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Schiavi di New York

Di

Editore: Bompiani

3.2
(83)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rossella Bernascone

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    Non l'ho finito perché attratta da altre letture (Il Cardellino della Tartt) ma quel poco che ho letto mi fa pensare che la fama goduta negli anni '80 sia più dovuta ad un fenomeno di popolarità momentanea dell'autrice che ad un reale valore letterario.

    ha scritto il 

  • 3

    diciamo che la janowitz non mi fa impazzire come scrittura. e diciamo che forse qualche momento sembra fin troppo abbozzato.
    eppure questo libro finisce per essere una fotografia (verosimile? esagerata? chissà...forse ad aver letto il libro ai tempi il giudizio sarebbe stato più netto...) d ...continua

    diciamo che la janowitz non mi fa impazzire come scrittura. e diciamo che forse qualche momento sembra fin troppo abbozzato.
    eppure questo libro finisce per essere una fotografia (verosimile? esagerata? chissà...forse ad aver letto il libro ai tempi il giudizio sarebbe stato più netto...) di quei bassifondi artistici di new york primi anni '80 finiti più o meno nel mito: un sottobosco di artisti veri o presunti che in qualche modo cercano di farcela e altre volte cercano di tirare avanti in maniera quasi casuale e a tratti disperata.
    qualche personaggio ritorna spesso (eleanor e la sua storia con stash, marley mantello) altri appaiono e spariscono in un battito di ciglia, alcune storie sono davvero interessanti, altre assolutamente sciape: bah...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    New York può portarti sulla luna e New York può anche farti mangiare polvere. Vite di artisti, all'estremo confine tra disperata sopravvivenza e fama indiscussa. Vite arruffate che cercano un effimero personale riscatto nell'arte e nel genio ed in quell'autorevolezza che l'affermazione sociale e ...continua

    New York può portarti sulla luna e New York può anche farti mangiare polvere. Vite di artisti, all'estremo confine tra disperata sopravvivenza e fama indiscussa. Vite arruffate che cercano un effimero personale riscatto nell'arte e nel genio ed in quell'autorevolezza che l'affermazione sociale e la notorietà sanno dare. L'affermazione sociale e la notorietà che servono più come antidoto alle insicurezze o come anestetico per non sentire i morsi lancinanti di una vita vuota, vacua dedicata con febbrile spasmo alla pennellata che tratteggi il dettaglio, al tocco che ceselli un gioiello, alla sfumatura che perfezioni una scultura. Tana Janowitz tratteggia la quotidianità ingarbugliata di una manciata di artisti andati a far fortuna nella big apple che che invece di fama e di ricchezza si sono trovati a fronteggiare fame ed una vita fatta di piccoli, banali espedienti ed una gigantesca povertà interiore.
    Le storie narrate non sono irresistibili, hanno uno schema ben preciso che tutte seguono in maniera infallibile, alcune non hanno addirittura alcuna trama, nessun ritmo. Ma colpiscono, sarà per lo squallore, sarà perchè le vite degli artisti hanno sempre un loro perchè, sarà perchè l'America...

    ha scritto il 

  • 3

    " siamo sposati da trent'anni, e i nostri caratteri sono molto ben assortiti: lui odia la gente, io l'adoro e parlo con tutti. lui non ci vede tanto ma ha le gambe buone. a me le gambe non funzionano troppo bene, ma la vista sì. e poi, viviamo in appartamenti separati. "

    ha scritto il 

  • 3

    Manhattan anni '80 disperata al femminile

    Diciamolo subito: Tama Janovitz non è una grande scrittrice.
    Sicuramente non ha il talento (peraltro spesso sopravvalutato) del “brat pack” dei minimalisti newyorkesi diventati famosi con le loro opere prime negli anni ’80 (Bret Easton Ellis, Jay McInerney e David Leavitt i più noti).
    ...continua

    Diciamolo subito: Tama Janovitz non è una grande scrittrice.
    Sicuramente non ha il talento (peraltro spesso sopravvalutato) del “brat pack” dei minimalisti newyorkesi diventati famosi con le loro opere prime negli anni ’80 (Bret Easton Ellis, Jay McInerney e David Leavitt i più noti).
    Però questa sua raccolta di racconti – con personaggi soprattutto al femminile – riesce ugualmente a lasciarci la sensazione di una Manhattan disperata e piena di solitudine sotto l’apparenza di lustrini, denaro e successo, che ha caratterizzato la letteratura minimalista di quegli anni.
    Non è imperdibile, ma si legge velocemente e può valere la pena.

    ha scritto il 

  • 3

    Non amo molto i racconti, trovo che non abbiano abbastanza respiro, preferisco libri corposi, mi sembrano poche già 200 pagine, come se non riuscissi a sapere tutto quello che serve per cui i racconti mi lasciano sempre con un senso di non finito, incompleto.
    Questi racconti narrano pezzi d ...continua

    Non amo molto i racconti, trovo che non abbiano abbastanza respiro, preferisco libri corposi, mi sembrano poche già 200 pagine, come se non riuscissi a sapere tutto quello che serve per cui i racconti mi lasciano sempre con un senso di non finito, incompleto.
    Questi racconti narrano pezzi di vita di alcuni personaggi, tutti artisti o creativi o comunque che bazzicano quel genere di ambiente, sempre gli stessi, più alcuni altri che si incrociano tra un racconto e l'altro.
    Tutto gira intorno al problema dell'alloggio che a New York è costoso e difficile da trovare, per cui i rapporti resistono in funzione di questo e altri non nascono perchè non si saprebbe dove sistemarsi. Il racconto che dà titolo al libro narra proprio questo.
    Anche negli altri la principale preoccupazione è la casa, per non essere costrertti ad abbandonare NY e ammettere la propria sconfitta, dato che quasi tutti i personaggi dei racconti sono venuti da fuori alla ricerca della celebrità e del riconoscimento del loro genio.
    Questi racconti mostrano le persone schiave di una città, costretti a compromessi pur di restare; mostrano la solitudine, il bisogno d'amore e ancora i compromessi che si accettano per eliminare un po' dell'una e un po' dell'altro; mostrano le ambizioni e le convinzioni che ognuno di crea a loro sostegno; insomma mostra la gente com'è a New York o a Pavia, solo che a NY le cose sono amplificate.

    ha scritto il 

  • 2

    Tanto strombazzato all'epoca in cui uscì, ricordo che, letto, non mi piacque per niente. Ma c'è da dire che, come la maggioranza degli italiani, sono un pessimo lettore di racconti.

    ha scritto il