del libro, io concordo con una frase dello stesso Stevenson:
    "Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti."

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  • 5

    Pezzi da otto!... Pezzi da otto!...

    Tempo fa tornai ad accostarmi ad uno degli eroi della mia infanzia, il Kim di Kipling; ora ho riscoperto un’altra delle pietre miliari fra le mie storie fanciullesche preferite, L’Isola del Tesoro, do ...doorgaan

    Tempo fa tornai ad accostarmi ad uno degli eroi della mia infanzia, il Kim di Kipling; ora ho riscoperto un’altra delle pietre miliari fra le mie storie fanciullesche preferite, L’Isola del Tesoro, dopo che, mesi or sono, ne trovai una copia di seconda mano dell’edizione della “Biblioteca Adelphi” ormai esauritissima, con traduzione e postfazione di Lodovico Terzi, glossarietto marinaresco e deliziose illustrazioni d’epoca. Premetto subito che non sono d’accordo con la scelta di Terzi, sulle orme di Piero Jahier, di dare, nella versione italiana, l’abusivo titolo di conte a Trelawney, anche se in effetti il numero piccolissimo dei nobili titolati e quello enorme di gentiluomini non titolati in Inghilterra rendono vicino socialmente uno squire di campagna come Trelawney a un conte italiano: ma queste sono soltanto mie paturnie araldiche; e il traduttore merita anche un premio per avere riesumato, a rendere il cutlass dei pirati anglofoni, la squarcina delle antiche fanterie nostrane. Per il resto, la lettura è stata godibilissima: qui sì che si respirano il mare, l’avventura, la schiettezza d’una piccola società tutta virile! A dar impressione di rude vastità è già sufficiente il lessico navale, sebbene Stevenson ne faccia un uso parco e sobrio a confronto, per esempio, d’un suo virtuoso come Conrad; e in effetti, dopo averli letti una volta da bambino, certi ordini ti rimangono dentro a mo’ d’icone linguistiche dell’avventura: “Barra a dritta!... Adesso, marinaio, orza alla banda!...”: e a ripeterli risenti ancora un po’ di salmastro e di sole a picco e di fasciame che cigola e di vele che schioccano e di vegetazione tropicale verdissima e minacciosa come li sognavi a dieci anni. Letto però da adulti il romanzo cela sorprese linguistiche ancora diverse. L’autore ha caratterizzato a meraviglia i personaggi attraverso il dialogo: quasi grado zero dell’espressione è il gorgoglio franto e brutale dei bucanieri, con cui fa contrasto l’idioma dei gentiluomini: atticismo fresco e signorile, ma screziato d’eccentricità gentilesche in Trelawney, nitore illuministico soffuso di eleganza settecentesca nel dottor Livesey, sobrietà militaresca illuminata da una profonda dirittura morale nel capitano Smollett; a il piccolo Jim in questo Bildungsroman aereo e spazioso sembra quasi beneficiarne man mano che procede la storia. E poi c’è l’unicum linguistico che oppone all’asciuttezza formale tutta britannica dei signori e alla penuria volgare dei pirati una scioltezza fluviale, ondivaga e cangiante a guisa di specchio dell’indefinibile, sfuggente ed enigmatico locutore: la parlata di Long John Silver, fioritura incantevole di astuzie, divagazioni, mimetismi che ben si adatta ad un personaggio tanto polimorfo e ingannevole da essere stato accostato da qualcuno nientemeno che al diavolo in persona (“la faccia era faccia d’uomo giusto,/ tanto benigna avea di fuor la pelle…”): l’esperto parlatore ha sempre suscitato, fin dai tempi d’Ulisse, un misto di ammirazione e diffidenza. E poi c’è l’amore di Stevenson per il Settecento, che sa far rivivere intatto anche solo grazie a particolari minimi: una giubba lacera piratesca, le parrucche incipriate, le sciabole, il vestito buono di Silver, di bel panno cilestro adorno di bottoni lucidi. Alla fine, si sa, il tesoro viene trovato. Ma in fondo ciò è lasciato come una specie di nota in calce, di escatocollo burocratico: il bello della storia non è il ritrovamento del tesoro, ma il mondo aperto e libero dell’avventura, e il fatto che Jim, partito bambino, fra i pericoli sul mare e sull’isola sia diventato un uomo.

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  • 3

    Troppi termini marittimi

    Il libro ha una bella storia ed è abbastanza scorrevole ma nei punti in cui l'autore usa un linguaggio prettamente marittimo, per chi come me a mala pena distingue prua e poppa, non è affatto facile c ...doorgaan

    Il libro ha una bella storia ed è abbastanza scorrevole ma nei punti in cui l'autore usa un linguaggio prettamente marittimo, per chi come me a mala pena distingue prua e poppa, non è affatto facile capire cosa sta succedendo e ancora più difficile andare avanti per intere pagine senza capire quasi nulla.

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  • 5

    Quindi uomini sulla cassa del morto Yo-ho-ho e una fiasca di rum!

    Felice di aver ripreso questo libro, visto che da piccina non ne avevo apprezzato tutte le sfumature! Bello, da leggere e rileggere.

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  • 4

    E’ un bellissimo libro di avventura per ragazzi che non disdegna di rivolgersi positivamente anche agli adulti. E’ l’essenza dell’avventuroso, lo stereotipo delle storie piratesche, l’esaltazione dell ...doorgaan

    E’ un bellissimo libro di avventura per ragazzi che non disdegna di rivolgersi positivamente anche agli adulti. E’ l’essenza dell’avventuroso, lo stereotipo delle storie piratesche, l’esaltazione dell’ideale eroe adolescenziale che combatte contro i cattivi e vince. Da una parte ci sono i “buoni” cioè gli uomini civilizzati che vivono secondo un organizzazione sociale ben costituita, dall’altra “i cattivi” cioè i pirati, facinorosi, disorganizzati, violenti, fuori da ogni ordine sociale. Ma al di là di queste due categorie c’è il vero personaggio interessante e psicologicamente meglio definito : Long John Silver, il pirata. E’ l’uomo che intelligentemente cerca di sfruttare le opportunità migliori per il suo interesse, sa giostrarsi con lucidità tra la violenza dei pirati e le possibilità che gli uomini sociali sanno offrire ; ora brutale, ora gentile, è in effetti buon giocatore , sa azzardare ma anche tornare indietro e rispettare le regole , se questo va incontro ai suoi interessi. Così è la vita e la società : umanità ma anche violenza e inganno. Tra i pirati è l’unico, la cui fine Stevenson ha voluto tenere oscura, ma che si presume essere stata appartata e tranquilla. La prosa è chiara, scorrevole, molto piacevole e ricca.

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